Sono passati 27 anni da quel meraviglioso 1985, anno di uscita di “Ritorno Al Futuro“.

Sono passati 57 anni e 1 mese da quando il dottor Emmett Brown, appendendo un orologio in bagno, scivola sul bordo umido del gabinetto, picchia la testa e visualizza il Flusso Canalizzatore per la prima volta.

Mancano ancora 3 anni all’arrivo di Marty McFly per impedire che suo figlio finisca in galera. Viaggio nel futuro che poi lo condurrà in un 1985 alternativo, che sembra uscito da “Blade Runner“, e di nuovo nel 1955, per poi finire nel 1885 in pieno selvaggio West.

Dopo tutto questo tempo sono tornato al cinema a vedere il primo mitico “Ritorno Al Futuro” per un raduno di fan organizzato dalla Nexo Digital.

Sono andato all’Arcadia di Melzo, Sala Energia, completamente gremita.

Mi aspettavo di essere in mezzo ad una masnada di quarantenni in libera uscita e invece il pubblico era eterogeneo, con gente di tutte le età.
Segno inconfutabile che “Ritorno Al Futuro” è un film che conquista tutti, travalica le generazioni, può essere goduto nel 2012 così come lo era nel 1985.

Certo, forse alcune battute non colpiscono più come una volta, tipo quelle sul giubbotto imbottito di Marty, che negli anni ’80 quel look andava molto… maledetti Paninari!

Indubbiamente “Ritorno Al Futuro” è un film che rimane, che non invecchia nemmeno a volerlo.
Voglio vedere se gli “Harry Potter” o i “Twilight” fra 30 anni faranno ancora il pienone nei cinema.

Eppure Robert Zemeckis e Bob Gale ci hanno messo quasi 5 anni a trovare un produttore per questo film, a causa del fatto che nei primi anni ’80 andavano di moda film tipo “Porky’s” e in “Ritorno Al Futuro” non c’erano donne nude.

Poi è arrivato Spielberg e la Universal e la magia è nata.

Mi ricordo che la prima volta che vidi “Ritorno Al Futuro” ero ancora piccolo e lo andai a vedere con i miei amichetti al Rosetum, il cinema dell’oratorio dietro casa, gestito dai preti che, diciamo, edulcoravano i film che proiettavano, dalle parti di violenza, parolacce e tutto quello che ai bambini poteva fare “male”, secondo loro. Ad esempio “Commando“, al Rosetum, durava 20 minuti e non ci si capiva un cazzo del film.

Rivederlo ora in una delle sale migliori d’Italia, completamente restaurato, è un’emozione incredibile, nonostante tutte le volte che l’ho visto, nonostante non sia più un ragazzino e nonostante lo sappia quasi a memoria.

Perché “Ritorno Al Futuro” è un autentico capolavoro, a discapito di tutte le ingenuità tipiche dell’epoca, gli errori e i paradossi che si porta dietro.
Ad esempio se fosse stato girato oggi i terroristi non sarebbero Libici, ma Vatalesi, in caso di film politicamente corretto, oppure Talebani, in caso di film con strizzate d’occhio alla realtà dei giorni nostri.
Fa niente che Marty, nel momento in cui non fa incontrare i suoi genitori, sarebbe dovuto sparire istantaneamente, invece di dissolversi piano piano, seguendo la logica del film.
Fa niente che il Jigowatt non esiste come unità di misura.
Fa niente che alla fine ci sarebbe dovuto essere un incidente tra il Marty che torna nel 1985 e quello che parte. Oppure un mega incidente con infiniti Marty che si scontrano, uno sopra l’altro producendo una montagna di Delorean distrutte, lamiere contorte e corpi maciullati.
Fa niente. “Ritorno Al Futuro” fa ancora ridere con lo sguardo stralunato di Doc e le sue battute sulla gravità del futuro. Fa ancora pronunciare un sonoro “Bleah!” di imbarazzo quando Lorraine bacia il suo futuro figlio nel parcheggio della scuola. Fa ancora esaltare quando George McFly pronuncia il fatidico: “Hey, tu porco, levale le mani di dosso!“, prima di stendere Biff. Fa ancora emozionare quando Marty, inventando lo skateboard, sfugge a Biff mandandolo a sbattere contro un camion di letame. E fa ancora tenere il fiato sospeso alla fine, quando la Delorean non ne vuole sapere di partire, il fulmine sta arrivando e Doc è appeso all’orologio del municipio di Hill Valley che tenta di riattaccare tra loro le prese dei cavi.

Fa niente, “Ritorno Al Futuro” è comunque un capolavoro immortale amato da tutti. Anche dal nostro Capitan Catarro, che vorrebbe disperatamente suonare “Johnny B. Goode” al ballo Incanto Sotto Il Mare. E lo adoro anche io, tanto che Biff Tannen è uno dei miei cattivi preferiti. E ho scelto come prima grafica della scritta per il nome del blog, all’inizio del suo nuovo ciclo, proprio lo stile di “Ritorno Al Futuro“.

Ora non vedo l’ora di rivedermi i due sequel l’anno prossimo, quando torneranno al cinema, sebbene il 3° film sia il meno interessante dei 3.

Anche qui fa niente, Marty e Doc sono due vecchi amici di famiglia ormai, ogni tanto è bello rivederli, ospitarli in casa, farsi due risate insieme a loro e ricordare i bei vecchi tempi andati… che comunque sai che prima o poi Ritornano

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Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"