Come dicevamo questo post è una scusa per conoscerci meglio… ve ne dovesse mai fregare qualcosa.

Oggi andrò a parlare della peggiore sessione di Dungeons & Dragons a cui abbia mai preso parte… sì, perché c’era un tempo in cui ero infoiato per questo gioco. Era più una scusa per stare tra amici e divertirsi… e ovviamente nerdare, tra una birra e una mezza quintalata di patatine, a raccontarci storie e cazzeggiare interi pomeriggi. Pomeriggi di risate in casa dell’uno o dell’altro… cioè dei soliti 2, una era casa mia, l’altra lo studio di Lord K., che non è il nostro Lord Casco, ma un altro, poi ci arriviamo.

In ogni caso, un giorno di luglio del 2000 e spicci ci stiamo organizzando via mail per la sessione della domenica successiva. In teoria si sarebbe dovuta tenere da me, ma non avevo la casa disponibile, quindi ci sarebbe toccato andare a infognarci alla Casa del Gioco: un locale a Milano sud in cui c’è così casino che non riesci a concentrarti nemmeno per il Gioco dell’Oca. Ad un certo punto salta su lo Smilzo e dice:
– “Perché non si fa da me?
Già, perché, boh!
– “Ottima idea!
Rispondiamo noi tutti in coro.

Era deciso, si sarebbe fatta da lui, ma non sapevamo cosa ci aspettava. Non lo immaginavamo nemmeno.

Quella che segue è la drammatica cronistoria di quella sessione. I nomi sono stati cambiati in nickname per tutelare la privacy delle persone coinvolte, ma i fatti sono drammaticamente reali. Andiamo a conoscerli.

Paura, eh?!

Lo Smilzo abita a Rozz’ Angeles Rozzano, un ridente paesino pieno di criminalità ai confini sud di Milano. La città, il mondo, è avvolto in una cappa di caldo tropicale e umidità che sembra di stare nella Foresta Pluviale. Si suda anche in macchina con l’aria condizionata a palla.
La Bella, la mia ragazza che gioca con noi ed io stiamo viaggiando verso l’indirizzo dello Smilzo armati di un Tuttocittà del ’95, che i navigatori non li avevano ancora inventati. Vaghiamo senza meta, il sole a picco sull’asfalto disegna delle Oasi nelle deserte strade di Rozz’ Angeles Rozzano. Non c’è nessuno in giro, sembra un villaggio abbandonato del Vest West.
Finalmente, nonostante il Tuttocittà del ’95, riusciamo a trovare il posto. Arriviamo ad un parcheggio di 6 o 7000 metri quadrati, senza un’albero: una spianata d’asfalto con le righe bianche per terra, le uniche ombre erano scappate sotto le poche auto parcheggiate. Accosto con la mia 206, la spengo e scendiamo. Prima di allontanarci la guardo perché so già che sotto quel sole, alla fine della sessione, sarà un forno crematorio e mi ustionerò i palmi delle mani con il volante e il cambio… dovrò usare la Forza per riuscire a guidare senza toccare niente in quella macchina.

Io e la Bella ci avviamo verso gli unici palazzi che vediamo: due torri che svettano verso il cielo. Sembra di essere ne “Il Signore Degli Anelli” e mentre cammino sotto il sole, su una di quelle due torri, mi sembra di intravvedere l’Occhio di Sauron che mi fissa mentre attraverso la landa desolata del parcheggio.

Da lontano sento urlare il mio nome, mi volto e tra i riverberi dell’asfalto bollente vedo venirmi incontro 2 figure. Quando sono abbastanza vicini riconosco Lord K. e Hellboy. Ci salutiamo e ci avviamo tutti e quattro verso i palazzoni.
Arrivati al citofono lo scorro:

Allora, vediamo: Smilzo… Smilzo… Smilzo… Saruman… Smilzo…. Satana… Ecco! Smilzo!” citofono…
Oh, chi èèèèè?” Mi risponde gioviale lo Smilzo.
Sto CAZZO!” mi verrebbe da rispondere e invece: “Noi!
Salite, centoventordicesimo piano

Quello era il momento di pregare che ci fosse l’ascensore. Per fortuna c’era, piccolo, aderente, ma funzionante e saliamo.

