Come forse vi sarete accorti ormai qualsiasi film esce al cinema è in 3D. Ma proprio qualsiasi film, anche quelli inutili, perfino quelli di Ezio Greggio.

Ma a che serve davvero il 3D? Come viene realizzato? Quanto costa fare un film in 3D? E i televisori 3D? Noi siamo in 3D? Da dove veniamo e, soprattutto, dove cazzo vogliamo andare con ‘sto 3D?

A queste e ad altre domande risponderò nel post con l’aiuto di Voyager e Sandro Giacobbo, che se non se ne intende lui di puttanate non se ne intende nessuno… però non ci sono i Templari a sto giro, cioè, c’erano, ma ho preferito lasciarli da parte.

Il 3D nacque parallelamente alla diffusione dei Cavalieri Templari in Europa…

Il 3D nei film è sempre stato un sogno per i cineasti. I primi esperimenti in 3D risalgono agli anni ’20, ma è stato solo negli anni ’50 che ha fatto il vero boom e di film in 3D ne sono stati prodotti tanti, salvo poi andare a spegnersi l’eccitazione e relegare il 3D in pochissime pellicole. C’è da dire che poi non tutto il film era in 3D, ma lo erano solo alcune scene per rendere 3D solo una piccola porzione di film.

La tecnica usata in quegli anni era il così detto 3D Anaglifo e consisteva nel riprendere la stessa immagine da 2 angolature diverse, con la stessa inclinazione dei nostri occhi, per poi colorarle una di rosso e una di verde o blu. Indossando poi gli occhialini appositi, quelli di cartone con le lenti di plastica colorata, si aveva questo effetto 3D, perché la lente colorata blocca il suo stesso colore facendo vedere l’altro. Quindi ogni occhio vede la stessa immagine, ma da due angolature diverse, esattamente come accade in natura.

Il grosso limite del 3D anaglifo era il fatto che, logicamente, sminkiava stravolgeva i colori, quindi al momento della ripresa dova essere valutato un fattore di correzione in modo che si conservassero. L’ultimo film in 3D anaglifo che ho visto è stato “Spy Kids 3D: Game Over” di Robert Rodriguez, i cui tre quarti di film erano in 3D, sono uscito dalla sala con le vertigini, un po’ di nausea, il sangue che mi colava dal naso e una cefalea devastante. In quella occasione ho capito perché le scene in 3D Anaglifo duravano poco.

Finito il periodo del 3D Anaglifo sembrava che il 3D fosse morto e sepolto, invece le case di produzione e distribuzione cinematografiche sono andate incontro ad una esigenza pressante che non potevano non soddisfare: alzare il prezzo del biglietto in modo deliberato e senza giustificazione. Quindi ecco che approfittando dell’avanzamento tecnologico dagli anni ’50 ad oggi, hanno tirato fuori un 3D moderno, senza lenti colorate per la gioia di tutti gli spettatori che non sentivano la necessità di tale innovazione.

Abbandonato l’Anaglifo oggi il 3D si ottiene fondamentalmente in 2 modi: uno per luce polarizzata, o 3D passivo, e l’altro modo è per oscuramento alternato, o 3D attivo. Il primo è più semplice ed economico, soprattutto per i gestori pezzenti dei cinema, il secondo invece richiede investimenti maggiori ed è una tecnologia che solo le migliori sale cinematografiche adottano.

Il 3D Passivo consiste nel proiettare 2 immagini polarizzate in maniera diversa, una verticale e una orizzontale, per esempio. Le lenti degli occhiali sono anch’esse polarizzate, una in orizzontale e l’altra in verticale e, ovviamente, ogni lente permette di vedere l’immagine polarizzata nel modo opposto. Praticamente è lo stesso identico principio dell’Anaglifo solo molto più figo, vuoi mettere proiettare 2 immagini polarizzate invece che 2 immagini colorate? Il vantaggio è che i colori rimangono quelli originali e non vengono stravolti, in compenso si vede molto più scuro, in un film molto cupo con una fotografia notturna e un po’ sporca, praticamente non si vede una cippa e si seguono solo i dialoghi, come andare al cinema per sentire la radio. Infatti, nei cinema che proiettano il film con il 3D polarizzato, gli spettatori seguono il film tutti sporti in avanti, con la fronte aggrottata e gli occhi strizzati. Dopo due ore così, all’uscita della sala, la gente ha delle prugne secche al posto della faccia.

Il 3D Attivo, o “Shutter Glass” che detto in inglese fa figo che mollami, invece consiste nel proiettare sempre le solite due immagini, ma prima una poi l’altra in modo molto veloce, se un film normale viene proiettato a 24 fotogrammi al secondo un film con questo 3D viene proiettato dal doppio fino al quintuplo della velocità, ovviamente più è veloce meglio è. Gli occhiali sono sincronizzati con la proiezione e le lenti, LCD, si oscurano e si schiariscono alternatamente (quando una si oscura l’altra si schiarisce) in modo che un occhio veda un’immagine e l’altro l’altra dando l’effetto del 3D. Con questa tecnologia la proiezione è molto meno scura e l’effetto 3D rende decisamente meglio, quindi ci evitiamo la faccia da prugna all’uscita del cinema, di contro gli occhiali sono più costosi, grossi e pesanti, visto che devono contenere l’elettronica, quindi si esce dal cinema con i solchi nel naso e le orecchie deformate.

Io le tecnologie per il 3D le ho provate tutte più e più volte e devo dire che quella con il 3D Attivo rende molto meglio di quella con il 3D Passivo e la maggiorazione sul biglietto è uguale per tutti e 2 i sistemi.
Ci sarebbe il vantaggio che gli occhialini passivi uno può portarseli a casa e riutilizzarli la volta dopo senza doverli ripagare, ma mi hanno detto che alcuni cinema comunque fanno pagare la differenza. A me non è ancora capitato, ma non fatico a credere che da qualche parte succeda.

