L’altro giorno, parlando con la Revenger Federica F., mi è tornato in mente questa cosa che mi è successa nel periodo in cui giocavo a Final Fantsy VII.

Il post si sarebbe potuto chiamare anche: “Ecco perché non ho mai Final Fantasy VII“, o “Chi trova un amico perde un tesoro” o in mille altri modi, perché non è una storia che riguarda il gioco in sé in senso stretto, ma è una storia su un’amicizia mancata, di cui la situazione che riguarda il gioco in questione è solo la classica goccia che fa traboccare il proverbiale vaso.

Tutto comincia subito dopo la metà degli anni ’90, quando la prima Playstation era all’apice del successo e usciva un capolavoro dopo l’altro.

Io, giovane virgulto fancazzista, nel tempo libero frequentavo un negozio di videogiochi vicino casa, dove un mio amico faceva il commesso. I vantaggi erano evidenti: potevo giocare ai giochi in negozio senza comprarli, quei rari giochi che compravo li pagavo meno e quando li finivo li ridavo dentro per prenderne altri con grossi sconti. Quando il mio amico è stato licenziato ho sentito come un lieve senso di colpa, ma poi è passato subito.
Ovviamente non ero l’unico frequentatore assiduo del negozio, c’era sempre un fottio di gente lì dentro e, dai e dai, prima o poi finivi per conoscere tutti.

Tra i vari fancazzisti che svernavano in negozio, c’era quest’altro ragazzo, in realtà non più tanto ragazzo, aveva una decina d’anni in più, che spaccava le balle un po’ a chiunque attaccando bottoni improbabili. Aveva un lavoro che gli permetteva di infognarsi nel negozio per un sacco di tempo. Per motivi di privacy lo chiamerò: PC, come il computer.

Ridendo, scherzando e chiacchierando abbiamo cominciato a legare, dove “legare” significa che in negozio partivano gli sfidoni a Tekken o a ISSPro e robe del genere.
Da lì poi le sfide si sono spostate a casa di PC. Io vivevo ancora a casa dei miei, mentre lui viveva da solo.

Una persona normale direbbe che stesse nascendo un’amicizia, ma per me non era così. C’era qualcosa che non andava.

Forse era il fatto che quando mi invitava a vedere un film io non potessi mai sceglierlo, ma mi era imposto quello che voleva vedere lui. Pure se l’avevo già visto per i fatti miei.
Forse era per il fatto che dopo qualche partita persa di fila, si faceva tardi, era stanco ed era meglio se andavo via, che sai domani mattina ci si alza presto. “Ma PC, sono solo le 8 di sera, non dovevamo mangiare la pizza?
Eh, ma sai… si vede che oggi non ho digerito, non sto tanto bene. Dai Chreddy, facciamo un’altra volta, ci sentiamo domani, ciao.
Forse era per il fatto che quando mi diceva: “Ho preso ‘sto gioco nuovo per pc, vieni che stasera lo proviamo“, significava che io stavo anche 2 o 3 ore a vedere lui che giocava, senza nemmeno rivolgermi la parola. Una volta dopo mezz’ora me ne sono andato e lui non se ne è manco accorto.
Forse perché con PC era tutto una fottuta gara, sia giocata uno contro uno, sia a chi finiva prima quel gioco, a chi lo comprava prima e via discorrendo.

Tutta la situazione mi pesava un po’, PC era un pochettino opprimente, tanto che cercavo di allontanarlo rinunciando anche a giocare e tralasciando dei giochi che sarebbero diventati classici.
Anche perché io non sono molto competitivo, se la cosa mi diverte la faccio, se deve diventare un obbligo e alla fine non ho soddisfazione, non mi piace. Non è solo una questione di vincere o perdere, può succedere che pur vincendo non mi diverta.

L’amicizia, alla fine, era un po’ a senso unico, PC era più legato di quanto non lo fossi io.

Poi, poco prima dell’estate del 1998, mi lusso la spalla sinistra in palestra. Un dramma. All’ospedale mi ingessano dalla vita al collo lasciandomi libero solo il braccio destro e la mano sinistra, che esce dall’ingessatura all’altezza dell’ombelico. Che una volta i dottori ci andavano leggeri con le medicazioni.
Ho un mese di convalescenza a casa dal lavoro. Un mese intero senza fare niente: non potevo vestirmi, guidare, andare in giro… non potevo nemmeno farmi la doccia. Provavo a lavarmi la parte sinistra del corpo con dei panni bagnati e insaponati, ma era impossibile. Puzzavo solo a guardarmi da lontano, anche perché ero andato in ospedale direttamente dalla palestra, senza nemmeno potermi fare la doccia o cambiarmi.
Quando finalmente mi hanno tolto il gesso, un mese dopo, appena il dottore lo ha aperto sono volati fuori i pipistrelli, come quando Batman entra nella Bat-Caverna. Avevo anche le piaghe lungo tutto il braccio, nella parte che toccava il torso e la pancia.

