Amici di gioventù...

Amici di gioventù…

Oggi ho deciso di sfruttare le economie di scala tipiche dei sequel (vedi qui), per riciclare, foto, materiali e cavalcare l’onda del successo del fortunatissimo post “Randy: Ricordo di un Nerd Fai-da-te”, che qualche tempo fa aveva avuto uno strepitoso successo spopolando in rete e su facebook (…in realtà mio cugino aveva detto che era divertente e mi aveva spolliciato…).

Ripensando alle vicende di Randy infatti non potevo esimermi dal raccontavi di Pokoto, un nerd unico (per fortuna), di cui conservo un ricordo indelebile per le vicende grottesche che narrerò tra poco. Scriverne equivale a condividere il fardello di un pesante segreto, come si fa nelle riunioni con i gruppi di sostegno.

Parte uno: Pokoto!

Erano gli ultimi anni del liceo: mentre tutti (nerd e non) sviluppavano un interesse maniacale per la figa per l’altro sesso, lui aveva sviluppato una passione per le bombe termonucleari. Sissì, avete capito bene: questo pazzo squilibrato eccentrico giovane era appassionato di ordigni all’idrogeno, war games, missili balistici intercontinentali e altre vaccate del genere.

In realtà le sue passioni erano due: grattarsi via il sebo dalla testa con la matita “micromina”, e le bombe atomiche. Credo che fosse un essere asessuato…probabilmente dotato di apparato riproduttivo, ma con un’asessualità portata in pectore: era incompatibile con l’altro sesso. Pensate alla deriva genetica che guida l’evoluzione: homo erectus,  homo abilis, homo sapiens…(in futuro homo novus?). Tra queste ramificazioni evolutive ci sono casi di successo ma anche una serie di rami secchi, errori della natura, aborti. Lui era uno di questi. un binario morto, un fallimento del percorso evolutivo. Pokoto era strano anche fisicamente. A diciotto anni ne dimostrava quarantacinque: nelle foto di classe sembra il professore. Portava occhiali mastodontici, con una montatura di mercurio forgiata da Eorlund Manto Grigio, e, dietro a quegli occhiali spaventosi, una faccia da pirla da competizione. In effetti somigliava un pò a George Lucas. La barba, folta e nera, cresceva velocissima. Non avete idea di quanto: se lo fissavi potevi vedere i peletti fare capolino e venire estrusi attraverso la pelle bianchiccia delle guance.

La Medusa del Caravaggio

La Medusa del Caravaggio

Il suo sguardo sulle donne aveva lo stesso effetto di Medusa, l’orrenda creatura mitologica che pietrificava gli sventurati che ne incrociavano lo sguardo.
Potete figurarvelo mentre parla con una ragazza –  tramutata in pietra  –  delle sue bombette teVmonucleaVi (ha anche un difetto di pVonunZia), e nel frattempo si gratta la testa con la matita e se la porta al naso per sentire l’afrore di seborrea….

Pokoto era, nonostante tutto, “fidanzato” con una ragazza. Questa affermazione, talmente incredibile da meritare due special di Voyager in prima serata a reti unificate, richiede una spiegazione: provava per lei quel primo amore platonico che in genere si sperimenta da bambini, alle elementari, quando si prova un’infatuazione per la compagna di classe più bella; in quel caso si possono innescare, (in analogia con gli incontri con civiltà aliene) tre tipi di fidanzamento: -del primo tipo, ovvero  sei fidanzato nel senso che tu la ami e “lei lo sa”;-del secondo tipo: sei fidanzato e “lei non lo sa”;-del terzo tipo….lui, purtroppo, era impegnato con Jessica, la phiga  Numero Uno della classe, proprio in un fidanzamento del terzo tipo: “lei non lo sa, non sa che esisti, e se sapesse che esisti le faresti schifo”.

L’unico motivo che giustificasse un’interazione sociale con Pokoto era in sostanza il puro interesse. Per quanto mi riguarda…eravamo negli anni ’90, in piena era Amiga e lui possedeva una quantità smisurata di videogames (anche se giocava sempre e solo ad Armour Geddon).
Un’estate, dopo la fine della scuola, mi è capitato di essere suo ospite per una massiva sessione di condivisione di dischetti. Del suo scarso fascino francamente me ne sbattevo le balle: mi limitavo a non ascoltarlo ed evitavo di farmi prestare le sue matite “micromina”; per maneggiare i suoi floppy usavo dei guanti in lattice.

