Come promesso oggi continuo le mie impressioni su “Lo Hobbit – Un Viaggio Inaspettato” andando a vedere la parte puramente tecnico-spettacolare del film.

In un film del genere è ovvio che gli effetti speciali sono una parte fondamentale per la buona riuscita della pellicola.

Le varie razze devono essere diverse tra loro come caratteristiche fisiche ed estetiche, oltre che come personalità. Non basta appiccare in faccia di qualcuno un naso finto, una barba posticcia e dire: “Questo è un Nano“, poi si prende un altro, gli si mettono 2 piedoni di gomma e dire: “Questo è uno Hobbit”.

Hobbit, Nani, Umani, Elfi, Orchi, Orchetti, Goblin, Troll etc… devono avere altezze diverse e corporature diverse, coesistere contemporaneamente sullo schermo interagendo tra di loro e lo spettatore deve accorgersene per immergersi nel racconto. Altrimenti “Lo Hobbit” potrebbe essere girato nel giardino di casa di chiunque con una videocamera qualsiasi.

Spesso ho l’impressione che il cinema, a livello tecnico, sia molto più avanti rispetto alla qualità delle storie che racconta.
Gli effetti speciali e le tecniche di regia migliorano costantemente, la qualità delle storie spesso rimane al palo. Così ci capita di vedere dei film dimmerda, ma visivamente bellissimi… chi ha detto “Prometheus“?!
È anche vero che la qualità odierna degli effetti speciali permette di girare film e storie che erano inconcepibili una volta.

Di pari passo allo sviluppo degli effetti speciali, c’è anche una continua ricerca di nuove tecnologie capaci di creare un maggiore coinvolgimento nel film, ma che spesso sono usate solo per aumentare indiscriminatamente il prezzo del biglietto, tipo il 3D. Ma per ora tralasciamo per un attimo tutta la brutta storia che adesso qualsiasi stronzata viene convertita in 3D per pochi spiccioli e il 90% delle pellicole in 3D è un beneamata presa per il culo.

Oltre al 3D, un’altra tecnica innovativa è il formato IMAX. Molto più definito della pellicola normale e delle riprese in digitale, ha dei limiti, come la durata del film, i pochi cinema nel mondo a essere effettivamente IMAX e il costo spropositato delle scene girate in questo formato. Per dire solo la telecamera IMAX costa sui 300 Mila dollari, mica cazzi.
Però gente di un certo spessore, come Nolan, preferisce di gran lunga i risultati dell’IMAX rispetto al 3D. Io non posso dargli torto: vedere un film girato in IMAX, in una struttura veramente IMAX e non in un ripiego con il marchio, è davvero uno spettacolo.

La nuova frontiera che unisce 3D e IMAX è questo benedetto HFR con cui è stato girato “Lo Hobbit“. Io da boccalone appassionato quale sono, appena sento che c’è una nuova tecnica devo vederla, costi quel che costi, batto i piedi per terra, piango e “mamma mi porti?!

Per chi non lo sapesse il nuovo formato HFR consiste nel girare un film a 48 fotogrammi al secondo (Frame Per Second), ossia la velocità doppia di un film normale. Ovviamente poi deve anche essere proiettato al cinema a 48 FPS altrimenti non serve a niente e si vede tutto in slow motion.

Questo cosa comporta? Semplice una maggiore fluidità dell’immagine, raddoppiando i fotogrammi diminuiscono le sfocature dovute al movimento, e una maggiore definizione di quello che si vede, ovviamente non essendoci scie dovute alla sfocatura è tutto più definito.

Ma il risultato alla fine com’è?

Diciamo che all’inizio l’effetto è leggermente straniante. Sembra di vedere quei documentari di History Channel con le ricostruzioni storiche.
Per darvi meglio l’idea dell’effetto potete fare un esperimento: prendete il vostro TV ultra piatto da centoventordici pollici e mezzo, smanettate tra le opzioni finché non trovate una voce che indica la fluidità di movimento, ogni marca ha un nome diverso, ma in genere si chiamano Motion Plus, Movie effect o cose del genere. Attivatelo, mettendolo al massimo, se c’è una regolazione, altrimenti attivatelo e basta, poi vedetevi un DvD. Vedrete le persone che si muovono in modo strano, più fluido ma artificioso, leggermente accelerato. Ecco l’effetto dell’HFR all’inizio è quello, ma meno marcato che sul Tv, perché la Tv crea quell’effetto di fluidità in modo artificiale, l’HFR invece no.
Dicevo che all’inizio l’effetto è quello, poi piano piano ci si abitua e, a parte rare occasioni, non si nota più.