Lo Smilzo ci aspetta sorridente sulla porta, entriamo. Un’odore di minestrone stantio e un caldo feroce ci colpisce come una mazza chiodata sulle balle. L’ultimo giocatore, il Corto, è già lì. Lo Smilzo ci costringe a vedere camera sua, una stanza 2×2 dominata da scaffali di giochi per il PC, tutti GDR da Neverwinter Nights, a Baldur’s Gate, a Morrowind e un computer gigantesco su cui è puntato un piccolo ventilatore messo a palla.

Poi ci porta in salotto… in questo non c’è nessun ventilatore, ma il caldo opprimente sì. Sto già sudando come un agnello sotto Pasqua. La stanza non è grande, ci sono mobili a vetrinetta laccati con dentro piattini pieni di sassi. Sì sassi, di quelli che si trovano per terra, non minerali, quarzi o quant’altro, solo sassi. Poi una marea di foto in bianco e nero di un sacco di gente. In ultimo Santini in ogni dove. Il tutto ricoperto da uno strato di polvere. Ovunque.

Al centro della stanza c’è il tavolo con un centrino grosso come un tendone da circo e tre sedie, due sulla destra, una a capotavola.
Il tavolo è stato sistemato in modo che dall’altro lato delle sedie ci sia il divano su cui sedersi e all’altro capotavola ci sia una poltrona.
Io mi sistemo sulla sedia a capotavola, sono il Dungeon Master, Hellboy si mette alla mia sinistra sulla sedia, il Corto sull’altra sedia accanto a Hellboy, lo Smilzo sulla poltrona di fronte a me. Alla Bella e a Lord K. tocca il divano. Divano che è avvolto in un plaid di lana. Si siedono e sprofondano, dal tavolo spunta solo la parte di testa che va dal naso in su. Mi accorgo che di fronte a me, sopra la poltrona, è appeso un quadro che ritrae un mercato caraibico in colori fosforescenti.

Avevo preparato una sessione di un 3 o 4 ore circa, improvvisamente mi sembrava troppo lunga e mentalmente comincio a tagliarla.

Chiediamo se non c’è un ventilatore da mettere in salotto, ma lo Smilzo ci risponde che l’unico è addosso al Pc, che fa caldo e sennò rischia che si fonde. Non può spegnerlo il Pc, visto che sta giocando a D&D? No perché sta scaricando… leggo dello sconforto nelle facce dei 3 che son saliti in ascensore con me. Il Corto invece sembra non perdere il sorriso.

Cominciamo a giocare. Descrivo le cose, sudo, faccio tirare i dadi. Lord K. e la Bella sempre più sprofondati nel divano con il plaid mi guardano con occhi disperati. Vedo che Hellboy non parla più: è in una specie di stato catatonico, tira solo i dadi a comando e farfuglia, anche lui sudato…
Non ce la faccio più e chiedo un bicchiere d’acqua. Lo smilzo si va a prenderla, torna anche con una bottiglia di Coca Cola che è una sottomarca cinese della Coca Cola vera, probabilmente presa ad una imitazione cinese del Lidl presumo e porta i bicchieri.
Ci avventiamo sulle bibite, chi acqua, chi Coca Cola cinese. Ci accingiamo a bere e sentiamo che i bicchieri puzzano di uova… sembrano lavati con la frittata.  L’acqua in compenso è calda. La Coca Cola cinese invece è una melassa densa come la Nutella, una roba zuccherina spalmabile sul pane, scende a goccioloni da mezzo chilo marroni e si adagia sul fondo dei bicchieri come lo slime. E’, nonostante tutto, ancora frizzante, sembra di vedere del magma marrone ribollire nei bicchieri.

