La lenta morte dell’innocenza – By Trillian

L’ispirazione per scrivere questo post mi è venuta dopo aver visto al cinema Batman – The Dark Knight Rises – (concordo con MrC, quando, nelle sue impressioni, afferma che ci sono delle imperfezioni abbastanza grossolane, ma nel complesso il film è assolutamente AAARGH!!).
Io ed il solito gruppo di amici siamo andati a vederlo all’Uci Cinema, incastrato nell’8 Gallery; chi è di Torino avrà capito di cosa sto parlando.


Per chi non è di Torino, una breve spiegazione: è una multisala, come tantissime altre in giro per il Bel Paese, undici sale da millemila posti ciascuna e insegne per i servizi igienici ben in vista. Tornando a casa, alla periferia della città, ho notato che una piccola saletta, un cinemino di quartiere, uno sgabuzzino, in pratica, aveva chiuso i battenti. In completo silenzio, senza suscitare clamore, aveva ceduto alle pressioni sempre più crescenti delle grandi multisala. Questa scoperta è stato un colpo al cuore, perché in quel ripostiglio per scarpe ho visto molti film, quando ero piccola. Al venerdì e al sabato pomeriggio facevano le proiezioni per i bambini e mia madre mi ci portava sempre. Il Re Leone, Hercules, Biancaneve, Toy Story: alcuni dei titoli che ho visto lì per la prima volta. Anche se era da anni e anni che non ci andavo più, mi ha fatto davvero uno strano effetto vedere la porta sprangata e un cartellone rosso con scritto sopra Chiuso. Allora ho iniziato ad indagare un po’ per il quartiere e ho scoperto che queste chiusure silenziose avvengono dappertutto, per la città. Piccoli teatri costretti a chiudere i battenti, cinemini rionali che da un giorno all’altro si volatizzano, preferibilmente in estate, quando la gente è in vacanza: muoiono con discrezione, senza dar fastidio a nessuno.

Quando andavo all’Estate Ragazzi dalle suore, mi ricordo che facevamo sempre lo spettacolino di fine corso. Niente di che, una rappresentazione tirata su con gli stuzzicadenti, a misura di bambino. L’ultimo spettacolo, me lo ricordo ancora adesso, era un mini-musical, che aveva come canzone principale Hanno Ucciso l’Uomo Ragno, che ultimamente sembra essere tornata in voga. Caspita, direte. Sapete, non mi sono mai sentita meglio in vita mia.
Lì, sul palcoscenico, mentre recitavo la mia piccola parte (ero il guercio che apriva la porta e annunciava la dipartita dell’amichevole ragno di quartiere, nrd) mi sentivo in cima al mondo. E, al momento degli applausi finali, mentre tenevo per mano i miei compagni di avventura, mi ricordo che guardavo a tratti il pubblico, a tratti i miei compagni. In viso avevano dipinta un’espressione di gioia assoluta, derivata dal fatto di aver fatto bene la propria parte, di aver messo in scena un bello spettacolo. E quando i nostri genitori ci venivano incontro e ci dicevano che eravamo stati proprio bravi, ci sentivamo al settimo cielo, come dei divi che hanno appena vinto l’Oscar.
Sono tornata al convento dove facevo l’Estate Ragazzi. Ho parlato con le suore che badavano a noi. Non fanno più l’Estate Ragazzi, semplicemente perché i bambini non vengono più. Non ce ne sono abbastanza per mettere su anche solo una classe. Con un filo di amarezza, la suora con cui ho parlato mi ha detto che i bambini ora hanno i cellulari, il computer, tutte queste, testuali paroli, robe tecnologiche, e che non hanno più tempo per la fantasia. Come darle torto.

