« L’animazione segue le leggi della fisica,
a meno che il contrario risulti più divertente. » (Art Babbitt)

Padania, primavera del 1985.  Era un giorno di maggio, proprio come oggi: la grande nevicata dell’85 era sublimata per lasciare il posto alla primavera e alla grande nevicata di pollini dell’85.

Ricordo ancora la luce di quella sera: il crepuscolo illuminava dal basso i castagni del cortile condominiale, mentre vedevo da lontano Capitan Catarro che si avvicinava lentamente, con aria di sfida.
Quel cortile era un’arena. Era il teatro dei primi esperimenti sportivi. E’ infatti già nei primi anni di vita che avviene la separazione tra nerd e resto dell’umanità: la mancanza del cromosoma c&f nel corredo genetico del nerd non gli permette di calciare correttamente il pallone, che segue traiettorie che in gergo tennico si definiscono a “cazzo di cane“.
Dopo le prime debacle calcistiche, in genere si dedica ad altro, ad esempio a diventare uno scienziato pazzo, o un cattivo.

Le rarissime volte in cui fa sport il nerd si cimenta in attività dove può ottenere un vantaggio sfiancando gli avversari con la scelta della disciplina stessa, che deve avere almeno una delle seguenti caratteristiche:

– noiosa
– con troppe regole, complicate
–  nota solo a lui, o praticata solo dallo 0,00005% della popolazione.

Giocatori di quidditch

Giocatori di Quidditch

…ma anche in queste condizioni riesce spesso a farsi ridicolizzare dagli avversari, o a mettere a rischio la propria incolumità nonché innocenti vite umane, come scorpirete più avanti.
Data l’assenza del cromosoma c&f nel nostri geni, quella sera, per la prima (e ultima) volta, ci avvicinammo al gioco del baseball:  era sufficientemente complicato e indubbiamente poco praticato.

Una giocatrice di baseball

Una giocatrice di baseball

In cortile c’eravamo solo io e capitan Catarro. Oggi è alto circa due metri (e per inciso è veramente uguale al tizio ansioso di ‘Bestie da cinema’) ma quella sera di ventisette anni fa aveva ancora i denti da latte ed era alto un metro. Era un bambino, con una mazza da baseball in mano.

La mazza era in ebano, ricavata da un albero, (negli anni ottanta non c’era ancora la mania dell’ambientalismo: mazze come quella si ricavavano dal centro di alberi millenari: un’unica mazza, e poi si buttava tutto il resto).
Io avevo un guantone nuovo, made in Cina, durissimo: realizzato con un impasto di cuoio e zoccoli, talmente rigido che la sensazione era che il guantone indossasse la mano e non viceversa.
Nella destra stringevo La Palla da baseball. Lo scrivo in maiuscolo non a caso. Da quel giorno è diventata il mio totem: sono l’unico a conoscerne il vero peso, così la posso usare per capire se mi trovo nel sogno di qualcun altro, come in Inception.
Dicevo appunto del peso… La Palla è, dopo buchi neri e stelle di neutroni, l’oggetto più denso dell’universo.
E’ composta da un nucleo supercompatto, una miscela di bismuto e uranio, ricoperto anch’esso dall’impasto di cuoio e zoccoli e, tanto per gradire, una crosta esterna di plastica dura cucita con fil di ferro arrugginito.
Ha un’aspetto sinistro, sembra un incrocio tra una normale palla da baseball e un oscuro congegno di tortura medievale .
Ma Cap-bambino non si faceva intimidire da La Palla: per quel che ne sapeva lui, le palle da baseball erano tutte così… e se ne stava lì, dieci metri più avanti, sotto i castagni, immobile e contentissimo: paralizzato dall’emozione in attesa della sua prima battuta.
Mi sorrideva coi suoi quindici denti da latte, bianchissimi ed effimeri, impugnando la mazza di legno.
Io lo guardavo da lontano mentre mi concentravo per il primo lancio: ricordo che mi slogai quasi il braccio per tirare con tutte le mie forze quella sfera del male, dritta verso di lui.

La Palla

La Palla

Uno degli ultimi ricordi lucidi che ho di quei momenti è il rumore dell’impatto de La Palla con la faccia di Cap-bambino.
Invece di un più verosimile rumore di maciullamento, di esplosione di ossa e carne, fu come un rumore di cocci infranti… lì per lì non capivo… solo dopo, alla vista di tutti quei piccoli dentini bianchi sparsi per il cortile, mi resi conto del perché…
Realizzai poi che ci sono casi in cui anche nel mondo reale la fisica classica lascia il posto alla “fisica dei cartoni animati” (gravità che si annulla, il tempo che si ferma, oggetti che trapassano le cose lasciando la propria sagoma, etc.); due cose, in particolare, mi avevano impressionato:

I- l’ immobilità di Cap-bambino: gli era arrivata in pieno volto ma lui per lo shock era rimasto immobile, con lo stesso sorriso stampato sulla faccia: in mezzo al suo sorriso c’era La Palla, che per un pò era rimasta lì sospesa, prima di cadere a terra.

II- ciò che era rimasto dei suoi denti: erano stati cancellati, lasciando il posto al nulla: ad un cerchio nero contronato da quei pochi moncherini da latte rimasti.

Il ricordo di ciò che avvenne dopo è confuso, come un incubo: un insieme di flashback frammentati. Urla. Sangue. Dentini ovunque. Cap-bambino che ululava, sdentato, trasfigurato dalla menomazione, mentre i fiotti di sangue inondavano la sua maglietta che diventava rossa.

Quella fu la prima e l’ultima volta che giocammo a baseball, e l’ultima volta che venne usata La Palla, che oggi è ancora conservata in una tripla teca sottovuoto, blindata…

… anche se ci sono alcune notti di metà primavera in cui mi sveglio di soprassalto, con l’inquietante convinzione di sentire un tintinnio nelle orecchie. Ma una volta il tintinnio divenne ancora più distinto; persistette e divenne ancora più distinto.  Tanto che alla fine m’accorsi che il rumore non era dentro le mie orecchie. Proveniva da dentro la teca: era il rumore lontano di un battito sul vetro temperato. Più forte, sempre più forte!…
Durante quelle stesse notti, Capitan Catarro è tormentato da orribili sogni: come un’idea t’entri dapprima nel cervello, è impossibile dirlo; ma, una volta concepita, non ti lascia più, né giorno, né notte.

Scritto da: Lord Casco

"Soffro la solitudine dei Numeri Pirla"