Si sa, la pubblicità è l’anima de li mortacc… del commercio. Ogni prodotto, ogni marca, ogni cosa immessa sul mercato viene pubblicizzata in tv, alla radio, al cinema, sui giornali, per strada, al telefono, nei videogiochi, in mail, ovunque. Manca solo che riescano a trasmetterci della pubblicità pure mentre dormiamo e poi potremmo avere delle interessantissime discussioni del tipo: “Oh, ma sai che stanotte ho sognato che l’adesivo per dentiere sta a metà prezzo?“… che non sarebbe male se poi ci si potesse fare qualche tipa delle pubblicità. Io firmerei per avere pubblicità di intimo femminile nei miei sogni tutte le notti.

Ma non è dei miei sogni e desideri che volevo parlare, bensì della pubblicità stessa.

Per farla bisogna studiare, diventare scienziati del “plagio per rottura di coglioni“. Sì, perché la pubblicità funziona così, continuano a propinarcela finché non penetra a fondo nel cervello e si instaura dentro come il verme nella mela, poi, mentre siamo al supermercato, persi tra i pannoloni per adulti e la crema per le emorroidi, ecco che vediamo un colore, un disegno, una boiata qualsiasi e TAC! ci torna in mente la fottuta canzoncina o lo sketch o il motivetto e HOP! ci viene una voglia irrefrenabile di comprare il Whiskey invecchiato 460 anni in botti di rovere, mentre i cowboy giocavano a tirarsi i tappi in faccia a vicenda.

Per condizionarci così non ci si può improvvisare pubblicitari, bisogna studiare, capire i meccanismi con cui trapanarci la mente e schiaffarci dentro quello che vogliono che compriamo.

Quello che vediamo negli spot non è mai casuale, gli spot sono fatti secondo delle rigidissime regole, tutto è studiato, tutto è pianificato: la musica, le parole, i gesti, le fighe belle donne, e tutto il resto deve avere un determinato effetto nel nostro subconscio, in modo da mandarci in giro come agenti dormienti pronti a svegliarsi ad una parola d’ordine e spendere i soldi.

Ma da tutta questa scienza, tutte queste regole, spesso sfornano spot e pubblicità ridicole, che ottengono l’esatto opposto dell’effetto voluto. Parlo per me, sia chiaro, ci sono prodotti che, a causa di spot particolarmente antipatici, non voglio vedere nemmeno di sfuggita.

Adesso c’è la moda di mettere antipatici animali parlanti negli spot. In effetti la moda è cominciata anni e anni fa, quando c’era quell’inquietante ippopotamo blu che si aggirava tra i bambini piccoli. Da piccolo ne ero terrorizzato.

Non che siano migliorati con gli anni gli spot dei pannolini. Ora i pannolini vanno bene per tutti i bambini, soprattutto per quelli con una grave dipendenza da anfetamine che continuano a correre esagitati per casa. Che almeno se se la fanno addosso e collassano sul divano non lo sporcano perché il pannolino trattiene tutto. Ma tutto tutto però, fino a 15 kg di prodotto, perché i bambini delle pubblicità sono piccoli e carini, ma cagano come dinosauri.

A proposito di farsela addosso. Dove è finita la carta igienica con 10 piani di morbidezza?
Adesso c’è la carta igienica lunghissima, che va in giro con gli adepti che la inseguono nemmeno fosse Forrest Gump. Che poi quella carta igienica è così lunga che se gliela dai a Muciaccia di “Art Attack“, insieme ad un barattolo di colla vinilica, può facilmente mummificare la nonna con un rotolo solo.

Non bastasse la carta igienica trascinatrice di folle, c’è quella morbida e ultra resistente insieme, che gli scienziati della Tempo hanno creato mischiando incudini e batuffoli di cotone, inventando anche il nome della caratteristica: la Morbistenza!

Che poi il dubbio è più che lecito: chi usa questa carta morbida e ultra resistente insieme? Forse c’è in giro una grossa fetta di mercato con le lame rotanti che gli escono dal culo.

Ero partito dicendo che c’è la moda degli animali parlanti. Dopo la versione ippopotama del Dottor Manhattan, nella mia tv ha imperversato il gorilla romano e simpaticone che sparava vecchie battute sottili come il fusto delle querce secolari. Grazie a lui ho smesso di bere il Crodino, l’analcolico biondo che si fa odiare dal mondo. Il gorillone simpaticone proprio non lo sopporto. Mi innervosisce così tanto che se vedo il Crodino mi viene la psoriasi. Ma dico io, con tutti i gorilla che vengono uccisi nelle foreste, per mozzargli le mani per farci i portacenere dei ricchi, ma proprio quello con il dono della parola doveva salvarsi?!

Per star dietro al gorillone simpaticone la Vodafone ha deciso di far scendere in campo l’orso milanese. Che poi la Vodafone è la seconda volta che usa animali, dopo la famiglia Totti.
Comunque nella pubblicità Vodafone c’è quest’orso di nome Bruno, che originalità, doppiato da Diego Abatantuono e parla al telefono continuamente, riciclando le battute di successo dei film famosi di Diego, come Marrakech Express. Da quando la fanno sento l’incontrollabile impulso di tornare alla Tim. Che, tra l’altro, avevo abbandonato a causa della pubblicità a puntate con De Sica e Belen.
A proposito di operatori telefonici, la Wind ha definitivamente ucciso la già decadente carriera di Aldo, Giovanni e Giacomo. Quando li vedo arrancare in quegli spot provo delle fitte di pena nei loro confronti. Poveretti, una volta facevano anche ridere.

Ma la regina delle pubblicità odiose è sicuramente quella dei biuster würstel con Teresa Mannino!

Per quale arcano motivo uno dovrebbe essere invogliato a mangiare i würstel se sono pubblicizzati da un’acida e antipatica tiranna? Perché ogni volta che vedo quella pubblicità spero che quel frescone, che dovrebbe essere il suo fidanzato, si ribelli e la abbatta, macellandola lì in giardino davanti a tutti, e poi faccia quelle 4 ossa messe in croce al barbecue insieme ai würstel?
A me i würstel piacevano prima che arrivasse questa qua a renderli un alimento repellente. Ma dico, uno non è che può essere spinto a provare odio pure per i würstel.
Mi devo ancora spiegare come la Mannino sia riuscita a fare successo. Oltre a non far ridere, non è nemmeno figa. Dovrebbero dedicarle una puntata di Voyager, invece di perdere tempo con alieni e templari.

Infine, tra tutte le pubblicità insopportabili, spiccano quelle sui profumi. Quelle in bianco e nero, dove gente efebica e serissima cammina in lunghi corridoi, poi si incontra, si accarezzano e viene fuori il nome del profumo: “Eau de Bacarozz by Sarcazzochi“. Capisco che non è facile trasmettere il profumo in immagini, ma almeno bisognerebbe fare roba stimolante, che trasmetta sensazioni positive, non opprimente tristezza e un leggero stato d’ansia.

Ogni volta che disgraziatamente vedo la televisione, invece di un film in blu-ray o qualche telefilm, e vengo bombardato da ‘ste puttanate pubblicità, mi torna in mente il buon vecchio Carosello. Divertente, fresco, originale, anche se ha sessant’anni di più degli attuali spot. Il Carosello, quelle sì che erano pubblicità.

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"