L’anno prossimo usciranno ben 2 film sulla vita e le opere di Steve Jobs.

Il primo, prodotto da Sony, è basato sul libro biografico di quell’avvoltoio di Walter Isaacson che aveva già pronto nel cassetto aspettando solo che Jobs tirasse gli ultimi.

Il secondo è un un biopic indipendente, con Ashton Kutcher nei panni di Steve Jobs, che racconterà la storia del fondatore della Apple fino al 1985, anno in cui è stato sbattuto fuori a calci in culo allontanato dalla società da lui fondata.

Ci metto la mano sul fuoco che entrambi saranno due belle agiografie sulla vita e i miracoli di San Jobs. Su quanto era buono, bello, bravo ed eroico il nostro Steve. Di come le sue creazioni abbiano chiuso aperto la mente a milioni di persone e cambiato il mondo debellando i malefici telefonini con i tasti e tutti i colori, ad eccezione del bianco con la lucetta blu e del nero lucido.

Però un biopic su Steve Jobs c’è già e non parla solo di lui, ma anche dell’altro “guru” dell’informatica: Bill Gates.

Questo film è “I Pirati Della Silicon Valley“.

Se mi state odiando per quello che ho scritto fino adesso su Jobs, allora freste meglio a non leggere il resto del post. Chi non crede nei miti e nei santi fatti uomo continui pure.

I Pirati Della Silicon Valley” è un film Tv del 1999 scritto e diretto da Martyn Burke e tratto dal libro “Fire In The Valley” di Paul Freiberger e Michael Swaine.

Il film comincia sul set dello spot Apple, diretto da Ridley Scott, ispirato al Grande Fratello del libro 1984. Lo spot dovrebbe essere la metafora di come la Apple distrugge lo strapotere dell’IBM nel campo dell’informatica. Distruggi il Grande Fratello per prendere il suo posto. La figura cambia, il ruolo è lo stesso.

Da quello spot si snoda la storia, attraverso i flashback, di Steve Jobs e Bill Gates, dagli anni ’70 fino agli anni ’80, e la cacciata di Jobs dalla Apple.

Tutto il film è velavo da una sagace e pungente ironia, fino al sarcasmo, ed è molto critico verso le figure di Jobs e Gates.
Racconta di come entrambi abbiano rubato e sfruttato le idee altrui. Di come Jobs fosse un ottimo venditore e il vero genio fosse Steve Wuzniak. Di come Bill Gates fosse un opportunista pronto a tutto con gravi problemi di igiene personale.
Il film narra la loro scalata al successo e di tutti i mezzucci che hanno attuato per raggiungere la cima il più in fretta possibile.

Racconta di come Bill Gates riuscì ad ottenere un contratto di esclusiva con l’IBM proponendo un sistema operativo basato sul DOS che ancora non aveva. O di quanto si recò alla Apple e “rubò” l’idea dell’interfaccia grafica di Windows dal sistema operativo del Machintosh.

Racconta di come Steve Jobs rifiutò di riconoscere sua figlia. Di come “rubò” l’idea del mouse dalla Xerox. Di come si costruì addosso la figura del “guru hippie” rimanendoci poi incastrato. Di come sfruttò all’osso i suoi dipendenti facendo decidere a Wuzniak di abbandonare la Apple.

Racconta della feroce lotta tra Jobs e Gates a colpi bassi reciproci, di come la Microsoft trionfò vendendo il suo sistema operativo ai giapponesi della NEC e di come, infine, arrivò a comprare parte della Apple. Ah, l’ironia del destino.

I Pirati Della Silicon Valley” parla di due veri pirati moderni, pronti a mentire, arrembare, depredare e tradire per far loro il bottino, fatto di tanti soldi, fama e gloria.

Steve Jobs è interpretato da Noah Wyle che gli somiglia in modo incredibile.
Anthony Michael Hall invece è un ingobbito e stralunato, ma pur sempre pronto all’attacco come una faina, Bill Gates.

La regia di Burke, come dicevo prima, non ha alcun timore reverenziale davanti ai due mostri sacri della tecnologia. Anzi, rende tutto molto grottesco e tagliente non scontando alcuna nefandezza a nessuno dei due, tanto che viene da chiedersi come mai Jobs e Gates non abbiano assoldato un killer per far fuori tutti quelli legati a questa pellicola, dagli autori del libro, fino al regista.

Non ho idea se sia tutto vero quello che si vede nel film. Alcune cose sapevo, più o meno, come erano andate, altre probabilmente sono leggende metropolitane.

Una cosa è sicura, trovo molto più credibile una storia raccontata così, con i protagonisti decostruiti e scevri dell’alone di mito con cui vengono presentati di solito, piuttosto che una storia in cui i protagonisti sembrano essere angeli scesi dal cielo.
Anche perché non si può arrivare dove sono arrivati loro senza sporcarsi le mani e calpestare qualcuno.

Sarà che sono cinico, ma credo che i pirati esistano tutt’ora e non sono santi o poveracci.

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"