L’ascensore di Ryan è tornato!

È stato fermo qualche mese per problemi tecnici e Ryan ha dovuto usare le scale, ma essendo un duro non ha mai detto niente, nemmeno una lamentela. Quella del terzo piano invece si è lamentata, ma quella rompe sempre.

Ora che l’ascensore è ripartito Ryan ha ricominciato a fare i suoi giri, l’ultima volta è passato da George Lucas (potete leggere qui e qui le due parti) e ha deciso che è ora di far visita a Tim Burton. Non per altro, ma Ryan si è un po’ rotto le balle della gente che sbava mentre dice: “Tim Burton è un genio“, “L’ultimo capolavoro di Tim Burton“.
Le parole “Genio” e “Capolavoro” ormai hanno perso senso. Tutti sono capolavori, tutti sono geni, anche i commessi degli Apple Store sono chiamati Genius, ma de che?!

Quindi, prima che Ryan raggiunga il piano giusto per recuperare Tim, mi ha chiesto, martello alla mano, di spendere due parole sulla carriera del “Genio”.

Immagino già che tutti fan di Burton dopo questi due post, la seconda parte domani, verranno a prendermi a casa con torce e forconi.

Tim Burton inizia la sua carriera alla Disney come animatore per il film: “Red E Toby – Nemiciamici“, forse il peggiore cartone della Disney classica. Ma la visione di Burton è totalmente diversa da quella Disney, e lo dimostra dirigendo due corti in stop motion: “Vincent” e “Frankenweenie”, entrambi i corti non sono particolarmente apprezzati dal pubblico, un po’ di più dalla critica, per via di una scarsa promozione da parte della Disney, questa cosa crea una frattura e Burton se ne va sbattendo la porta.

Grazie a questi corti, però, nell’85 è ingaggiato dalla Warner per dirigere il suo primo film: “Pee-wee’s Big Adventure“, una commedia di enorme successo presso pubblico e critica, con protagonista un uomo con una ossessione morbosa per la sua bicicletta rossa: il famosissimo Pee-wee Herman, un eroe per i bambini americani che seguivano il suo show: “Pee-wee Playhouse“.
Poi Pee-wee Herman, al secolo Paul Reubens, nel ’92 è stato beccato in un cinema porno a farsi una pippa, è stato incarcerato per atti osceni in luogo pubblico, preso a calci in culo, arrivderci e grazie, ci faremo sentire noi. Ma con Tim Burton, almeno, è rimasto amico.

Il successo di “Pee-wee’s Big Adventure” spinse la Warner a chiamarlo per dirigere: “Beetlejuice – Spiritello Porcello“, dell’illuminante titolo dobbiamo ringraziare le menti superiori dei nostri adattatori.
Il film è una divertente commedia nera che parla di una felice coppia di sposini che muore e si trova a combattere la burocrazia infernale dell’oltretomba con l’aiuto di uno spirito esiliato, per tanto è rompicoglioni fuori dagli schemi. Il risultato è una pellicola divertentissima, con uno humor nero particolarmente azzeccato e godibile. Il film è un successo e mette in luce la visionarietà e il talento registico di Burton, anche se Tim non riesce a esprimersi come vorrebbe.
Beetlejuice” stabilisce anche un legame tra Burton, Michael Keaton e Wynona Rider.

Visto che ci sa fare con i bassi budget, facendoli rendere bene poi al botteghino, la Warner decide di affidargli la regia di “Batman“. Burton accetta di buon grado, è la sua carta per sfondare definitivamente a Hollywood e diventare qualcuno che conta.

Per interpretare Batman, un marcantonio di un metro e novanta, due palle spalle così, mascella quadrata e mento duro, sceglie un attore di un metro e settantacinque, non particolarmente prestante e con la bocca a cuoricino: Michael Keaton. Con su una corazza in caucciù con i muscoli scolpiti
La parte del Joker viene affidata a Jack Nicholson, il quale ha la brillante idea di farsi mettere nel contratto una percentuale sugli incassi del film, sfondandosi di quattrini, visto il successo al botteghino.
Batman” è un bel film, per la prima volta un eroe dei fumetti viene trattato seriamente e con il dovuto rispetto. Fa tornare a tutti la voglia di vedere i cinecomic. Voglia che poi Joel Schumacher ci farà passare con i suoi Batman 3 e 4.
La lavorazione di Batman però è molto travagliata, Burton deve fare i conti con i produttori che criticano tutte le sue scelte, compreso il casting. Come dar loro torto visto che nel film il Joker da giovane ha gli occhi azzurri, mentre Jack Nicholson li ha castani, ma son dettagli, puoi mica guardare il pelo nell’uovo, d’altronde non ci sono primi piani stretti…

… Ah no, ci sono, come non detto.
Batman” è un successo strepitoso, nasce la Bat-mania, non si parla d’altro, convince critica e pubblico, sia chi i fumetti non li legge sia i nerd chi i fumetti li legge, anche se non è proprio una trasposizione fedele del personaggio principale e del pagliaccio suo nemico per antonomasia, ma è una versione filtrata dall’estro del regista.

