Ecco un altro di quei post dove vi racconto episodi tristi della mia vita, io piango e voi ridete, tipo questo e questo.

Ci sono delle volte che siamo un po’ stronzi. Diciamo e facciamo cose, magari in momenti di rabbia o di scarsa lucidità, in cui gli altri si incazzano a bestia, robe tipo giocare a Risiko mezzi ubriachi accanendosi contro un singolo giocatore.

Ecco io sono bravissimo a far incazzare la gente, mi riesce proprio naturale, come un superpotere. Parlo a qualcuno e quel qualcuno si mette a cercare un cacciavite da piantarmi nel cuore. Poi magari ci penso dopo a quello che ho detto e che potevo benissimo evitarlo. Insomma la diplomazia a volte non è proprio il mio forte.

Poi ci sono quei momenti in cui siamo stronzi con noi stessi, facciamo e diciamo delle cose che ci viene voglia di prendere e piantarci un cacciavite nel cuore da soli. Magari questo capita solo a me.

Oggi racconterò 2 aneddoti, uno, un po’ horror, in cui sono stato così stronzo da rovinare la giornata a più persone, anche un paio di perfetti estranei, e uno, capitato giusto sabato scorso al cinema, in cui sono riuscito a offendere una quindicina di persone contemporaneamente rischiando il linciaggio.

Cucina Da Incubo (Kitchen Nightmare)

