“Non capirò mai la capacità femminile di evitare una risposta diretta a qualsiasi domanda.”
Spock in “Star Trek”

« Spazio, ultima frontiera. Eccovi i viaggi dell’astronave Enterprise durante la sua missione quinquennale, diretta all’esplorazione di strani nuovi mondi alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare laddove nessun uomo è mai giunto prima. »

Non c’è bisogno di spiegare perchè Star Trek sia lo show televisivo che ha influenzato di più la nostra cultura: forse è la fiction più influente nella storia. Molti nerd ne hanno fatto una religione, una filosofia di vita, alcuni si sono spinti al fanatismo estremo che neanche i taliban hanno mai osato tanto…

La primissima serie di Star Trek debutta nel lontano 1966 sulla NBC, peraltro senza riscuotere grande successo… stiamo parlando di qualcosa che può essere a tutti gli effetti categorizzata come antica, visto che sono passati quasi cinquant’anni. Quando mi capita di riguardare le immagini super datate di quella serie primigenia, mi viene da pensare che, non solo non ero nato, ma che in quel tempo i miei genitori nemmeno si conoscevano!

La serie, come recita la frase di apertura, racconta di un equipaggio di esploratori che, alla stregua dei prionieri del far west viaggiano verso le ignote frontiere dello spazio. Proprio l’esplorazione dell’ignoto e le potenzialità creative praticamente infinite che questo soggetto spaziale può offrire, rendono così affascinante questa saga.
Sebbene in generale le puntate seguano un canovaccio abbastanza collaudato: 1- incontro con una sconosciuta civiltà aliena, 2-scontro con le nuove forme di vita e 3-riappacificazione finale, è difficile immaginare cosa gli sceneggiatori si inventeranno per il viaggio spaziale dell’Enterprise.
Pensando alla prima serie non conta il fatto che sia recitata in modo non ottimale, o il fatto che i materiali di scena siano estremamente semplici (ai limiti del ridicolo se rivisti dopo cinquant’anni). Anzi, è proprio questo il bello: guardare una puntata è un po’ come rivedere i giochi che si facevano da bambini, quando contava sopratutto la fantasia e magari un telescopio rotto diventava un bazooka e il rasoio del papà una ricetrasmittente spaziale…
Star Trek era nata come una sere con una visione assolutamente innovativa e di rottura: cinesi e afroamericani sul ponte di comando dell’Enterprise e poco velate critiche alla politica estera americana (Kirk e Spock sono polemici nei confronti della politiche guerrafondaie e colonialiste dei terrestri).

Dopo il logorroico, noiosissimo dovuto preambolo ho voluto scegliere la puntata più singificativa, e probabilmente la più vista, nella storia: “Arena”. Sicuramente, la sua scena clou è la uno dei video più cliccati in rete: un solo caricamento fatto nel 2007 su Youtube conta quasi dodici milioni di visualizzazioni, ma vi spiegherò nella seconda parte del racconto il perché di tanta fama.

Capitolo 1.0: sacrificabilità

Data astrale 3045.6. L’enterprise risponde ad una richiesta di supporti strategici da Cestus III (si pronuncia Sistus), un avamposto di umani che ha colonizzato un pianeta ai confini dell’universo conosciuto (per dirla con le parole di Kirk, è una colonia situata ai “margini dell’ignoto”).
Prima dello sbarco Spock non manca, come al solito, di rompere le palle sottolineare il suo scetticismo riguardo a quella strana richesta. Infatti giunti su Cestus i nosti trovano l’avamposto distrutto. Oltre a Kirk, Spock e McCoy, nel gruppo c’era un certo O’Herlihy, un tizio che non si era mai visto, un giovanotto che cercava di far carriera a bordo dell’Enterprise… carriera, sìssì come no.