Quando ero piccola, d’estate facevano il Cinema all’Aperto: un semplice schermone piantato davanti al pino della Bocciofila e su cui venivano proiettati film scelti rigorosamente dal parroco. Su quello schermo ci ho visto film memorabili. Indiana Jones, The Blues Brothers, Ritorno al Futuro. Alcune scelte erano azzeccate, altre meno.
Noi bambini, prima del film, giocavamo sullo scivolo, sull’altalena, sui dondoli, mentre i nostri genitori chiacchieravano; quando poi il parroco suonava la campanella, noi eravamo i primi ad accorrere. Ci sedevamo a gambe incrociate per terra, in prima fila, pronti a goderci lo spettacolo, stretti l’uno all’altro nel caso ci fossero state scene che avessero potuto spaventarci. Nemmeno questo è sopravvissuto. Il parroco ha dovuto cancellarlo. Nessuno ci veniva più. Troppo impegnati, troppo disillusi per potersi lasciarsi andare ancora alla magia provocata da una semplice immagine proiettata su uno schermo. Non c’è più spazio per l’innocenza, in un mondo che corre veloce. Le serate passate a seguire, incantati, le avventure del protagonista di turno, i batticuori prima di entrare in scena, i venerdì pomeriggio passati nello sgabuzzino a guardare un film della Disney, sembrano appartenere a un’altra vita. I bambini, non tutti, per fortuna, non hanno più fantasia, non per colpa loro. La loro immaginazione viene troncata sul nascere dai troppi gadget tecnologici, dalle troppe aspettative, dalla troppa pressione. Lo so, lo vedo; ho dei cugini piccoli, sto assistendo in diretta alla lenta morte della loro innocenza (anche se sto facendo di tutto per aiutarli a preservarla).

Lasciate che i bambini siano bambini. Che giochino, che si sporchino, che si facciano male, che guardino un cartone animato. Che provino l’emozione forte, così forte da mozzare il fiato, che assale prima di entrare in scena, che rimangano incantati davanti ad un’avventura. Lasciate sopravvivere la loro innocenza. Un giorno vi ringrazieranno.

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"

9 pensieri su “La lenta morte dell’innocenza – By Trillian

  1. Io sinceramente col tempo ho imparato ad "odiare" il multisala: non so, tutto troppo grande, rumoroso, sembra quasi che uno debba essere "invaso" dallo schermo, quando esci ti ci vogliono tre ore per tornare a capire cosa è reale e cosa no. Ho frequentato il multisala per anni e non riuscivo a capire cosa non andava…
    Poi, l'anno scorso, ad una rassegna in cui avevo presentato anche un mio cortometraggio, mi sono recato in una di quei piccoli cinema che adesso chiamano anche "d'essai", e che oggi per continuare a vivere devono fare affidamento su contributi pubblici/statali/comunali/checazzoneso….e ho capito che a me il cinema piace così: intimo, piccolo, con uno schermo grande ma non troppo, pochi posti, magari anche pieno di gente ma non "invasivo" come il multisala.
    Il problema è che in Italia questi cinema ormai non ci sono più, e dobbiamo ringraziare il nostro bel paese per aver iniziato negli anni '80 a convertire le piccole sale in spettacoli a luci rosse, alimentando la follia del multisala e rovinando piano piano anche i piccoli cinema.
    Il titolo del tuo articolo spiega tutto, direi…che tristezza, ragazzi.
    Ps davvero: ma quanti giochini, quanti cartoni, quanta FANTASIA avevamo noi da bbbbbbbimbi??? Adesso che c'é rimasto? A 4 anni un bambino sa già come funziona il mondo sporco degli adulti. Io a 14 ancora ero fissato con Dragon Ball….tristezza all'ennesima potenza…:(

  2. Grazie mille, Edoardo, sono contenta che ti sia piaciuto, l'ho scritto col cuore.. è inconcepibile che questo avvenga e che non se ne parli

  3. Marginalmente ho trattato anche io l'argomento nel mio ultimo post. Ho accennato ai bambini messi "sottovuoto" dalle pressioni delle aspettative altrui e del mondo in genere. Non hanno più il tempo o il modo di giocare, se non hanno qualcuno che come te che gli fa conoscere il gioco e lo stupore.
    Ho fatto anche io "opera di preservazione" con le mie cugine. Sono un po' sciroccate (ma è colpa del dna) però son riuscita a tenerle fuori quanto bastava dal delirio che nel periodo della loro infanzia stava iniziando a prender piede.
    Vedo le mie nipotine, 10 e 8 anni, e ringrazio la buona sorte che siano figlie e nipoti di artigiani, tutta gente che con un foglio e dei colori (io) del legno e degli attrezzi (il nonno e il mio compagno) la ceramica ed il rame (i loro genitori), gli fa passare i pomeriggi ed i weekend a stimolare la fantasia, senza il bisogno di stordirsi con la tecnologia.
    Pur essendo ormai "avanti" con gli anni, mi rendo conto che anche su di me ha influito tutta 'sta tecnologia; prima passavo molto più tempo sulle tele, ad imbrattarmi di colori ad olio; ora c'è Photoshop, Illustrator, Paint Tool SAI etc… Sì, bei disegni, non si spende nulla di colori e non hai tele appese ovunque ed odore di colore ad olio… E non so se sia un bene. Mi mancano queste cose, effettivamente.

