Sinceramente non so perché ho acconsentito di andare a vedere “Les Misérables“.

Forse perché settimana scorsa sono stato colto da un moto di nichilismo estremo. Forse perché è candidato a 900 premi Oscar, tra cui miglior musical senza balletti. Forse perché ha vinto il prestigiosissimo premio “Frau Buchler di Potassio” del Festival Del Cinema Canzoneccio di Vladislavia. Forse perché “Die Hard: Un Buon Giorno Per Morire” esce solo questo giovedì. Forse perché mi sono dimenticato che al cinema danno “The Last Stand” con Arnlod Schwarzenegger.
Forse per tutti questi motivi insieme.

Nel post potrebbero esserci spoiler sulla storia, per quanto valga, perché è un po’ come dire di fare spoiler su Pinocchio, visto che “Les Misérables” ha avuto già 1500 trasposizioni cinematografiche, televisive, a fumetti, teatrali, quindi la storia la conosciamo già tutti più o meno.

È il 1815, Jean Valjean (Sgian Valsgian detto velocemente, interpretato da Hugh Jackman senza artigli retrattili) sta scontando i suoi 19 anni di lavori forzati per aver rubato un tozzo di pane. Alla faccia di chi dice che in Francia la giustizia è all’acqua di rose.
Lui, come circa altri 6000 prigionieri, stanno trainando una nave capottata in porto. A mani nude. Siccome è un lavoro abbastanza noioso, cantano di guardare giù, tenere la testa bassa, che tanto devono scontare una marea di anni di pena e non gli passa più.

A tenerli d’occhio è un accigliatissima guardia carceraria di nome Javert (Sgiavè, interpretato da Russel Crowe). Finito il turno Sgiavè canta a Sgian Valsgian che è libero, ma la sua fedina penale ha su il marchio dell’infamia. Sgian Valsgian ringrazia sentitamente, cantando, e se ne va.
Ovviamente un ex-galeotto non lo vuole nessuno. Poi uno che ruba un tozzo di pane, figurati, è la specie peggiore quella.
Sgian, però, trova cibo e riparo nella chiesa del Vescovo Myriel (non mi ricordo la pronuncia). Il buon Sgian, per ringraziare il Vescovo di averlo soccorso, di notte gli ruba tutta l’argenteria e scappa. Se si è preso 19 anni di lavori forzati per un pezzo di pane, mi immagino cosa possano fargli per aver rubato tutta quella roba.
I gendarmi però lo beccano subito e lo riportano dal Vescovo, il quale lo difende cantando che quella roba gliel’ha regalata lui e anzi, Sgian, si è dimenticato di prendere i due preziosissimi candelabri d’argento.
Sgian, scosso dal gesto magnanimo del Vescovo, si pente e si converte, cantando per 20 minuti davanti ad un crocifisso. Si pente e si converte, ma l’argenteria se la porta via lo stesso, candelabri compresi.

Passano 8 anni.

Sgian ora si fa chiamare Monsieur Madeleine (Mesié Madlen) ed è diventato sindaco di una Montreuil-sur-Mer e c’ha anche una bella fabbrichetta.
Dentro la sua bella fabbrichetta ci lavora Fantine (Fanten, interpretata da Anne Hathaway, ma senza la tutina aderente di Catwoman). Fanten viene presa di mira dalle sue colleghe perché è una ragazza madre, che di questi tempi, signora mia, quella è una mignotta, glielo dico io! Così Fanten viene licenziata dal capoturno, che Sgian gli ha cantato di sistemare le cose senza fare casini, e lui non ha capito un cazzo. Esattamente come ogni capoturno che si rispetti. Intanto Sgiavé è diventato ispettore proprio a Montreuil-sur-Mer e sospetta qualcosa sull’ex Sgian, ora Mesié Madlen.
Fanten vuole continuare a mantenere sua figlia Cosette (Cosett), ma essendo senza lavoro, si vende i gioielli, i capelli, 2 denti e comincia a battere. Tra un lunghissimo canto e l’altro si ammala di tubercolosi o una roba del genere.
Mesié Madlene la incontra una sera, mentre un cliente danaroso la maltratta e lei si ribella, e, sentendosi in colpa per quello che le è successo, la prende sotto la sua ala protettiva e la porta in ospedale, impedendo a Sgiavè di arrestarla per ribellione a stronzo danaroso.
Subito dopo Sgiavè informa, cantando, Mesiè Madlene, visto che è lui il sindaco, che il desaparecido Sgian Velsgian è stato arrestato e sta per essere condannato all’ergastolo.
Sgian si sente in colpa perché un tizio qualunque sta per essere condannato al suo posto. Corre dal giudice e confessa di essere lui il vero Sgian. Quegli gli cantano: “Senta signor sindaco, vadi vadi, pure, che sennò il film finisce qui e sono passate solo 4 ore e mezzo dall’inizio.
Sgian quindi va all’ospedale da Fanten e la trova in punto di morte che delira. Lui le promette di prendersi cura della sua Cosett (cioè che si prenderà cura della figlia, non è un porno per necrofili questo). Purtroppo Sgiavé arriva anche lui all’ospedale che vuole arrestare Sgian. Sgian gli chiede, cantando, tre giorni di tempo per recuperare una Cosett e che poi torna e si fa arrestare, che ha una voglia di trainare navi cappottate per il resto della vita, che levati.
Sgiavè non gli crede e cantano e combattono per un buon dieci minuti e alla fine Sgian si butta dalla finestra dell’ospedale dentro un fiume e sparisce.

