A luglio, in un momento di sclero, avevo scritto di 10 cose che non sopporto.

Ora ho un altro momento di sclero e quindi eccomi a scrivere altre 10 cose per me insopportabili. Poi era un bel po’ di tempo che non facevo un post personale, quindi quale occasione migliore di una giornata nervosa per sparare un po’ a zero sulle cose insopportabili che mi circondano?

Visto che, come dicevo l’altra volta, ho un pessimo carattere e sono particolarmente intollerante, di cose che non sopporto ne avrei a centinaia, anzi forse migliaia, però ho deciso di graziarvi postandone solo 10. Quindi ringraziatemi.

Ovviamente sono completamente in ordine sparso, non di preferenza, ma almeno stavolta le ho raggruppate in categorie.

Non Sopporto… Speciale Luogo Di Lavoro

Piccola premessa: già uno è al lavoro invece che alle Bahamas sdraiato su una spiaggia assolata a sorseggiare una piña colada, quindi le basi per avere una pessima giornata ci sono di default, poi se non si usa quel minimo di intelligenza e buonsenso per mantenere una civile convivenza lavorativa è un macello. Ci possono scappare i morti.

Non sopporto i cellulari con la suoneria alta. Cazzo ce l’hai sulla scrivania, a 50 centimetri dalla faccia, con la vibrazione messa a livello 12 della scala Richter, che quando vibra bisogna chiamare la protezione civile, devi tenere anche la suoneria su Tromba Dell’Apocalisse?!
Tutto il giorno è un concertino di cellulari che squillano con le peggiori musichette e le più orrende suonerie, di quelle che a Guantanamo vengono usate per rompere i nervi e far parlare i prigionieri che hanno resistito anche alle torture fisiche, comprese lo strappo delle unghie e le mutilazioni genitali.
Non puoi metterlo silenzioso solo con la vibrazione, quel maledetto cellulare? Tanto se vibra te ne accorgi, se ne accorgono anche quelli dei palazzi accanto che fuggono urlando: “Il terremoto! Il terremoto!“.

Non sopporto i tormentoni imbecilli di ZeligColorado Caffè, I Soliti Idioti, Striscia La Notizia, Le Iene ecc… ecc… ripetuti a oltranza con ottusa ostinazione, come un mantra. È incredibile, più sono idioti più fanno presa e più vengono ripetuti. Tutto il giorno è un “Bene, bene!“, un “Dicaaaa…“, un “Porco dighel… Minkia! Figa!“, urlati da una scrivania all’altra dell’open space.
Non ci sono discorsi in mezzo, solo i tormentoni. Già sono snervanti visti in televisione da gente che dovrebbe saperli dire, figurarsi da quelli che li imitano senza esserne capaci. Che poi a furia di sentirli ti si appiccicano al cervello e li ripeti pure tu… e capisci che forse ti hanno plagiato.

Non sopporto quelli che fischiettano. Mettiti la radio, con le cuffie ovviamente, ascolta la musica non cercare di produrla te, che sembri il Peter di Heidi che porta le capre al pascolo. Lui è tra le montagne, da solo, ha 3 capre in croce, se lo può permettere di fischiettare tutto il giorno. Tu sei in mezzo ad altra gente che cerca di concentrarsi in quelle robe inutili che fa, come leggere e rispondere a 150 e-mail al giorno, non puoi permetterti di fischiettare, che poi se vengo lì a strapparti le labbra magari ti incazzi pure.

Non sopporto il fottutissimo “Pulcino Pio” e l’ancora più fottuto “Gangnam Style“. Ma dovete ascoltarli per forza tutti i santi giorni e tutte le volte ridere come ebeti? Non vi basta fischiettare, recitare Zelig a memoria e far squillare i cellulari con le suonerie della morte? No! Dovete pure ascoltare il “Pulcino Pio” e “Gangnam Style” tutti i santi giorni e poi canticchiarle per una mezz’oretta, che la canzone originale non basta, ci vuole anche il bis live, cantato a cazzo di cane.

