Questa è una malattia alquanto diffusa. Serpeggia per i libri, ammorba i telefilm, spadroneggia nei film. Di cosa sto parlando? Del temibile morbo di Sherlock Holmes.

In cosa consiste questa terribile malattia? In poche parole, il morbo ti trasforma in un saccente simil – investigatore privato, con tanto di brillanti intuizioni, argute deduzioni e soprattutto una vista acuta come quella di una lince.

In questa sede voglio prendere come esempi due esponenti del genere, uno made in Italy e l’altra made in Maine: sto parlando di Don Matteo e Jessica Fletcher.

Sì, lo so, ci sarebbero molti altri film/telefilm/libri di cui parlare (primo fra tutti uno scrausissimo telefilm con frati ninja: lo giuro, esiste e fa rimpiangere i Power Rangers), ma prenderò questi due come esempio perché sono stati loro ad ammorbare i miei pomeriggi di bambina innocente che passavo a casa della nonna. Ora potete capire perché son venuta su così.

Definiamo per bene i due soggetti che stiamo per andare ad analizzare: parlando forbitamente, si possono definire uccelli del malaugurio. Non prendiamoci in giro. La verità è che sono dei portasfiga pazzeschi.

Iniziamo con Terence Hill Don Matteo, parroco della piccola e ridente Gubbio, in Umbria.

Allora, una domanda mi assilla. Ma Gubbio viene colonizzata mensilmente? No, perché con la moria che c’è, nel giro di un anno dovrebbero essere finiti tutti sotto tre metri di terra.

Don Matteo, pacifico prete dall’impressionante spirito di osservazione, che conosce il karate/judo/boxe/ lotta greco – romana e qualsiasi altra cosa vi venga in mente (residui della giovinezza passata con un tizio che ora fa il cuoco sulla stessa rete), è affiancato da una rompiballe perpetua di nome Natalina e da Quark Pippo, il sagrestano, più vari bambini presi dallo Zecchino D’Oro a fare l’orfanello/a di turno.

Il buon parroco, oltre ad essere accompagnato da uno strisciante clarinetto durante le sue omelie, fa pure passare per cretini i Carabinieri, che non riescono MAI a risolvere un caso senza che lui ci ficchi almeno un po’ il naso.

Don Matteo fa una performance illegale in bicicletta davanti ad una volante. E i Carabinieri MUTI.

Alla risoluzione del caso segue sempre l’atto di penitenza del colpevole, che si confessa a Don Matteo, sempre con il solito clarinetto celestiale alle spalle, promettendo che diventerà un bravo bambino. E tutti vissero felici e contenti.

Passiamo ora alla seconda incriminata: l’anziana, simpatica, arzilla e assolutamente portasfiga Jessica Fletcher.

La pimpante donna vive a Cabot Cove, ridente villaggio che, alla stregua di Gubbio, dovrebbe essere disabitato già da tempo, vista la mole di omicidi perpetrati. Qual è la differenza fondamentale con il Don di casa? Jessica porta la sua sfiga anche in trasferta.

E, quando Angela Lansbury è certamente impegnata nel torneo di bridge mensile, i produttori cosa fanno? Tirano fuori dalla nafta il nipote, Gredy, e l’amico/spia/assicuratore, un galante e distinto signore di cui non si sa mai per certo il nome.

Jessica ama prendere in giro chi le telefona, facendo venire loro infarti a grappolo.

Inutile dire che quando l’arzilla scrittrice di gialli, che, specifichiamo, lucra sugli omicidi su cui indaga, dovunque vada è accolta da gente che si ritrova improvvisamente ad essere superstiziosa e che quando passa di tocca i gioielli di famiglia, o, se sprovvista, il ferro più vicino.

Insomma, due veri e propri portasfiga, due fra i tanti: e che dire degli investigatori amatoriali a quattro zampe? Se qualcuno di voi un giorno inventerà mai una macchina per capire il linguaggio degli animali, sarò lieta di fare un’intervista a Rex e poi scrivere un resoconto. In esclusiva per voi, ovviamente.

Trillian Astra

Scritto da: Trillian Astra

Era una ragazza strana. Alla voce "hobby" c'era scritto "autopsie".