L’idea di questo post è nata un pomeriggio di qualche settimana fa. Volevo scrivere un pezzo che trattasse un argomento nuovo e, mentre pensavo a cosa scrivere, ho iniziato a Googolare la parola “nerd“. Se doveste provarci, scoprireste che compaiono solo immagini di persone con occhiali spessi, la maggior parte riparati con il nastro adesivo da imballaggio. In sostanza, il nerd è universalmente riconosciuto come una persona dal visus molto ridotto.
Così mi è venuta l’idea di scrivere una recensione particolare: anziché un nuovo gioco o un film, ho deciso di acquistare un intervento di chirurgia refrattiva, per poi raccontare ciò che capiterebbe qualora decideste di farvi bruciare le cornee.

Mi sono sottoposto all’intervento quindi per rispondere anche alla curiosità dei lettori ipovedenti, che magari ad operarsi ci hanno anche pensato, ma che per mancanza di coraggio non sono mai andati fino in fondo.
 Ciò non significa comunque che non ne avessi bisogno: vedevo talmente poco che, in un mondo senza occhiali, sarei morto prematuramente o rinchiuso da qualche parte perché creduto pazzo. Un episodio significativo fu quando, ad esempio, una mattina mi alzai mentre mia moglie dormiva ancora e andai in bagno senza mettere gli occhiali. Uscito dal bagno, mi accorsi di una presenza inquietante, in fondo al corridoio, che mi fissava immobile. Avremmo dovuto essere da soli in casa ed ero sicuro che lei fosse ancora a letto. Iniziai a piagnucolare: “Ch-chi seei… ch-che cosa vuoiii?!?“, non so cosa mi trattenne in quel momento dal fuggire lanciandomi dalla finestra. L’intruso rimaneva immobile, fissandomi a sua volta… facendomi coraggio, mi avvicinai di un passo, mentre cercavo di ricordarmi se c’era qualche suppellettile sulla mia strada da poter usare come arma. Sforzandomi e strizzando gli occhi per mettere a fuoco d’un tratto notai alcuni dettagli: l’intruso aveva un aspetto stranissimo, disumano oserei dire, sembrava avere braccia magre ma con dita cicciotte, che partivano da un corpo oblungo e senza spalle. Rimasi per un po’ a fissarlo, finché, quando notai con stupore che aveva le gambe immerse in un vaso, finalmente realizzai che si trattava di un ficus benjamina. La sera prima mia moglie aveva deciso di spostare una delle sue mastodontiche piante ornamentali dal soggiorno al corridoio, senza dirmi niente.
Mi ero però spaventato così tanto che da quel giorno le piante da interno mi fanno un po’ paura, soprattutto i ficus e i filodendri.

Solo un’altra volta mi è capitato di assistere ad un episodio così terrorizzante per il malcapitato. Il malcapitato in quel caso era MrCreddy, solo in casa, che si era trovato faccia a faccia con due loschi figuri che erano riusciti a spalancare la porta di casa sua ed erano rimasti a fissarlo sulla soglia, nascosti nel buio, mentre lui giocava alla Pleistescion.
Quei due eravamo in realtà io e Cap. Mi scappa da ridere ogni volta che ripenso a MrC, bianco come un cadavere, che ci fissa con due occhietti spaventati e il joypad ancora in mano, mentre pensa di essere al cospetto di Olindo Romano e Rosa Bazzi.

Dopo aver spiegato le motivazioni con questo noioso, prolisso preambolo, eccoci dunque alla recensione dell’intervento

Parte1: l’intervento

Ho scelto di sottopormi all’intervento con tecnica PRK, quello più diffuso. L’intervento in sé è una sciocchezza, è meno fastidioso di una visita dal dentista: tanto collirio anestetico e pochi minuti di manomissioni indolore. In pratica, cari nerd, è più semplice farsi operare, che star lì a riparare con lo scotch la vostra colossale montatura, di malachite raffinata, dei fondi di bottiglia degli occhiali rotti.

L’infermiera durante l’operazione

L’unico ‘fastidio’ è solo olfattivo. Per qualche secondo, durante il flash laser, ho sentito l’odore di cornea bruciata: era la superficie dell’occhio che veniva vaporizzata dal laser.

