Oggi è lunedì, un giorno difficile, il week end è volato, si ricomincia a lavorare, insomma, siamo tutti un po’ scazzati. Anche perché siamo tutti in trepidante attesa di sapere chi sarà a inchiappettarci per i prossimi 5 anni… ma questo non è un blog politico, quindi niente, non se ne parla, anche perché non ne sono proprio capace.

Cosa c’è di meglio allora di una bella storia divertente, di quelle che possono capitare solo a me? Tante cose, ma dovete cuzzarvi questa.

Tutto quello che segue è successo settimana scorsa, esattamente mercoledì 20 febbraio, il giorno del nostro compleanno.

Purtroppo non posso mettere i nomi dei posti coinvolti… nemmeno delle persone, anche perché non li so.

Tutto comincia venerdì 15.

Vado a lezione di batteria. La scuola è proprio dietro dove lavoro, parcheggio nell’ampio posteggio di fronte alla scuola e faccio lezione.

Ovviamente la macchina non è mia e nemmeno quella è la mia multa

All’uscita un simpatico foglietto sporgeva dal tergicristallo: una bella multina da 41 euro per non aver esposto il disco orario. Sono arrivato alle 16.55, la zona a disco è di massimo 2 ore e scade alle 19.00, la multa risale alle 17.41.
Non è che voglio discolparmi, ma non ci sono cartelli che indicano l’obbligo del disco dove ho parcheggiato la macchina. Il più vicino è dall’altra parte del parcheggio ed evidentemente ne copre l’intera area, anche per chi come me non si gira tutto il posto a vedere se ci sono avvisi. Va bene ci sta, l’ho parcheggiata lì per settimane e non me ne sono mai accorto, colpa mia. Non c’è problema, la legge non ammette ignoranza, quindi la multa la pago, avrei risparmiato 5 euro a parcheggiarla in sosta vietata, ma non fa niente. L’agente 282 spenderà la mia stessa cifra in antidiarroici.

Non so quanto tempo è che non prendete una multa, ma ora non le compilano più a mano, stampano uno scontrino, allegano un bollettino prestampato, che bisogna solo finire di compilare, e ti lasciano tutto sotto al tergicristallo. Io erano anni che non prendevo una multa ed ero rimasto a quella compilata a mano con una minuziosa grafia illeggibile.

Comunque è venerdì, non ho voglia di arrabbiarmi, la metto nella mia borsa e vado a casa a godermi il week end.

Della multa mi ricordo solo il mercoledì mattina. La prendo e leggo lo scontrino gentilmente lasciatomi dall’agente 282.

Tra le altre cose scritte sullo scontrino, c’è una frase che dice che ho solo 5 giorni per pagarla, altrimenti mi arriva a casa maggiorata di un tot. Siccome 41 euro mi sembrano già abbastanza soldi da buttare via così, comincio a fare i conti su quanti giorni ho ancora per pagarla: apro la calcolatrice, excel, un software di simulazione calendariale, l’oroscopo del giorno dopo e scopro che devo pagarla proprio entro mercoledì… almeno penso perché non dice “5 giorni lavorativi“, solo “5 giorni“. Maledetti.

Mi fiondo online, banca e sito delle Poste, per pagare la multa. Sarò scemo io, ma non mi permette di pagarla. O meglio, sul bollettino devo indicare nella causale il numero della contravvenzione e la targa della macchina, solo che il bollettino risulta prestampato e su quelli non posso mettere la causale.
Se non posso mettere la causale risulta che al Comune di Sal Cazzo arriva una donazione di 41 euro da parte di un certo Mr. Chreddy e a me arriva a casa la multa con la maggiorazione.
Va bene, decido di pagarla in Posta. Io odio andare in Posta.

La sera volevo andare da mia madre, così potevo approfittare per andare dall’unico barbiere che riesce a tagliarmi i capelli in modo che non sembri che abbia la testa come The Elephant Man.

Se me li tagliano male…

Sono uno che procrastina tutto, quindi vado a tagliarmi i capelli sono quando li ho veramente lunghi… abbastanza da venirmi i boccoli e la gente mi chiama Shirley Temple.

Ecco, se non mi taglio i capelli sono così, ma molto più grazioso…

Per fortuna vicino casa di mia mamma c’è una Posta che chiude alle 19.00, così, penso, ho tutto il tempo.

Esco dal lavoro, tangenziale a 200 all’ora, arrivo in posta alle 17.30.
Siccome ora le Poste sono organizzate come il salumiere dell’Esselunga, ritiro il bigliettino con il numero: A288.
Guardo il tabellone e sono all’A252… 36 persone prima di me, solo due sportelli aperti che servono la A, morirò lì dentro.

