Sarò sincero con voi, al cinema preferisco andare a vedere i film d’azione, quelli con gli inseguimenti, con quelli che si prendono a botte forti in faccia, con gli spari, con le robe che esplodono e le donne nude.
Non è per snobismo, è solo che con questi film la gente tende a stare zitta, o per lo meno, i botti coprono meglio i rompicoglioni.
Invece nei film drammatici, d’amore, o in qualche modo sentimentalmente coinvolgenti, c’è sempre il rischio di beccarsi quelle Bestie da cinema che devono per forza commentare quello che vedono, o rompere le palle nei modi più disparati.

Ho beccato: una con il singhiozzo che è durato per tre quarti di film, una coppia di vecchi che commentavano ogni dialogo e lui aveva la stessa voce di Sandro Ciotti, un coglione dietro che doveva prendere a calci la poltrona dove ero seduto e la sua fidanzata rintronata che, non capendo un cazzo, continuava a chiedergli di spiegarle le cose, nemmeno fosse una lezione di fisica termonucleare astratta.
Se la serata non è finita in una carneficina è solo merito del film.

Pat () ha passato 8 mesi in un centro psichiatrico perché soffre di disturbo bipolare e ha fatto un gran casino, rovinandosi la vita. Ha perso moglie, casa e lavoro.
Tiffany () ha perso il marito poliziotto e anche lei si è rovinata la vita facendo un gran casino.
Una sera si conoscono a casa di amici, durante una cena combinata.
Pat è ossessionato da sua moglie e vuole riconquistarla e ce la sta mettendo tutta per riuscire a farlo, cambiando ciò che non le andava a genio e diventando una persona migliore, però un’ordinanza restrittiva gli impedisce qualsiasi contatto lei, non può nemmeno consegnarle una lettera che secondo lui potrebbe rimettere le cose a posto. Tiffany conosce la moglie di Pat e si offre di consegnare di nascosto la lettera, in cambio Pat deve aiutarla con una gara di ballo a cui lei tiene e farle da partner.

 scrive e dirige un film basato sul libro L’Orlo Argenteo Delle Nuvole di . Lo fa in modo intelligente, asciutto e senza abbandonarsi ai facili sentimentalismi che in genere caratterizzano queste pellicole.

Si può parlare d’amore senza frasi sdolcinate, fotografia sfuocata e stucchevoli romanticherie?
Si può fare un film drammatico senza prendere a calci nei maroni il pubblico, facendolo ridere e con toni non deprimenti?
Si può fare un film spendendo solo 21 milioni di dollari e guadagnandone oltre 200?

Sì, si può eccome, Russel ci riesce egregiamente, come era riuscito a non fare il remake di Rocky, raccontando praticamente la stessa storia, con The Fighter, tra l’altro è anche l’unico film in cui Mark Wahlberg sembra un attore vero.

Evidentemente David O. Russel ha il dono di far lavorare gli attori al massimo delle loro capacità.

Dopo Wahlberg, riesce a riportare  in un film decente con un’interpretazione degna della sua fama.

Pure Jennifer Lawrence, che finora tra The Hunger Games e X-Men-L’Inizio mi aveva fatto abbastanza schifo, dimostra di avere classe e di essere capace di interpretare un personaggio ricco di sfumature, oltre ad essere bella da paura.

Bradley Cooper è un capitolo a parte, conferma quello che già pensavo e, secondo me, è il migliore di tutto il cast. C’è un momento, durante un dialogo, in cui lo guardi negli occhi mentre parla e pensi: cacchio il corpo umano lo puoi martoriare, rompere e si adatta, guarisce, ma la mente, basta poco per romperla e non c’è niente da fare per farla tornare come prima. Mentre pensi queste cose ti rendi conto che stai guardando un attore che interpreta uno che ha un disturbo mentale, non un vero malato, e allora realizzi che quello è un grande attore e che forse lo stanno sottovalutando un po’ tutti.
Semplicemente eccezionale.

Non è un film perfetto, nonostante la critica mondiale l’abbia osannato, ma è un gran bel film appassionante, come non ne vedevo da tempo.

La parte seguente potrebbe contenere SPOILER, anche se è una cosa che si sa da metà film in poi. Vedete voi se leggerla o saltarla.

Ma si può fare un film d’amore coraggioso, che non finisce in modo non scontato, un film che finisce male?

No, questo non si può. O meglio si può in soli due casi: o a Hollywood sei una potenza e puoi fare quello che vuoi, oppure hai così tanto coraggio da essere pronto ad andare alla Manpower a cercare un altro lavoro, perché come regista hai chiuso.

Col cazzo che si può, caro Mr Chreddy!

David O. Russel non è un cuor di leone, assolutamente, però è un ottimo regista e quel finale scontato te lo fa sudare con una scena di ballo, che strizza l’occhio al Tarantino di Pulp Fiction, immersa in un’atmosfera tesa e piena d’ansia. Ma non la tensione tipica dei thriller, la tensione emotiva, sentimentale, quella che abbiamo provato tutti almeno una volta nella vita quando ci si presenta davanti la persona amata e ci dice: “Dobbiamo parlare…” e sai che è l’ultima volta che parlate.

FINE SPOILER

Quindi si può fare un film che parli d’amore e drammatico, ma che allo stesso tempo faccia ridere, non banale anche se scontato e che soddisfi anche lo spettatore a cui non frega niente tenendolo incollato alla poltrona per due ore?

Sì che si può, Il Lato Positivo c’è riuscito.

 

 

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"