Una volta Elio, degli “Elio e le storie tese” disse che dagli anni ’70 fino a metà degli anni ’80 c’era musica di gran qualità, poi il nulla. Vado a memoria, non sto citando, ma il discorso era questo.
Personalmente non sono così radicale, ci aggiungerei altri 6-7 anni per non escludere alcune perle dei Mr. Big, degli Extreme, dei Nirvana e di pochi altri.

Però, per non contraddire il mitico Elio, con le cui cassette inserite nello stereo passai interminabili pomeriggi davanti all’Amiga, inauguro il primo post musicale di “Nerds’ Revenge” parlandovi appunto di un album uscito a metà degli anni ’80. Nel settembre 1984 per la precisione. In quel tempo Marty McFly non aveva ancora compiuto il suo viaggio nel tempo e Chernobyl forniva tranquillamente elettricità a mezza Bielorussia.
L’album in questione non ha cambiato la storia della musica, non ha rivoluzionato una mazza, non ci sono messaggi politici o significati nascosti da precisini della minkia. E’ solo uno dei miei album preferiti e volevo consigliare a tutti i nerd il suo ascolto.

Come molti avranno capito dall’immagine iniziale si tratta di “Powerslave“, quinto album di studio degli Iron Maiden.
Lo so, è un gruppo Heavy Metal, e a Studio Aperto dicono che il metal lo ascoltano i drogati e le bestie di Satana. Se siete del MOIGE vi chiedo di non spegnere subito il pc e andare a confessarvi leggere queste quattro righe: se riuscirò anche vagamente a incuriosirvi e farvi avvicinare al genere farete di me un uomo nerd felice.
Diciamo subito che contrariamente a quanto potrebbero pensare i non avezzi al genere, in realtà gli Iron Maiden non sono indigesti e pesanti all’ascolto come altri gruppi metal, che personalmente non riesco ad ascoltare nemmeno io (tipo i generi metal che vanno di moda ora, suonati con chitarre distortissime a ventordici corde e gente che al posto di cantare fa i rutti). Li ritengo invece un buon punto di partenza, fatto di melodie e testi interessanti, per avvicinarsi al genere.

Gli Iron hanno sempre amato i riferimenti alla letteratura, alla storia e alla cinematografia e Powerslave ne è pieno.

Uno dei mitici lavori di Derek Riggs

Il primo brano “Aces High” è dedicato agli assi del cielo che hanno combattuto e dato la vita eroicamente sui cieli dell’Europa durante la seconda guerra mondiale. In particolare si narra del cosidetto “Blitz” o Battaglia di Inghilterra (1940), la prima operazione militare condotta esclusivamente dall’aviazione. Prima dell’inizio del brano si ascolta anche un discorso originale di Winston Churchill, che chiede ai suoi soldati, in poche parole, di spaccare il culo sconfiggere i nazisti.

A seguire troviamo “2 Minutes to Midnight“, brano in cui si parla del cosidetto orologio dell’apocalisse. L’orologio in questione segnò effettivamente due minuti dall’Apocalisse (Midnight) in occasione dei test delle prime bombe all’idrogeno russe e americane, negli anni ’50. Ovviamente i nerd non possono ascoltare questa canzone senza pensare anche a David Lightman e all’allarme DEFCON 5… e chissà che anche Bruce e compagni non ci abbiano pensato in fase di scrittura del pezzo.
Segnalo anche la sua presenza tra la colonna sonora di “GTA: Vice City“, il secondo miglior GTA di sempre dopo San Andreas.

Il terzo brano, “Losfer Words (Big ‘Orra)” è strumentale. Che ci crediate o no, la parte ritmica è un omaggio al jazz cosidetto “Afro-Cubano”. Infatti andando oltre la coltre di suoni distorti e concentrandosi sugli intervalli delle note e la ritmica si possono cogliere sonorità tropicali da pirata.

