Se c’è una casa di produzione il cui nome, abbinato ad un film, mi fa alzare il culo dal divano per fiondarmi al cinema è sicuramente la Pixar.

Quando si parla della Pixar, e dei suoi prodotti faccio, una fatica bestia a rimanere obiettivo e, allo stesso modo, non posso più vedere un “cartone animato” senza paragonarlo a quelli della società di Lasseter e Co. e , quasi sempre, i prodotti delle compagnie rivali ne escono con le ossa rotte.

In 25 anni di storia cinematografica la Pixar non ha mai deluso, se non nell’ultimo periodo.

Negli anni ’80 leggevo K Magazine, una rivista di giochi per computer. Su K parlavano, oltre che di videogiochi, anche di tutto quello che girava intorno al mondo dei computer nel campo dell’intrattenimento. In un numero c’era un articolo su di un corto presentato ad una fiera americana, la SIGGRAPH, nel 1984. Il corto era “The Adventures Of André And Wally B.“, il primo cortometraggio animato al computer della storia.
Negli anni successivi, sempre negli articoli sul SIGGRAPH, K descriveva i corti: “Luxo Jr.“, “Red’s Dream“, “Tin Toy“, “Kinck Knack“, come capolavori di animazione, corti perfetti, dalla computer grafica strabiliante. Io mi mangiavo le mani perché ero sicuro che quei meravigliosi corti non li avrei mai visti e non avevo modo di recuperarli. Oggi basterebbero 2 minuti su Google per averli salvati nel proprio Pc.

La cosa che li accomunava tutti è che erano prodotti dalla Pixar Animation Studios, il nome mi entrò in testa per non uscirne più.

La Pixar agli inizi era una parte della LucasFilm di George Lucas. Lucas, dall’alto della sua intelligenza e fiuto per gli affari nell’86 stava per chiuderla, in quanto aveva già una divisione che si occupava di effetti in computer grafica: la Industrial Light And Magic e riteneva che di un’altra divisione simile non gli serviva. Insomma un altro motivo per schifare pesantemente George Lucas.
Per fortuna intervenne Steve Jobs che acquistò quella divisione per solo 10 milioni di dollari. Un po’ come se noi avessimo comprato il primo Mc Donald per 1 milione di lire. Insomma questo è l’unico motivo per amare Steve Jobs.

Al tempo la Pixar, benché di proprietà di Steve Jobs, era una società indipendente dalla Apple, e in un qualche modo concorrente, in quanto produceva computer per la gestione della grafica. Sviluppava i corti summenzionati, con l’aiuto dell’ex animatore Disney John Lasseter, a scopo pubblicitario per le proprie workstation.
Jobs, nel 1988, chiude la parte hardware della Pixar, lasciando solo la divisione software e animazione, questo è l’inizio della leggenda.

Passeranno quasi 10 anni di corti prima che la Pixar butti nei cinema il primo “Toy Story” nel 1995. Il successo è mondiale, sia per la qualità grafica del film, sia per la storia in sé, per come è raccontata e per il fatto che non è diretto ad un pubblico di soli bambini, ma può essere apprezzato, grazie ai suoi sottintesi, anche da un pubblico adulto.

Toy Story” è un film seminale che cambierà l’industria dell’animazione per sempre. Da allora tutti si butteranno nel campo dell’animazione in CGI, non riuscendo raggiungere però, se non in sporadiche occasioni, gli standard qualitativi della Pixar.

Nel ’98 la Pixar esce con “A Bug’s Life – Megaminimondo“, un cartone molto più leggero del primo “Toy Story“. Ben più memorabile di “A Bug’s Life” è il geniale corto che lo precede: “Il Gioco Di Geri“, un capolavoro per ritmo, regia e montaggio. La recitazione di Geri era spaventosamente realistica per i tempi, così come i movimenti e i tessuti dei vestiti, non si era mai visto niente di simile al cinema utilizzando la CGI.

La grandezza della Pixar è sempre stata l’animazione “a mano”. Nonostante l’uso del computer per la realizzazione, è tutto animato dagli animatori, senza l’uso di motion capture e i risultati sono sempre strabilianti. Ogni nuovo film è un passo avanti tecnico. Ogni volta propongono qualcosa di nuovo e mai visto prima, sia come resa dell’immagine, il fotorealismo, sia come sfida pionieristica nel campo dell’animazione al computer. I concorrenti faticano a stare al passo e per ogni traguardo che raggiungono, con il film successivo la Pixar li supera.

