Non sono uno che guarda molta televisione.

Quando sono a casa mi guardo film in dvd o Blu-Ray, serie Tv in lingua originale trovate per altre vie, leggo fumetti e libri, gioco con la PS3, insomma mi nerdizzo.

Capita però che a volte non abbia voglia di fare tutto questo, di prendermi una pausa e di distrarmi, quindi un giro sul digitale terrestre me lo faccio. Tengo a precisare che non ho Sky per 2 motivi: il primo è che non ho voglia di spendere per una cosa che sfrutterei molto poco, poi sentendomi in colpa perché spendo per niente alla fine; il secondo è che quello che mi interessa me lo procuro altrimenti.

Quindi, dicevo, se guardo la tv lo faccio con il digitale terrestre. Per me digitale terrestre significa, essenzialmente, 3 canali: Cielo, Real Time e DMAX.
Questi 3 canali soddisfano abbondantemente la mia voglia di televisone.

Quest’estate, avendo finito la scorta di roba da leggere e non essendomi portato dietro la PS3, mi sono guardato un bel po’ di televisione. Ho scoperto che mi piacciono i Talent Show, quei programmi dove la gente ci prova, va a fare il provino e partecipa a questo mega concorso a eliminazione per diventare il nuovo cantante, la nuova stella della moda, il nuovo cuoco, vincendo anche un po’ di dindi…

Ho visto un po’ di repliche di X-Factor, quel talent dove vanno i giovani e meno giovani, che vivono per la musica, che hanno la musica dentro e tutte quelle robe lì, dette tra fiumi di lacrime perché ci credono davvero. Soprattutto i rocker che se ne sbattono delle convenzioni, che si ribellano contro il sistema… e vanno a fare i provini a X-Factor.
La roba più divertente, però, sono i giudici che si scannano scontrano sulle decisioni da prendere. Sentire parlare Anna Tatangelo di musica è qualcosa di sublime, un po’ come sentire parlare me di astrofisica nucleare o microbiologia molecolare.

A volte però vengono fuori dei veri talenti capaci di incantare il mondo intero, come successe con una concorrente bulgara nel 2008 che spopolò cantando “Ken Li” di Mariah Carey…

TUTTI IN CORO! “Ken liiii tulibi dibi daucciuuuù, Ken liiiiiiiiii…”, fantastica, mi emoziona ancora.

Ma anche noi italiani non siamo da meno, abbiamo dei veri talenti. Come un ragazzo, allevato dai Tenori di Torino come Mowgli dai lupi, che si presentò nel 2009 a X-Factor. Per evidente ignoranza dei giudici, Mara Maionchi in primis, non fu capito e cacciato malamente.

Io sinceramente lo capisco, sotto la doccia da solo sono davvero bravissimo quando canto, sembro Freddy Mercury, davanti agli altri però mi dicono che raglio come un asino ferito. Eppure una volta uno mi ha detto che sono un contraltro tenorile che canta nella tessitura dei rutti da birra in osteria.

Dai ci sono quasi, ho già gli occhi rossi, scendesse una cazzo di lacrima…

X-Factor ovviamente non è l’unico talent in cui mettere in mostra le proprie attitudini. Uno particolarmente bello è “Italian’s Got Talent“, un po’ la vecchia “Corrida” con gli steroidi.
Qui davvero può andare chiunque a mostrare il suo talento davanti ai giudici. Il cantante, il ballerino, il lanciatore di coltelli, l’acrobata, quello capace di suonare la Carmina Burana facendo le scoregge delle ascelle, insomma chiunque.
Se poi uno è davvero bravo lo capisce subito, perché Rudy Zerbi non dice cattiverie a caso e non fa le scene che si addormenta o se ne va; la De Filippi sta zitta, perché quando vede il talento vero non lo riconosce e non sa che dire, visto che nelle sue trasmissioni non c’è mai gente di talento; Gerry Scotti invece fa la sceneggiata napoletana dove si commuove e cerca di piangere. Se poi uno è davvero, ma davvero bravo Gerry Scotti si strofina il Vicks Vaporub negli occhi e piange sul serio.

Però, tra tutti i Talent Show, i miei preferiti sono sicuramente quelli culinari. Appena ne becco uno in tv non riesco a fare a meno di guardarlo.

