L’ultimo post prima di partire, la scatola dei ricordi spalancata sulla scrivania, la valigia che mi guarda. Un forte odore di pioggia, il casino delle macchine, le rare stelle che sfuggono alle mortali luci artificiali di Torino.

Ecco la mia notte prima della partenza.

Estraggo dalla scatola dei ricordi un pacco di biglietti del cinema, ognuno legato ad un ricordo particolare.
Il Discorso del Re, un film che mi ha fatto piangere come una fontana.
Thor, che, come sapete, mi ha reintrodotto al magico universo dei comics.
Harry Potter e i Doni della Morte, la fine di una saga, di tutta la mia infanzia.
Midnight in Paris, uno dei (molti) capolavori di zio Woody, in cui mi sono immedesimata così tanto da arrivare a sperare che, allo scoccare della mezzanotte, passase una macchina con a bordo Marion Cotillard e Tom Hiddleston per portarmi nei meravigliosi Anni Venti.
Hugo Cabret, film che mi ha fatto apprezzare ancora di più il grande Martin Scorsese.
E infine incappo nel biglietto di The Avengers, film legato più di altri a ricordi piacevoli. Dunque, iniziamo…

Pre-sera del 26 aprile. Siamo io e un gruppo di amici, di cui vi dirò i nomi per amor di cronaca: Matteo, Luca, Paolo, Francesco. Non stupitevi del fatto che sono tutti maschi, è normale.

Eravamo tutti ospiti di Paolo, un bovghese, uno di quelli che stanno davvero bene. Ceniamo da lui, poi, verso le nove, usciamo e andiamo al cinema. I posti li avevamo prenotati da settimane.

Visioniamo allegramente il film (che poi son dovuta andarmi a rivedere da sola, perchè, tra i commenti perfidi dei miei amici, non sono riuscita a vedere chissà quanto), tra commenti malefici tipo “Loki le ha proprio prese, eh?” e momenti di giubilo totale alla comparsa di papà Stan (“Ommioddio c’è Stan Lee!!!“). Usciamo, odiati da tutta la sala, che sembra pronta ad inseguirci per farcela pagare cara. Torniamo a casa, intonando allegramente canzoni a caso, dando l’idea di essere completamente ubriachi quando invece non abbiamo toccato un goccio d’alcol, una volta tanto.

I genitori di Paolo non ci sono, abbiamo la casa libera. Ora non pensate male, per favore. La vostra Trillian è una ragazza seria, per quanto possa essere seria una giullare di corte.

Siamo in piedi in mezzo al salotto, senza sapere cosa fare. Andiamo a dormire? Troppo presto. E’ appena mezzanotte. Si gioca a Monopoly? “Ragazzi, spaghettata?” propone Matteo. Quindi ecco cinque ragazzi e una ragazza ai fornelli. Più io, visto che i prodi giovani non sanno quasi neanche pelare una cipolla. Da cavalieri generosi che sono, hanno lasciato a me l’onore e l’onere di imbastire una spaghettata degna di questo nome. Ci sistemiamo in terrazza, sui lettini da spiaggia tirati giù dai baldi giovani di prima dal solaio e lì gustiamo la MIA nostra prelibatezza culinaria, chiacchierando, cominciamo a parlare del compleanno di un altro mio amico che quella sera non c’è, si chiama Daniele, nerd fino al midollo.

Il compleanno ha luogo giusto qualche giorno dopo l’uscita di The Avengers, una festa per lui, appassionatissimo di supereroi.
Io e i la banda Bassotti stiamo organizzando una festa a sorpresa. Prima questione: il regalo. Vogliamo qualcosa di spettacolare, di incredibile, di magnifico. Facciamo una colletta: venti euro a testa e siamo in dieci, in totale, contando anche la sua ragazza, sua sorella e un paio di suoi amici. Abbiamo un bel gruzzoletto, ma in cosa lo spendiamo?

Ce l’ho.” schizza su Francesco.

L’action figure di Cap.” l’avrei baciato, in quel momento. Geniale!
Si occupa di tutto Luca. Due giorni dopo l’acquisto, ecco che l’action figure, meravigliosa, della Hot Toys, arriva a casa. Tutti e cinque ci riuniamo in religioso silenzio in cerchio attorno a questo capolavoro. Siamo senza fiato, il nostro sguardo altalena tra i dettagli dello scudo e la macabra testolina di Cap senza maschera posata di lato.

La perfezione…“, “Che meraviglia…“, “Wow!“, i miei amici ondeggiano, vinti dallo splendore di quell’action figure. Mi ridesto per prima da quello che sembra diventato un rito magico, mi alzo, prendo la scatola e la celo alla vista degli altri, affinché non la consumino con lo sguardo.
Vero che me la regalate anche a me, per il mio compleanno?” chiede Luca, uno sguardo di profondo desiderio.
Tu non compi vent’anni, quest’anno.” replico, impacchettando la scatola. Lui fa gli occhi da Gatto con gli Stivali di Shrek.
Posso falsificare la carta d’identità.” replica, con tono supplice.
Dovresti falsificarmi anche i ricordi. E a meno che tu non sia Loki, dubito che potresti farlo.” obietto, ponendo il fiocco sulla sommità della scatola. Fatto, è pronta per essere donata.

Arriva il giorno della festa. Dopo il classico “Sorpresaaaa!” di rito, il taglio della torta, il giro degli invitati, il trenino della felicità, il lancio delle colombe e i fuochi artificiali, arriva il momento del regalo. Lo consegna Luca, visto che è stato lui a sbattersi per comprarla. Tende il pacco, Daniele lo prende. Luca non molla. Se uno sguardo potesse uccidere, il mio l’avrebbe già ridotto in cenere.
Molla, babbano, molla…” ringhio tra i denti. Luca mi guarda in tralice, molla il pacco.
Però promettimi che potrò venire a casa tua a guardarlo.” quasi piagnucola. Nascondo il viso in una mano, quasi sperando che il pavimento si apra e mi inghiotta per sempre.

Daniele annuisce, un sopracciglio inarcato. Scarta il pacco e capisce le suppliche di Luca. Ci intrattiene ancora per mezz’ora, poi si chiude nella sua camera per dedicare il giusto tempo alla nuova opera d’arte che decora la sua stanza.
Beh, ragazzi, direi che abbiamo compiuto la nostra missione al meglio.” dico, seduta con gli altri sul divano di casa di Luca, un’ora dopo. Luca è di umore nero.
Sì, però la voglio anch’io un’action figure per il mio compleanno, non è giusto!” dice, cupo. Mi fisso le unghie laccate di nero per un lungo istante.
Te ne regalerò una quando mi troverai un clone di Loki.” replico, saggiando il filo delle unghie.
Ma è impossibile…” borbotta. Distolgo lo sguardo dal nero delle unghie.
Appunto.” dico, facendo scoppiare tutti a ridere e riuscendo persino a strappare un sorriso a Luca.

Metto via la mia scatola dei ricordi, un sorriso ad incurvarmi le labbra. Ora, dopo aver riso e sorriso in compagnia dei bei momenti passati, posso partire tranquilla. So che mi accompagneranno anche nella landa desolata in cui mi rintanerò per un mese. Quando tornerò, sarò ancora più agguerrita di prima.

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"