Esattamente un anno fa avevo scritto due post su quelle robe strane che mi sono capitate. Potete leggere i post qui e qui.

Dopo un anno spero ancora che le cose strane, leggermente surreali, succedano a tutti prima o poi e di non essere io il prescelto, una specie di calamita per le robe assurde, un parafulmine per le stronzate e la pazzia imperante che pare stia governando il mondo. La cosa peggiore è che poi le racconti e non ti crede nessuno.

Eppure sono cose vere.

Vestito bene

Un giorno dell’inverno scorso avevo un impegno. Non doveva essere niente di particolarmente importante perché ora come ora non mi ricordo cosa fosse. Però era la mattina, avevo preso un giorno di ferie al lavoro ed ero anche vestito normalmente: soliti jeans, una maglietta scelta a caso dalla mia ampia collezione di magliette dell’Hard Rock Café, felpa con cappuccio, scarpe da tennis, inseparabile borsa a tracolla e l’immancabile cappellino.
Di certo non erano né un battesimo, né un matrimonio, né un pranzo di gala a Versailles, perché in quelle occasioni il cappellino non lo metto. Tutto il resto è uguale.
L’impegno era a Milano.
In genere a Milano mi muovo con i mezzi, che tra la zona a Ecopass e i dementi che guidano a cazzo di cane, se giro per Milano in macchina, poi devo farmi un trapianto di fegato perché il mio scoppia.
Di solito la tattica è: vado in zona Gorla, parcheggio la macchina e poi prendo la metro.
Quel giorno pioveva, arrivo presto, parcheggio come al solito e mi infilo sotto un balcone a fumare una sigaretta, prima di correre verso la fermata della metropolitana.
Sono lì tranquillo, che tanto era presto, si apre il portone a poca distanza da me ed esce un ometto bassino e rotondetto, sui sessant’anni. Apre l’ombrello, cammina nella mia direzione e mentre mi passa davanti mi sorride e dice: “Oh, ma lo sai che sei molto più bello vestito così?

Questo qua io non l’avevo mai visto in vita mia. Ma proprio mai, ma, mai. In genere le facce me le ricordo, anche quelle che vedo al telegiornale, ma questo qui non l’avevo mai visto. Siccome sono un po’ un pirla, comincio a dubitare di me e comincio a pensare che forse lo conosco, ma non mi ricordo, quindi, sempre un po’ basito, gli rispondo: “Beh… grazie mille!

Il tizio arriva ad una macchina parcheggiata, la apre e comincia a ravanare nel portabagagli. Per un attimo mi sorge il dubbio che sia un maniaco che sta preparando il bagagliaio per rapirmi, sbattermi lì dentro e portarmi lontano per violentarmi con calma, lontano da occhi indiscreti. Scaccio il pensiero, sono molto più giovane, a occhio e croce più agile e di sicuro più veloce.
Continuo a fumarmi la sigaretta e lo guardo per capire se effettivamente lo conosco.

Il tizio finisce di scavare nel bagagliaio, tira fuori un sacchetto, lo chiude e torna indietro. Sudo freddo.

Mi passa davanti si gira a sorridermi, poi si blocca di scatto. Si avvicina fissandomi e strizzando gli occhi, poi dice: “Ma allora… non sei tu…“, come se stesse capendo in quel momento il mio inganno di spacciarmi per qualcun altro.
… Mi sembrava strano che eri vestito bene, per essere tu. Ah, ecco. Mi scusi, eh! È che pensavo che eri un altra persona. Ma tu sei vestito troppo bene. Mi scusi, eh! Arrivederci.

A… arrivederci“, gli rispondo. Poi butto via la sigaretta a metà e corro verso l’entrata della metropolitana, che magari quel signore cambiava di nuovo idea, decideva che in effetti dovevo per forza essere io e mi rapisse per violentarmi con calma dopo, lontano da occhi indiscreti, dopo un lungo giro nel bagagliaio della sua automobile.
Che poi, se succede davvero, chi glielo racconta a mia mamma.

