Le 5 Leggende” era uno di quei film che volevo vedere questo Natale e alla fine ci son riuscito sul finire dell’anno appena concluso.

Non so dire perché, ma mi ispirava sulla carta. Certo la trama mi sembrava un pochino scontata, ma allo stesso tempo mi incuriosiva, sarà che spruzzava atmosfera natalizia da tutti i pori e negli ultimi anni qualcosa che mi faccia sentire un po’ di più il Natale è sempre ben accetto… anche se poi sono riuscito ad andare al cinema solo dopo Natale.

Le 5 Leggende” è un cartone Dreamworks.

Con la Dreamworks ci ho litigato un sacco di tempo fa, salvo poi farci pace quando uscì “Dragon Trainer“, che era davvero un gran film, ma continuando a non fidarmi di lei.

Il problema della Dreamworks non è la qualità tecnica, sempre molto elevata, ma sono i cartoni che produce. All’inizio aveva sparato due ottime cartucce: “Z La Formica” e il primo “Shrek“.
Proprio il successo di “Shrek” l’aveva fatta collassare. Invece di scrivere sceneggiature per fare i film i suoi autori pensavano ad un elenco di film famosi e scene entrate nell’immaginario collettivo, scrivevano degli sketch per parodiarle e le univano con un sottile filo di trama, Ta Daaaaa! il film era fatto, il pubblico raggirato, i soldi incassati. Infatti la cosa inconcepibile è che i vecchi film Dreamworks non erano divertenti eppure incassavano più dei film Pixar.
Sì, ogni tanto, vedendo un Dreamworks, si sorrideva in modo un po’ forzato, come se la parte irrazionale del cervello capisse che quello che vedeva doveva far ridere e partiva l’impulso della risata, ma poi la parte razionale invece bollava quello che vedeva come puttanata e l’impulso lo smorzava a metà. Usciva quel mezzo sorriso che poi ti rimane impastato sulla faccia e alla fine esci dal cinema con i crampi agli zigomi chiedendoti perché hai sorriso tutto il film senza che ci fosse niente per cui sorridere. Un po’ come quando a Natale c’è lo zio che si ubriaca e comincia a raccontare le barzellette imbarazzanti per un’ora senza che nessuno abbia il coraggio di fermarlo.
Stessa cosa.

Poi un paio di anni fa è uscito “Dragon Trainer” e le cose sembravano in via di cambiamento, basta pacchiano citazionismo sfrenato, ma . Certo, la rivoluzione non è arrivata dall’interno degli Studios, ma ci son voluti due registi scappati dalla DisneyDean DeBlois e Chris Sanders, autori dell’unico film decente che aveva tirato fuori la Disney in quel periodo: “Lilo & Stitch“.

Nel frattempo è uscito l’ennesimo, inutile “Shrek 4“, che era doveroso: finché si incassa si fà, la vecchia legge del Dio soldo.

Finalmente arriviamo a “Le 5 Leggende“. Un bell’applauso per i localizzatori dei titoli Dreamworks in italiano. Già si erano fatti notare con “Dragon Trainer“, traducendo l’originale “How To Train Your Dragon” con un altro titolo in inglese. Ora hanno tradotto “Rise Of The Guardians” con “Le 5 Leggende” e nel film le Leggende non vengono mai nominate, ma la parola Guardiani viene detta praticamente ad ogni frase.
Secondo me quando si sono messi a decidere che titolo dare al film in italiano, che evidentemente pensano che gli italiani bovini se c’è il titolo inglese lungo che richiede un minimo di sforzo di pronuncia non vanno a vedere il film per ripicca, volevano tradurlo con “I Guardiani“, “I 5 Guardiani“, “La Nascita Dei Guardiani” e cose simili, più azzeccate. Poi è saltato su il solito sapientone e ha detto una roba tipo: “Oh, ma 2 anni fa è uscito I Guardiani Di Ga’Hoole, un film con i gufi che non si è cagato nessuno, non è che poi il pubblico bovino nostrano pensa che sia un seguito e non va a vedere questo?“, e così ecco che saltano fuori le Leggende e il titolo con cui il film è uscito da noi.

Chiusa la digressione sull’adattamento ad minkiam del titolo del film, cominciamo con la trama.

Jason Bourne Jack Frost si sveglia privo di memoria in un lago ghiacciato. L’unica cosa che sa è il suo nome, glielo dice l’Uomo Sulla Luna e che congela ogni cosa che tocca. Si rende subito conto che nessuno può vederlo e che gli si prospetta una vita di solitudine.
Passano 300 anni e Jack Frost è ancora solo, fa giocare e divertire i bambini con la neve e gode della loro gioia. Il suo nome viene citato come spauracchio: “Se non metti il cappello Jack Frost ti morde il naso“, ma niente di più, nessuno se lo caga di striscio, eppure grazie a lui e al suo inverno chiudono le scuole e i bambini sono felici. Gli adulti invece bestemmiano che andare al lavoro quando nevica è sempre un casino, soprattutto a Milano.
Intanto al Polo Nord nella reggia di Babbo Natale scatta l’allarme: un’ombra nera sta invadendo il mondo, le lucine che rappresentano i bambini che credono si stanno spegnendo, è ora di radunare i Guardiani e vedere che cosa sta succedendo.

