Un po’ di tempo fa ho parlato dei Vampiri e di come, da oscuri predatori notturni, si sono trasformati in emo effeminati dai poteri catarifrangenti. Merito del cinema e della letteratura di bassa lega.

Ma i Vampiri non sono l’unico “mostro classico” a subire gli effetti della sovraesposizione e dell’infighettamento per essere serviti a giovani dalle attività cerebrali piuttosto piatte. Ultimamente ci sono anche gli Zombie a far loro compagnia.

Ormai, ovunque si capiti, non si fa altro che parlare di Apocalisse Zombie, droghe che zombificano, Zombie di qua, Zombie di là, cos’accadrà, cos’accadrà?

La leggenda degli Zombie affonda le sue origini nei riti voodoo di Haiti. Qui per “Zombie” si intende persone private della coscienza costrette a vagare come schiavi dello stregone, Bokor, che li ha privati di tutta, o parte dell’anima.

La paura maggiore per gli haitinai, non eranto gli Zombie, ma diventare uno di essi. Evidentemente anche qui in Italia la zombificazione ha preso piede, vedendo quanti calcio&figa girano allo stato brado.

Però gli Zombie haitiani hanno poco a che fare con i morti viventi, affamati di carne e cervello umano, occidentali.

Per i nostri morti viventi dobbiamo dire grazie a Geroge Romeno, e al suo “La Notte Dei Morti Viventi” del 1968, che ha dato il la al mito dello Zombie come persona deceduta che, tornata in uno stato di vita priva di coscienza, segue l’unico istinto di cibarsi di altra carne umana.
Il film di Romero non era altro che una sottoscrizione della lotta di classe che in quegli anni stava scuotendo l’america ed il mondo. Romero con quel film invitava gli operai, i dipendenti, i senzatetto a ribellarsi contro chi deteneva il potere. Le masse povere, molto più numerose dei pochi ricchi, potevano assediarli e strappare loro il potere, prendere le loro ricchezze e spartirsele, equilibrando il mondo. Ovviamente gli Zombie rappresentavano le classi sociali più basse che si svegliano e assediavano i ricchi, asserragliati in una casa, che tentavano di difendersi e mantenere il loro status di vivi.

Lo Zombie, come lo conosciamo noi, ha sempre avuto un forte valore simbolico ed è sempre stato usato come metafora della società.

A livello puramente horrorifico, lo Zombie è una delle cose più spaventose che mente umana abbia mai potuto partorire. Più di Sanremo e Miss Italia messi insieme e trasmessi a oltranza a reti unificate. Persino più del Red Ring Of Death della 360 o dello Yellow Led della PS3!
È spaventoso perché rappresenta quello che ci potrebbe essere, o non essere, dopo la morte. La morte di una persona cara è già un fatto tragico di per sé, c’è l’afflizione per la perdita, la mancanza, la nostalgia, ma il fatto che il nostro caro poi si risvegli e, invece di proteggerci e amarci come faceva in vita, provi a mangiarci vivi, senza riconoscerci, è quanto di più atroce si possa immaginare, ancora di più se per fermarlo siamo costretti a sparargli in fronte o a spaccargli la testa con qualcosa.
Lo Zombie è anche inarrestabile. Essendo già morto non soffre, non sente dolore, gli si possono spezzare e amputare le gambe o le braccia e lui continuerà ad avanzare per mangiarci; anche spiccargli la testa dal corpo non serve, continuerà a “vivere” e tentare di mordere. Al di là di questo, lo Zombie singolo non è nemmeno una gran minaccia, è lento, non ha capacità cognitive, certo è molto forte non avendo abbastanza intelligenza per dosare la propria forza, ma è comunque affrontabile con una qualsiasi arma o oggetto contundente. La cosa che spaventa, almeno me, è la moltitudine, l’essere circondati, non avere via di scampo se non uccidendoli tutti, cosa pressoché impossibile se sono una cinquantina a circondarti.
In più credo che a nessuno faccia piacere essere sbranato vivo, sentire la propria carne strappata dalle ossa a morsi, il ventre squarciato e gente che ci ravana dentro per mangiare tutto ciò di molle che abbiamo in corpo. Un’esperienza terribile, soprattutto se non si sviene o si muore subito per il dolore.
Il fatto poi di essere soltanto morsicati e sapere di trasformarsi, previa morte, in uno di loro è la ciliegina sulla torta.

