Torno ad occuparmi di ciò che amo di più: il cinema. E voglio farlo in due puntate, una dedicata ai sequel fantasma e l’altra ai sequel senza i quali saremmo vissuti comunque in modo abbastanza allegro.
Questa settimana inizierò con i sequel fantasma dei suddetti film: Eragon, La Bussola d’Oro, Le Cronache di Narnia.

Cosa si evince dai titoli? Sì, sono tutti tratti da libri. Da saghe, per essere precisi. Procediamo con ordine e iniziamo dal primo incriminato: Eragon.

La locandina del film incriminato

Eragon, film del 2006, trasposizione dell’omonimo romanzo di Christopher Paolini (scritto da adolescente e si vede).
Ora, oltre ad aver stravolto completamente i personaggi in senso fisico (esempio lampante: nel libro Arya, l’elfa di cui il nostro baldo giovinotto si innamora, ha i capelli corvini, che nel film si sono schiariti ad un fulvo; sarà andata dallo stesso parrucchiere di Gandalf?), ma vabbé, in moltissimi film è successo ed è una cosa che si può perdonare; ma non si può perdonare il taglio di mezzo libro.

Mezzo libro è occupato dal viaggio di Eragon, Saphira, il suo drago (che nel film cresce in un minuto, ripeto, UN MINUTO, mentre nel libro, come dovrebbe essere, ci mette mesi: misteri della genetica) e Brom, il cantastorie del villaggio che poi si scoprirà essere stato a sua volta un Cavaliere di Drago, elite di guerrieri a dorso di draghi, per l’appunto, spazzata via dal folle imperatore Galbatorix, decenni prima. Si stanno dirigendo al nascondiglio dei Varden, i ribelli, comandati da Ajihad (il Nick Fury della situazione) e alleati con i nani, che, al contrario del libro, in cui hanno abbastanza importanza, nel film godono di una sola inquadratura e tanti cari saluti.

Durante questo viaggio, i nostri prodi incontrano i Ra’zac, che, mentre nel libro ricordano i corvi, nel film sono cosi in stato di avanzata decomposizione, che vengono fatti fuori in un nanosecondo, quando invece, come chi ha letto i libri sa, dovrebbero rompere le palle fino all’ultimo.
Nel tragitto si imbattono in Murtagh (no, non ve lo dico chi è, spoileroni), che li aiuterà a liberare Arya dalla prigione in cui è segregata, salvo poi perdere Brom, ferito a morte.

Tutto il trip alla Harry Potter 7 è completamente saltato. I due incontrano i Ra’zac, fanno il loro sporco lavoro, vengono teletrasportati dal signor Spock alla prigione, liberano Arya con l’aiuto di Murtagh e, dopo che Arya è caduta vittima del veleno iniettatole da Durza, uno Spettro ginger al soldo di Galbatorix, arrivano finalmente dai Varden.

La battaglia finale è riassunta in dieci minuti, in cui:
a) Non viene distrutto lo zaffiro stellato, a cui i nani tengono moltissimo e che sarà motivo di gratitudine eterna dei suddetti, quando Eragon si farà perdonare riparandolo (ah, perché nel film ci sono i nani?).
b) Saphira viene ferita, in maniera sembra mortale. E sottolineo il SEMBRA.
c) Ajihad e sua figlia Nasuada (qui nella sua seconda e ultima inquadratura) ricordano i Persiani di 300.
d) Saphira impara a sputare fuoco proprio al momento più opportuno (ti piace vincere facile?).

Il film ha fatto così schifo che non si è mai parlato del sequel. I fan della saga facevano picchetti sotto la casa del regista, inferociti. Tanto che si è parlato di lasciare Eldest, il sequel, alla sola memoria cartacea.

Proseguiamo con La Bussola d’Oro, tratta dai libri di Philip Pullman.

La Kidman ti sta guardando con odio. Non battere le palpebre

Ora, la saga cartacea mi è piaciuta un sacco. Un filo anti conformista, politicamente scorretta, parla di una bambina di un universo parallelo in cui ogni persona è dotata di un daimon, ovvero un animale che rappresenta la propria anima, che può leggere questa misteriosa bussola d’oro, o Aletiometro, una bussola che rivela la verità. La bussola è mossa dalla Polvere, un qualcosa di sconosciuto che il Magisterium (che non ricorda AFFATTO la Chiesa di Roma), cerca di nascondere agli occhi del mondo e soprattutto dalle attenzioni degli studiosi.

La signora Coulter (una Nicole Kidman dai boccoli impomatati) la porta con sé a Londra, chiudendola in una campana di vetro fatta di lusso e comodità. Lyra, la suddetta bambina, scappa quando si rende conto che la signora Coulter è a capo dell’Intendenza Generale per l’Obliazione, un gruppo che fa sparire i bambini, sottoposta al Magisterium. Viene salvata dai Gyziani, un popolo di pseudo marinai, e, dopo aver assoldato un Orso Corazzato, all’anagrafe Iorek Byrnison, e un aeronauta, Lee Scoresby, tutti assieme appassionatamente partono per il grande nord, alla ricerca di Bolvangar, il posto in cui sembra tengano i bambini.

