Sul blog ci siamo sempre spesso lamentati del cinema contemporaneo e del vuoto pneumatico presente nella testa degli sceneggiatori.

Ormai per un nerd è diventato quasi inevitabile pensarlo, a parte rare eccezioni, quando esce dal cinema. Le cagate si sprecano.

Ci lamentiamo delle idee poco originali, delle sceneggiature senza senso, etc.

Eppure l’altra sera, riguardando “Un lupo mannaro americano a Londra“, mi sono reso conto che forse oltre alla scarsità di idee è cambiato anche il modo di raccontare le storie.
Come il film di John Landis, tanti classici del passato che amiamo propongono storie poco originali, già viste e sentite mille volte; a volte troviamo situazioni cariche di assurdità inspiegabili nella sceneggiatura, eppure ancora oggi ce li riguardiamo con piacere.

Onestamente, mettendo da parte un attimo la nostalgia, bisogna ammettere che le incongruenze nella trama capitavano anche ai tempi d’oro: per fare un esempio rimanendo sul film citato, per quale motivo i clienti de “L’agnello Macellato” cacciano via i due protagonisti (contro il parere della padrona del locale), solo per aver fatto una domanda di troppo e sapendo che nelle campagne circostanti gira un maledetto lupo mannaro, per poi doverli andare a soccorrere dallo stesso licantropo (rischiando tra l’altro di essere morsi a loro volta)?? Quale stronzo psicopatico si comporterebbe così? Perchè poi sparare a un licantropo e lasciare viva una persona, ovviamente contagiata dalla licantropìa, e non interrompere la linea di sangue?
Tutte queste domande ce le saremmo poste se il film l’avesse scritto, che so, Damon Lindelof (il nemico n° 1 di ogni nerd), mentre in questo caso no. O meglio ce le possiamo anche porre, ma poi ce ne freghiamo perchè il film scorre, la storia è raccontata bene e non ci soffermiamo a fare i precisini della minkia analizzare ogni dettaglio.

-“Ci hanno ricacciato, senza motivo, nella brughiera infestata da un mostro?!?”
-“Già…chissà cosa starà pensando MrChreddy..”

Oggi non c’è tutta quella cura nel raccontare le stronzate le vicende narrate forse anche a causa del fatto che ormai un film non è più principalmente un’opera dell’ingegno, ma soltanto un investimento. Probabilmente l’aspettativa del ritorno economico pesa molto più della qualità finale. Ed evidentemente pesa anche su chi si dovrebbe occupare del lato artistico e romantico di un film e sbattersene le balle degli incassi.
Quante volte sentiamo parlare di “film flop” dai giornalisti e quante invece di “emerita stronzata”? Ormai l’aspetto economico rompe le palle in è presente in ogni aspetto della nostra vita, un po’ come la Forza permea l’Universo. Almeno fino a prima che si inventassero i Midichlorian…

Poi che a volte si sprechino budget milionari per produrre pattumiera è sotto gli occhi di tutti. Dopo aver letto la recensione di MrChreddy mi ero tenuto accuratamente alla larga dal remake di “Total Recall“, salvo poi trovarlo tra gli intrattenimenti di un volo intercontinentale che mi è capitato di fare. Purtroppo l’aereo non ha avuto un cedimento strutturale a 10mila metri di quota, come speravo dopo un’ora di agonia cinematografica, e me lo sono visto tutto. Possibile che chi deve ottenere finanziamenti dai produttori non sia in grado di vendere una sceneggiatura migliore?
Ci sono centinaia di romanzi e racconti di autori geniali che aspettano di essere portati (o riportati) su schermo.

Chi di voi conosce Lovecraft credo si sia immaginato di poter girare almeno una decina delle sue storie. O almeno “ci farei un film” è quello che ho pensato io, dopo aver letto storie come “La maschera di Innsmouth“, “La cosa sulla soglia“, “Herbert West, rianimatore” (precursore di tutti i generi zombie moderni) o uno dei tanti suoi racconti.
Eventualmente se vogliamo fare i furbi e non pagare diritti a eredi e pronipoti di scrittori morti da eoni, si potrebbe anche cambiare un po’ tutto e “ispirarsi vagamente” a racconti e romanzi già scritti. Perlomeno alle idee e alle trovate di fondo.

Sempre per rimanere sul signor Lovecraft, tempo fa avevo letto un’intervista a Guillermo del Toro in cui annunciava l’abbandono del suo adattamento di “Alle montagne della follia” a causa di Prometheus che, secondo lui, era già un adattamento dello stesso romanzo ma con ambientazione futuristica.
Ecco, io non so che film abbia visto il caro Guillermo, ma a noi Prometheus è sembrato una cagata pazzesca nota marrone di due ore e passa. E’ una mancanza di rispetto anche solo pensare di accostarlo a quel libro. Magari avessero davvero scopiazzato bene la storia, ambientandola nel futuro!

Caro sceneggiatore, se non sai che cazzo scrivere fai come facevo io al liceo...COPIA!

Caro sceneggiatore, se non sai che cazzo scrivere fai come facevo io al liceo…COPIA!

La crisi di idee del cinema sarà anche profonda, come già sostenuto in vari post del blog, però guardando indietro con onestà ai film del passato che abbiamo amato (anche loro non perfetti) e considerando la quantità di idee e sceneggiature non originali a cui ci si potrebbe ispirare direi che un po’ di ottimismo per il futuro lo si potrebbe anche avere.
Anche se forse bisognerà aspettare di toccare il fondo prima che produttori, autori e registi la piantino di prenderci in giro.

 

Scritto da: Capitan Catarro

"Mi stai facendo piangere e ti assicuro che non ti piacerà vedermi piangere!"