Il terzo lungometraggio Pixar è “Toy Story 2“, 1999, uno spettacolo per gli occhi, al confronto il primo sembra una copia pre-produzione non finita. La tematica passa dall’amicizia e dell’accettazione per quello che si è, del primo “Toy Story“, all’abbandono e alla crescita. A come si affrontano queste due fasi della vita di ognuno. Piace ai bambini e commuove gli adulti. C’è tutto: azione, comicità, suspances, citazioni a classici del cinema e al mondo dei giocattoli e una critica di come il collezionismo rovini l’essenza del divertimento che un giocattolo dovrebbe rappresentare. Una meraviglia, in sintesi. Tecnicamente è la cosa migliore che si fosse vista ai tempi, per fare un esempio, il contrasto tra le immagini televisive dello show di Woody, che sembrano riprese dal vero con vere marionette, al mondo “cartoonesco” in cui si muovono invece i personaggi. È la prima volta in cui appaiono degli umani che non sembrano dei pupazzi. Favoloso il cameo di Geri come esperto riparatore di giocattoli.
Il corto presentato prima del film è “Luxo Jr.” che fece gridare al miracolo nel lontano 1986 al SIGGRAPH e che divenne la mascotte della Pixar.

Nel 2001 esce il primo capolavoro assoluto della Pixar: “Monsters & Co.“. Tecnicamente strabiliante è contemporaneamente un film completo in tutto e per tutto. Puro cinema. Pieno di gag mai scontate, citazioni colte, divertentissimo, un bilanciamento perfetto di azione e momenti di riflessione che emoziona e commuove. La scena finale, quando Sully apre la porta sbirciando dentro un stanza che sembra vuota, ma dopo un attimo di silenzio si sente: “GATTO!” è l’apoteosi dei finali memorabili, strappa il sorriso e contemporaneamente chiude la gola per la commozione. Risulta difficile trovare un altro cartone che faccia sembrare dei mostri pelosi così vivi e credibili.
Il film è preceduto dal divertentissimo corto “Pennuti Spennati“.

Il film successivo è dedicato alla famiglia e all’handicap: “Alla Ricerca Di Nemo“. Benché il film sia molto bello e godibile non raggiunge le vette di “Monster and Co.“, a livello di storia e personaggi. Sul lato tecnico invece riesce a riprodurre in modo assolutamente realistico tutti i tipi di acqua presenti nell’oceano. In ogni caso presenta personaggi memorabili per i bambini e la specie del pesce pagliaccio, a cui appartengono Nemo e suo padre, viene ribattezzata in “pesce Nemo”. È il film di maggior successo al botteghino e sta per tornare in sala rimasterizzato in 3D, mentre è già stato annunciato il sequel.

Nel 2004 arriva nelle sale il secondo vero capolavoro: “Gli Incredibili – Una Normale Famiglia Di Supereroi” per la regia di Brad Bird. Mentre sulla carta non mi diceva niente, il film in realtà è assolutamente strepitoso. Riesce a costruire un universo supereroistico credibile e non banale, non sembra un’imitazione dei fumetti, ma il tutto ha una sua coerenza, una credibilità e una struttura come mai nessun film tratto da fumetti era riuscito ad avere. Il lavoro è eccezionale in fase di sceneggiatura e di regia. Le battute sui luoghi comuni dei supereroi non si risparmiano, ma non vengono mai ridicolizzati o sminuiti. È anche il film in cui per la prima volta i protagonisti sono esclusivamente esseri umani che, benché stilizzati, sono credibili e più espressivi di molti attori in carne e ossa. È in assoluto il mio film Pixar preferito, non so se si era capito.

Il 2006 è l’angolo della svolta. Il contratto di distribuzione che legava la Disney e la Pixar scade, ci sono trattative, un po’ di maretta, l’accordo sembra saltare e l’idillio spezzarsi, ma, alla fine, si arriva alla fusione tra Pixar e Disney. Dico fusione perché non si capisce bene chi compra chi, benché risulti che la Pixar sia di proprietà della Disney, Lasseter è ora il responsabile delle produzioni Disney. E si vede.

Quello stesso anno esce “Cars“, per la regia di Lasseter, il film più debole fino ad ora, al pari di “A Bug’s Life“, e infatti non incassa quanto dovrebbe al cinema. Però con il merchandise conseguente, macchine, giocattoli e roba varia, risulta il franchise più proficuo per la casa di produzione. È preceduto dal corto “One Man Band“, un’esilarante sfida tra due musicisti da strada.
Da questo momento in poi la Pixar sfornerà un film all’anno.

Infatti, l’anno successivo, esce il meraviglioso “Ratatouille“. Non è un film perfetto, ma la realizzazione tecnica e certe soluzioni cinematografiche lo innalzano. Prima del film viene presentato il corto: “Stu – Anche un alieno può sbagliare“, spassoso e roccambolesco rapimento alieno di una cavia umana, visto dalla parte degli alieni.

Nel 2008 esce “Wall•e“. La prima parte del film è fantastica, completamente muta, è tutta “recitazione” ed espressione recitativa di oggetti che, in realtà, non potrebbero recitare, come i robot. La Pixar, con “Wall•e” dimostra che niente è impossibile, che non è solo una questione di “computer e software potenti”, ma ci vuole sensibilità e talento per riuscire a rendere capibili certe dinamiche in modo universale. Purtroppo la seconda parte, con gli umani, è la più debole e scontata, affossa leggermente il film che, pur restando molto buono, ha un notevole calo, il tutto condito da un finale buonista alla “e vissero tutti felici e contenti” che ha più il sapore del non voler rischiare fino in fondo, che non quello dell’ispirazione vera e propria.
Il corto che lo precede è “Presto“, divertentissima storia di un prestigiatore, un cilindro magico e un coniglietto ribelle. Il corto è una enorme gag slapstick coreografata e diretta alla perfezione. Comicità pura, che strappa ben più di una risata ogni volta che si vede.