Con queste premesse è ovvio che cinema, letteratura, fumetti e videogiochi si buttassero a pesce nello sfruttamento della tragica figura degli Zombie.

Nel ’78 è sempre il loro padre spirituale, George Romero, a usarli per sfottere la società americana dell’epoca con “Zombi“. Romero associa le famiglie americane ad un branco di Zombie che, completamente plagiate dal consumismo, si affollano all’esterno di un centro commerciale, al cui interno sono asserragliati gli ultimi sopravvissuti all’apocalisse. Gli americani, come gli Zombie, sono privati dell’anima dalla voglia di spendere per comprare quello che la pubblicità dice loro. Attaccano il centro commerciale perché è il gesto che più hanno ripetuto durante la loro vita ed è l’unica cosa che riescono a fare.
Alla fine del film si salvano solo in due e decidono di scappare in Canada, una versione pulita e non corrotta dell’America.

Nell’88 Wes Craven torna alle origini del mito dirigendo “Il Serpente E L’Arcobaleno“, un film ambientato ad Haiti e tratto dall’omonimo libro di Wade Davis. Qui gli Zombie non sono proprio morti viventi mangiatori di uomini, ma gente a cui è stata rubata l’anima dagli stregoni voodoo per mezzo della magia nera.

Nei videogiochi gli Zombie appaiono per la prima volta nel 1996 grazie a Capcom e al suo “Resident Evil“. Il videogioco ha un successo planetario, dando origine ad una serie di remake e sequel in cui gli Zombie, di volta in volta, si evolvono e si trasformano in esseri sempre più spaventosi.
Il primo “Resident Evil“, però, è una pietra miliare videoludica, veramente terrorizzante, con atmosfere azzeccatissime, colpi di scena, location da manuale, citazioni a gogo, ma il verotocco di classe erano le inquadrature fisse  e allo stesso tempo cinematografiche, che creavano una suspance e una tensione costante per tutto il gioco. Il fatto di avere i proiettili contati, poche possibilità di slavare la partita, rendeva il gioco estremamente difficile, una mossa sbagliata significava vedere la scritta Game Over sullo schermo. Senza ombra di dubbio uno dei migliori videogiochi di sempre.

Nel 2002 c’è la prima vera evoluzione degli Zombie dalla loro nascita: nelle sale esce “28 Giorni Dopo” di Danny Boyle. La pellicola prende “in prestito” molte trovate da opere precedenti. Ad esempio gli Zombie che corrono sono presi da un film italiano del 1980: “Incubo sulla città contaminata“; mentre il virus “Rage” che trasforma tutti in Zombie è chiaramente il “T-Virus” di “Resident Evil“.
In questo film la possibilità di tenere gli Zombie a distanza, grazie ai loro movimenti rallentati, non esiste più, correre non serve più per salvarsi. Gli Zombie diventano delle perfette macchine di morte. Alcune scene sono da cardiopalma, come la macchina del protagonista che si blocca nel tunnel, altre sono si una cattiveria unica, nel senso buono del termine, essendo questo un horror.

Lo stesso anno esce il primo “Resident Evil“, adattamento cinematografico che ha dato inizio ad una vera e propria saga. Il primo film è abbastanza, ma non troppo, simile al videogioco, gli altri se ne distaccano completamente, diventano dei film action e dei lunghi spot per Milla Jovovich, la protagonista. Insomma, roba abbastanza dimenticabile, si possono vedere in compagnia, ma nulla più.

Ad esempio il remake di “Zombi“, “L’Alba Dei Morti Viventi“, di Zack “300” Snyder, del 2004, potrebbe essere letto come un accusa al governo americano di non fare niente per preservare i valori a stelle e strisce e il popolo americano. La possibilità che ha chiunque di entrare negli Stati Uniti, di svegliarsi una mattina e decidere di convertirsi all’Islam, di diventare americano con matrimoni di comodo e mille altre cose, imbastardisce e indebolisce il popolo americano stesso, e chi ancora tiene a difendere determinati valori, è lasciato completamente solo.

