Ho sempre avuto un rapporto molto stretto con gli ospedali, nel senso che ci sono finito svariate volte nella mia vita, più volte di quanto mi piaccia ricordare.

Mi sono distorto entrambe le ginocchia, poi uno l’ho rotto e mi hanno dovuto operare, mi son spaccato 4 denti in palestra, mi sono lussato la spalla sinistra una trentina di volte. Insomma, Lourdes mi reclama a gran voce.

Però niente di particolare, ti fai male, stai quelle 6 o 7 ore al pronto soccorso aspettando che ti facciano le radiografie e ti dicano dove ti ingessano e per quanto tempo, vedi robe che non vorresti vedere e poi vai a casa. Tutta roba regolare.

Mai mi sarei aspettato che mi succedesse una roba come in Dottor House: ho male a un braccio e nel giro di 2 ore sono in sala operatoria e poi in un reparto di terapia intensiva che non posso alzarmi dal letto sennò arrivano gli infermieri in assetto antisommossa e mi prendono a manganellate per rimettermi sdraiato.

Questa storia incomincia un millennio fa, quando andavo alle superiori. Mi sono preso un’influenzina, di quelle senza febbre che non ti accorgi di avere. Sai solo che ti senti strano, hai doloretti sparsi e poi comincia a farti un male della miseria il polso sinistro, come quando prendi un pallonata forte con il pallone di cuoio, vai all’ospedale e, siccome hai la pressione con la minima a 1200 invece che a 80, decidono di ricoverarti e scoprono che l’influenza si è sviluppata, ti ha preso il sacco pericardico e ti devono ricoverare all’ospedale un po’ di giorni e altrettanti poi te li fai a casa senza fare una ceppa.
Però sei contento che salti la scuola.

Passano un sacco di anni e a quella roba non ci pensi più, che ormai è acqua passata… almeno fino a 4 anni fa.

Sta finendo l’inverno e arrivando la primavera, sono contento che non ho fatto l’influenza quest’anno. Nemmeno finisco di formulare il pensiero che TAAAC! una settimana d’inferno passata seduto e/o abbracciato al cesso, che il corpo pare non abbia voglia di trattenere gli organi interni e voglia espellerli da almeno uno degli orifizi che ha a disposizione.
Il mio medico curante diagnostica: “Affetto da Turbo Influenza dell’Apparato Gastroenterico“. Il mio medico è uno che ha studiato.

Però per fortuna passa, finalmente posso allontanarmi dal bagno e ricominciare a deglutire qualcosa senza paura di vomitarla nel giro di 3 secondi. Sono anche contento che posso finalmente svaccarmi sul divano a giocare.
Posso persino andare al cinema a vedere The Wrestler con il mio amico. Bellissimo, soddisfatto torno a casa e mi preparo per andare a letto, mi fa un po’ male la spalla sinistra, quella che mi sono lussato un fottio di volte e che mi hanno operato, evidentemente ho fatto un movimento strano e ho una roba al petto, tipo ansia, magari durante la notte sicuramente passa, magari è che mi sono suggestionato con il film…
La mattina dopo non è passato un bel niente, la spalla mi fa male e il braccio sinistro è indolenzito. Ma meglio aspettare un pochino, magari passa.
Il giorno dopo ancora non è passato niente di niente. Meglio andare all’ospedale a farsi vedere, che mi pare di ricordare che un milione di anni fa ho sentito la stessa cosa, forse.

Al pronto soccorso, solita coda chilometrica, all’accettazione spiego quello che mi sento e aspetto.
Mi chiamano in modo abbastanza celere, ovviamente appena si è palesato il dottore i dolori sono spariti di botto, evidentemente ha un’aura curatrice tipo gli X-Men.
Mi visita, pressione, elettrocardiogramma volante e con faccia rassicurante mi dice: “Lo faccio vedere ad un collega che è bravo a leggerli“, evidentemente gli elettrocardiogrammi per i medici sono come i fondi del caffè per i maghi, non è che sono proprio tutti capaci di leggerli.

Aspetto un altro po’ in sala d’attesa, poi mi chiama una dottoressa, molto carina, come quelle dei telefilm, mi chiede di sdraiarmi sul lettino che mi deve fare un ecocardiogramma per vedere una cosa. Mi spoglio, mi sdraio, mi riempie di gel azzurro, quello che sicuramente tengono in freezer perché è freddo come la morte, poi comincia ad passarmi addosso un microfono e a vedere su uno schermo come sono fatto dentro.