Non sopporto di andare in pausa caffè e beccare le tre tipe, tutte le volte, che hanno i figli da 0 e 3 anni. Mi devo sciroppare i racconti di quanto sono simpatici, intelligenti e brillanti i loro figli. Sono bambini, e fanno cose che fanno tutti i bambini: pasticciano i muri con i pennarelli, rompono i giocattoli e fanno la cacca per terra. Non è che scoprono la cura per il cancro, il teletrasporto o combustibili alternativi al petrolio. In questo caso capirei lo stupore e probabilmente sarei stupito anche io, ma finché imparano a cantare “Siam 3 Piccoli Porcellin” all’asilo non ci trovo niente di stupefacente o particolarmente brilliante. “Siam 3 Piccoli Porcellin” la so cantare anche io e scandisco le parole meglio di loro.
Comunque incontrarle ho scoperto che è un’ottima cura contro l’ipotrofia testicolare, quando torno alla scrivania ho le balle più grosse di almeno il 30%… non che io soffra di ipotrofia testicolare, ne farei volentieri a meno, che poi i jeans stringono e fanno male…

Non sopporto di sbattere il ginocchio contro le manigliette della cassettiera tutte le volte che mi alzo dalla scrivania. Che poi non è che lo sbatto in punti poco dolorosi, no, mi centra sempre la giunzione tra le due ossa, dove c’è il menisco e il così detto Nervo Della Bestemmia, quello che, quando lo picchi, ti fa scattare in automatico una gragnuola di imprecazioni, snocciolando il calendario, santo per santo.
Per la cronaca c’è un Nervo Della Bestemmia anche nel gomito, quello in genere lo sbatto contro i bordi dei tavoli o dei mobili.

Non Sopporto… Speciale Anziani

Non sopporto di dover andare in Posta. Tutte le volte che ci vado è piena zeppa di vecchi. Non capisco se sono io a scegliere sempre il giorno delle pensioni, oppure i vecchi si radunano in posta tutti i giorni, come richiamati da una forza sovrannaturale, come le falene dalla luce.
Tutte le volte che entro mi sembra di stare in una puntata di “The Walking Dead“, con sto branco di anziani che vagano per lo stanzone d’attesa, sguardo vuoto perso nel nulla, trascinano i piedi emettendo suoni gutturali e lamenti profondi.
Poi, ogni tanto, capita che si libera uno sportello, scatta il mio numero e, mentre mi avvicino, un vecchio, come risvegliatosi dal suo sonno letargico, scatta come una lepre e si fionda al mio sportello. Io, facendo appello a tutte le mie risorse di pazienza, dico: “Mi scusi, ma è il mio turno, vede ho il numero A2753, quando sono arrivato servivano l’A12…

Eh, ma adesso tocca a me!“, risponde.

Susi, che numero ha lei?” chiedo sempre molto gentile e paziente, sopprimendo la voglia di tirargli dei cazzotti fortissimi.

Non ce l’ho il numero, ero arrivato dopo la signora che se ne è appena andata“, mi dice…

Da lì comincia una furibonda lotta verbale, sempre molto educata, per fargli capire che non me ne fotte una cippa di niente quando è arrivato, doveva prendere il numerino e aspettare il suo turno, altrimenti vige davvero la legge della giungla e ognuno fa come cazzo gli pare.
Comunque alla fine vince sempre quell’ottusa ignoranza di chi non vuol capire, o fa finta di niente e, un attimo prima di mettergli le mani addosso e smontarlo come un pupazzetto di Lego, mi ritiro in buon ordine e lo lascio andare avanti. Ovviamente lui deve fare una di quelle operazioni che mettono in crisi l’impiegato dietro il vetro che se la sbriga giusto in quelle 6 o 7 ore.

Non sopporto gli anziani al supermercato. Quelli che prendono le corsie perpendicolarmente la loro lunghezza, con il carrello in costante drifting. Che bloccano tutto mentre cercano di capire prima dove sono, poi di ricordarsi cosa dovevano comprare, infine scegliere la marca giusta, che è sempre la stessa dal ’39, ma tutte le volte si devono leggere le istruzioni sulla scatola.
Poi ci sono quelli che vanno in coppia, marito e moglie, lui spinge il carrello, lei prende la roba. In genere litigano in modo furibondo per tutto il tempo della spesa, esasperati dagli ultimi 40 anni di matrimonio. Questo finché non incontrano un’altra coppia di anziani che conoscono, a quel punto, fottendosene bellamente di occupare completamente un corridoio, cominciano a chiacchierare della sciura Pina, del figlio della portinaia che è finito in galera, del Gianni che si è sbriciolato l’anca giocando a bocce, del Giacomo che si è talmente rincoglionito che l’hanno trovato nudo mentre cercava di imboccare il raccordo di Melegnano in contromano. A piedi.
Arrivati finalmente alle casse, non si sa come, gli anziani sono sempre prima di me e svuotano il carrello, pagano, fanno i sacchetti e se ne vanno fuori dalle palle, con la tipica lentezza dell’anziano. Giusto quelle 2 ore per svolgere le funzioni sopra descritte.