Cosett è tenuta in schiavitù dai Thénardier (Tenardiè, interpretati da Sacha Baron Cohen e l’odiosa Helena Bonham Carter), una roba che Cenerentola era trattata come una principessa.
Sgian si presenta ai due truffaldini Tenardiè e compra una Cosett per 1500 franchi. Ma gli avidi maiali pensano che sia troppo poco.

Passano 9 anni. Da qui in poi ho i ricordi leggermente appannati perché ho avuto un viaggio astrale, credo.

Parigi, ai francesi piace così tanto la rivoluzione e decapitare i loro sovrani, che ne stanno organizzando un’altra in nome dei vecchi tempi.
Cosett è diventata quella gnoccolona, dagli occhi pallati come i Simpson, di Amanda Seyfried. È in giro con Sgian, quando incrocia lo sguardo con il giovane Marius ed entrambi si innamorano perdutamente, come succede solo nei musical ispirati ai libri del 1860.

Di lui è innamorata pure Éponine, figlia legittima dei Tenardiè, che ormai hanno perso tutto e ora fanno i saltimbanco, dando la colpa delle loro disgrazie a Sgian.
Grazie a Éponine, Marius scopre dove vive Cosett e i due cominciano una relazione platonica, tutta sospiri e lettere d’amore, all’insaputa di Sgian.
Caso vuole che Sgiavè sia diventato capo della polizia parigina.
Sempre grazie a Éponine, i Tenardiè scoprono dove vive Sgian e decidono di svaligiargli la casa, ma Éponine, per salvare Marius, fa intervenire la polizia.
Sgian si spaventa del casino fuori casa e decide che lui e Cosett scapperanno in Inghilterra.
Marius si unisce ai rivoluzionari e si mette a costruire le barricate. Sgiavè si intrufola tra i rivoluzionari, ma viene beccato e catturato.
Sgian scopre dell’intrallazzo tra Cosett e Marius e, per proteggere il ragazzo, si unisce ai rivoluzionari.
Dietro la barricata scopre che Sgiavè sta per essere giustiziato. Siccome è buono, Sgian si offre di farlo fuori e lo porta in un vicolo, in cui simula di ucciderlo, ma lo lascia andare.
Il mattino dopo i ragazzi scoprono che i parigini non è che avessero tutta sta voglia di fare ancora la rivoluzione, poi c’era la partita, è comunque un giorno lavorativo e ci si deve alzare presto, uno aveva anche judo, così nessuno si è ribellato e sono rimasti solo loro con una barricata in tutta la città.
Inutile dire che la polizia fa un massacro.

Però Sgian riesce a salvare Marius trascinandolo nelle fogne. Che se uno è ferito da un fucile, la cosa migliore è un bagno nella merda. Questa scena entra di diritto in una delle situazioni in cui non mi vorrei mai trovare.
Nelle fogne incontrano Tenardiè, che si era nascosto dalla polizia. Tenardiè non riconosce Sgian, essendo lui ricoperto di cacca fin sopra i capelli, e gli indica la strada per uscire dalle fogne in cambio di un anello di Marius.
Fuori dalle fogne, trovano ad attenderli Sgiaviè che, in un primo momento, cerca di fermare e arrestare Sgian, ma poi, in un secondo momento, lo lascia andare visto che gli ha salvato la vita dai rivoluzionari. In un terzo momento Sgiaviè è lacerato per quel gesto e si trova dibattuto tra la sua anima di uomo riconoscente a Sgian e quella di tutore della legge inflessibile. Per tagliare la testa al toro si butta nella Senna sbattendo violentemente contro una roba di cemento e generando una delle scene più horror che io abbia visto di recente.
Marius si salva e Sgian acconsente a fargli sposare la sua Cosett. Gli confessa tutto il suo passato, che non ha mai detto alla finta figlia, e per questo decide di andarsene, senza dire niente a nessuno.
Durante il matrimonio i Tenardiè si infiltrano, ma vengono beccati e Marius scopre che Sgian gli ha salvato la vita dietro la barricata.
Gli sposi allora accorrono al capezzale di Sgian ormai morente lo salutano un’ultima volta e lui raggiunge tutti quelli che sono morti durante il film e che lo aspettano su una barricata, cantando a squarciagola.

