Il mondo dei videogiochi è diventato una giungla. I costi di produzione lievitano sempre di più e i giochi devono avere successo, vendere migliaia e migliaia di copie altrimenti sono dei fallimenti.

Di giochi, anche buoni, che falliscono ce ne sono molti e spesso ne consegue che lo studio di sviluppo viene chiuso o smembrato e un sacco di gente si trova senza lavoro.

In questo paesaggio apocalittico competitivo e pericoloso ecco che, dall’Arabia Saudita, si affacciano gli Semaphore Studios mettendo sul mercato un gioco che definire orribile è un complimento: Unearthed: Trail Of Ibn Battuta.
Come il titolo suggerisce, sembra tutto uno scherzo.

Una delle serie di maggior successo in questa generazione è indubbiamente Uncharted. I suoi tre capitoli hanno mandato in visibilio pubblico e critica, hanno venduto uno sproposito, salvato la PS3 dal baratro e, in sintesi, ha alzato l’asticella diventando un punto di riferimento.

I Semaphore Studios, con la loro opera prima, copiano spudoratamente attingono da Uncharted per produrre Unearthed: Trail Of Ibn Battuta. Sì, esatto, già dal titolo richiama il lavoro dei Naughty Dog, ma anche il resto non è da meno: una avventuriero, dal fantasmagorico nome di Faris Jawad, è sulle tracce di un antico tesoro che ha attirato anche le attenzioni di un cattivone. Tra Faris e il cattivo si scatena una gara senza esclusione di colpi per chi arriva primo a mettere le zampe sul quel preziosissimo tesoro.

Oltre al nome da figo ha anche la faccia da pirl… eroe

Il risultato è lo stesso di uno che vuole costruire macchine dal niente e comincia con l’imitare la Ferrari, senza prima provare a produrre un’utilitaria senza pretese.

Per dovere di cronaca devo avvertirvi che ho giocato solo alla demo disponibile sul Playstation Store, ma mi è bastata e avanzata.

In genere i giochi li comincio direttamente a difficile per fare in modo che durino un po’ di più. Certo all’inizio è dura, ma una volta presa la mano è fattibile, anche per il fatto che i giochi odierni sono piuttosto facili.

Con Unearthed ho cominciato a difficile, poi, dopo essere morto una decina di volte ho abbassato la difficoltà a normale. Dopo altre 10 morti ho abbassato a facile e finalmente sono riuscito ad andare avanti.
Voi direte: “Bello, finalmente un gioco impegnativo!
Impegnativo un paio di balle, Unearthed è praticamente ingiocabile. Il mirino è ingestibile e i nemici possono essere colpiti solo in un punto, altrimenti i proiettili li attraversano senza lasciare traccia.
Le sparatorie sono frustranti e dinamiche come una partita a Risiko. Le armi si differenziano per il rumore, brutto, che fanno. La Beretta fa PAM! PAM!, l’Uzi fa PA-PA-PA-PAM!, il peso, la risposta e il rinculo sono identici, cambia la cadenza di fuoco e basta.

Faris si muove con l’agilità e la disinvoltura di uno che si è cagato addosso e poi è costretto a camminare sulle uova senza romperle. Girarsi, nascondersi dietro un angolo e sparare, diventano le cose più difficili dell’universo per quanto vengono effettuate fuori tempo e macchinose, non nei tasti, ma proprio nei movimenti del protagonista. Il gioco prevede anche l’uso del Move, come controller alternativo, ma per il mio bene e quello del mio fegato ho preferito non provarlo, visto che già con il controller normale sembra di usare le mani un un altro, immagino che con il Move l’esperienza diventi mistica e poi Gesù non sarebbe contento di essere chiamato in causa ogni due per tre.
La telecamera sembra partorita dall’incubo, non aiuta per niente, anzi ostacola in quanto è posizionata male ed è praticamente ingestibile.