– “Smilzo, non ce l’hai dell’acqua in frigo?” chiedo stupidamente.
– “No, noi la beviamo solo a temperatura ambiente” mi risponde…

Cazzo a temperatura ambiente va bene d’inverno, quando ci sono 3 gradi sottozero e non vuoi morire congestionato! Ma a luglio, con 40 gradi e il130% d’umidità sembra di bere del brodo di pollo insipido!
Senza contare la densità della Coca Cola cinese che era pari a quella del bitume caldo quando rifanno il fondo stradale…

– “Senti posso mettere una bottiglia in freezer per favore?
– “Sì, se ci tieni, però non la bevo io…” risponde lo Smilzo
– “Lascia faccio io, so un metodo che si raffredda molto prima!” dice il Corto che non ha mai brillato per intelligenza.

Dentro di me mi chiedo quale possa essere questo metodo che raffredda l’acqua più velocemente del freezer, che comunque una decina di minuti ci mette. Mi passano per la mente abbattitori di temperatura dei ristoranti, dissipatori della NASA, macchine a plutonio per lo scambio molecolare, marchingegni alieni, sono curioso ed elettrizzato lo seguo in cucina e assisto al Corto che apre il rubinetto dell’acqua fredda e ci mette sotto la bottiglia…

Vedrai che tra 5 minuti è bella fresca!” mi dice con quel sorriso beota.

Raccolgo le palle da terra e torno al tavolo. L’avventura viene mentalmente decurtata di un altro bel pezzo.

5 minuti dopo l’acqua è ancora calda tale e quale a prima del fantastico metodo del Corto per raffreddarla. Beviamo lo stesso avidamente, indifferenti ai bicchieri alla frittata e ai cosini bianchi che galleggiano nell’acqua… cosini bianchi? Lord K., con la scusa di dirmi una cosa di gioco in privato, mi fa notare che in sospensione nell’acqua ci sono delle scagliette bianche, tipo la neve nelle palle di Natale, quelle che le giri e nevica…  forse scagliette di calcare o forse microrganismi nati spontaneamente in quella specie di brodo primordiale che è l’acqua a temperatura ambiente d’estate… non abbiamo indagato su cosa potessero essere, non volevamo saperlo.

Guardo l’orologio ed è passata solo un’ora. A me sembra di essere lì dentro da un mese, mese e mezzo. L’avventura sta finendo, sono esausto. Della Bella e di Lord K. dal tavolo spuntano solo i capelli ormai, il divano con il plaid di lana li sta inghiottendo. Hellboy è una specie di mummia immobile, lo sguardo vuoto fisso davanti a se. Io a furia di fissare il quadro psichedelico ho delle allucinazioni audiovisive. L’avventura, visti i notevoli tagli, è quasi alla fine… se non fosse per il Corto che entra in ogni bottega e vuole comprare delle cose inutili trattando fino alla morte. Quel giorno, nella città in cui sono i giocatori, improvvisamente i mercanti si mettono a regalare la roba. Non trattano: “Vuoi questo? Te lo regalo, basta che andiamo avanti!”. Mi manca l’aria e chiedo se posso uscire sul balconcino. Lo Smilzo acconsente.

Mi avvicino alla portafinestra spalancata, dalla quale però non entra un filo d’aria, forse perché è sprangata da una zanzariera fittissima… con sopra incollato un post-it che dice: “Attenzione zanzariera aperta”.

– “Ma voi le avvertite le zanzare quando aprite la zanzariera?
Lo smilzo ride: “No, è che mio padre non la vede e l’ha già sfondata 4 volte…
– “Ah…

Chiudo la zanzariera, il post-it cade, che si fotta, ed esco sul balcone. Sotto di me il parcheggio con le macchine è un quadratino grigio, vedo al mia 206 semiliquefatta… faccio per rientrare e noto le casse d’acqua accatastate in un angolo del balcone, sotto il sole. Alla cassa in cima manca una bottiglia… è quella che c’è sul tavolo… lo scoramento si impossessa di me.

Entro, chiudo al sessione in 5 minuti, distribuisco i PX a cazzo, prendo la Bella e ce ne andiamo. Lord K. tira su un Hellboy ormai mummificato e scappa pure lui.

Tempo totale della sessione due ore. Divertimento 0. Tasso di Bear Grylls 10.

Non siamo mai più andati a giocare dallo Smilzo. Ci ha invitato ancora in inverno, ma tutti stranamente quella domenica non potevano…

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"