Non sopporto gli anziani dal dottore. Sì, perché ci vanno solo per chiacchierare con la scusa che devono farsi prescrivere le medicine o far vedere gli esami che hanno fatto. Che poi, finché uno è giovane questo significa curarsi, ma oltre una certa età è accanimento terapeutico. Te sei lì, piegato a libro perché la tua schiena ha deciso di schiantarsi mentre portavi su per 2 piani la spesa (di cui sopra) a mano, e loro entrano dal medico per cianciare dei fatti loro quelle 3 o 4 ore, che tanto a casa non hanno niente da fare, fuori fa freddo/caldo, il dottore è simpatico, sa ascoltare, perché non andare a intrattenerlo un pomeriggio intero con delle belle chiacchiere?
Che poi non sopporto gli anziani che ti attaccano bottone, ma non perché sono interessati a te o a quello che hai, lo fanno come riscaldamento prima di entrare dal medico. Vorrai mica andare a parlarci con le corde vocali fredde, metti che hai un calo di voce, poi non riesci più ad andare avanti a parlare, no? Meglio riscaldarsi con quel giovane sfigato che è appena entrato, vomitiamogli addosso tutti i 136 anni di vita che hai sulle spalle, parliamogli di acciacchi mai sentiti, malattie che si credevano debellate negli anni ’20, facciamogli vedere un po’ di radiografie, gli esami delle urine e quelli del sangue che a lui sicuramente interessa che ogni volta che vai in bagno senti un bruciore agli occhi e lacrimi… signora, prenda un lassativo, che probabilmente la fa troppo dura.

Non sopporto i vecchi al volante. Quelli che guidano con il cappello. Quelli che vanno in giro con le 127 del ’62 a 10 allora, che quelle macchine non avranno visto entrare la terza da almeno 20, 25 anni. Che questi vecchi guidano pianissimo in mezzo alla strada. Ma porca miseria, o stai a destra o stai a sinistra, non in mezzo! La linea tratteggiata non rappresenta la traettoria migliore per guidare e prendere la prossima curva, non sei in Gran Turismo 5. O peggio quelli che zigzagano, come se dovessero prendere tutte le bolle premio di Mario Kart. Renditi conto, sei a Milano e stai occupando due corsie contemporaneamente, e io, che ho una certa fretta, vorrei avere una gigantesca palettona per girare le frittelle che spunta dal muso della macchina, in modo da alzarti e ribaltarti al lato della strada.
Che poi voglio capire, perché per il rinnovo della patente, oltre una certa età, si fanno solo esami fisici? Bisognerebbe prendere e fare pure esami pratici: guidi in mezzo alla strada a 5 all’ora e ci metti 40 minuti a fare una curva? Niente patente per te, nonno, vai con i mezzi, ti facciamo lo sconto sui biglietti, te li regaliamo, però te la macchina per andare in giro a congestionare il traffico, già abbastanza congestionato, non la usi più. Che magari eviti pure di tamponare, investire, seminare il panico generale, e far venire l’ulcera a quelli dietro di te, visto che ormai i tuoi riflessi, nonno, si possono cronometrare con il calendario.

DISCLAIMER:

Per scrivere questo post non è stato maltrattato nessun anziano e nessun collega, per quanto invece mi sarebbe piaciuto.

Le cose scritte qui sopra sono frutto di fantasia, non c’è alcun riferimento a persone, viventi o no, e fatti realmente accaduti. In ogni caso qualsiasi riferimento è da considerarsi puramente casuale.

Se qualcuno dovesse riconoscersi in una delle situazioni descritte in questo post, dovrebbe farsi un bell’esame di coscienza.

 

Post precedenti:

10 cose che non sopporto

Post successivi

10 cose che non sopporto – Puntata 3

 

 

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"