Appena tornato dal cinema dove finalmente ho visto il remake de La Casa. Era ora, stava diventando un’ossessione, parenti e amici non ne potevano più di sentirmi parlare di questo film.

Sono andato con Ultimate Jar Jar Binks e il mio amico Orsetto, con cui avevo visto anche G.I. Joe. Non per altro, ma perché se fosse stato davvero spaventoso e impressionante, io avrei potuto molto virilmente aggrapparmi a qualcuno o tenerli per mano.

Per fortuna (loro) son riuscito a resistere e a sopportare il film da solo… il vero problema è stato sopportare il branco di teste di minkia Figli speciali di Gesù (vi ricordo che dobbiamo comprenderli e amarli proprio perché non sono nati intelligenti come noi) che purtroppo affollavano la sala, con schiamazzi, battute del cazzo, cellulari accesi e robe del genere. Roba che la mattanza poteva in un attimo partire in sala, se solo io fossi più forte di come sono, andassi al cinema con una bella motosega nello zaino e non pensassi alla conseguenze che una strage potrebbe causarmi.

Purtroppo per godersi determinati film ci vuole anche l’atmosfera giusta, se qualche Figlio speciale di Gesù infesta la sala con la sua dirompente simpatia, non sempre si può. Meno male che La Casa fa il suo porco lavoro.

Sono l’insidiosa possibilità di fare schifo

Eppure le premesse non erano delle migliori.
Fare un remake spesso significa sfruttare un nome noto per incassare, senza avere niente da dire.
Fare un remake di un film come La Casa, che è diventato un cult e che ha in parte rivoluzionato il genere horror e che tutt’oggi, a distanza di 32 anni, è ancora sinonimo di paura e splatter, è ancora più difficile.
Fare un remake de La Casa senza  e il suo Ash è davvero un azzardo, perché è il personaggio che è entrato nella storia del cinema di genere e quando si pensa alla trilogia de La Casa si pensa ad Ash.
Fare un horror oggi, spesso significa scendere a compromessi, edulcorare, banalizzare e tagliare fino a prendere il “Vietato A…” più basso possibile, così da far entrare al cinema anche i ragazzini e incassare di più.
Affidare il tutto ad un regista esordiente, , che è stato scelto per la sua regia di un corto su un’invasione di robot in CGI non è un rischio, è praticamente un suicidio.
Quindi le possibilità di tirare fuori uno schifo di film erano molto alte.

Per fortuna Sam Raimi non è l’ultimo dei pirla e al suo La Casa originale ci tiene davvero. Quindi se ne è sbattuto di tutto e di tutti e ha deciso che un remake per aggiornare il suo vecchio capolavoro valeva la pena farlo, ma a condizione che fosse cattivo come l’originale, se non di più, senza compromessi e vietato ai minori, perché non si possono fare horror/splatter senza sangue, smembramenti, macellazioni, morti brutte e dolore.
Messa insieme la vecchia squadra, con Robert Tapert e Bruce Campbell come produttori, ha selezionato Fede Alvarez come regista e ha dato il via al progetto.

Fede Alvarez ha riscritto anche la sceneggiatura, dopo che Diablo Cody è stata sollevata dall’incarico, rimanendo fedele all’originale, pur distaccandosene nettamente.

Non che l’originale avesse chissà che trama: cinque ragazzi raggiungono un capanno diroccato in mezzo al bosco per passare un week end di vacanza. Trovano Il Libro Dei Morti, un registratore e con questi evocano dei demoni. I cinque ragazzi finiscono per essere posseduti e morire male uno dopo l’altro e addio al bel week end di vacanza.

L’attimo prima di morire male

Alvarez prende questo plot, lo elabora inserendo un metaforone sulla droga, non ci vuole uno scienziato per capirlo, e trova una scusa abbastanza plausibile per far rimanere i cinque nella casa. Rende omaggio ai primi due film della saga originale di Raimi con un sacco di ammiccamenti, strizzate d’occhio, inquadrature, piani sequenza, altalene nel portico, motoseghe, coltelli elettrici per l’arrosto e vecchie Oldsmobile del ’73.

La cara vecchia Oldsmobile del ’73

Il problema è che nel 2013 è difficile fare un film dell’orrore che spaventi ancora, soprattutto perché da queste parti sono passati Wes Craven con le sue lezioni di film horror chiamate Scream e Joss Whedon che ha vivisezionato i film sulle case nel bosco spiegandoci i meccanismi di questi film.
Quindi ad Alvarez non resta che spingere sull’acceleratore del gore con piogge di sangue, morti brutte, mutilazioni, chiodi e aghi piantati in faccia, con una cura certosina negli effetti e nello splatter.

Bubù settete!

Effettivamente gli effetti splatterosi sono la cosa migliore, pochissima computer grafica e grandi effetti speciali meccanici, effettivamente impressionanti. Io ho accusato il colpo un paio di volte.

Purtroppo non tutto è perfetto: oltre ad una deprecabile mancanza di tette, c’è un twist finale molto meh su cui bisogna chiudere un occhio e dire: “Dai fa niente, va bene così“, ma che porta ad un gran finale impressionante e davvero ben riuscito, in cui si da fuoco alle polveri dell’esaltazione.

A me il film è piaciuto molto, a Ultimate Jar Jar Binks un po’ meno, per l’Orsetto invece è solo carino.
Di sicuro è un film che non farà storia come l’originale del 1981, ma ha molto più carattere delle decine di horror usciti negli ultimi anni, siano fatti da spagnoli raccomandati o da cantanti metal riciclati e pieni di sé, e funziona bene, tranne per un paio di piccoli difetti, quasi totalmente trascurabili.

Lecca lecca alternativi

Il cameo di Bruce Campbell tanto sbandierato è alla fine del film… ma proprio alla fine, dopo i titoli di coda, quindi non alzatevi se non volete perdervelo. Se per caso lo vedete, cercate di capire cosa dice, perché noi tre non ci siamo riusciti.

 

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Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"