Lyra, per una serie di casi più o meno sfigati, capita a Bolvangar come pseudo prigioniera che preferiscono chiamare bambina sperduta.
Lì, oltre a trovare il suo migliore amico Roger, rapito dagli Ingoiatori, scopre che ai bambini vengono recisi i daimon e che la signora Coulter è sua madre. Inutile dire che la bambina è sconvolta. Non deve essere facile accettare di avere la Kidman come madre.

Comunque, per farla breve (e per non rovinarvi il piacere, si fa per dire, del finale), il filmo non vale la candela. Totalmente persi i messaggi simil filosofici/anti clericali/ pro repubblica. Un film godibile, d’intrattenimento, ma nulla più. Infatti il sequel non ci sarà. Che sorpresa!

Concludiamo con Le Cronache di Narnia, che, al contrario dei due precedenti, è giunto fino al terzo, poi i produttori si sono rotti le palle e hanno deciso di piantarla lì.

Dorian Grey in tutta la sua beltà. Scusate, volevo dire il principe Caspian

I protagonisti principali sono i quattro fratelli Pevensie: Peter, il maggiore, che nel primo ce l’ha a morte con il fratello Edmund e nel secondo con il principe Caspian; Susan, una rompicoglioni sapientona so-tutto-io; Edmund, il pirla che si va ad alleare con la malvagia Regina Bianca; Lucy, la minore, la tenera bimba che scopre Narnia con annessi e connessi.

Lucy incontra il dolce fauno Tumnus (unico personaggio, assieme alla Strega Bianca, ad essermi rimasto nel cuore), che, sotto il suo aspetto tenero e le zampette da capra, nasconde un animo legato alla Regina.
Il fauno dovrebbe segnalare la figlia di Eva (e già qui..) alla Regina, ma si affeziona alla bambina, così la avverte e le permette di scappare, finendo sotto i ferri della Strega.
Intanto Edmund ritorna dalla Strega, le comunica di avere altri tre fratelli e di averli portati a Narnia. La Strega capisce che si tratta dei quattro che le faranno un mazzo tanto e si premura di dar loro la caccia.
Fortunatamente i ragazzi vengono salvati da una coppia di castori, che li porta nell’accampamento dove Aslan, il leone supremo figlio dell’Imperatore d’Oltremare (*coff coff* Ges.. *coff coff*), sta radunando un esercito per porre fine al dominio della Regina.

Due ore e mezza di vita sprecata. Sì, la battaglia finale è epica, simpatica, ma poi ti vien da pensare ai libri e, se sei uomo, le palle prendono e se ne vanno.
L’unico personaggio per cui ho fatto davvero il tifo è stata la Regina Bianca (un’algida Tilda Swinton), soprattutto quando ha fatto fuori il leone (per i buonisti: tranquilli, resuscita. Non dopo tre giorni, secondo prassi, ma il mattino stesso. Che ci volete fare? Servizio express). Peccato che alla fine il leone faccia fuori lei.

Il secondo, Il Principe Caspian, con protagonista Dorian Grey Ben Barnes, è, in poche parole:
a) Peter e Caspian che si scontrano di continuo su chi è più cazzuto;
b) Edmund che è diventato saggio e Lucy che spara cazzate con la pretesa di essere filosofica;
c) Susan che fa gli occhi dolci a Caspian che solo alla fine la bacia;
d) Ah, sì, c’è anche una battaglia di mezzo. Ma è secondaria.

Il terzo, Il viaggio del Veliero, vede, oltre alle pippe mentali della Lucy, che vorrebbe assomigliare a Susan, in quanto si è presa una cotta per Caspian (che con la barba non si può vedere), anche l’entrata in scena del cugino, il cui nome assurdo è stato prudentemente lasciato in lingua originale (Eustace contro la traduzione italiana Eustachio; i traduttori del libro non hanno avuto così tanta pietà), e di soli due dei fratelli Pevensie, la già citata Lucy ed Edmund (Gli altri due avevano di meglio da fare).
Alla fine Ripicì (ricordate? La pantegana parlante che si crede Dartagnan) sguazza nell’oceano fino alla spiaggia dove Aslan l’aspetta, lieto di aver finalmente qualcos’altro da mettere in pentola oltre al misto mare dei 4 Salti in Padella.

I libri, come Harry Potter, sono sette, ma solo tre sono stati trasposti. Perché Harry Potter sì e Le Cronache di Narnia no?
Se uno vuole fare catechismo va in chiesa, non al cinema.

E questo è quanto. Alla settimana prossima con i sequel che nessuno aveva richiesto!

Trillian Astra

Scritto da: Trillian Astra

Era una ragazza strana. Alla voce "hobby" c'era scritto "autopsie".