I 3 guardiani restanti rispondo prontamente alla chiamata: la Fatina dei Dentini, il Coniglio Pasquale e Sandman smettono immediatamente di fare il loro lavoro e si recano da Babbo Natale, manca solo la musichetta di Mission: Impossible ad accompagnare la scena.
L’Uomo Sulla Luna però aggiunge un nuovo Guardiano alla squadra, che sennò il titolo italiano aveva ancora meno senso se rimanevano solo in 4: Jack Frost.
Nessuno è contento, Jack Frost sta sulle balle a tutti perché è un freddo individualista… essendo il signore dell’inverno non vedo come potesse essere altrimenti.

Così jack viene rapito da due Wookie Bigfoot al servizio di Babbo Natale e portato al Polo Nord. I veri aiutanti di Babbo Natale sono i Bigfoot, sono loro che fanno tutto, regali compresi, gli elfi sono esserini rincoglioniti che combinano solo casini e stanno tra i piedi perché servono gli trovate slapstick che fanno ridere di brutto e poi i Minions erano parte del successo di “Cattivissimo Me“, quindi perché non copiarli?
In ogni caso anche Jack è riluttante a far parte dei Guardiani, primo perché non gliene frega niente di essere uno di loro, secondo perché nessuno lo vede e i bambini lo ignorano.

Ma il pericolo è incombente: Pitch Balck, l’Uomo Nero, non il film con Vin Diesel, ha intenzione di prendere il potere sconfiggendo i Guardiani. Il suo piano è di far smettere ai bambini di credere nei Guardiani e colmare quel vuoto con la paura, come successe durante il Medio Evo e i secoli bui.
Da qui parte una corsa contro il tempo per fermare Pitch Black e impedire che i bambini smettano di credere nella favole, una metafora sulla crescita e la potenza dei sogni e dei cuori pure, l’altruismo e che bisogna fare qualcosa di buono prima che qualcuno ti noti, che apparire senza essere è solo una cosa effimera e fine a se stessa… capito Justin Bieber?!

Il regista Peter Ramsey confeziona un film è godibile e davvero divertente, sembra una versione fantasy di “Avengers“. Babbo Natale ex Spetsnaz, tatuato peggio di Kat Von D, è reso particolarmente bene ed il fatto che non sia lui il protagonista, ma Jack Frost, giova al film, non riducendolo all’ennesimo film su Babbo Natale. Si sente anche la mano di Guillermo Del Toro alla produzione, soprattutto nella resa visiva delle creature e in alcune sequenze particolarmente dark.
La realizzazione tecnica è, ovviamente, ai massimi livelli, la sabbia di Sandman è stupefacente, ma non mi aspettavo niente di meno.
Non l’ho visto in 3D, quindi non ho idea di come renda, anche se molte scene erano palesemente costruite per il 3D.

Vedendo il film, però, non ho potuto fare a meno di notare come il film fosse molto americano e “poco esportabile”, benché sia capibile ovunque, soprattutto con il beneficio del dubbio.
Alcune figure fantastiche presenti nel film non so quanto siano riconoscibili all’estero. Ad esempio l’Uomo Sulla Luna (Man On The Moon) non so chi sia o che “poteri” abbia. L’avevo già sentito nominare in qualche canzone, ma non pensavo fosse una figura fantastica.
Anche Sandman, che secondo la leggenda butta la sabbia negli occhi dei bambini per farli addormentare, non è una figura così diffusa da noi. Forse nei paesi del nord sono figure più conosciute, ma non ho davvero idea di quanto siano riconoscibili.
Stessa cosa per gli Incubi di Pitch Black, nel film sono rappresentati come Cavalli Neri spettrali. Si rifà sicuramente alla leggenda inglese secondo cui una giumenta spettrale trasporta in groppo il demone dell’incubo che disturba il sonno delle ragazze. Tra l’altro la parola inglese per incubo è Nightmare traducibile come Puledra Della Notte… si parla proprio di cavalli, non delle giovani dell’est che vengono caricate sulla Paullese di notte…

Ok, finito il momento da precisino della minkia.

Il film mi è piaciuto molto, non è ai livelli di “Dragon Trainer“, ma è sicuramente un bel film da vedere, magari durante le vacanze, magari con qualche bambino accanto, che si emozionerà molto più di noi… come il bambino che c’era in sala che si esaltava quando jack Frost combatteva contro Pitch Black e urlava: “UAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!
Bambino, per stavolta sei graziato perché mi hai fatto ridere quando ti esaltavi, ma la prossima volta di pesto con un bastone.

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"