Quasi mi stavo dimenticando di andarlo a vedere, tanto lo aspettavo e avevo letto bene di questo film.
Già mi sono completamente perso “The Bourne Legacy” e non ci dormo la notte, piango, sono diventato inappetente. Questo “Total Recall – Atto Di Forza” non volevo proprio perdermelo… si fa per dire, in realtà è stata una scusa per vedere un mio amico con cui non uscivo da un sacco di tempo, quindi ci siamo organizzati in fretta e furia e ci siamo fiondati al cinema.

Non ne hanno mai parlato molto bene sinceramente e mi ero preparato ad una porcata colossale e….

… Lo è stata? Era meglio di quello che credevo? Era peggio?

Con calma ci arrivo, sennò smettete di leggere il post subito, prima devo fare un paio di considerazioni.

La prima domanda che mi sorge quando sento che è in cantiere un remake è: “Perché farlo?”

Le risposte più ovvie sono: devo sfruttare un nome di successo per fare soldi senza troppi sbattimenti; siccome scarseggiano le idee originali, la cosa più semplice per buttare al cinema un film in più in un determinato anno è rifare un film vecchio.

Le risposte meno ovvie sono: devo raccontare la stessa storia da un altro punto di vista, focalizzando una tematica che il film originale ha tralasciato; ho da aggiungere qualcosa alla storia originale; oggi ci sono i mezzi tecnici per esprimere meglio le visioni non riuscite del primo film.

Quindi un remake ha senso se aggiunge qualcosa alla storia originale, oppure ne dà una nuova visione.

Un esempio di questo potrebbe essere il nuovo “Karate Kid” con Jackie Chan e il figlio di Will Smith, forse uno dei migliori remake degli ultimi anni. Oltre al rapporto maestro-allievo, in questo si sviluppa il tema l’integrazione in un paese straniero, il confronto delle culture, dei modi, dei rapporti interpersonali ecc… ecc… senza contare le “citazioni intelligenti” in cui si riprendono i punti cardine del primo film, con Ralph Macchio e Pat Morita, e li si rielabora per mantenerli pur offendo qualcosa di nuovo.

Un esempio, invece, di remake che non offre niente di nuovo è “Psycho” di Gus Van Sant, che prende il film originale e lo rifà uguale identico, battuta per battuta, inquadratura per inquadratura. Unica differenza con quello di Hitchcock è che quello nuovo è a colori. Che cazzo l’hai fatto a fare?

Ultimo esempio è fare un remake che non aggiunge niente, ma addirittura toglie qualcosa all’originale. È il caso di questo nuovo “Total Recall – Atto Di Forza“.

Ma che cazz…

Il primo “Atto Di Forza – Total Recall” era un film d’azione, il protagonista era Arnold Schwarzenegger non Al Pacino, per dire. Poi c’era un po’ di suspance, di thriller, che consisteva nel cercare di capire se quello che viveva Douglas Quaid fosse davvero un finto ricordo oppure fosse tutto vero. Anche alla fine del film qualche piccolo dubbio rimane.

In questo nuovo film la suspance è ai minimi storici: il dubbio se Douglas stia vivendo un ricordo posticcio o la realtà, non esiste, tutto è chiaro fin da subito. In compenso l’azione c’è, davvero tanta, anzi quasi solo azione, peccato non si veda niente di quello che avviene sullo schermo perché, come al solito, i combattimenti sono veloci e le inquadrature strette con il montaggio velocissimo. In pratica vedi due che si fronteggiano, non si capisce un cazzo e uno dei 2 è a terra sanguinante.

Il modo in cui il “cattivo”, Cohaagen il capo del mondo, vuole raggiungere lo scopo è piuttosto idiota, una roba talmente terra terra che persino Macchia Nera avrebbe studiato qualcosa di meno sciocco. Alla fine è lui in persona a fare a botte con Douglas/Farrel, 25 anni più giovane e più muscoloso. D’altronde anche Obama spesso ha colluttazioni corpo a corpo contro i nemici dell’America, no? Mica manda l’esercito di Robot, dalla mira che fa cagare, alle sue dipendenze. No, va lui direttamente e si prende a coltellate con chi lo vuole far fuori.