    Ci hanno abituati a correre, in tutto. Ma se durante un viaggio non hai nemmeno il tempo di goderti il paesaggio, è solo uno spostamento, non ti lascia nulla.

  4. Ci credo che i bambini non giocano più e non hanno fantasia: il lunedì hanno judo, il martedì calcio, il mercoledì pianoforte, il giovedì curling, il venerdì parapendio, il sabato pelota e la domenica tauromachìa.
    Ovviamente ognuno di queste attività gli fanno invariabilmente schifo, e appena raggiunta un minimo di indipendenza, smettono subito buttando anni di sacrifici nel cesso.

    Poi come cazzo fanno a buttarsi in terra e giocare, ora che c'è la moda del bambino fashion? Noi ci vestivamo coi vestiti dei fratelli maggiori, che erano riciclati dai cugini più grandi, che a loro volta li avevano riciclati da altri fratelli, e così via. Praticamente risalendo di generazione in generazione andavamo in giro vestiti con gli abiti originali dei Sanculotti del 1700.

    Oggi appena un bambino si inginocchia per giocare fa un danno di un centinaio di euro agli Armani appena comprati dalla mammina. Gli asili sono popolati da anziani in miniatura…

    • Ahahahaha…

      Senza contare che noi da piccoli giocavamo immersi nel fango, bevevamo dalle pozzanghere, usavamo i topi morti per far finta di mangiare il pollo arrosto e, io ad esempio, non sono allergico praticamente a niente…

      Ora i bambini vengono tenuti in delle camere iperbariche, rivestiti di amuchina e disinfettati che è un miracolo siano ancora vivi e, appena mettono piede fuori di casa, prendono allergie a qualsiasi cosa…

  5. WOW.. Trillian, mi emozionano davvero questo tipo di articoli e poi boh, mi piace veramente come scrivi! Giuda ballerino! Da animatore parrocchiale quale sono non posso che darti ragione su tutti i punti riguardanti i bambini e la loro perdita di fantasia. Esempio: ho spiegato a dei miei vicini più piccoli come si gioca ai "4cantoni", perchè si stavano annoiando, la risposta alla spiegazione del gioco è stata "ma perchè si fa una cosa così??.

    Mi è venuta una tristezza a sentirmi dire così! E riguardo ai multi sala.. Si, offrono sicuramente dei servizi migliori e appena il film esce lo si trova, a differenza del mio adorato cinema Aurora, però i multi sala non mi emozionano come il mio aurora, il cinema della propria città è una cosa insostituibile secondo me. E' una cosa intima! Ci si andava a guardare stupendi film e a cercare le ragazzine di cui avevi una cotta e che speravi sempre di trovare seduta vicino a te per poi "provarci". Anche se alla fine perdevi metà del film per guardarle la mano appoggiata al tuo bracciolo e cercando il coraggio di stringerla. Ma andava bene così. Per non parlare poi dei primi film visti da solo o con gli amici e comunque SENZA GENITORI. Ti faceva sentire grande. WA! Passato il momento malinconico! Complimenti per l'articolo comunque!

  6. Grazie mille, Matteo :)

    Per adesso sono riuscita a preservare almeno un minimo i miei cuginetti (cinque anni e credono ancora a Babbo Natale, EVVAI), perché, oltre che malsano, credo sia anche altamente ingiusto privare i bambini della loro spensieratezza e della loro innocenza così presto.. Gli "adulti" non si rendono conto di cosa stanno facendo? Sono stati anche loro bambini, non si ricordano i veglioni di Natale passati in bianco (o almeno, si è tentato) ad aspettare Santa Claus, o quando mettevano il dentino sotto il cuscino e la mattina dopo trovavano la moneta? Non si ricordano di che meraviglia suscitava questa scoperta?

    Intendo continuare a scrivere su questo argomento, magari la prossima settimana, perché davvero merita di essere preso in considerazione

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