Fine del film. La gente si risveglia lentamente.

A scanso di equivoci, visto che mio fratello ogni volta mi dice: “Non si capisce se il film ti è piaciuto oppure no“, devo dire che il film è bello, ma non è un film per me.
Les Misérables” è un musical in senso stretto, dove invece di parlare, cantano per una ventina di minuti. Anche chiedere un bicchiere d’acqua diventa un’agonia atroce, se non piace il genere.
Però non ci sono i balletti, mentre io mi aspettavo una roba del genere:

Prima di andare a vedere “Les Misérables” mi chiedevo che senso avesse fare un film del genere nel 2012.
Dopo averlo visto i dubbi mi sono rimasti tali e quali a prima e se ne è aggiunto qualcuno.

Devo ammetterlo, sono un ignorante e “Les Misérables” di Victor Hugo non l’ho mai letto, l’avesse scritto Alan Moore sarebbe stato diverso. Ho visto forse uno sceneggiato alla tele, ma nient’altro, quindi non posso parlare dell’aderenza al libro. Anche se, in realtà, è un adattamento del musical teatrale più che del romanzo originale.

Certo i temi sono forti, l’invito a svegliarci e a combattere per quelli che sono i nostri diritti e per cambiare le cose, in questo periodo storico particolare è quanto mai azzeccato.

La cosa su cui cade Tom Hooper, il regista, è la parte “comica” affidata a Sacha Baron Cohen e Helena Bonham Carter, che spezza troppo il ritmo e trasforma il tutto in una farsa.
Il cast è bravo e convincente, per quanto possa essere convincente gente che canta per dire ogni cosa. Poi tutto il cantato è registrato in presa diretta, nessun doppiaggio a posteriori. Si capisce perché Russel Crowe è stonato come una campana e Hugh Jackman ha quelle sfumature di viola bordeax quando canta.
Anne Hathaway ha perso un sacco di peso e infatti sembra uno scheletro, riuscendo a rendere bene l’idea che stia per passare all’altro mondo.

Però, come dicevo, mi sono nati nuovi dubbi durante la visione. Il primo è puramente di livello tecnico: scenografie fantastiche, ma il film è girato in un formato 1.88, non panoramico, che smorza la spazialità visiva e da come un senso di costrizione, oltre al fatto che è tutto concentrato sui primi piani degli attori per la maggior parte del film. Forse una regia meno fissa e ravvicinata avrebbe donato anche all’epicità della storia.

L’altro dubbio è puramente nostrano: il doppiaggio.
Avevo letto che il film era totalmente in lingua originale con i sottotitoli, essendo un film cantato mi sembrava quantomeno una scelta giusta. Però ci sono le rare battute tra una cantata e l’altra doppiate in italiano, saranno meno di 20 in tutto il film, ovviamente doppiate dai soliti: Luca Ward, Giuppy Izzo, Pino Insegno e compagnia bella.
Che bisogno c’era di doppiarle? Saranno meno di 100 parole in tutto, non si poteva lasciare anche quelle con i sottotitoli?
Anche perché, sinceramente, è fastidioso sentire tutto in inglese, poi per dire una cagata tipo: “Fuori di qui!” si passa all’italiano. Cambia voce e timbro vocale l’attore e lo stacco è troppo netto e deciso per non notarlo.
Non è per fare il figo, o chissà che altro, ma davvero se uno si vede 2 ore e 40 di film cantato in lingua originale, nemmeno tanto moderna, con i sottotitoli, può essere infastidito dai pochi minuti di parlato in originale? Non si poteva lasciare anche quel poco in originale? Avrebbero pure risparmiato.
Certe cose davvero non le capisco.

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"