Sono appena tornato dal cinema dopo aver visto “Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno“, capitolo finale della trilogia di Christopher Nolan e sono uscito dalla sala leggermente stordito, cercando di elaborare tutto quello che ho visto nelle quasi tre ore di film, di tirare i fili della trilogia e capire se questa è una degna conclusione dei due film precedenti, di cui ho parlato ieri, oppure non lo è.

È difficile dirlo su due piedi. Se mi chiedete se è bello rispondo: “Sì, molto.”, se la domanda è: “È un capolavoro?“, la risposta purtroppo è negativa.

La confusione potrebbe essere dovuta alla lunga attesa prima di vederlo, al troppo hype, alle alte aspettative aspettative, oppure perché è proprio il film ad essere inferiore agli altri.

Ovviamente tutte le mie impressioni che seguono sono senza spoiler.

La prima cosa da dire è che non è un cinefumetto. In questo film Nolan compie il passo finale di distacco dall’aurea fumettosa che caratterizzava il primo film e la mitologia di Batman.
Se uno va al cinema aspettandosi un altro Avengers, azione a nastro, combattimenti e tanto Batman potrebbe rimanere deluso. Se invece si va al cinema lasciandosi trasportare da Nolan, preparandosi ad un film di dialoghi, più che di eventi, combattimenti e colpi di scena, allora ne uscirà appagato.

Batman si vede pochissimo in questo film, forse 20 minuti in tutto, è tutto più concentrato sulla figura di Bruce Wayne, sul compimento della sua vita, sulle scelte che deve fare, dilaniato tra l’ossessione per la giustizia e la scelta di essere un uomo normale che si gode la vita accontentando tutti quelli che gli stanno intorno. Bruce si rifiuta di andare avanti dopo la morte di Rachel e si rinchiude nel suo maniero isolandosi dal mondo e dalla vita stessa.

Ho letto in giro che è un film politico, che Nolan critica il potere plutocratico americano, dentro di me dicevo che erano pippe mentali di chi vuole vedere ed etichettare qualcosa a tutti i costi e invece mi son dovuto ricredere perché la cosa è così palese da non poter ignorarla.

Il tema del film, dopo la paura e il caos dei due precedenti, è la perdita. Perdita di una vita normale a favore di un ideale irraggiungibile. Perdita economica. Perdita del potere. Perdita di libertà.
La perdita conduce a due possibili strade, o ci si ritira di buon grado accettandola, oppure si reagisce rinascendo con la volontà di chiudere i capitoli aperti per poter andare avanti.

“Ce la giochiamo a birra e salsicce?”

La regia di Nolan è strepitosa, tecnicamente è uno dei migliori registi in circolazione, crea una parte iniziale mozzafiato e bellissima, Batman torna dopo 8 anni di isolamento e la sua entrata in scena è spettacolare.
Poi c’è tutta una parte centrale confusa, piena di buchi narrativi, soluzioni facili, tirate un po’ via, a cose assurde che forse era meglio non inserire, per un film che fa del realismo il suo punto di forza questo non è un bene.
Il finale però è strepitoso, rialza il film ai livelli dell’inizio e conclude la trilogia come meglio non poteva.
Rimane però l’amaro in bocca per tutta la parte centrale che poteva essere scritta molto meglio.

Purtroppo quella centrale racchiude i difetti dei primi due film. Il secondo film soffriva anche lui di qualche buco di sceneggiatura, ma era così abilmente mascherato da tutto il resto che passava in sordina. Nel primo film i combattimenti non erano ben gestiti, ma erano corti e indolore, anche in questo i combattimenti non sono tutti ben realizzati, ma sono molto più lunghi, quindi anche in questo caso si nota di più.

In compenso il cast è azzeccatissimo, eccezionale. Anne Hathaway è una versione moderna di Audrey Hepburn, quando è Selina Kyle e una Catwoman perfetta. La tutina aderente fa il resto. Forse è il personaggio meglio riuscito del film, nonostante fosse quello che suscitava più dubbi tra i fan durante le riprese, visto le reazioni alle prime foto e alla scelta dell’attrice.

Michael Caine è un Alfred straziante e commovente, nel dolore che prova per l’unica persona al mondo a cui tiene veramente. Caine è bravissimo, si smette di vedere l’attore e il personaggio prende vita.

Tom Hardy dà vita ad un Bane molto muscolare e affascinante, con il suo fisico massiccio, nonostante l’impossibilità di usare il viso e la voce.

Gotham City è un personaggio a sé stante, tutti si preoccupano della città, quasi nessuno delle persone che la abitano.

Purtroppo il doppiaggio non è granché, con accenti che vanno e vengono, soprattutto quello di Bane e di Miranda. Si poteva fare decisamente di meglio.

Tirando le somme “Il Cavalieri Oscuro – Il Ritorno” è un gran film, lontano dall’essere perfetto o un capolavoro, ma il suo dovere lo fa in modo egregio, salvato da un inizio e un finale eccezionali che rimediano ad una parte centrale non riuscita.
Certo è che non rivedremo Batman mai più, un quarto film è escluso, con questo si chiudono i battenti e si aspetta un reboot da parte della Warner fra qualche anno.

Di rimandi ai film precedenti ce ne sono a tonnellate, solo il Joker non viene mai citato, nemmeno per sbaglio, forse per rispetto della tragica fine di Heath Ledger. Ho la sensazione che se Ledger fosse stato ancora vivo avremmo visto un film totalmente diverso.

 

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Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"