Che cosa accomuna un libro d’avventura come “Il Conte di Montecristo” e un film dimmerda di fantascienza come Prometheus?

Apparentemente, ma non solo apparentemente, niente. Diciamo però che c’è, da un certo punto di vista, una relazione ossimorica tra queste due opere della fantasia.

La mia riflessione nasce in seguito a una lettura “critica” del bellissimo libro di Dumas. Intendiamoci, non sono così pazzo, rompipalle e precisino della minkia da mettermi a far le pulci anche ai classici, però ho avuto la malaugurata idea di leggere la prefazione di Umberto Eco e non ho potuto fare a meno di notare certe cose.

Il caro Eco non analizza i contenuti del libro ma lo stile. Non analizza i contenuti semplicemente perché, dal punto di vista dello svolgimento della trama, non ci sarebbe niente da dire: è uno dei libri più avvincenti mai scritti. Quindi siccome non è un cretino, si concentra sull’analisi della forma.
Dumas ai suoi tempi non lo cagava nessuno non era considerato un autore di livello. Era snobbato da colleghi e critici, i suoi libri erano romanzi d’appendice, pubblicati a puntate su riviste, non vera e proprio letteratura. Insomma c’era nei suoi confronti lo stesso atteggiamento che troviamo oggi nei confronti dei fumetti, anche loro non del tutto sdoganati nel mondo degli intelletuali snob moderni.
Alexandre scriveva  quindi, per i francesi dell’epoca, dei romanzetti da quattro soldi. E infatti veniva pagato come uno stagista dei call center, a cottimo, in base al numero di righe presenti nei suoi libri. E qui nasce il problema del libro.

Ci sono dialoghi inutili, talvolta persino ripetuti a poche pagine di distanza, aneddoti fuoriluogo e privi di interesse/significato/contesto, ogni volta che i personaggi si incontrano si salutano dieci volte di fila prima di cominciare a parlare, e via dicendo.
Se non avessi letto la prefazione forse queste cose sarebbero scivolate via più facilmente, ma ora non posso più fare a meno di notare quanti pretesti siano stati inseriti per gonfiare un libro da 5-600 pagine fino a farlo arrivare a più del doppio, solo per questioni economiche.

Insomma ci sono difetti di forma che ne fanno uno dei libri più belli, ma nello stesso tempo peggio scritti della storia. Questa considerazione fa fare al mio cervello nerd malato un collegamento al film di Ridley Scott/Damon Lindelof.

La visione di Prometheus ha gettato nello sconforto la maggior parte dei nerd. In special modo i nerd dotati di neuroni funzionanti, non quelli che applicano bendaggi di fette giganti di prosciutto a occhi e cervello prima di andare al cinema e che poi seguono i film con lo stesso livello di attenzione con cui, in casa di riposo, gli anziani guardano Pomeriggio 5 con Barbara D’Urso.
C’è infatti una parte della popolazione umana che lo ritiene un bel film esente da errori nella sceneggiatura. Per carità, tra le perversioni esiste la coprofilia e persino la coprofagìa, ognuno ha i suoi gusti, però esistono cose oggettive: la puzza è puzza, un film scritto a cazzo male, è scritto male.
Noi comunque non siamo tra questi e siamo rimasti molto delusi. Lord Casco è addirittura inconsolabile e ha trascorso le giornate, da quel fatidico 15 settembre, a vagare per casa con lo sguardo perso nel vuoto ripentendo ad alta voce “visivamente però è il film di fantascienza più bello che ho visto, visivamente però è il film di fantascienza più bello che ho visto, visivamente però è il film di fantascienza più bello che ho visto…“.

Lord Casco durante il suo vagare disperato per casa

Il suo delirio ha un fondo di verità, anche io condivido questo pensiero.

Ridley Scott è uno che ama l’analogico, contrariamente alla tendenza attuale. Fa un lavoro diametralmente opposto a quello, per esempio, di James Cameron con Avatar. Anziché usare la computer grafica per qualsiasi cosa, preferisce costruire “fisicamente” tutto il possibile.
Devo dire che personalmente apprezzo tantissimo questo modo di lavorare: mi sono un po’ stufato di vedere personaggi e ambienti un po’ sbiaditi e plasticosi, in una parola piatti. Perché il risultato che restituisce il computer spesso e volentieri è questo. E ultimamente viene usata e abusata ovunque.
Dal punto di vista degli effetti analogici Prometheus segna, per me, un nuovo termine di paragone. Peccato che però manchi tutto il resto, che i contenuti non siano lontanamente all’altezza dell’aspetto visivo.
Quindi a meno che non siate abituati a guardare un film senza sonoro, i problemi vengono fuori con la storia che sta dietro le immagini, scritta da quel delinquente di Damon Lindelof. Uno che evidentemente non è pagato a righe scritte, ma è pagato a prescindere, indipendentemente da qualunque cosa scriva (che sia raccomandato?).

I difetti di sostanza quindi, di cui ha già parlato MrChreddy, ne fanno uno dei film più dimmerda sconclusionati della storia del cinema, nello stesso tempo però l’abilità e il gusto del regista ne fanno uno dei film più belli che ho mai visto. Belli si intende per la vista, ovviamente.
Fino ad oggi non mi ero mai posto la domanda se un film potesse essere bello e brutto nello stesso tempo, perché la logica suggerisce che solitamente un film girato male dovrebbe aver dietro una storia pessima e poco curata, un film girato con una cura maniacale per la cosmesi ci si aspetta che sia sostenuto da una storia almeno vagamente coerente. Eppure la risposta, inaspettata e contro ogni logica, me l’ha data Prometheus, senza che sentissi il bisogno di conoscerla a dir la verità.
Esistono film brutti e belli nello stesso tempo!

Ultimamente sto vivendo un periodo strano: leggo dei libri molto belli ma scritti male, vedo dei film molto brutti ma girati bene.
E soprattutto scrivo post come questo, in cui ribadiamo nuovamente il nostro pensiero su uno dei film più attesi dell’anno, sperando che aiuti la catarsi di Lord Casco e lo faccia uscire dal suo stato catatonico.

Scritto da: Capitan Catarro

"Mi stai facendo piangere e ti assicuro che non ti piacerà vedermi piangere!"