Mi guardo intorno e lo spettacolo è desolante. Lo stanzone d’attesa è enorme e gremito di gente. Vecchi che vagano come zombie, un gruppo di sudamericani stanno facendo una grigliata in un angolo con la musica a palla, in fondo dall’altra parte ci sono delle tende con gente che ci campeggia dentro aspettando il proprio turno, capannelli di persone che discutono dei massimi sistemi, gente che deve spedire un intero appartamento, a giudicare dalle dimensioni del pacco. Non ce la farò mai.

Più o meno la situazione era questa

C’è un posto a sedere sugli spalti di fronte alle casse. Vado là, mi pento di non essermi portato da leggere almeno un paio di libri che ho indietro, era il momento giusto per cominciarli e finirli.
Mentre mi siedo e noto che alla ragazza carina, seduta nella fila davanti, sporge da sotto il culo un biglietto A281… che faccio? Tento di prenderlo e rischio una denuncia per molestie, oppure sto buono e attendo il mio turno?
Decido che attendo il mio turno con l’anima in pace.

I numeri scorrono lentamente, molto lentamente. In genere quando vado in posta c’è sempre gente davanti a me che deve fare operazioni lunghissime: controllare il conto, fare molte operazioni, accendere un mutuo, quotare la propria azienda in borsa, ricapitalizzare una multinazionale. Ovviamente in Posta, in un paese civile e sviluppato come il nostro, devi fare tutto compilando a mano, usando carta e penne, in quadrupla copia, che le fotocopiatrici non vanno più di moda.

Arrivati all’A262, decido che è il momento di fumare una sigaretta. Vado verso la porta a vetri da cui posso guardare il tabellone con i numeri, che di solito quando, ti accendi una sigaretta, è subito il tuo turno e la devi buttare nuova nuova.

Mentre cammino noto un signore che dal fondo del salone mi fissa. È tra i cinquanta e i sessant’anni, io non son capace di dare l’età ad una persona, quindi potrebbe averne dai 30 ai 90, ma tra 50 e 60 mi sembra una buona media.

Esco, mi rollo la sigaretta e mi trovo davanti il tizio che mi fissava. Coppola, borsetta a tracolla da parcheggiatore abusivo, mi dice, con accento tipicamente scandinavo: “Uagliò, che nummero tieni?
Lì per lì ho il traduttore spento e gli chiedo: “Come scusi?
Lui, con il suo fare accomodante: “Ragazzo sveglia! Che lettera e che nummero tieni?
Ah, ecco, in simil italiano capisco meglio, non lo parlo lo scandinavo, io: “Ho l’A288, perchè?
Lui tira fuori dalla tasca del giubbotto un mazzetto di foglietti, comincia a sfogliarli, poi mi dice: “Tengo l’A270 e te lo venno a 8 euri… Sennò tengo l’A280 e te lo facc’ accinque euri… il 284 a 3 euri… li vuoi?

Sì, sono rimasto interdetto anche io al momento. E sì, voleva vendermi posti per passare prima. Cioè il signore va in Posta tutti i giorni e quando c’è coda prende dei biglietti a intervalli regolari, per venderli a chi non ha voglia di aspettare le 30 e passa persone che ha davanti. Ci ho messo qualche secondo per capire tutto ciò, a me non sarebbe mai venuta in mente un’idea tanto geniale quanto stronza…

Faccio due rapidi calcoli. Guardo il tabellone e miracolosamente siamo all’A268. Gli dico: “Allora, già sono qui per pagare una multa e mi girano le palle. Spendere altri soldi per saltare la coda non mi va proprio. Poi, lei ha già 3 numeri, un’altro son sicuro che è abbandonato. Qualcun altro si sarà rotto le palle di aspettare e se ne sarà andato, mi sa che non ci mettono molto ad arrivare al 288.

Lui impassibile mi fissa, noto un certo vuoto siderale nei suoi occhi, e dimostrando di aver capito tutto quello che ho detto mi fa: “L’A270 adesso stà a 10 euri. Se l’accatti tocca a te.
Capisco che devo essere più diretto: “No. Grazie. Non me lo accatto. Non ti pago per scavalcare la fila.
Lui, impassibile: “Vabbuò, giovane, fa’ come vuoi“, e rientra.

Per la cronaca ho aspettato oltre un’ora che arrivasse il mio turno, se ne era andata pochissima gente.
Sono arrivato che il barbiere stava chiudendo e non mi ha tagliato i capelli. Giro ancora pettinato come un lupo mannaro.

Però, pensavo, se siamo arrivati al bagarinaggio postale, a vendere i biglietti della fila, siamo proprio messi male… davvero male.
Speriamo di aver votato bene questa volta.

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"