È il 2007, 14 agosto, un caldo insopportabile, il mondo è chiuso per ferie.
Ho appena comprato casa con la mia compagna, la Bella, e la stiamo faticosamente arredando e dipingendo. O meglio, il padre della Bella l’ha già dipinta tutta e stiamo finendo di arredarla per cominciare a viverci dentro.
È il turno della cucina. Siccome non è che grattiamo i soldi giù dai muri e i vecchi proprietari hanno fatto una bellissima cucina in muratura, abbiamo pensato bene di prendere i mobili all’Ikea, gli elettrodomestici a parte, e incastonarli nella muratura noi, senza aiuti esterni e spese aggiuntive.
Infilare i mobili nella muratura è stato piuttosto semplice. Per i pensili la cosa è più complessa, ma il padre della Bella se ne intende. Comunque montare dei pensili da cucina è una cosa piuttosto semplice: tasselli enormi, di quelli che ci puoi appendere gli elefanti vivi ai muri, una bolla, tenaglie con la punta in gomma che te li tengono allineati, tanta pazienza, ettolitri di sudore e bestemmie per andare avanti.
La cucina è pitturata di fresco.
Il padre della Bella è in piedi sulla muratura a stringere le viti del terzo pensile. Io mi sto riprendendo, penso ai fatti miei e mi viene la brillante idea di aprire una nuova scatola di tasselloni per prepararci montare gli altri due pensili che mancano.
Siccome sto facendo una roba pensando a tutt’altro, non riesco ad aprire la scatola dei tasselli. O meglio, non faccio caso alla linguetta che se la tiri spellicoli la scatola aprendola.
Mi cade l’occhio su un coltello da cucina, di quelli normali che si usano a pranzo: manico in plastica, punta arrotondata e filo della lama pieno di dentini. lo prendo e comincio a spingerlo contro il retro della scatola, la parte da spellicolare, per intenderci, sempre però pensando ai fatti miei.
La plastica non cede, ‘sti bastardi dei tasselli ci tengono a farti sudare per aprirla. Son lì che premo e premo, sempre più forte, finché la plastica cede e il coltello, con quei suoi dentini affilati, passa la scatola da parte a parte.
Non sento niente, la prima cosa che vedo è lo spruzzo di sangue rosso rubino che inonda il muro e il pavimento della cucina. Solo dopo sento la lama dentro il mio mignolo. Il dolore non arriva, ma lo spavento sì, velocissimo. Smetto immediatamente di pensare ai cazzi miei.
La Bella urla, suo padre salta giù dal piano della cucina e mi porta in bagno a sciacquarmi con l’acqua fredda.
L’acqua lava momentaneamente via tutto il bordello di sangue che mi esce dal dito, nell’apertura si intravede una roba bianca lucente.
Il padre della Bella: “Tranquillo, è solo un graffio, andiamo in farmacia a prendere un cerotto“, sì perché il padre della Bella è uno molto pragmatico e assolutamente non allarmista, a meno che non finisci sotto i cingoli di un Caterplillar non ti porta all’ospedale.
Io sono leggermete shockato: “Ma… ma… a me sembrava di vedere l’osso…
Lui: “Ma che cazzo dici, l’osso. È un taglietto, basta un cerotto di quelli grossi e il cicatrene e va a posto
Sarà. Non sono in grado di ribellarmi.
Mi avvolgono il dito e la mano in uno straccio da cucina, bello stretto, e andiamo a cercare una farmacia. Il 14 di agosto.
Ovviamente sono tutte chiuse. Giriamo per tutti i paesini limitrofi a dove abito, ma sembra che nessuna farmacia sia aperta. Che se uno è così stronzo che a momenti si amputa un dito, non può nemeno prendere un aspirina.
Finalmente ne troviamo una in servizio. Mi fiondo dentro, seguito a ruota dal padre della Bella, che chiede al farmacista una medicazione per il dito.
il farmacista è, giustamente titubante, però mi fa accomodare in uno stanzino dietro il bancone, mi toglie il bendaggio con lo straccio e guarda il dito. Vedo che sbianca e comincia a barcollare e balbettando mi dice: “Fofò… foforse dovresti an… an… andare all’ospedale a farti vedere il dito… io non so che fare…
Così, convinto anche il padre della Bella che forse un cerottone non bastava, partiamo per l’ospedale di Cernusco Sul Naviglio, il più vicino alla landa desolata dove eravamo finiti.
Per chi non fosse della zona, dovete sapere che l’addetto all’urbanistica di Cernusco è un fan di Escher. Intorno all’ospedale ha realizzato un dedalo di sensi unici, zona a traffico limitato e strade senza uscita che è impossibile riuscire a raggiungerlo in macchina, a meno che non si sia uno dei pochi eletti a conoscere la verità… ossia la strada giusta.
Quindi, dopo aver pirlato un bel po’ per Cernusco, decidiamo di parcheggiare e di andare a piedi, anche perché il dito sanguinava copiosamente e avevo tutto l’avambraccio fino al gomito sporco.
Esco dalla macchina, tenendo in alto la mano con lo straccio da cucina ormai zuppo di sangue e il dito che pulsava, e fermo tre povere ragazze che passavano malauguratamente di lì: “Scusate, per l’ospedale?!
Loro sbiancano, una mi chiede: “Ma ti sei fatto male alla mano?
No, cazzo, ho mal di testa! Dove cazzo sta l’ospedale?“, rispondo io, che ormai non ci stavo più dentro, con il migliore dei miei toni, quello tra il sarcastico e il sto parlando con una deficiente fatta e finita, il tono che in genere fa saltare i nervi a quelli che parlano con me.
Loro, giustamente indispettite, mi spiegano la strada e finalmente arrivo a farmi medicare.
Per chi fosse curioso, sì, il taglio arrivava all’osso e tutt’ora ho l’unghia del mignolo sinistro insensibile. Non potendomi mettere i punti perché il taglio è proprio dove c’è l’articolazione del dito, nella parte interna, mi hanno chiuso la ferita con della colla. Non chiedetemi che colla fosse, perché non lo so, però ha funzionato.
La cucina è stata ridipinta e il pavimento pulito con l’ammoniaca, in caso venisse a indagare C.S.I. a casa mia.
Ora ho una bella cicatrice all’interno del mignolo sinistro, proprio all’attaccatura tra la prima e la seconda falange, ogni volta che la guardo mi viene in mente questa storia e quello che ho imparato da essa: fai sempre aprire le scatole di tasselli a qualcun altro.

