Come sapete, mi piace raccontarvi dei fatti miei.

Questa settimana voglio parlarvi del mio cuginetto, un frugolino di sette anni che, dato il divario d’età, mi chiama zia.

Dunque, il mio frugolino, di nome Lorenzo, è sulla buona strada per diventare un giovane nerd. Il tutto ovviamente incoraggiato e sostenuto dalla sottoscritta.

Tutto è iniziato all’incirca tre mesi fa, appena dopo la fine della scuola. Mia zia, che lavora tutto il giorno, non lo poteva tenere e perciò pensava di mandarlo ad un’estate ragazzi. Le ho detto di non preoccuparsi, che me ne sarei occupata io. Un sotterfugio per poterlo tenere sotto la mia influenza, ovviamente.

Stava con me tutto il giorno. Al mattino si scatenava come un piccolo diavolo (in spiaggia si tramuta in evil kids: per chi non sapesse cosa sia, è una delle sottospecie del Popolo del Mare), ma il pomeriggio stavamo a casa. Colpa della mole spaventosa di compiti che dovevo smaltire e, piuttosto che trovarmi a settembre a dover fare le ore piccole per finire, ho preferito farmeli con calma e relativo relax.

Dicevo, il pomeriggio stavamo a casa. E cosa fargli fare? Non mi andava di farlo stare davanti alla TV o a un videogames. Improvvisamente, è sopraggiunta l’idea brillante. L’ho sistemato sul tappeto e gli ho dato tutti i miei fumetti, con una sola raccomandazione: “Leggi per divertirti.”

E così, mentre smaltivo allegramente la mia piccola montagnola di greco&latino, Lorenzo si divorava, letteralmente, i vecchi fumetti di mio padre. A fine giornata, quando mia zia è venuto a prenderlo, quasi non voleva andare via.
Ogni giorno si leggeva qualche fumetto, ogni giorno era sempre più contento. Al mattino giocavamo ai supereroi (voleva sempre fare il cattivo, piccino di zia) e al pomeriggio ci dedicavamo alla lettura.

Dopo circa un paio di settimane dall’inizio della sua evoluzione, ho iniziato a introdurlo al mondo del fantascientifico. Quando finivo i compiti, me lo prendevo in braccio e gli leggevo un paio di capitoli di Asimov, giusto per stare sul classico. Abbiamo (ri)visto insieme tutti gli episodi del nuovo Doctor Who: ne è rimasto letteralmente conquistato. Si accomodava sulle mie gambe e con un clic del mouse dava il via alla puntata. A volte si spaventava (la puntata che gli ha fatto più paura è stata quella della Biblioteca), spesso rideva, ma quasi sempre rimaneva meravigliato davanti ai viaggi e alle avventure del Signore del Tempo e delle sue companions.

L’ho introdotto a Star Trek, la serie classica. Abbiamo visto una ventina di episodi, poi siamo passati a Star Trek Enterprise, continuando con Star Trek Voyager, concludendo con Star Trek The Next Generation. Gli ho fatto fare un fantastico viaggio nel futuristico mondo di Gene Roddenberry, di cui si è follemente innamorato, tanto che, quando qualcuno gli chiede cosa vuole fare da grande, risponde: “Il capitano di un’astronave, come Picard.”, amore di zia.

Gli ho fatto vedere la trilogia di Star Wars. Si è affezionato molto a Yoda, un classico. Adorava il suo modo nonsense di parlare. “Così quando mamma mi sgrida perché dico cose senza senso posso dirle che anche Yoda parla così.”, Han Solo sarebbe fiero di lui.

Quando abbiamo finito di leggere Io Robot di Asimov, sono passata a Harry Potter, un filo più leggero. Film e libri: gli ho passato tutto. Gli sono piaciuti moltissimo, anche se devo dire che preferisce la fantascienza. E’ chiaro che da adolescente ha più probabilità di diventare un Whovian o un Trekker che un Potterhead.

In tutto questo tempo ha continuato a leggere i miei fumetti. Quando li ha finiti, e non erano certo pochi, l’ho portato dal mio carissimo, vitale, migliorissimo amico fumettaro, nella sua biblioteca di fumetti. Marvelliano fino al midollo, anche se ha una notevole collezione di fumetti DC, condivide i suoi albi con pochi eletti, tra i quali, fortuna mia, sono annoverata. Credevo di dover penare non poco per convincerlo a condividere con mio cugino la sua vasta biblioteca. Mai pensiero fu più sbagliato: è bastata un’occhiata, un mezzo sorriso e il mio amico si è sciolto come un cubetto di ghiaccio al sole. Perché io non faccio lo stesso effetto? Ho dovuto penare per riuscire ad accedere all’elité scelta degli scrocconi. Non è giusto!

Comunque, morale della favola: Nerd si nasce, certo. Se si ha una piccola predisposizione alla lettura si è avantaggiati. Ma fondamentale è la presenza di qualcuno che porti a galla le inclinazioni nerdose del soggetto. Con mio cugino ce l’ho fatta, ormai va felice e sereno per la sua luminosa strada costellata di meraviglie e immaginazione. Spero di farcela anche con gli altri (di cui vi ho fatto un cenno nell’articolo precedente), in modo che si facciano compagnia. E questo è tutto, amici.

In caso non vi vedessi, buon pomeriggio, buona sera e buona notte!

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"