Prima son passato davanti alla libreria dei fumetti, diversa dalla libreria dei libri e dalla libreria dei DvD, Blu-Ray, cercando qualcosa da leggere, o rileggere e mi è caduto l’occhio sui colori spaiati dei volumetti di Scott Pilgrim.

Inutile dire che mi è venuta voglia di parlare sia dei fumetti che del film di un paio di anni fa.

Intanto, visto che molti mi chiedono come mai non parlo mai di fumetti sul blog, comincio a colmare la lacuna.

Correva l’estate 2010, un’estate turbolenta e piena di dubbi per me. Quell’estate sono scappato al mare da solo, accompagnato da una manciata di fumetti e un paio di libri.

Tra i fumetti c’erano i primi 3 volumetti di Scott Pilgrim, gli altri 3 uscirono in autunno, per sfruttare l’arrivo del film nelle sale.

Quell’estate vide la nascita di un rapporto di amore/odio mio verso il lavoro di Bryan Lee O’Malley, sia in forma cartacea che sullo schermo.

I tre volumetti me li lessi in una volta sola, così come gli altri 3 quando uscirono qualche mese dopo, ma c’era qualcosa che non mi convinceva.

Non erano i disegni che, per quanto accattivanti, non sono niente di eccezionale, un misto di manga e fumetto underground anni ’90, in una parola “funzionali”.

Non erano nemmeno i dialoghi, brillanti e divertenti che ti tengono ancorato al volumetto vincendo l’effetto repulsivo dei disegni, soprattutto delle prime pagine.
O’ Malley è un ruffiano, riesce a catturare l’attenzione e ipnotizzare il lettore con una girandola di personaggi ben caratterizzati e battute esilaranti. Alcune idee sono molto divertenti, come la rappresentazione delle stanze in stile catalogo Ikea, con le informazioni fondamentali su cosa è di chi, che inquadrano molto bene i personaggi senza bisogno di lunghe spiegazioni o presentazioni.

Nemmeno la storia mi fece storcere il naso: Scott Pilgrim è un ragazzo stupido semplice e un po’ stupido ingenuo che vive una vita assolutamente perfetta: 23 anni, una fidanzatina che stravede per lui, suona il basso in una band, non lavora. Mentre dorme vede una ragazza, Ramona Flowers, che attraversa il suo sogno sui rollerblade e se ne innamora quando scopre che Ramona esiste veramente. Però per stare con lei deve sconfiggere i suoi sette ex fidanzati malvagi coalizzati nella “Lega Degli Ex Fidanzati Malvagi Di Ramona” capitana dal perfido Gideon. Tra tira e molla, comprimari esilaranti, ragazzine ninja pronte a tutto, sorelle ciniche e sarcastiche, amici gay, citazioni di vecchi cabinati a 8 bit e combattimenti alla Street Fighters, Scott deve giocarsi il tutto per  tutto per sconfiggere gli ex fidanzati di Ramona trasformandoli in monetine.

In sintesi anche la storia è nerd al punto giusto, quindi cosa manca a questo fumetto che sulla carta spaccherebbe il culo ai passeri diventando un capolavoro assoluto?

Semplicemente la mancanza di motivazione perché tutto abbia luogo. Scott deve sconfiggere gli ex malvagi, ma non c’è un motivo vero per cui debba farlo per conquistare Ramona, deve solo batterli a botte.
Se, ad esempio, gli ex fidanzati avessero avuto un difetto per cui Ramona li ha lasciati e la lotta di Scott fosse stata una metafora per il superamento delle mancanze degli ex fidanzati, in un processo di crescita e maturazione, per diventare il ragazzo perfetto per Ramona, tutto sarebbe quadrato alla perfezione, portando il fumetto su un altro piano di lettura molto più profondo. Questa è la prima idea che mi è venuta in mente, a studiarci su sarebbe uscito sicuramente qualcosa di meglio.
Invece O’Malley non giustifica in alcun modo queste sfide, i combattimenti sono solo fisici, niente metafore, quello che si vede è quello che è, rendendo la parte centrale della storia, le sfide con gli ex, la cosa meno interessante di tutto il lavoro. Per un fumetto del genere, così brillante e accattivante, è forse il peggiore dei difetti, quello che, non solo ti lascia con l’amaro in bocca, ma che si sente come un’occasione mancata di poco.

Alla fine “Scott Pilgrim Vs The World” è un fumetto godibile, da leggere per divertirsi, ma che non lascia molto dietro di sé. Soprattutto se si pensa che O’Malley ci ha messo 7 anni per finirlo.

Dal fumetto ne hanno tratto un film diretto da Edgar Wright, uno che ha diretto solo cult movie come “L’Alba Dei Morti Dementi” e “Hot Fuzz” e che ora è accreditato come regista del nuovo Marvel film “Ant-Man“, che riprende il fumetto pari pari, con le dovute licenze e modifiche per riproporlo sullo schermo, ma che ne mantiene tutta la forza espressiva, le trovate e, purtroppo, il grosso difetto di base.
Anche il film lascia, alla fine, l’amaro in bocca, la regia splendida, il cast azzeccatissimo, le trovate visive geniali e nerdosissime, una colonna sonora strepitosa, vanno a sbattere il muso pesantemente nella mancanza di motivazione che fa muovere il tutto, come un meccanismo a cui manca la rotella fondamentale.

Peccato, perché altrimenti il film sarebbe un cult indimenticabile per tutti quelli della mia generazione…

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"