La busta paga

Lavoro nella mia azienda da così tanto tempo che non ormai non mi ricordo più se ho fatto altri lavori prima.
Ora abbiamo le buste paghe elettroniche, quelle che scarichi in .pdf da internet e te le salvi sul computer. Che quella volta che ti si fotte l’hard disk perdi tutti i documenti e poi vaglielo a spiegare all’INPS che i contributi li hai sempre pagati.
Però siamo nel 2013 insomma, la carta è così fuori moda e volgare, che le buste paga non te le danno più a mano, ti arriva solo la mail che puoi scaricarla. I miei colleghi più tradizionalisti, le scaricano e le stampano… e mi viene da chiedergli che cosa serve averle in .pdf.
Questa storia si svolge prima di quest’era moderna, quando da me le buste paga erano ancora di carta e passavi in segreteria a prenderle. Quindi è una storia di prima del 2006.
Passo dalla segretaria dell’ufficio del personale, mi da la busta e, da avido mentecatto quale sono, la apro subito. Tutti la prima cosa che fanno è aprirla e andare a vedere cosa c’è scritto nell’angolino in basso dopo: “Netto a Pagare”.
Quella volta sulla mia leggo: 863 euro, spiccio più spiccio meno.
Sudori freddi. Come mai così poco? Che cazzo è successo? Che cosa si sono inventati ora? Cazzo ho fatto anche un sabato di straordinario e prendo così poco?!
Sembra tutto in ordine: il lordo, le trattenute, le maggiorazioni, le minorazioni, il superminimo assorbile, tutto a posto. E allora come mai è così bassa, cazzo?!
Guardo ancora e vedo che il totale delle trattenute è strano: 6500 euro. Riguardo il Netto a Pagare e la cifra prima delle virgole in effetti è un po’ troppo lunga: 8630 euro e spicci.
Risudo freddo. Come mai così tanto? Che cazzo è successo? Che cosa si sono inventati ora? Cazzo con un sabato di straordinario prendo così tanto? Mi hanno licenziato senza dirmelo e mi hanno elargito la liquidazione senza dirmelo? Ma è mia ‘sta busta?
Guardo l’intestazione e c’è scritto MrChreddy. Ok, è mia. Ma come mai tutti ‘sti soldi?
Chiedo alla segretaria: “Senti, ma è giusta la mia busta paga?
Lei la guarda. Sgrana gli occhi, sbianca, crolla a sedere sulla sedia e poi guarda se è effettivamente la mia. Poi mi dice: “Chreddy, non lo so. Pensavo di averti dato la busta di qualcun altro, ma effettivamente è la tua…
Quindi in azienda c’è chi prende ottomila e seicento euro tutti i mesi, eh?! Maledetti!
Io torno alla scrivania spulciando bene tutte le voci per vedere se c’era l’errore e dove era. D’un tratto lo trovo: Gettone Presenza Sabato – 13000,00 euro, invece che 13,00 euro.
Echecazzo! Ad averlo saputo sarei venuto solo il sabato! Anzi, sarei venuto 4 sabati di fila, non avrei voluto nemmeno la paga oraria, solo il gettone presenza.
Siccome era novembre dovevo far presente subito la cosa, prima che i soldi fossero versati, la busta registrata che poi sarebbe finita nel CUD. Insomma un casino, che io 13000 euro sull’unghia da ridargli, mica ce li avevo.
Il giorno dopo vado all’ufficio del personale e la simpaticissima direttrice mi dice stizzita: “Chreddy! Quante volte dobbiamo parlarne? Ci sono degli orari di sportello, sei pregato di venire durante quelli!
Il primo istinto è stato chiudere la porta e andarmene tenendomi i soldi, ma siccome se ne sarebbero accorti e sarebbero stati volatili per diabetici miei, le rispondo: “Uè, va che stavolta il problema è vostro, a me va bene anche così!
Lei forse usma qualcosa, prende la mia busta come se stesse toccando della carta igienica usata e comincia a leggerla. Arrivata in fondo si blocca di scatto.
Io: “Eh! Secondo te è possibile avere delle trattenute così alte?!
Lei nemmeno mi caga, si alza corre fuori dall’ufficio gridando: “Fermate i pagamenti del mese! Fermate i pagamenti del mese!
Non l’avevo mai vista così attiva.
Comunque non mi hanno mai pagato quegli 8600 euro, ma solo lo stipendio normale. Con quasi un mese di ritardo, che sai com’è, per certe cose ci vuole il suo tempo.

Un giro in macchina

Questa è una di quelle cose che ancora mi mettono i brividi quando ci ripenso. A raccontarla forse non renderà come viverla, però vi assicuro che è stato davvero impressionante.

Ero in giro in macchina nell’hinterland milanese. Scatta il rosso in uno di quei semafori eterni: verde che dura 16 secondi netti e il rosso 4 giorni.
Accanto alla mia macchina si ferma una vecchia uno rossa.
Come ogni buon automobilista deve fare, mi giro a guardare la macchina accanto e a sbirciare dentro l’abitacolo.
Alla guida della uno rossa c’era un signore di una certa età. Entrambe le mai sul volante e lo sguardo fisso sul semaforo. Sul sedile del passeggero una roba pelosa, con il lungo pelo marrone e grigio e della stoffa azzurra con i fiori gialli che scendeva dal sedile a sotto il cruscotto.
La mia mente non riesce a focalizzare cosa sia quella roba pelosa, forse la schiena di uno Yorkshire accucciato su un cuscino strano. Non capisco…
All’improvviso la roba pelosa si gira e vedo la faccia stralunata di una vecchia che mi fissa. Tutto d’un botto realizzo cosa sto guardando. È una donna anziana, molto anziana, con un vestito di stoffa azzurra a fiori gialli, inginocchiata per terra, con i piedi sotto il cruscotto e con le braccia appoggiate al sedile del passeggero.
Scatta il verde e la Uno rossa parte. Io torno in me, dietro suonano e parto pure io.
Perché quella donna era inginocchiata in macchina invece che seduta? Si è dimenticata come ci si siede? Ha una paura folle di andare in macchina e riesce a farlo solo messa in quel modo, senza guardare la strada? È il marito che per qualche strano gioco di dominazione la fa mettere così? È pazza, arteriosclerotica, schizofrenica e solo in quel modo sta tranquilla quando è in macchina? Soffre il mal d’auto? Esiste davvero quella donna oppure ho visto un fantasma?
Non lo so, tutte le supposizioni possono essere valide, fatto sta che quella volta mi sono impressionato mica da ridere e di sicuro non me la scordo più quella donna inginocchiata in macchina e lo sguardo allucinato.

Voi, che esperienze strane, assurde, surreali avete vissuto nella vostra vita?

 

 

Post precedenti:

Quelle strane cose della vita…

Quelle strane cose della vita… il ritorno

Quelle strane cose della vita… summer edition

 

 

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"