In “Flash of the Blade” troviamo un po’ la storia di Conan il Barbaro. Un giovane si allena a diventare un guerriero abile con la spada (anche Bruce Dickinson, il cantante, è appassionato schermidore) per poter vendicare la famiglia massacrata sotto i suoi occhi di bambino. Leggendarie le parti per chitarra, dall’intro fino agli assoli veri e propri, in cui si trova un po’ il marchio di fabbrica degli Iron Maiden: i due chitarristi, Dave Murray e Adrian Smith, che suonano insieme armonizzando le chitarre per terze diatoniche… ok, ora la pianto di fare il precisino della minkia. Detto in parole comprensibili, è praticamente una polluzione sonora.
Da segnalare anche la presenza della canzone in “Phenomena” di Dario Argento.

Si dice (ma non è sicuro) che il quinto brano “Back in the Village” sia ispirato alla mitica serie (per noi nerd nostalgici) degli anni ’60 “Il Prigioniero“. Il “villaggio” dovrebbe essere proprio il villaggio-prigione in cui viene confinato “numero 6”. A quanto pare, a Bruce e compagni, questo telefilm deve essere piaciuto molto, essendo già presente “The Prisoner” nel precedente album “Number of the Beast“.

La sesta traccia, “The Duellists” è un bell’omaggio al racconto di Joseph Conrad “The Duel” e al relativo adattamento cinematografico di Ridley Scott. Ottimo esempio di cosa è in grado di fare Ridley se si sceglie sceneggiature coi controcaxxi. Altro che le puttanate spaziali di Damon Lindeloffio.

Powerslave, settimo pezzo, che dà anche il titolo all’album, narra la storia di un faraone dell’antico Egitto, incazzato nero perché condannato paradossalmente alla mortalità pur essendo un Dio. Presenta sonorità orientaleggianti e il testo è ripreso anche dai bellissimi artwork da antico Egitto (versione horror) presenti in tutto l’album, come sempre a cura di Derek Riggs.
Anche qui segnalo uno degli assoli più belli del disco. Curioso anche per la mancanza di modulazione, è suonato tutto in Si minore. Capisco che non ve ne frega granché, però vi assicuro che è una cosa abbastanza inusuale, per il genere in questione, che non ci siano cambi di tonalità.

L’ottava e ultima traccia è forse la mia preferita in assoluto. “The rime of the Ancient Mariner” è la trasposizione musicale del famoso poema “La ballata del vecchio marinaio” di Samuel Taylor Coleridge.
Gli appassionati di Monkey Island, storie di pirati o semplicemente di horror non potranno non amare questo pezzo, in cui è presente anche un interludio in cui vengono recitati brani del poema originale, con in sottofondo i rumori del sartiame, del mare, dei gabbiani, etc. Atmosfere ricreate alla perfezione per questa storia di marinai incauti che, insofferenti per le cattive condizioni atmosferiche, uccisero per gioco e frustrazione un Albatro che li accompagnava nel viaggio scatenando una maledizione (l’albatro è un animale sacro e protafortuna) che li porterà a… beh, non spoilero tutto, o vi ascoltate la canzone, o vi leggete Coleridge.
Si tratta anche della canzone più lunga mai scritta dal gruppo, siamo oltre i 13 minuti.

Guai ad uccidere un Albatro…

Come vedete quasi ogni brano propone un qualche tema ascrivibile a mondi e tematiche nerd. O comunque è possibile trovare elementi differenti e più profondi rispetto a quelli che si potrebbero trovare in un album di Gigi D’Alessio e Anna Tatangelo.
La vita ha serbato uno scomodo destino per chi è nato nerd, ovvero l’incapacità di subire passivamente film, libri, fumetti e musica.
Per tutti gli altri la questione musica si risolve con un bel “Oh minkia zio, cazzo c’è, uno zombi in copertina? Ma come stai? fammi sentire David Guetta appalla va‘”.

Comunque anche per questi ultimi ci può essere qualcosa di interessante in proposito da segnalare… per esempio la cover band ufficiale, le Iron Maidens… ehm… forse potrebbero essere l’unico modo per convincere un calcio&figa ad andare a un concerto anziché allo stadio per la serie A.

 

Scritto da: Capitan Catarro

"Mi stai facendo piangere e ti assicuro che non ti piacerà vedermi piangere!"