Portami un dannato caffè, con due fottutissimi cucchiaini di zucchero del cazzo, per favore!

Si comincia con “Hell’s Kitchen“, un programma fantastico dove un gruppo di ragazzi americani, che non sanno nemmeno condire un’insalata, vanno a farsi insultare pesantemente da Gordon Ramsay, nel tentativo di diventare capo chef nel più rinomato ristorante di Toad Suck, Arkansas (giuro che esiste).
Io se fossi uno di questi ragazzotti però passerei i mesi tra le selezioni e l’inizio del programma a cucinare solo pettini di mare e filetti alla Wellingthon. Non è possibile che dopo sei o sette stagioni che si fanno solo quelle 2 robe lì, ci sia ancora gente in giro che non sa cuocere due capesante in padella.
Comunque, per movimentare il programma, doterei Gordon di un pungolo elettrico per bovini o di uno di quei manganelli spagnoli retrattili. Altro che parolacce a chi sbaglia, poi…

Chissà perché mi piace “Top Chef”

Poi ci sono i talent veri e propri, quelli come “Top Chef” e “Master Chef“, sempre americani, in cui i concorrenti devono preparare i piatti di testa loro. E qui comincia il vero spettacolo.
Innanzitutto i piatti che preparano sono semplicemente meravigliosi. Si mettono a cucinare roba che nemmeno nelle cucine più alte di tutta l’alta cucina si sognerebbero di fare. Cose come: brasato di controfiletto di alce etiope in salsa di tafano, accompagnato da un purè di papaya del Madagascar al pepe fucsia e formaggio di asina e per contorno un’insalata di ortica e gramigna con vinegrette all’italiana. Se non avete l’acquolina in bocca è perché non siete dei buongustai.
La cosa che mi fa impazzire, però, è che gli americani godono nel fare le sfide. Loro campano in un costante clima di tensione generato dalla loro innata competitività. Per sopravvivere in queste condizioni, sono tutti degli ottimi motivatori di se stessi e, nelle interviste durante le prove, sono bravissimi a evocare doti ancestrali che, secondo loro, li porteranno alla vittoria. Ad esempio: devono fare una prova che consiste nel preparare un piatto italiano e nell’intervistina dicono cose tipo: “Sono assolutamente il migliore. Sono sicuro di vincere! Sono avvantaggiato rispetto agli altri perché ho la cucina italiana nel sangue. Mio nonno nel ’45 era in Italia durante la guerra e ha mangiato un sacco di volte le orecchiette con le cime di rapa!“, immancabilmente chi dice così poi viene eliminato, è matematico. Anche perché poi fanno un piatto che con l’Italia non c’entra assolutamente una cippazza di niente. Fanno robe tipo: pasta con ragù d’ananas e menta brizzolata del Nepal. Ovviamente dentro ci mettono quelle 6 o 7 teste d’aglio che son convinti che in Italia l’aglio lo mangiamo come fosse una mela. Un po’ come cucina Buddy Valastro.

A proposito di Buddy Valastro, anche lui conduce un talent show: “The Next Great Baker“, in cui un branco di sedicenti pasticceri, armati di strumenti da carpentiere, tirano su monumentali puttanate torte piene di compensato, tubi in PVC e motori a 2 tempi per farle muovere. Il tutto poi viene ricoperto da cereali impastati, pan di spagna e tonnellate di cioccolato plastico. Non le mangerei nemmeno se ne andasse della mia vita.

Anche in Italia è arrivato “Master Chef“. In cui Carlo Cracco fa un po’ il Gordon Ramsay della situazione e Joe Bastardich Bastianich guarda tutti i concorrenti con aria di sufficienza e assaggia tutto con la tipica espressione di chi sta per mangiare una forchettata di cacca di cane.
Però è abbastanza divertente, nella prima edizione italiana sono arrivati in finale una presuntuosa ragazza napoletana in ciaVatte bravissima che friggeva ogni piatto che cucinava, a volte friggeva anche le posate, e Spyros, l’outsider, che senza menarsela alla fine ha vinto.

No, non questo Spyro…

… questo Spyros!

La nuova stagione dei talent show è alle porte, non vedo l’ora di ritornare a vedere i miei, unici, programmi preferiti e ammirare tutta quella masnada di gente che ha il talento nel sangue!

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"