Almeno questa è la mia interpretazione e penso sia giusta, altrimenti è proprio un film dimmerda!

Nello stesso anno esce “L’Alba Dei Morti Dementi“, cult movie di  Edgar Wright. Qui la critica alla società inglese e ai “bamboccioni” è particolarmente feroce ed esilarante. Shawn è uno che si accontenta, non ha ambizioni, non ha midollo, passa indolente la propria vita tra un lavoro di basso profilo e le serate al Winchester Pub. Shawn pensa di essere felice così, la mattina in cui si alza e si trova circondato da Zombie, nemmeno si accorge, anche perché tutti si comportano come sempre, anche se sono Zombie. Quando Shawn si rende conto dell’accaduto deve crescere di colpo per salvare la propria famiglia e i propri cari, insegnando anche a loro che comunque la sua vita e i suoi “punti fermi” non erano così male.

Nel 2009, con “Benvenuti A Zombieland“, Ruben Fleischer cerca di creare un’altra commedia a base Zombie, come quella di Wright. Il film funziona molto bene fino all’entrata in scena di Bill Murray, dopo si perde per strada diventando di una banalità disarmante con un finale degno dei peggiori film di serie Z in quanto a faciloneria.
Peccato un’ottima occasione sprecata.

Occasione che invece non spreca Robert Kirkman con la sua serie a fumetti “The Walking Dead“. Kirkman crea un film sugli Zombie praticamente infinito. Lui ha sempre desiderato sapere cosa succede dopo che il protagonista dei film si salva, e con il suo fumetto mette in atto questa logica della storia perpetua. il fulcro di tutto sono un gruppo di sopravvissuti all’apocalisse Zombie che lottano per rimanere vivi. In realtà i morti viventi sono solo il McGuffin che spinge il gruppo di persone ad agire e a creare una mini società e gestirla. Il vero fulcro del fumetto è la caratterizzazione dei personaggi e la loro evoluzione in un mondo completamente stravolto.
Una delle migliori serie a fumetti degli ultimi anni, che merita un post tutto suo. Ha anche generato un telefilm omonimo, peccato che gran parte delle qualità che hanno reso il fumetto un cult si è persa nel passaggio dalla carta allo schermo, ne risulta un prodotto abbastanza noioso che non aggiunge nulla a quanto già visto e detto sugli Zombie, e sulle situazioni derivanti, fino ad oggi.

Ben diverso è invece “Marvel Zombies“, allegoria dei fan dei comics Marvel, in cui i supereroi vengono zombificati e annientano le persone che, nelle serie canoniche, cercano di difendere a tutti i costi. Divertente da leggere, ma nulla più.

Come vedete gli Zombie ultimamente vanno molto di moda. Nascono blog che parlano di apocalisse Zombie, ci sono fumetti, videogiochi, film, serie Tv.
Purtroppo è questo il destino degli Zombie: per poche pellicole in cui hanno una qualche valenza simbolica e vengono usati per dire qualcosa di concreto e fare un’analisi del mondo in cui ci troviamo, ce ne sono tantissime altre in cui sono semplice carne da cannone, un pretesto per far vedere tonnellate di violenza e sangue, ma senza alcun fine. Gli Zombie nella maggior parte dei film sono sacchi di carne a cui sparare, far saltare in aria, spaccare la testa a colpi di mazza da baseball.

La Michigan State University propone un corso per sopravvivere agli Zombie.

Mentre un video ci mostra come superare un’imminente apocalisse Zombie in piena regola.

C’è pure chi fornisce le istruzioni per convertire la propria casa trasformandola in un bunker anti Zombie, come potete vedere qui sotto.

E ormai è facile imbattersi in una “Marcia Zombie” in una qualche città d’Italia, a me è capitato proprio ieri a Torino, per esempio.

È ovvio che ormai gli Zombie siano completamente inflazionati e non abbiano più un momento di pausa, ormai chiunque saprebbe difendersi da loro, ci credo che siano così stressati dall’essere sull’orlo di un esaurimento nervoso, chi non lo sarebbe al loro posto?

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"