Il 2009 e 2010 è un biennio d’oro, prima con “Up“, un film bellissimo e avventuroso che ha nei primi 20 minuti una parte di Cinema con la “C” maiuscola, assolutamente commovente e appagante, corona il discorso sul talento cominciato con “Wall•e“. Il film fosse finito lì sarebbe andato benissimo lo stesso.
Segue poi “Toy Story 3” che, nonostante sia un terzo capitolo, non cede un passo alla stanchezza e alla banalità, anzi accresce enormemente la mitologia dei giocattoli e conclude in modo esemplare il percorso cominciato 11 anni prima con il primo “Toy Story“. Le parti migliori sono il Buzz Lightyear resettato che diventa spagnolo e un finale epico come pochi se ne erano visti. Assolutamente imperdibile.
Prima dei film i corti sono: “Parzialmente Nuvoloso” che mostra gli sforzi che le cicogne devono compiere per portare bambini e cuccioli alle rispettive famiglie. Il poetico e geniale “Quando Il Giorno Incontra La Notte” un misto di animazione 2D e 3D che mostra le differenze tra i luoghi di giorno e di notte, una vera chicca da vedere assolutamente.

2011 e 2012, invece, sono il biennio della decadenza.
Nel 2011 esce “Cars 2“, una mera operazione commerciale. Sviluppato solo ed esclusivamente per aggiungere modelli di giocattoli alla linea Cars, che produce, a distanza di 6 anni, ancora i maggiori incassi. Il film è a livello di bambino, il protagonista è un insopportabile Cricchetto caciarone e fastidioso, allo stato brado, senza alcun controllo o gusto della misura. La storia, per quanto abbia sequenze spettacolari e la tecnica di realizzazione sia ancora una volta da mascella spalancata, è banale e abbastanza anonima, insapore. Niente di lontanamente paragonabile a tutto quanto fatto prima. Forse il peggior film in assoluto della Pixar, preceduto da “Vacanze Hawaiiane” che è il corto peggiore in assoluto, diventa stucchevole da tanto è forzato.

Il 2012 esce “Ribelle – The Bravefilm di cui ho parlato abbondantemente ieri e che ora approfondirò.

Non ha niente, riguardo alla storia e alla costruzione dei personaggi, che ricordi la Pixar. Fossi andato al cinema senza sapere niente del film non ci avrei creduto che fosse loro. Il film ricorda molto le produzioni Disney, per piattezza, se non che, come dicevo ieri, la Disney sembra avere un risveglio qualitativo inaspettato. “Rapunzel“, ad esempio, è un film molto più “stile Pixar” rispetto a “Ribelle” e il prossimo “Ralph Spaccatutto” sembra avere le carte in regola per diventare il film d’animazione dell’anno e anche questo è Disney.
Ribelle – The Brave” è, però, il primo film in cui viene usato il nuovo software sviluppato da Pixar che, dopo 25 anni, sostituisce il vecchio e ormai obsoleto motore. I risultati si vedono, le ambientazioni sono indistinguibili dalla realtà, sembrano riprese dal vero, così come i capelli della protagonista, i peli degli orsi, il bosco con le foglie e tutto il resto di quello che si vede. Ma è l’unico merito che ha.

Io spero che questa caduta della Pixar sia solo una parentesi momentanea, un po’ di stanca in 25 anni di eccellenza è comprensibile. Mettiamoci anche tutti i problemi di lavorazione di cui ho parlato nel post di ieri su “Ribelle – The Brave” e cominciamo a sperare che la stella ricominci a brillare come ha fatto fino ad ora.

Tra questo e l’anno prossimo usciranno al cinema “Alla Ricerca Di Nemo 3D” e “Monsters & Co. 3D“, riedizioni dei due film rimasterizzati in 3D, sperando che gli incassi di questi due li appaghino sul lato commerciale così da non avere più un “Cars 2“.
Seguirà  poi “Monsters University“, prequel di “Monsters & Co.“, storia di Mike e Sully al college. Puzza di roba commerciale lontano 1 chilometro, purtroppo, ma la speranza è l’ultima a morire.

Per quanto ami la Pixar tutte le volte che presentano un film sulla carta non mi ispira particolarmente e ogni volta temo che sia l’inizio della fine, poi vengo puntualmente smentito e mi innamoro del film che vedo. Purtroppo gli ultimi 2 anni sono stati un duro colpo al cuore, ma spero recuperino e ci regalino altri 25 anni di grandi film.

 

 

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Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"