McCoy, Spock, Kirk e O’Herlihy, notare la faccia da vitellone che fa tanto carne da macello…

Notiamo che tra i 4 l’unico che ha solo il cognome è O’Herlihy. Il suo nome proprio non lo conosce nessun’altro membro dell’equipaggio, perché non dotare qualcuno di un nome proprio? Forse per evitare che qualcuno si affezioni a lui e ne possa piangere la dipartita?. In più è l’unico che ha in dotazione la maglietta rossa, di quel colore che farebbe incazzare a morte tutti i tori di Pamplona e tutte le specie taurine dell’universo conosciuto e sconosciuto, ma sopratutto di quel colore visibile a chilometri di distanza, pronto ad attirare su di sé l’intero volume di fuoco di un eventuale nemico. Anche J.J. Abrams ha notato la cosa, infatti nel suo “Star Trek“, quando Kirk e Sulu scendono a tentare di fermare la trivellona nemica, sono accompagnati da uno con una tuta rossa… che muore subito come uno stronzo… e non aveva nemmeno lui il nome proprio.

Ma torniamo ad Arena, i quattro si trovano immediatamente sotto il fuoco nemico e si riparano dietro ad una rovina. Non appena le esplosioni si placano, Kirk decide di mandare qualcuno in avanscoperta: “Vediamo uhmmm… Spock no che è famosissimo e se muore i fan ci fanno fare la fine delle Streghe a Salem… McCoy piace meno di Spock, ma ha comunque i suoi violentissimi estimatori… no, te con la maglietta rossa, O’Herlihy mi pare, ma com’è che facevi di nome?… vabbè, fa niente, guarda un po’che succede?”
O’Herlihy non si oppone al volere del suo capitano, anche se i suoi occhioni vitellini sembrano dire: “E tepareva…” mentre si sorpge a guardare e …Zzak!!!…viene disintegrato all’istante: vaporizzato…non ne rimane neanche un atomo su cui versare una lacrima.

in ogni caso non ci sarebbe tempo di piangere la morte di O’Malley?, com’è che si chiamava? vabbè, fa niente, l’Enterprise è attaccata e non si può rientrare a bordo, tanto vale che Spock, con il suo videòfono scansioni il territorio per rilevare il nemico.

Il videòfono, o tricorder, è la tecnologia del futuro più vintage che si sia mai vista! Tecnicamente è un borsello-videocitofono della Telefunken con una lunga tracolla ed è fatto di alluminio rivestito in pelle marròn. Ha incastonato un piccolo schermo con cui si riesce a rilevare la presenza di fonti energetiche e forme di vita.

Spock col suo videòfono Telefunken

Altra avanzatissima tecnologia vintage: il rasoio elettrico-ricetrasmittente di Kirk. Nell’altra mano impugna un oggetto identico ad un cellulare Motorola a conchiglia

Kirk decide allora di usare un’arma decisiva: l’aspetto è quello di un telescopio rotto, senza montatura e senza lenti:  si tratta in realtà di un potentissimo bazooka, in grado di spazzare via ogni forma di vita nel raggio di chilometri sparando delle pericolosissime bocce blu… e tutti sull’Enterprise si chiedono a che cazzo servano i tavoli da biliardo se non ci sono le palline.

Kirk carica il bazooka

E così, con una spaventosa esplosione, il capitano fa piazza pulita dei nemici.

Ma ancora ci sono enormi, monumentali, mozzafiato punti di domanda che gravano sulle nostre capocce: cosa ne sarà dell’Enterprise? Perché il titolo dell’episodio è “Arena”? Perché il titolo si scrive virgolettato? E soprattutto chi è il tizio qui sotto?

Un piccolo antipasto per quello che vi aspetta…intanto notate le fessure per gli occhi sopra il muso…

Per ora vi saluto e vi dò appuntamento alla seconda e conclusiva, si spera, parte di “Arena”. Sempre che i Trekkies non leggano la prima parte sennò veramente vengono a prendermi e mi ammazzano la famiglia per quello che ho scritto…

 

 

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“Arena” la più bella puntata di Star Trek… del ’67 – Parte II

 

 

Scritto da: Lord Casco

"Soffro la solitudine dei Numeri Pirla"