Se c’è una cosa che sto apprezzando di Facebook è che sulla nostra pagina spuntano fuori tante chicche suggerite dagli utenti che la bazzicano.

È successo per la serie Firefly, per il libro Player One e per quest’altra serie di cui vi parlerò oggi, sempre molto apprezzata nel nerdoverso e come tale di vita molto breve: The Middleman.

La serie è incentrata su Middleman, un integerrimo difensore dell’ordine mondiale contro le minacce “esotiche” quali: scienziati pazzi, gorilla senzienti, zombie affamati di trote, alieni fuggiaschi e alienati, odiose boy band, misteriose gang di lottatori di Lucha Libre mafiosi, demoni stilisti che farebbero a gara con il Diavolo che veste Prada, pupazzi da ventriloquo vampiri, strumenti a fiato maledetti e tutta una serie di altre cose folli e pericolosissime.
Ad aiutarlo in questo ingrato compito c’è quella figa di l’attraente Wendy Watson, un’artista in erba e disoccupata che condivide un loft affittato in nero con un’altra, altrettanto attraente, giovane artista. Wendy viene reclutata grazie al sangue freddo dimostrato contro una mostruosa minaccia aliena e comincia la sua avventura come aiuto interinale, che di questi tempi trovi lavoro solo così, nonché futuro, nuovo Middleman.

Wendy Watson, Middleman e i loro pistoloni retrò

La serie è prodotta da Javier Grillo-Marxuach e ispirata al suo fumetto, The Middlemanappunto, pubblicato dalla Viper Comics.
In teoria la prima stagione sarebbe dovuta durare 13 puntate, però è stata chiusa alla dodicesima a causa dei bassissimi ascolti.

La serie è un omaggio continuo e nemmeno troppo velato alla cultura pop tanto amata da noi. Ogni puntata è incentrata su un tema portante ed è una continua citazione di ogni cosa legata a quel tema, dalle battute tra i due protagonisti, ai nomi fittizi che usano durante l’espletamento del loro lavoro.

Tutta la serie ha uno scanzonato animo autoironico e parodistico. Gli accessori usati da Middleman e Wendy, nonché le attrezzature nella base segreta dei Middleman, sembrano uscite direttamente dagli anni ’60, nonostante siano tecnologicamente avanzatissime, così come il caustico robot/cervellone, vero cuore operativo dei Middleman, Ida.

La cinica, esilarante, sexy Ida

Addirittura gli effetti speciali giocano con la fantasia dello spettatore. Da una parte gli scarsi mezzi per la loro realizzazione li rende “acerbi”, dall’altra la loro scarsa credibilità crea un effetto comico aumentando il senso di sospensione dell’incredulità. Il ragionamento è contorno e sembra un controsenso, ma nelle puntate funziona.

Come dicevo la serie non ha avuto assolutamente successo, il suo punto di forza, ossia le citazioni continue, gli effetti speciali arrabattati e il gusto vintage, si sono rivelate un arma a doppio taglio. Non è sicuramente una serie apprezzabile da tutti, chi non se ne intende vede solo la caciara superficiale e la bolla come cagata. Chi invece ne capisce non può che apprezzare quanto descritto sopra.
Altro tallone d’Achille è la mancanza di una trama che lega gli episodi tra di loro. Addirittura, durante i primi 3 o 4 vien da chiedersi se si stanno vedendo nell’ordine corretto.  Solo negli ultimi episodi si comincia a intravvedere un’abbozzo di trama che sarebbe dovuta essere sviluppata, purtroppo la serie è stata conclusa prima che ciò avvenisse, lasciando l’amaro in bocca, ma concludendo con la puntata migliore di tutta la prima e ultima stagione. Peccato.

Una serie consigliatissima a chi apprezza il genere fanta-demenzial-parodistico-nerd, un po’ meno agli altri. Ma qui non siamo su Uomoqualunque’s Revenge.

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"