L’azione non si svolge più su Marte, ma tutta sulla Terra, ormai completamente arida. Rimane popolata solo l’Europa del Nord, sotto il dominio dell’Inghilterra, e l’Australia, chiamata La Colonia. I due punti sono collegati da un tunnel che attraversa il mondo, chiamato La Discesa (in originale è The Fall, La Caduta, che rende molto di più l’idea di come funzioni, grazie signor direttore del doppiaggio per il suo genio, a buon rendere) e la gente li raggiunge viaggiando in questi enormi suppostoni treni d’acciaio, con tanto d’inversione di gravità in prossimità del centro della Terra, che sembrano tanto una giostra di Gardaland. Il viaggio dura la bellezza di 17 minuti. Da casa mia per andare in centro a Milano con i mezzi ci metto un paio d’ore, per dire. Tralasciamo anche che Australia e Inghilterra non sono propriamente ai poli opposti, però nel film sono collegate con un tubo perfettamente dritto e i treni viaggiano per gravità… sì, anche a me sembra assurdo quello che ho appena scritto.
Gli abitanti della Colonia sono sfruttati e devono andare tutti i giorni a lavorare in Inghilterra a costruire Robot o fare altri lavori pesanti. Ma aprire delle fabbriche direttamente nella Colonia non era più economico che trapanare l’intero pianeta? Anche ai giorni nostri si aprono le fabbriche direttamente in Asia, invece di trasportare gli sfruttati e mal pagati operai dell’est in Europa o negli Stati Uniti tutti i santi giorni.
La gente ovviamente si ribella e c’è la resistenza che fa degli attentati, facendo esplodere dei treni pieni di pendolari… come se un terrorista facesse saltare in aria un macchina con dentro la sua famiglia nel suo giardino. Non dico altro sennò spoilero.
Le città della Colonia sembrano tutte uscite da “Blade Runner” a livello del terreno, tanto che ti aspetti di vedere Deckard da un momento all’altro, poi si sviluppano verso l’alto, ma molto alto, in una serie di edifici e costruzioni tutte collegate tra loro con muri, dislivelli, salti, strapiombi. Il paradiso del parkour, in sintesi.
In quest’ambientazione si sviluppa la storia che tutti più o meno conosciamo.

La cosa che stupisce davvero è che ci si sono messi in 6 (SEI) a sceneggiare ‘sto film.

A dirigere male c’è Len Wiseman, sì quello dei vampiri fasciati in latex e pelle nera di “Underworld“. Infatti si è portato dietro sua moglie, Kate Beckinsale, bravissima, davvero, fa una faccia da dura così credibile che ti viene voglia di prenderla per il gomito e dirle: “Mavaccagare!“, spingendola via.

Colin Farrell invece è costantemente stupito di quello che gli succede intorno, ma sempre sempre, eh. A volte fa anche gli occhi da cucciolotto indifeso che gli vengono tanto bene e le donne apprezzano.
La più credibile del gruppo rimane comunque Jessica Biel, che almeno ci prova a non far vedere che sta recitando e che non è lì solo perché è un bel vedere. Nonostante sia proprio lì solo perché è un bel vedere e ai maschietti ci piace.

Alla fine tra una scopiazzatura da “Blade Runner” e una a “Minority Report” con le macchine senza ruote che precipitano, una citazione al vecchio “Atto di Forza” e un momento di “ma per favore, ma che cazzo sto guardando?” il film scorre, l’azione alleggerisce i lunghi e inutili pippotti a tema: “Ma io… chi sono?!” e le due orette scorrono. Scorrono e non lasciano niente, tranne…

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"