Quel giorno comunque fu anche l’ultima volta che lo vidi, e da lì in avanti avrei ricordato per sempre Pokoto come l’Uomo Encìclope (un nome che evoca una specie di creatura mitologica, metà Pokoto e metà enciclopedia: un essere antropomorfo rilegato in brossura, che per muoversi si apre a libro). Quel pomeriggio infatti, compresi perché avesse una quantità smisurata di enciclopedie sparse per la sua lussuosa villa. Lì per lì pensavo potesse avere qualche parentela con qualcuno del settore, checazzoneso, magari che fosse un nipote del signor Treccani…Era impressionante: nonostante la casa fosse enorme, c’erano talmente tanti volumi che non si sapeva dove stare. Aprivi un cassetto e ci trovavi un’enciclopedia. Gli chiedevi da bere: apriva il frigo e vedevi dei volumi nel frigo….dalla  ghiacciaia si leggeva in trasparenza A-L, e nel secondo ripiano del freezer, M-Z.

In pratica la sua casa era come la casa di Fantozzi, quando Pina aveva la tresca col panettiere, ma con le enciclopedie al posto del pane…

Parte due: il racconto di un pomeriggio surreale

Dopo aver presentato, in maniera prolissa esaustiva il personaggio, eccoci arrivati al dunque, al racconto di cosa accade quel pomeriggio di molti anni fa.

<<I suoi genitori sono al lavoro e noi siamo lì, chiusi  nella sua cameretta, davanti ad un Amiga 500: la fredda luce del monitor illumina la penombra della stanza, mentre pile di volumi enciclopedici ammonticchiate in ogni dove torreggiano come enormi monoliti di carta e proiettano ombre oblunghe e spettrali sul nostro futuro.
Dopo aver preso una vagonata di giochi in prestito (per sempre), rimango un po’ a fargli compagnia: seduto su una pila di volumi lo guardo giocare ad Armour Geddon: lui intende spendere il resto del pomeriggio a impegnare gli ingegneri del gioco nello sviluppo della sua cazzo di bombetta teVmonucleaVe.
Ad un certo punto suona il citofono e lui sparisce; passano due minuti e lo sento confabulare con qualcuno che aveva fatto entrare in casa; torna dopo dieci minuti con dei fogli in mano, senza dire niente. Si siede e ricomincia a costruire la sua merda di bombetta al plutonio-cobalto. Passa un po’ di tempo e risuona il citofono; Pokoto sparisce; torna dopo un po’, con altri fogli . Passa un po’ di tempo e risuona ancora il citofono, se ne va ancora,…ma c’è un cambio di registro: questa volta sento le urla di una donna  provenire dall’atrio…anche lui alza la voce…”ma mamma che cappeVi ne so io? Zio KaiseV!”. Sua madre è tornata dal lavoro: dalle parole disperate della donna capisco che quel decerebrato del figlio ha l’abitudine di aprire a chiunque e di firmare qualsiasi cosa: mi trovo nel Paradiso, nello Shangri-La dei venditori porta a porta!!!
Quel pomeriggio Pokoto ha comprato un’enciclopedia medica completa del corpo umano in novanta volumi, e il Grande Atlante del Touring Club Peruviano. La signora (di solito molto distinta e curata nell’aspetto) non sa che ci sono ospiti (cioè io) in casa e si lascia andare ad un pianto disperato e ad un’impressionante violenza verbale contro il figlio: roba da far impallidire Lucifero in persona . Non essendo demone, mi sento a maggior ragione imbarazzatissimo. Anelo ad un mantello dell’invisibilità per sgattaiolare fuori senza che nessuno mi veda. Intanto me ne sto  lì, nella penombra nella cameretta, mentre dall’altra parte della casa infuria la crisi familiare: non li vedo, ma dai rumori immagino che la madre stia cercando di soffocare il figlio sotto una catasta di antologie rilegate in malachite raffinata e impreziosite con lingotti di oricalco, pesantissime…A quel punto studio un piano di fuga: dietro una Stonhenge di tomi intravedo la porta del bagno…mi ci infilo immediatamente; raccolgo tutte le mie forze, scardino il pesante lavabo di marmo, lo scaglio contro una finestra e fuggo dalla breccia, correndo lontano verso la libertà…>>

Non rividi mai più Pokoto. Ciò che avvenne dopo è storia che si mischia con la leggenda. Pare comunque che Pokoto sia sopravvissuto ai tentativi di soffocamento della madre (ed è diventato ingegnere nucleare),  e che tutta la famiglia si sia trasferita  in una località supersegreta (c’è chi dice nel distretto giapponese di Fukushima), seguendo una specie di programma protezione contro i venditori porta a porta…

Scritto da: Lord Casco

"Soffro la solitudine dei Numeri Pirla"