Mr Chreddy, senta…“, ahia, quando cominciano a darti del lei è perché non vogliono affezionarsi che sanno che non ce la farai, “… nonostante lei sia molto giovane, crediamo che lei abbia avuto un piccolo infarto coronarico, per accertarlo dobbiamo farle una coronografia d’urgenza. Non stia a vestirsi, la portiamo in sala operatoria subito.

Panico, devo trovare un scusa per non farmi operare, pensa pensa pensa pensa… “Come in sala operatoria?! Non posso, ho mangiato un ananas prima di uscire di casa, un’oretta fa…

Non si preoccupi Mr Chreddy, non fa niente. Le facciamo l’anestesia locale, entriamo dalla gamba e con una sonda arriviamo al cuore e alle coronarie per guardarle e trovare l’occlusione.

Sticazzi! Pensa pensa pensa pensa… “Ma io l’ananas l’ho mangiato intero… con la buccia… anche il ciuffo verde… mandato giù senza masticare…

Niente da fare, mi portano in sala operatoria, mi mettono su un lettino, entrano la dottoressa carina, un altro dottore e un assistente con la faccia di quello che fa a botte nei bar. L’assistente mi si mette accanto e mi intima di stare fermo sennò muoio, non capisco se per mano sua o è un effettivo pericolo collaterale di quello che mi stanno per fare.
Anestesia alla gamba destra, e mi infilano nella femorale un ago grosso come un tubo di Pringles.

Vedo che negli schermi sopra il lettino cominciano a trsmettere le immagini che si vedono negli schermi degli ospedali nei telefilm, quelle specie di alberi azzurrini su sfondo nero.
I dottori mi guardano, scuotono la testa e parlottano tra di loro. Io mi spavento abbastanza.

L’assistente mi guarda e mi dice: “Usi la cocaina?

No…

Anfetamine, ecstasy, altre droghe?

No… perché me lo chiede?

Dì la verità. Usi la cocaina?

No. Perché dovrei usare la cocaina? Ti sembro uno che usa la cocaina?

Sei giovane, ‘ste cose vengono se usi la cocaina o altre droghe pesanti.

“‘Ste cose cosa? Che hanno trovato?

Per ora niente, sembra tutto pulito. Però se usi la cocaina dimmelo.

I medici alla fine non trovano niente alcuna occlusione delle coronarie e mi trasferiscono in terapia intensiva, dove sono monitorato 24 ore su 24, non posso muovermi dal letto e mi lasciano l’aggeggio nella gamba, che non si sa mai ci sia bisogno ancora. La gamba è meglio che non la muovo, che è un attimo avere un’emorragia e morire nel giro di 5 minuti. Ovviamente quando ti dicono di non muovere qualcosa è la prima cosa che ti viene voglia di fare, tipo che ti viene il prurito, il nervoso al ginocchio, i crampi.

Mi riempiono di cavi e monitor e rimango sdraiato a letto. Dopo un bel po’ di ore, verso sera, arriva un altro dottore per togliermi finalmente l’ago e dirmi il referto. Non hanno trovato niente che indichi un infarto, ma probabilmente è stato uno spasmo di una coronaria e vogliono vedere se succede ancora. A me torna in mente quella cosa della pericardite che avevo avuto da piccolo, anche perché prima avevo avuto una forte influenza intestinale, lui se lo segna e poi toglie l’ago.
Togliere l’ago dall’arteria femorale significa che lo toglie, poi deve stare una mezz’ora, effettiva, a premere forte sul buco per aspettare che si coaguli e che quindi io non muoia. Il fatto è che sei nudo come un verme, con un estraneo, anche se medico, che ti preme l’inguine al primo appuntamento, che cosa gli racconti in quella mezz’ora? Com’è il tempo fuori? Mah, così così… È tanto che fa il medico? Un paio d’anni, prima facevo l’estetista a Gabicce Mare, ma poi mi son stufato… e cose del genere, un po’ come essere in ascensore.

Dopo 4 giorni in terapia intensiva alimentato ad aspirine giganti, quelle che usano per far passare il mal di testa ai rinoceronti e che quando le prendi non ti senti più i denti, mi spostano in reparto, che tanto hanno visto che non ho avuto altri problemi.

Non so se siete mai stati ricoverati in ospedale, ma paradossalmente è il posto dove si riposa meno sulla faccia della terra. Nel senso che la mattina ti svegliano all’alba, poi passano a farti la visita, poi passano gli infermieri a darti le medicine, poi arrivano i parenti, poi pranzi alle 10 del mattino, poi ripassano gli infermieri con termometro e a misurati la pressione e a darti altre pillole, poi i parenti e amici ancora, poi c’è da cenare che sono le 5 del pomeriggio, poi alle 8 di sera ti viene sonno e ti senti tanto sfigato.