Ora arriviamo alla cosa fondamentale: i film in 3D.

C’è da dire che all’inizio i primi film sembravano fatti veramente bene, forse perché era la novità, ma con il passare del tempo e delle visioni, praticamente dopo 2 film in 3D, la novità è scemata e avendoci fatto un po’ l’occhio, il 3D è diventato nel migliore dei casi ininfluente e superfluo. Ovviamente le case di produzione vedendo che i film in 3D incassavano di più di quelli normali, costando di più il biglietto non ci vuole uno scienziato per capirlo, si sono buttate a capofitto nella tecnologia facendo riconvertire tutto il riconvertibile.
Qui c’è da spendere 2 parole sulle riconversioni. Convertire un film in 3D costa un sacco di soldi se fatto bene: bisogna prendere fotogramma per fotogramma e ritagliare gli oggetti, sfuocarli sul primo piano o sullo sfondo, a seconda dell’effetto e dei piani di profondità desiderati, poi ricollocarli in modo da dare l’illusione che “esca” dallo schermo, insomma non un lavoro da niente e si capisce benissimo che qualche milione di dollari lo si spende in un lavoro del genere, oltre al fatto che un processo del genere porta via un sacco di tempo, quindi un film potrebbe essere posticipato anche di un anno per una riconversione decente. Quindi per risparmiare tempo e denaro, le case produttrici si sono rivolte ad aziende cinesi e indiane che queste riconversioni le fanno per 50.000 dollari in un paio di mesi. Il risultato ovviamente è una merda. L’effetto è quello di avere oggetti e persone in primo piano completamente piatte, tipo sagome di cartone, e tutto il resto che si sposta dietro. Un esempio lampante è quella porcata di “Alice in Wonderland” di Tim Burton, il cui 3D era davvero inesistente, se non per un paio di oggetti lanciati verso lo spettatore.
Però le riconversioni possono anche essere fatte bene, come ad esempio il “Titanic” di James Cameron, la cui riconversione è durata un anno e mezzo e il risultato era davvero buono… peccato che un film pensato e girato in 2D incontri dei problemi con il 3D, tipo quando un attore parla con un’altro attore “di quinta”, ossia gli vediamo la nuca molto vicino alla “telecamera”, l’effetto è che l’interlocutore sembra che guardi da un’altra parte invece di guardare quello con cui sta parlando. Per spiegarmi meglio immaginate di stare parlando con qualcuno e questo qualcuno invece di guardare voi guarda alle vostre spalle, ecco l’effetto è quello.

La cosa migliore, a mio modo di vedere, è di evitare completamente il 3D quando possibile, a meno che i film non siano stati girati direttamente in 3D e che quindi esso risulti funzionale alla storia. Gli unici due film che fino ad ora mi hanno completamente convinto come effetto sono stati: “Avatar” di Cameron, in cui il 3D aumenta l’effetto immersivo nella pellicola e “Hugo Cabret” di Martin Scorsese, in cui il 3D è usato per arricchire le immagini a livello artistico, chi ha visto il film in 3D capirà cosa sto dicendo, e non come mezzuccio per guadagnare di più.
Purtroppo ormai i film vengono proiettati solo in 3D, anche durante i trailer, alla fine in piccolo, viene fuori la scritta: “Disponibile anche in 2D“, ma solo in selezionatissimi cinema pezzenti di periferia e negli oratori.
Che poi non è nemmeno tanto la qualità stessa del 3D, la percezione della profondità con questa tecnologia può essere soggettiva, quanto il fatto che il 3D non aggiunga niente ai film, a livello artistico. Gli effetti speciali fotorealistici, ad esempio, aiutano in quello che si chiama “suspended disbelief”, aiutano insomma a rendere tutto più credibile, ma il 3D spesso risulta solo fine a sé stesso. Registi del calibro di Christopher Nolan, ad esempio, mica il primo passato per strada, non ritengono il 3D uno strumento efficace per rendere le immagini al cinema, preferendo utilizzare la tecnologia IMAX.

In ultimo parliamo dei Tv 3D, un argomento spinoso. Praticamente, il 3D integrato nelle Tv ha la sola funzione di farci cambiare televisore, niente di più, niente di meno. Ormai il mercato è saturo, chi ha speso 1500, 2000 € per una Tv HD, LCD o Plasma, un anno fa di certo non si mette a comprarne un’altra solo perché il contrasto è migliore, i colori sono più profondi o il bordo è più piccolo. Veramente la minima parte della gente guarda queste cose, la maggior parte scarta la Tv, la mette in salotto e la guarda così com’è, senza regolarla, senza settarla, senza nemmeno cercare di capire che le impostazioni di fabbrica sono le peggiori che si possano scegliere, ma tanto a loro cosa gliene frega, al massimo una partita o si vedono il film scaricato, ripreso nella sala del cinema con la gente che parlotta e tossisce.
Quindi per costringere la massa di pecoroni a cambiare Tv devi offrirgli di più e questo di più è stato trovato nel 3D, così si può vedere la partita in 3D, la fiction di Canale 5 in 3D e tutte le altre cose in 3D, compreso giocare ai videogiochi in 3D, per poi correre in bagno e vomitare per il mal di mare…
Quando tutti avranno in casa una TV 3D allora si comincerà a parlare di altre tecnologie, come il Super HD o porcate simili.

Il 3D comunque al cinema è sempre una festa: volete mettere che figata farsi le foto con l’iPhogne con su gli occhiali 3D, prima del film e poi postarle su Facebook per riceve centoventordici “Mi Piace“?

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"