Rieccomi, dopo una settimana di assenza dovuta allo smaltimento E dell’influenza E della nausea causatami dai film che vi sto per illustrare.

Quest’oggi tratteremo l’ostico argomento dei sequel in più, quelli che teoricamente non sarebbero dovuti esistere, ma che per uno strano paradosso temporale, moltiplicato per il successo del primo film, addizionato al tintinnio sonante dei box-office e infine elevato al cubo, hanno visto la luce.

Ho visto queste ciofeche cinematografiche per voi (e poi non dite che non vi voglio bene), un po’ per farci umorismo e un po’ per mettervi in guardia, molto stile Non aprite quel DVD: gli imputati oggi sono S. Darko e The Mask 2. Il malore mi ha colto prima della visione del terzo film, spero mi possiate perdonare.

Iniziamo con S. Darko. Orrore cinematografico da facepalm intergalattico. Un qualcosa di così, così.. non mi vengono nemmeno le parole per descriverlo.

La locandina del film incriminato

Vi ricordate Donnie Darko? Ora, può piacere o non piacere. A me è piaciuto. L’avevamo visto a scuola, per il corso di cinema. Non vi dico le lacrime versate dalla componente femminile per il finale straziante.

In cosa consiste S. Darko? Allora, prendete gli elementi che hanno fatto di Donnie Darko un “cult” (casini temporali, conigli giganti, frasi inquietanti e via discorrendo), imbrattateli, stracciateli, rovinateli, incollateli su una diciassettenne, ficcateli in un road movie e avrete S. Darko.

Dire che non mi è piaciuto è un eufemismo. Avrei costretto il regista, i produttori e gli sceneggiatori a guardarselo a giro fino a che non avessero ammesso di aver realizzato una porcata pazzesca. Solo per poi lasciarli lì a guardarselo ancora e ancora, per espiare i loro peccati.

La trama: Samantha Darko, sorella del sopracitato Donnie, decide di lasciarsi tutte le angosce alle spalle e parte con la sua amica Corey per Los Angeles, per diventare delle ballerine. Peccato che la macchina decida proprio allora di spiccare il volo per il paradiso delle auto.

A quel punto si susseguono vicende prive di senso: un bambino appare a Samantha, che scopre il libro di Roberta Sparrow sui viaggi nel tempo, quello di suo fratello, per intenderci; intanto appare un coniglio gigante, Samantha muore, appare al tipo con la maschera da coniglio gigante (che costruisce la maschera da coniglio proprio su istruzione della defunta Samantha che gli appare), poi si torna indietro nel tempo e infine vanno tutti a rifugiarsi in un bunker per salvarsi dalla folla di fan inferociti.

Non c’è da stupirsi se anche Richard Kelly, regista di Donnie Darko, abbia schifato fin da subito il sequel del suo film, dissociandosene completamente. Mi sarei vergognata anch’io al suo posto.

Non avete anche voi la sensazione che ci sia una falla in Matrix?

Passiamo a The Mask 2, che francamente mi ha lasciato un po’ così.. con la bocca piegata in un ghigno strano, stile Due Facce, in parte per non piangere, in parte per la fantasia di mettere anche stavolta tutta la baracca che c’era dietro la realizzazione del film a guardarlo a nastro.

Anche qua, prendete l’elemento principale del film, la suddetta maschera, (no, scherzo: l’elemento principale è il cane), addizionatelo ad uno sfigato che la fidanzata stavolta ce l’ha già, aggiungeteci  un bambino di cui il nostro eroe avrebbe fatto volentieri a meno, mescolate con un cane che soffre di gelosia nei confronti del bambino, salate con un pizzico di pseudo mitologia nordica e il gioco è fatto.

Trama: la Maschera, quella famosa che fa diventare la faccia verde come Hulk, viene ritrovata da questo ragazzo che per comodità chiameremo Sfigato. Sfigato ha una fidanzata e un cane. Vive più o meno sereno, solo che lei vuole un bambino e lui non ne vuole sentire parlare. Fino a che non indossa la Maschera.
Allora le cose iniziano ad andargli bene, la fidanzata rimane incinta, partorisce, palloncini e lacrime, urrà. Fino a che non si scopre che il bambino, concepito mentre Sfigato indossava la maschera (che, oltre a fargli diventare la faccia verde alga, lo fornisce di un fricchettosissimo ciuffo arancione fluo), possiede i poteri della maschera, ovvero può fare tutte quelle cose fighe che faceva Jim Carrey nel primo (e per me UNICO) The Mask.

Una sola domanda: perché?

La fidanzata parte per l’Isola che non c’è, lasciando soli Sfigato, bimbo e cane. Il cane, pazzo di gelosia, indossa la maschera (avete letto bene) e fa dannare il bambino, anche se sarebbe più corretto affermare che è il bambino a fare il mazzo al cane e non il contrario come invece il suddetto animale domestico spera.

Intanto fa la sua entrata in scena nientemeno che Loki, il creatore della maschera: e lasciatemi dire che un Loki così lo rivedrei solo se costretta, legata ad una sedia e con le palpebre tenute aperte da degli stecchini, un po’ come Alex in Clockwork Orange.

Loki è stato inviato a recuperare la maschera, dopo che papà Odino si è accorto che forse sta portando un po’ troppo casino nella placida vita degli umani. Il nostro dio (interpretato nientemeno che da Kurt Wagner in persona) intanto fa amicizia con il bambino e lo vorrebbe portare con sé, in quanto nato dalla Maschera da lui creata.

Nightcrawler, what are you doing?

Scena finale: il bambino deve decidere se andare con Loki o con il padre. Ovviamente sceglie il padre, sennò che film da Italia 1 è?

La mamma gioisce nel trovarli finalmente riappacificati, bacia marito, figlio, cane, uscito un po’ traumatizzato da tutte le mazzate che si è preso dal pargolo e tutti vissero per sempre felici e contenti. Il cane un po’ meno.

Morale della favola? Amici di Hollywood, produttori, registi senza il becco di un quattrino, sceneggiatori alla canna del gas, fatevi un esame di coscienza: davvero odiate così tanto il vostro pubblico da propinargli un sequel palesemente inutile e aggancia soldi? Non siamo ancora tutti rincretiniti, per fortuna. Noi vegliamo.

Nel giorno più splendente, nella notte più profonda, nessun regista sfugga alla mia ronda.. ricordatelo.

Uniti contro il male!

Trillian Astra

Scritto da: Trillian Astra

Era una ragazza strana. Alla voce "hobby" c'era scritto "autopsie".