La Coda Al Cinema

Questo è successo sabato scorso, proprio per vedere “Lincoln“.
Il posto è l’Arcadia di Melzo, come al solito ho prenotato i biglietti sul sito e devo ritirarli. L’Arcadia ha questo sistema di prenotazione online con cui ti scegli i posti e poi ritiri i biglietti al cinema. Unica avvertenza è che bisogna arrivare almeno 30 minuti prima, altrimenti le prenotazioni vengono cancellate. Alla fine non lo fanno mai, ma questa regola mi mette abbastanza ansia da spingermi ad essere sempre puntuale.
L’entrata dell’Arcadia dà sulle due casse da cui si comprano e si ritirano le prenotazioni, ma non ci si può arrivare direttamente, bisogna fare la fila all’interno dei corridoietti mobili fatti con paletti e nastri. Quelli classici che ci sono un po’ ovunque. Solo che il corridoietto inizia singolo, poi dopo la prima curva, sul rettilineo che porta alle casse, si divide in 2 file, con tanto di cartello all’inizio del bivio:

Acquisto Biglietti – Ritiro Prenotazioni
Disporsi Su Due File

Entro al cinema e sono tutti diligentemente in fila nel corridoio di destra, ci saranno 15 o 20 persone in coda.
La prima cosa che ho pensato è che il corridoietto di sinistra fosse chiuso. Invece arrivato al bivio entrambi i corridoietti sono aperti e il cartello è lì.
Prendo il corridoio di sinistra, completamente vuoto, e aspetto che una delle due casse si liberi. Effettivamente ho saltato tutta la fila.
Alla mia destra un tizio sulla quarantina, sbotta: “Eccolo il furbo che salta tutta la fila!
Io, ancora calmo: “Guardi che le file sono 2, solo che questa è vuota
Lui: “Eh, già! Va che la fila è unica!
Io: “Guardi che le file sono 2, questo corridoio non è chiuso e il cartello là dice di disporsi su due file…
Lui, che gli era partito l’embolo al cervello esce dalla sua fila mi si mette davanti: “Allora il furbo lo faccio anche io e mi metto davanti a te. Ecco ora sono io prima di te, contento?
Io, che tentavo di non mettergli le mani addosso, dico con una certa pazienza: “Se le sembra un comportamento maturo faccia pure, non sto mica qui a litigare come i bambini…
Lui, alzando la voce: “La fila è unica! Non è che il primo che viene qui e vuole fare il furbo e saltare tutta la fila può farlo!
Il branco di idioti in fila parlottava sottovoce: “Eh, ma ha ragione… Quello salta tutta la fila… Non può farlo…
Ho immediatamente messo la pazienza e le buone maniere da parte, alzando un po’ la voce in modo che tutta la fila mi sentisse: “Sentite, i corridoi sono 2! Là, c’è un cartello che dice: Disporsi Su 2 File! Se voi siete un branco di pecoroni senza cervello che vi piazzate su una fila unica quando potete farne 2, non dovete prendervela con me, chiaro?!
Tutti zitti di colpo. Forse a qualcuno è balenata in mente l’idea di essere un coglione. Di sicuro è balenata al tizio che se l’era presa all’inizio, perché è arrossito e si è spostato.
Le due casse si liberano, io e il tizio arriviamo contemporaneamente alle casse.
Do gli estremi della prenotazione e la tessera prepagata, la cassiera, che ancora rideva per la scenetta, mi allunga i biglietti.
Contemporaneamente il tizio all’altra cassa chiede i suoi 4 biglietti, la cassiera glieli stampa: “46 euro“, probabilmente era in 3D.
Lui: “Come 46 euro, 2 biglietti sono ridotti per i bambini!
La cassiera: “Mi spiace doveva dirmelo subito
Io prendo i miei biglietti, passo accanto al tizio, che continuava a lagnarsi con la cassiera per i biglietti ridotti, e gli regalo un: “Sei proprio un coglione!
E vado a vedermi il film con un bel sorriso sulla faccia.

Voi, invece? avanti voglio sapere di quella volta in cui siete stati stronzi.

 

 

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Quella volta che sono stato stronzo… puntata 2

 

 

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"