Io, nella mia immensa fortuna, sono capitato in stanza con un signore anziano corpulento, che russava come un motoscafo bimotore, in più era attaccatto alla macchina per l’ossigeno che faceva un rumore assurdo.
La prima notte alle 3 vado dall’infermiere a chiedere un sonnifero o qualcosa per sopprimere l’anziano. Purtroppo non può darmi niente perché ci vuole il medico. Io insisto, poi supplico, alla fine arriviamo all’accordo che posso dormire su una barella nella stanza dei medicinali fino a quando non passano per la visita mattutina. Accetto, ho dormito di profilo su una barellina in questo specie di ripostiglio del reparto. Faceva un freddo assurdo, ma almeno era silenzioso.
Il giorno dopo, al medico, spiego il problema e mi prescrive un sonnifero, da prendere messìora prima di quando si vuole dormire.
Finalmente la sera arriva il momento del sonnifero, è una pastiglietta piccolissima, dentro di me penso: “Non mi farà niente…“, la prendo. Non mi ricordo nemmeno di aver appoggiato il bicchiere d’acqua sul comodino, mi hanno svegliato la mattina dopo per la visita.

Comunque, hanno 2 ipotesi su quello che ho avuto: spasmo coronarico e miocardite virale.
Per saperlo con certezza possono fare tre esami a scelta:
1- Risonanza magnetica, l’ho già fatta per la spalla e soffro un po’ di claustrofobia, quindi la escludo.
2- Biopsia al cuore. “È un piccolo prelievo di tessuto miocardico“, “Eh, lo so, ma il tessuto miocardico mica me lo grattate giù dal culo!“, “No, dobbiamo fare un’altra coronografia“, “Ciupa!
3- Indurmi un altro spasmo, che potrebbe essere più grave di quello che ho già avuto, oppure finire con un infarto vero e proprio, oppure ancora potrebbe non succedermi niente. Praticamente se mi viene un infarto sanno che ho avuto lo spasmo, se non mi viene niente è la miocardite. Perché rischiare una roba del genere?

Alla fine la cosa più accettabile sembrava la risonanza. Mi portano alla risonanza e dovete sapere che le macchine della risonanza magnetica non sono enormi come quelle di Dottor House, sono dei tubi strettissimi, aderenti, quando ti mettono dentro ti senti come in una bara.
Chiedo un tranquillante o qualcosa del genere, che sono uno di quelli che si fa fare l’anestesia totale anche per tagliarsi i capelli. Ma non mi danno niente.
La risonanza dovrebbe durare un’ora, devo rimanere sveglio e devono rallentarmi il cuore, come se la il fatto di essere infilato dentro quel tubo non mi mettesse già abbastanza a disagio.
Provano la prima volta. Farmi entrare in quel coso è come cercare di inserire un Ferrer Rochet in un tubo di Smarties.

Questo

 

Dentro questo

Capite bene che non è un’impresa semplice, devo stringere le spalle, tenere il fiato e non ce la faccio, panico!
Ci provano altre 3 o 4 volte, ma niente, mi rimandano in stanza.

I medici insistono per farmi uno degli altri 2 esami, io non accetto, alla fine mi danno una cura per la roba più grave, ossia lo spasmo.
La cura consiste nel prendere l’aspirina tutti i giorni, più varie altre pastiglie, più tutta una serie di esami ogni tot mesi. Due palle.

Prendere l’aspirina tutti i giorni significa che ad un certo punto hai talmente tanto acido acetilsalicilico in corpo, che cominci a sudare acido come il sangue di Alien. Roba che devi farti la doccia 2 o 3 volte al giorno altrimenti puzzi di cipolle con il limone, roba che se sudi in una maglietta, la scolori.
L’estate successiva ho buttato un sacco di magliette.

Per fortuna un anno dopo mi è venuta un’altra forte influenza intestinale. Per fortuna si sono ripresentati gli stessi sintomi. Per fortuna mi hanno ricoverato un altro paio di settimane, ma senza operazioni varie. Per fortuna perché almeno hanno scoperto che era miocardite e non lo spasmo o l’infarto coronarico.
Mi hanno tolto le pastiglie, ma non le visite e sono obbligato a fare il vaccino influenzale come gli anziani.
Però ora son 2 anni che non prendo l’influenza con la febbre, al massimo il raffreddore.

Sono anche due anni che non vedo un ospedale, se non da lontano quando ci passo davanti. Però non vorrei che si preoccupassero non vedendomi tornare.

E voi, che rapporto avete con gli ospedali?
Siete mai stati in una puntata di Dottor House?

 

 

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"