Parte 2: la convalescenza

Innanzitutto, un sentito vaffanculo a tutti quelli che mi hanno detto che il loro post operatorio è stato indolore. Sì, ce l’ho con voi: per colpa vostra che non mi sono munito di Aulin, antidolorifici, morfina, eroina e tutte quelle robe lì che ti fanno passare il dolore, e ho passato la seconda notte insonne con la sensazione di avere schegge di legno conficcate nel bulbo oculare, costantemente premute dalla lente protettiva. Dagli stessi, poi, mi son sentito dire che è colpa mia, perché: “Non c’ho la soglia di dolore abbastanza alta”, sarà… comunque non ho mai capito cosa vuol dire avere la soglia di dolore alta. Magari un giorno mi fate vedere che risate vi fate mentre vi strappo le unghie con una pinza da fabbro.
In caso decidiate di fare l’intervento, un consiglio spassionato è quindi quello di munirsi di antidolorifici. Tanti antidolorifici… e prenderne abbastanza da non sentirvi più nemmeno i denti in bocca.

Una tenaglia da fabbro

Il dolore è passato dopo un paio di giorni, ma per due settimane ho vissuto nella penombra, senza poter leggere, né usare computer e TV. Dimenticatevi tutto ciò che rende una vita nerd degna di essere vissuta: film, libri, fumetti, videogiochi, youporn quando siete in casa da soli. È come diventare analfabeti o anziani, o degli anziani analfabeti. Praticamente è come tornare nell’ottocento, ed essere rinchiusi in una segreta. Se avete presente un qualsiasi film di genere carcerario, è come la tipica punizione di essere lasciati per un lungo periodo nel “buco” o in isolamento. È un’esperienza catartica, che ti rende più tranquillo, ma anche un po’ matto e stralunato.

Durante quelle settimane poi non ho potuto presenziare agli episodi di vita mondana che mi circondavano. È sempre così, per quanto possa essere piatta la vostra vita sociale, nell’esatto momento in cui non potete per qualche ragione uscire di casa, esplode improvvisamente in un tripudio di colori, feste ed eventi irrinunciabili. Questa specie di persistente Carnevale di Rio si placa nell’esatto istante in cui si può nuovamente uscire. Ad esempio, mi sono perso il compleanno di MrC, che a detta di chi vi ha partecipato è stato più opulento di un compleanno di Bruce Wayne e più sontuoso di una festa di Tony Stark.

Parte3: la ripresa della vita normale

Col passare delle settimane la vista migliora, la fotofobia diminuisce e si smette di piangere davanti ai monitor. Bisogna però considerare che il decorso è molto lento e può durare mesi. In questo periodo, la tentazione di consultare su internet forum e discussioni per capire se anche altri hanno un decorso analogo è forte. È così che mi sono reso conto di quanto l’umanità sia messa male. Ho scoperto infatti che esiste una diffusa ipocondria da internet: c’è gente che consulta i forum per curarsi o che chiede consigli medici su Yahoo Answers o su Ciao.it.
C’è gente che fa domande tipo :

Secondo voi posso interrompere la cura di corticosteroidi dopo una settimana da intervento e sostituire flarex collirio con oftaquix monodose?

Miglior risposta:Si zio, vai tranquillo

Ma cazzo, non ti rendi conto che dall’altra parte dello schermo nel 99,99% dei casi non c’è un vero medico a risponderti?
Non ti passa per la testa che i medici seri, in genere, non danno consulenze e fanno diagnosi su Yahoo Answers, a meno che non si siano laureati per corrispondenza nella Libera Università Di Medicina Del Libero Stato Di Bananas?
Non ti viene il sospetto che a risponderti il 99,99% delle volte, ci potrebbe essere magari un bimbominKia, un calcio&figa, Capitan Catarro o Er Cipolla?

Se avete bisogno di consigli o informazioni in merito, non fatelo via internet, non prendete iniziative e non ascoltate il parere di sconosciuti, ma seguite le indicazioni del vostro oculista. Se poi proprio volete usare la rete per avere informazioni su questo argomento non andate su Yahoo Answers, su Forum al Femminile o su Ciao.it… piuttosto, chiedete a me…

Stai maale, Zzio!!!!

P.S.

Miei carissimi nerd, se avete curiosità su altri tipi di interventi chirurgici, operazioni di varia natura, amputazioni o trapianti, non esitate a chiederle qui nei commenti o mandarci una bella mail, io mi sottoporrò più che volentieri agli interventi e poi vi farò una bella recensione.

Scritto da: Lord Casco

"Soffro la solitudine dei Numeri Pirla"