Di film su case possedute, maledette, infestate, nel bosco e tutto il resto, ne hanno fatti a strafottere.

Fino ad ora nessuno, ha mai pensato di fare un film horror su un’edicola.

In effetti non è che ci sarebbe molto da dire sulle edicole, anche perché di per sé non è che le edicole mettano paura… cioè ce ne sono un paio in metropolitana a Milano che fanno cagare addosso, ma è un altro discorso.

Vorrei colmare questa mancanza nel genere horror con la storia dell’edicola vicino casa mia. In effetti non è proprio una storia horror in senso stretto, non ci sono mostri… convenzionali. È più una storia tipo “L’Invasione Degli Ultracorpi“, dove gli ultracorpi sono anche molto stupidi.

Eppure una volta era un’edicola normale.

Vivo in un paesino ameno. L’ultimo paesino della provincia di Milano prima che diventi Monza Brianza.

Il mio paesino è così ameno e piccolo che l’hanno fuso con un altro paesino piccolo e ameno, facendone un comune unico.
Il comune derivante è ancora così piccolo e ameno che divide i Vigili Urbani con un terzo paese, ma almeno dividono le spese.

Vicino a casa mia, cinque di minuti a piedi, ci sono i portici con la banca, che ha chiuso, il fioraio, 2 bar, la farmacia e l’edicola.

L’edicola, fino a novembre era gestita da una simpatica famigliola. Padre, madre, bimbominkia figlio diciottenne. Tutti gentili e accomodanti.

Io in edicola compro poco e niente. Mi rifornisco alla fumetteria dietro casa, che è mio amico e mi fa gli sconti.
Al massimo in edicola faccio qualche raccolta che la fumetteria non riceve, quelle legate ai quotidiani.

Sono uno che non si ricorda nemmeno di fare la pipì, figuratevi se c’è qualcosa ad uscita settimanale o quindicinale o altro, mi dimentico matematicamente di prenderlo e poi lo perdo.
Quindi chiedo in edicola di tenermi da parte le cose che mi interessano, poi passo una volta al mese a tirare su tutto.

La famiglia che c’era prima eseguivano questo compito in maniera egregia. Mai una volta che non ho trovato quello che volevo.

Poi un giorno di novembre entro in edicola e la famiglia non c’è più.

Al loro posto due individui, un signore piuttosto anziano e uno più giovane.
Le loro espressioni mi ricordano quelle di Ciccio di Nonna Papera, tipiche di chi discente da generazioni di accoppiamenti tra consanguinei.
Mi guardano quando entro, lo sguardo è tipico del bovino ruminante.

Ad esempio…

Mi avvicino timidamente al bancone e mi dicono che è cambiata la gestione.
Preoccupato chiedo se c’è la roba che devo ritirare.
Per fortuna c’è… ma noto che manca un numero.
Vabbè…” penso, “… sarà capitato durante il cambio della guardia. un numero può scappare.
Chiedo se è possibile recuperarlo e loro, parlando con una lentezza esasperante, mi dicono di sì e si segnano il numero su un quadernone e sul portatile.
Pago, ringrazio ed esco assicurandomi che continuino a tenermi da parte la collezione che sto facendo.

Il mese successivo torno per prendere la mia roba. Mancano i due numeri dispari e quello appena uscito è sullo scaffale e non messo da parte.
Comincio a sospettare che qualcosa non vada… tipo che questi due non capiscano un cazzo.
Chiedo ancora che mi recuperino i due numeri mancanti, prendo gli altri, pago e vado a casa. Non prima di aver ribadito che mi tengano da parte tutti i numeri, anche quelli dispari, che mi interessano tutti.

Passate le feste, è gennaio, torno a prendere i numeri della mia raccolta.
Ne mancano due, anche stavolta. Però sono i numeri pari.

La sensazione di essere preso per il culo è preponderante.
Invece di cominciare a spaccargli l’edicola, mantengo la calma e chiedo che riordino i numeri mancanti.
Stavolta mi assicuro che capiscano bene che voglio TUTTI i cazzo di numeri sia quelli pari che quelli dispari, che le collezioni devono comprendere l’intera fottutissima raccolta, non un numero sì e l’altro no, sennò che collezioni sono?

Per fortuna è quasi finita, la raccolta è di 30 numeri in tutto.

Verso fine gennaio mi chiamano che sono arrivati gli arretrati e ci sono altri numeri da ritirare.

Il sabato corro in edicola a ritirarli.
In effetti ci sono dei numeri arretrati. Che ho già.
Prendo solo le cose che mi mancano, ovviamente manca all’appello un altro numero, non mi ricordo se pari o dispari.
Facciamo l’elenco insieme di quello che mi manca, che significa che glielo scrivo io in stampatello grande, a caratteri cubitali.
Sono indeciso se passare dal ferramenta a prendere un saldatore per tornare a tatuare entrambi ‘sti morti di sonno con le istruzioni su quello che devono richiedere e quello che devono tenere da parte. Alla fine decido che forse bastano le istruzioni sul loro quadernone e che completare la raccolta non vale la galera.

È febbraio. Altro giro in edicola.
Gli sono arrivati altri arretrati. Come al solito alcuni li ho già.
La raccolta è finita, ma l’ultimo numero non è messo da parte, è sullo scaffale.
Raccolgo tutto sbuffando. Ripetiamo la ormai straziante procedura degli arretrati da ordinare.

Sabato scorso sono passato a vedere se è arrivata la mia roba.

Non è arrivato una benamata cippa perché non hanno capito cosa dovevano ordinare e quindi, per non sbagliare, non hanno ordinato niente. La voglia di incendiargli il negozio è altissima.
In compenso mi hanno chiesto se potevo comprare lo stesso i numeri sbagliati che gli sono rimasti e poi rivenderli a qualche fiera o a qualche mio amico che li vuole. Giuro.

Il figlio, tra le altre cose, mi ha chiesto se mi intendo di fumetti porno e se secondo me può essere interessante tenerli in edicola e venderli, o se magari le mamme potrebbero offendersi.
Ma che cosa vuoi che ne sappia io di fumetti porno, del mercato che hanno, e delle reazioni delle mamme a quel materiale.

Comunque ho lasciato perdere. Gli ho detto che non voglio più gli arretrati, che non mi interessano e che me li procurerò per i fatti miei.
Intanto i numeri sbagliati che gli sono arrivati possono farci quello che vogliono: accenderci il camino, schiacciarci le noci, trasformarli in aeroplanini di carta patinata… e tutte quelle altre cose volgari e contronatura che, essendo un signore, non mi metto a elencare qui.

Alla fine dai e dai un cliente l’hanno perso.
Probabilmente andrò dall’altra parte del paese a prendere le prossime raccolte, almeno finché non falliscono e l’edicola cambia ancora gestione.

In ogni caso, mi mancherebbero i numeri 18, 21, 23, 25 e 27 di “Ultimate Spider-Man“, i volumi allegati alla Gazzetta, in caso qualcuno li avesse e volesse vendermeli.

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"