Se avete presente la nostra pagina di benvenuto,  sapete cosa ci si può aspettare da un nerd: spesso si incazza ed è sempre molto più incazzato di quanto l’aspetto possa suggerire. Oggi parleremo di rivincita del nerd in senso stretto: di quello che succede nel mondo reale quando decide di tirare fuori gli attributi e di prendersela col teppista di turno. E’ talmente cattivo che persino Bear Grylls ha evitato di parlarne in Giungla Urbana. Ci sono momenti nella vita in cui il nerd sogna di trasfigurarsi e di diventare un eroe, di assaporare l’esaltante gusto della rivincita contro chi quotidianamente ammorba una vita morigerata e aspergica con atti di bullismo, smutandate e quant’altro. A volte succede che per acuni nerd, guidati dal fato e da una serie di eventi, questo sogno diventi realtà…

…come è successo quel giorno di tanto tanto tempo fa…

Era un torrido pomeriggio d’estate: sono passati molti anni, non so quanti di preciso, ma abbastanza da far fatica a rielaborare i dettagli di quello che è successo; i ricordi, all’inizio lontani, sfuocati come un miraggio confuso dal riverbero dell’aria rovente, sono affiorati sempre più chiari.
Faceva caldo, ma i giornalisti non avevano ancora inventato la moda odiosa di chiamare per nome il caldo… Lucifero, Caronte, Minosse o robe del genere, anche se già rompevano le palle con le notizie inutili sull’afa record, il caldo record, eccetera. Ricordo che era proprio uno di quei week-end da “estate killer”… e in effetti faceva un caldo fottuto.


Quel pomeriggio, tra le strade deserte, una Fiat Panda attraversava i quartieri popolari della periferia, portando in giro, MrC, Cap e me; c’era anche la mia futura moglie, coi suoi lunghissimi capelli che rilucevano come quelli di Megaloman e turbinavano per  l’aria rovente che entrava dal finestrini semi-abbassati: giusto quei  38-39°C di brezza estiva… anche MrC, seduto nel sedile del navigatore, e Cap che guidava, si godevano l’effetto forno ventilato: le loro guance mettevano appetito tanto apparivano brunite e croccanti. Era come galleggiare su un mare di asfalto: la sensazione era quella che se la macchina si fosse fermata sarebbe stata inghiottita dal bitume liquefatto. Stavamo avanzando di bolina, a una velocità di 25 nodi su un deserto stradone a tre corsie, quando intravedemmo da lontano un tamarro solitario in motorino.

Il tizio era un centauro senza casco e con le infradito a piedi, che pattugliava il quartiere con il suo potentissimo Atala Califfone rubato, con filtro a bicchiere e marmitta Polini: senza strozzi poteva superare i 65 km/h precipitando da un dirupo con vento a favore. Il tizio alla guida aveva l’aria strafottente di chi comanda i palazzi: con la sua canotta bianca, simbolo del potere tamarro, zigzagava sulla strada deserta davanti a noi, saltellando sulla sella molleggiata. In effetti, quel suo stupido molleggiarsi strafottente gli dava un’aria… da stupido appunto. Era un movimento ipnotico e odioso che non potevi fare a meno di notare.
MrChreddy, appena lo vide, smise di parlare e iniziò a girare velocissimo la manopola del finestrino del passeggero per affacciarsi. Noi lo guardavamo divertitissimi mentre tirava fuori il testone e si sporgeva abbondantemente dall’auto in corsa.
Nel frattempo, avevamo praticamente raggunto il bullo: un ventiseienne butterato, la pelle rovinata dalla dura vita nelle favelas delle case popolari padane, che continuava a zigzagare pensando di essere solo sullo stradone… lo avevamo praticamente affiancato ed eravamo sempre più divertiti da MrC, affacciato con un ghigno malefico e con l’aria di un predatore in procinto di avventarsi sulla preda.
Appena raggiunto l’ignaro teppista, sentimmo MrC urlare:

PIIIIIIIIIRLA!!!

Fu un urlo disumano, che ruppe il silenzio della città, rimbombando tra i palazzi… nel frattempo, dentro la macchina, eravamo tutti piegati dal ridere… MrChreddy era ormai diventato il nostro eroe che, sprezzante del pericolo, affrontava i cattivi a viso scoperto… una specie di precursore nostrano del Frank di Super!.
Nel frattempo il teppista era sempre più lontano: potevamo contare su un possente 750cc contro cui nulla potevano i miseri 49cc del Califfone…
Pensavo: quando mai ci sarebbe ricapitato di vedere un bullo deriso in quel modo e di farla franca senza essere accoltellati e senza altre conseguenze peggiori? Poco dopo lo stradone faceva una leggera curva e subito dietro la curva c’era un mega semaforo veicolare.

Il semaforo rimase giallo per qualche secondo, poi, non appena divenne rosso vidi MrC diventare bianco. L’altro stradone che stavamo incrociando era mostruosamente trafficato da mezzi pesanti e infatti partì immediatamente una colonna interminabile di autoarticolati. Cap non potè far altro che rallentare e fermarsi.
La situazione era surreale: un slienzio di tomba era calato sull’auto, sballottata violentemente dallo spostamento d’aria degli autotreni che attraversavano l’incrocio davanti a noi. Nel frattempo sentivamo il lontano rumore del monocilindrico avvicinarsi. MrC iniziò ad agitarsi e a dire a Cap:

“Vai! Vai! Vai!Vai! Vai! Vai!

Cap doveva prendere una decisione difficile: rimanere lì ed essere uccisi per mano di un teppista o partire ed essere schiacciati da un camion. Per fortuna, scelse di non ascoltare l’idea di MrC. Non so cosa pensasse Cap in quel momento: forse venne sfiorato dall’idea di praticare il sacrificio umano di MrC per placare l’ira tamarra del tizio che sopraggiungeva e salvare il resto dell’equipaggio, probabilmente si sentiva come il Capitano Kirk alle prese con il test della Kobayashi Maru… Poco dopo fummo raggiunti dal Califfo, che rallentò fermandosi lì di fianco. Finalmente MrC smise di proporre il suo piano di fuga. Nessuno ebbe il coraggio di guardare verso il bullo. E a quel punto avvenne una cosa inaspettata: forse spiazzato da tanta impudenza, il tamarro non ebbe il coraggio di reagire. Rimase lì buono buono ad aspettare il semaforo verde, senza fare nulla… Passarono interminabili momenti di silenzio imbarazzante, poi ognuno per la sua strada, come se nulla fosse successo. Non ricordo molto altro, non ricordo neanche dove fossimo diretti, ma ricordo il fatto che il resto del viaggio fu molto silenzioso…

Quella volta compresi quanto la sfrontatezza inaspettata possa intimidire e spiazzare anche il più feroce dei cattivi. Quel tizio aveva trovato un nemico ignoto e si era trovato davanti ad una forza oscura che non conosceva e che preferì non affrontare: un nerd revenger incazzato…

Scritto da: Lord Casco

"Soffro la solitudine dei Numeri Pirla"