Comunque, storie horror a parte, in quel mese di degenza forzata l’unico palliativo era giocare con la Play e recuperare le cose che non avevo giocato, tra cui Metal Gear Solid e Final Fantasy VII.

PC aveva già giocato a Metal Gear e schiumava dalla voglia di dirmi come andava a finire, per fortuna sono sempre riuscito ad evitare che mi raccontasse il finale.

Invece FF VII non l’aveva giocato, ma appena gli dissi che ci stavo giocando lo prese anche lui.
Final Fantasy VII è un gioco su 3 CD, la cui durata non è misurata in ore, ma direttamente in calendari.
Ci vogliono mesi per finirlo tutto completamente. Era uno dei pochi RPG, insieme a Baldur’s Gate 2, che mi appassionavano e che avevo voglia di finire completamente. Essendo anche l’unico RPG che non mi metteva l’ansia.

Però c’era un problema: FFVII è solo in inglese, non c’è una versione tradotta. Per me non era un problema, ma per PC sì, che l’inglese non lo capiva manco con i sottotitoli.
Ciò significava che PC era inesorabilmente indietro rispetto a me.

Finalmente mi rimetto con la spalla e posso ricominciare a girare libero e felice, come le donne con i Nuvenia Pocket.
Succede che PC mi invita a casa sua perché mi deve far vedere una cosa fighissima.

Io a FF VII ero quasi alla fine del secondo disco, mi stavo sbattendo per portare tutte le sfere della Materia al massimo per andare a sconfiggere le Ultimate Weapons, i mostri più potenti del gioco, roba che se ti prendevano una volta morivi e non c’era altra storia. Insomma era una bella sfida, non era obbligatorio sconfiggere le Ultimate Weapons, ma era un’impresa da raccontare ai figli e nipoti e potersi bullare nei secoli dei secoli. Mi pare che alla Square c’è un Wall Of Fame tutto d’oro con incisi, direttamente dagli angeli, i nomi di tutti quelli che hanno sconfitto tutte e quattro le Ultimate Weapons. Mica cazzi.

Insomma ero a buon punto, ero preso bene, mi stavo anche riprendendo dallo shock della morte di Aeris, per la quale avevo pianto disperato una settimana.

Chi non ha pianto in questa scena?!

Quella sera arrivo a casa di PC. Lui mi accoglie con un sorriso che in confronto il Joker sembra triste e mi dice che ha un sorpresone per dopo cena.
Gli do la solita scarica di mazzate a Tekken, un paio di partite a Gran Turismo, poi ceniamo.
Mentre beviamo il caffè, lui tira fuori una videocasseta, allora i DvD erano una leggenda metropolitana, e mi dice: “Questa è la sorpresa che ho registrato ieri sera…

La mette su e parte un filmato in gioco di Final Fantasy VII. Non capisco dove si svolge perché quell’ambientazione non l’ho mai vista, poi cominciano una serie di duelli tra Cloud, il protagonista del gioco, e Sephirot, il cattivo.

Mi ci vuole qualche minuto per capire che quella registrazione è il finale del gioco, troppo tardi per evitare di vederlo.

Quella merda di PC si era fatto passare il salvataggio del gioco da uno che aveva conosciuto. Questo tizio aveva già finito FF VII una volta, quella era la seconda run con tutto potenziato al massimo ed era praticamente alla fine del gioco. PC ha dovuto fare solo gli scontri finali. Il tutto per finirlo prima di me e sbattermelo in faccia. MERDA!

Ero shockato, mesi di gioco buttati nel cesso, per vedere il finale senza poterci arrivare.

Voi direte: “Che sarà mai? È solo un gioco.”

Vero, ma non è quello il problema. Non è il finale in sé, ma quello che rappresenta il gesto.
Se tieni ad una persona che consideri amico, come minimo, dovresti rispettarlo.
Che va bene la competitività nelle cose, ma c’è un limite, che in genere è quello in cui ci si diverte entrambi. Se uno dei due ad un certo punto non si diverte più, forse è il caso di smetterla.
Forse rovinare una cosa a cui il tuo “amico” tiene non è poi così divertente come si possa pensare.

Anche perché, con quella registrazione, cosa ha dimostrato? Che è più bravo?

Secondo me solo che è stronzo.

Da quel giorno i rapporti si sono diradati e raffreddati, ogni tanto mi chiama, facciamo due chiacchiere, ma non ci vediamo più e in genere, ho sempre la scusa pronta per tagliare corto.

Forse esagero, forse sono eccessivo, non ho molte mezze misure in genere.

Voi ora vorreste sapere la morale di tutta questa noiosa storia, vero?
È questa: “Chi trova un amico, non finisce Final Fantasy VII“.

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"