Di contro la definizione del quadro visivo è impressionante. Tutto rimane sempre a fuoco, non ci sono sfocature di sorta, a meno che non siano volute, e tutto sembra più pulito e brillante, più definito, dimenticatevi le sgranature tipiche delle scene buie, con l’HFR sembra di essere ad un finestra, tutto è perfetto e iperrealistico.

Questo definizione, combinata con il 3D nativo, rende il film molto più profondo. L’effetto 3D si percepisce costantemente, dall’inizio alla fine, sembra davvero di vedere la profondità e la distanza delle cose, senza quel brutto effetto da cartonato che spesso ogni tanto affligge i film in 3D. Quando sembra che le figure in primo piano, che escono dallo schermo, siano piatte, come i cartonati appunto.
In più, sempre grazie all’HFR, la luminosità del film in 3D con gli occhialini polarizzati è uguale a quella dei film normali.

Tutta questa definizione, però porta a degli inconvenienti. Il film non può essere girato e rielaborato in post produzione come se fosse una pellicola normale. Innanzitutto si hanno il doppio dei fotogrammi da modificare già di base, se poi il film è in 3D nativo i fotogrammi quadruplicano.
Ne “Il Signore Degli Anelli” e ne “Lo Hobbit” i colori sono corretti in digitale, in post produzione, con una correzione atta a renderli più brillanti, si vede negli speciali delle versioni estese di ISDA, con l’HFR i colori risultano un po’ troppo brillanti e “finti” in molte scene.
In più gli effetti speciali, se non sono più che perfetti, si notano ancora di più per via della maggiore definizione. Se prima una parte di sfocatura, grana della pellicola e minore definizione aiutava a mascherare e, di conseguenza, integrare meglio un personaggio creato al computer, ora la maggiore definizione e l’assenza dei difetti, fa risaltare che il personaggio è inserito digitalmente. Ne “Lo Hobbit” questo accade spesso, con i Mannari e i tre Uomini Neri, ad esempio.
Gollum invece è stupendo, sembra vero, si vede che hanno curato molto di più quella parte che altre scene.
Anche le protesi degli attori si notano di più che in altri film. Si capisce quando un naso è di gomma, o la pettinatura è una parrucca, cose che prima si intuivano, ora invece si vedono palesemente.

Io, se devo proprio essere sincero, non sono rimasto stupito più di tanto dall’HFR 3D. Pensavo fosse una vera rivoluzione, un qualcosa che mi avrebbe fatto cadere la mascella a terra, invece no.
La definizione è spettacolare, ma i movimenti dei personaggi mi hanno leggermente dato fastidio, soprattutto all’inizio, poi durante il film mi sono abituato e l’ho notato meno.
Il 3D invece è assolutamente fantastico, presente dall’inizio alla fine e in più di una scena mi è venuto da spostarmi quando mi arrivavano le frecce in faccia. In questo caso “Lo Hobbit” diventa il terzo film in cui il 3D vale la pena, dopo “Avatar” e “Hugo Cabret“.

Probabilmente l’HFR è ancora giovane come metodo, magari con il tempo maturerà e tanti difetti verranno corretti. Oppure ci abitueremo noi ad una visione di quel tipo e non li noteremo più e le mie sono impressioni dopo aver visto un solo film in questo formato.

Però sono rimasto più favorevolmente colpito dall’IMAX 3D di Londra che da questo HFR 3D, anche se, secondo me, questo “Lo Hobbit” andrebbe visto in questo formato, se non altro per la definizione e gli splendidi paesaggi, che ne guadagnano enormemente.

 

Una cosa che mi chiedo è il perché di questa tecnologia quando per definizione e tutto il resto c’è già l’IMAX.
Probabilmente è per via che l’HFR costa meno dell’IMAX e, cosa che credo più probabile, è più facile da implementare in tutti i cinema che hanno proiettori digitali di un certo livello.
Con l’IMAX i costi sono decisamente maggiori, non solo bisogna cambiare il proiettore con uno IMAX, ma bisogna anche costruire un cinema che possa avere uno schermo avvolgente alto come un palazzo di 8 piani e largo come la Valle D’Aosta.
Quindi l’HFR prenderà di sicuro più piede dell’IMAX, superandolo in scioltezza, e presto cominceremo a vedere molti più film così.

Quando aprirò il mio Nazi-Cinema è certo che sceglierò l’IMAX come formato… ma questa è un’altra storia che vi racconterò un’altra volta.

 

 

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Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"