Del libro “Player One“, “Ready Player One” in originale, non ne avevo mai sentito parlare. Fino a settimana scorsa quando la Revenger Claudia L. P. non ha scritto sulla nostra pagina Facebook: “Cioè, non avete mai parlato del libro “Player one” di Ernest Cline o sono io che non me ne sono accorta?“, poi linkando il sito della casa editrice dove ho potuto leggere il primo capitolo.

Il giorno dopo l’ordine era partito e mercoledì scorso è arrivato il libro tra le mie mani. Devo premettere che sono un po’ lento a leggere, i libri mi durano anche un mese e ho anche avuto un po’ da fare questa settimana, qundi sono riuscito a finirlo solo ieri sera, divorando le 630 pagine in 7 giorni come mai era successo.

È il 2040 e l’umanità è in ginocchio. Le risorse terrestri sono quasi esaurite, la crisi mondiale si è aggravata fino al collasso. L’unica via di fuga è OASIS, un software di simulazione di vita alternativa. OASIS è un Second Life portato all’ennesima potenza, al suo interno si può giocare, andare a scuola, lavorare e tutti il mondo è connesso, in quanto il costo della connessione è gratuito.
OASIS è aperto a tutti quelli che riescono a procurarsi una console di immersione, con gli occhiali da realtà virtuale e i guanti aptici che trasmettono la sensazione di toccare effettivamente le cose. Quasi ogni persona sulla terra ha un avatar che gira per OASIS.
Il creatore di questo mondo parallelo è James Hallyday, classe 1972, un nerd fatto e finito: esperto conoscitore della cultura pop anni ’80, nonché il miglior programmatore di videogiochi del mondo. Purtroppo Hallyday è appena morto senza eredi a cui lasciare la sua creatura, il suo patrimonio personale di 120 miliardi di dollari e le redini della sua società. Al momento della sua morte viene diffuso un video in cui lo stesso Hallyday invita tutti gli iscritti a OASIS a partecipare alla ricerca dell’Easter Egg che ha nascosto nello sconfinato universo di gioco, chi lo troverà diventerà erede unico di tutto.
Il mondo si butta alla ricerca dell’Easter Egg, si trasformano tutti in Gunters (Egg Hunters) e cominciano a scavare nella cultura degli anni ’80 nel disperato tentativo di decifrare le frasi criptiche che Hallyday ha lasciato come indizio per trovare le 3 chiavi che porteranno alle 3 prove da superare per arrivare all’Egg e vincere il gioco.
Alla ricerca si unisce anche la IOI, una multinazionale che più volte ha tentato la scalata alla società di Hallyday per impossessarsi di OASIS senza mai riuscirci.
La caccia alla prima chiave va avanti 5 anni senza alcun risultato, l’interesse del mondo scema, ma una notte un nome schizza in cima alla schermata dei punteggi e la febbre per l’Egg risale in modo spaventoso…

Questo è più o meno il riassunto dell’incipit del libro di Ernest Cline.

Ernest è al suo primo libro, ma, come sceneggiatore, ha già scritto un piccolo gioiello e cult movie: “Fanboys” del 2008. Possiede una DeLorean modificata con tanto di Flusso Canalizzatore e scanner laser anteriore come quello di KITT, targata ECTO88. Cline è un esperto di tutto ciò che è considerato nerd, dai cabinati anni ’80, a film, videogiochi, console, libri, giochi di ruolo e quant’altro rientri in quella cultura pop che identifica i Nerd.

Tutta la sua conoscenza, tutto il suo amore per quel tipo di cultura, l’ha riversato in “Player One”, infarcendolo di rimandi e citazioni. Citazioni a volte esplicite, a volte occulte in situazioni e avvenimenti che non sono altro che la parafrasi di avvenimenti e storie leggendarie della cultura pop. Il libro stesso ha una struttura tipica di un film anni ’80, toccando i capisaldi di quel genere di cinema avventuroso per ragazzi che ha spopolato e ci ha portato perle quali “I Goonies“, “Ritorno al Futuro“, “Wargames” e molti altri. Ad esempio il protagonista del libro è un ventenne emarginato che vive quasi completamente in OASIS, ha un solo amico, virtuale anch’esso e nel corso della caccia all’Egg si troverà a legarsi ad altri 3 ragazzi come lui. I “4 perdenti” alla “IT“, si scontrano contro i tipici cattivi tutti uguali, senza volto, con forza e risorse soverchianti, come in “E.T.

“Player One” però non è solo un lungo elenco di nomi di giochi e di film, altrimenti sarebbe come leggere una lista della spesa ben poco appassionante e nemmeno una mera operazione nostalgica, ma integra ogni cosa in modo quasi perfetto nella storia. È la prima volta che, in un’opera di fiction, trovo una descrizione convincente, profondamente credibile di un videogioco.
Leggendolo mi è venuto da chiedermi come fosse possibile che i protagonisti possano conoscere tutta quella roba, ad aver visto tutti quei film, ad aver giocato a tutti quei giochi, eppure ogni cosa citata la conoscevo anche io, l’avevo vista anche io e ci ho giocato anche io. È un libro che ti fa guardare in un modo diverso la tua collezione di film, telefilm e videogiochi d’epoca, fa riscoprire di avere un tesoro sugli Hard Disk, in DvD e sulle mensole della libreria.

Certo “Player One” non è perfetto. Alcuni passaggi sono un po’ forzati, a volte ingenui e il terzo atto perde leggermente di mordente, ma non sminuisce il valore totale del libro. Forse un pizzico di ironia in più l’avrebbe ulteriormente innalzato di valore, così come un po’ più di coraggio evitando certe spiegazioni che sono totalmente inutili per il pubblico a cui è indirizzato. Ma, in quest’ultimo caso, ho come il sospetto che le spiegazioni siano state volute dall’editore per allargare il bacino di utenza e non rendere il libro un’opera di nicchia.

Qui sorge un altro problema: è un libro che può essere apprezzato da tutti? Sinceramente non ne ho idea. Sicuramente chi conosce “Golden Axe“, “Black Tiger“, sa che differenza ci sia tra un Atari 2600 e un Amiga 500, sa chi sono John Hughes, Gary Gygax e Richard Garriott (non vale andare su Wikipedia ora!) se lo godrà a fondo, riuscendo ad immergersi in quel mondo e facendosi trasportare completamente. Chi non conosce niente di quello scritto qui sopra probabilmente lo mollerà dopo un centinaio di pagine.

L’edizione italiana è abbastanza buona, a volte ci sono degli errori grossolani (“anonimità” invece che “anonimato“, così per dirne uno), però le traduzione dei titoli di giochi, libri e quant’altro sono molto accurate. Cosa su cui a volte si inciampa leggermente. Io sinceramente gli indovinelli nel libro li avrei lasciati in originale con traduzione, eventualmente, a piè pagina, perché evidentemente non sono facilmente traducibili.

“Player One” è stato iperpubblicizzato, le case editrici hanno fatto a botte per accaparrarselo e i diritti cinematografici sono stati presi dalla Warner per farne un film.

Questo mi ha fatto scendere un brivido lungo la schiena. Mi chiedo come sia possibile condensare tutto in un film. Il rischio che venga fuori una puttanata con i fiocchi è davvero alto. La resa di OASIS, dove la vicenda si svolge per il 90% del tempo, potrebbe essere una roba stucchevole, così come la rappresentazione di molti passaggi, a mio avviso, non gestibili in un film.

Potrei sbagliarmi, anzi prego di sbagliarmi, perché davvero Parzival, Aech, Art3mis, Daito e Shoto mi piacerebbe vederli in faccia, che già mi mancano…

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"