Nonostante l’immenso successo di “Batman“, Burton affronta un periodo di depressione e decide di svincolarsi dalle major hollywoodiane fondando la Tim Burton Production, con la quale produce “Edward mani Di Forbice“.
È il primo incontro con Johnny Depp e Tim richiama a lavorare con lui Wynona Rider, che bionda proprio non si può vedere.
Finalmente può fare un film tutto suo dal’inizio alla fine, riempirlo con le sue ossessioni, metterci dentro Vincent Price, l’odiata e confettosa provincia americana, la critica verso la società, la diversità e l’handycap come valore per emergere dall’omologazione, i disegni che faceva alle superiori, le fiabe gotiche, l’assenza del padre come guida formativa e tutto il resto.
Anche questo film piace moltissimo a critica e pubblico, incassa uno sfacelo, segna la love story tra Wynona e Johnny e quella tra Tim e Johnny. Burton viene osannato e viene coniato l’aggettivo “burtoniano” per definire i film che hanno delle influenze gotiche e oscure.

Perfetta sintesi del film dalla mano esperta di Adam Hughes

È il 1992 e la Warner richiama a sé Burton per fargli dirigere il sequel di “Batman“: “Batman – Il Ritorno“, promettendogli il controllo completo della pellicola.
Il film si distacca totalmente dal fumetto, a farne le spese è il Pinguino a cui vengono donate origini completamente inventate per l’occasione, che influenzeranno anche il personaggio a fumetti.
Nel film, nel ruolo del padre del Pinguino, appare Paul Reubens, Pee-wee Herman, che si è prestato al cameo interrompendo una lunga maratona di pippe.
Il successo è nettamente inferiore al primo film della serie, nonostante la critica lo osanni, ma il pubblico non affluisce in massa come ci si aspetterebbe, forse perché troppo cupo, o forse perché Gotham City sembra troppo finta, oppure ancora perché il distacco dai personaggi cartacei era troppo marcato.
Eppure “Batman – Il Ritorno” è effettivamente superiore al primo film.

Durante la produzione di “Batman – Il Ritorno” c’è un riavvicinamento tra Burton e la Disney. Quest’ultima decide di approvare un progetto scartato ai tempi: “Nightmare Before Christmas“. L’idea è di Burton, così come i disegni dei personaggi, la sceneggiatura è di Caroline Thompson e Michael McDowell, la regia di Henry Selic. Burton ci mette solo i soldi per produrlo, eppure questo film tutt’ora viene considerato suo, potenza del marketing.

Nel ’94 esce “Ed Wood“, con Johnny Depp e sempre prodotto dalla Disney, sul peggior regista del mondo. Il film è un po’ particolare, tutto in bianco e nero e non ha un gran riscontro tra il pubblico, nonostante la critica lo adori. Viene poi rivalutato in seguito e ha un buon successo nel mercato Home Video.

Te sei Tim Burton? Vorrei riavere i soldi del biglietto, grazie!

Nel ’96 qualcosa scricchiola. Esce “Mars Attacks” film ispirato a delle figurine degli anni ’50, con un cast eccezionale. Troppo segmentato, troppi personaggi, carico di una forte critica al governo americano un po’ trita, con gli umani che sconfiggono gli alieni invasori grazie a Tom Jones che canta: “It’s Not Unusual“. Se trai un film da una serie di figurine, cercando di rispettarle, non è puoi aspettarti chissà cosa.
La critica è spaccata in due, metà lo accoglie a pernacchie, l’altra metà si limita a dire che è un film ridicolo. Il pubblico, tutto sommato, lo schifa.

Il Mistero Di Sleepy Hollow” segna l’ultimo film del secolo scorso per Burton. Esce nel 1999 ed è una rilettura del romanzo di Washington Irving, dove con rilettura si intende un completo stravolgimento del romanzo originale. Eppure il film non è male, solo un po’ lungo, con un Johnny Depp un po’ sopra le righe pieno di faccette strane fatte a casaccio e Cristina Ricci, che già non è un bijoux di per sé, è bionda e francamente inguardabile.
Ma il pubblico lo apprezza e la critica pure, prende un sacco di premi e tutti vivono il capodanno contenti.

Ma c’è qualcosa dietro l’angolo. A parte la fine del secolo. Cosa succede a Burton dopo 15 anni di successi di pubblico e critica? Perché Ryan sta aspettando che Tim Burton entri in ascensore?
Le risposte a queste e a molte altre domande, su Voyager domani nella seconda parte del post.

 

 

 

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Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"