Unearthed in tutto il suo splendore grafico

La fisica è una cosa che, probabilmente, i Semaphore non conoscono. Lanciare un bomba a mano diventa un’esperienza esilarante: dimenticatevi le parabole, i rimbalzi e l’inerzia di un lancio. La bomba va dritta come un fuso e a fine corsa precipita a terra. Se la lanciate contro un muro si ferma a metà altezza e poi scivola pigra fino al pavimento.
I nemici, una volta morti, diventano ostacoli invalicabili che è possibile solo aggirare, non scavalcare. Non che da vivi brillino per mobilità e intelligenza artificiale, anzi, sembrano dei sassi antropomorfi che si piazzano in mezzo al corridoio e lì stanno, qualsiasi cosa succeda. Gli cade una granata accanto e non fanno una piega.
Inutile dire che l’intelligenza artificiale non abita in Unearthed.

Il massimo sono i combattimenti corpo a corpo. D’improvviso l’inquadratura passa dalla terza persona alla visione laterale e il gioco diventa un picchiaduro con tanto di barre d’energia in alto. I comandi sono assegnati ai tasti dorsali che comandano i due pugni e i due calci.
Uno li preme e Faris comincia a menare fendenti con un ritardo di qualche minuto. Poi quando partono, i pugni, vanno a segno quando gli pare a loro, senza alcuna logica, pure se i due omini sono appiccicati. Alla fine il combattimento si risolve in una serie di calci nelle palle finché l’avversario non stramazza a terra.

Come se i picchiaduro non fossero mai esistiti

La demo comincia con Faris ferito e in mezzo ad una sparatoria in un corridoio. Arrivato nell’ufficio del cattivo che gli ha rapito la sorella, appare la scritta Tre Settimane Prima e ci troviamo in mezzo al deserto roccioso. Faris e sua sorella sono davanti ad una grotta e poco distante è parcheggiato l’Ulysse della Fiat con cui sono arrivati lì. Almeno credo che sia l’Ulysse, perché in realtà sembra un polmone d’acciaio tutto nero, ma non credo che vadano in giro dentro un polmone d’acciaio.
Ebbene sì, pure graficamente è una merda. Potrei fare giri di parole e spiegarvi la rava e la fava, ma non ci sono parole migliori di quelle per descrivervi la grafica di Unearthed. Il motore grafico è talmente uno schifo che il gioco ha un frame rate ballerino persino nei filmati (per i non addetti significa che scatta).

Faris e la sorella, nel deserto, parlano di una roba noiosissima e poi Faris entra nella grotta e si trova d’avanti la Valle Dei Faraoni di Gardaland.
Deve attivare una fontana per aprire una porta (don’t ask!). Per attivare la fontana deve trovare 4 gettoni enormi nascosti da qualche parte. Ok, il primo enigma, non sembra difficile, bisogna esplorare l’area per trovare ‘sti gettononi.
Il gioco dice di premere la freccia in su per avere suggerimenti, io la premo e appare la scritta: “I dischi sono nascosti nei vasi“. Alla faccia dell’aiuto, già che c’erano potevano farmeli apparire lì.
Comunque li cerco, un vaso è nascosto sul terrazzo, comincio un’arrampicata tipica di Uncharted, ma se quando cammina sembra che si sia cagato addosso, figuratevi cosa sembra quando scala una parete, il suono che accompagna la scalata è fatto con la bocca e fa TOC! TOC!.
Comunque trovare il disco è piuttosto semplice, la cosa difficile è che non c’è modo di scendere. Faris non si aggrappa al bordo, non c’è alcun tasto per farlo scivolare giù, oppure non ci sono proprio riuscito io, comunque dopo 10 minuti a provare a scendere, mi son buttato di sotto morendo in una scena straziante. Faris dopo una caduta mortale rantola a terra per 5 minuti prima di spegnersi definitivamente.

Il gioco dopo la morte ricomincia, riesco ad attivare la fontana e a superare la porta e, purtroppo, la demo finisce.

Col cazzo che siete come noi. Peace and Love Semaphore!

Unearthed è un gioco che avrebbe fatto ridere anche ai tempi della prima Playstation, forse anche ai tempi del NES, si può dire che è una schifezza che valica il tempo e lo spazio, per diventare eterna ed essere ricordato per sempre come il gioco peggiore di tutti i tempi.
Magari non vincerà premi, ma è il primo gioco a finire ne La Nota Marrone, un bel record, visto che gioco veramente poco.

Se quei pazzi scatenati della Semaphore non lo vendessero alla folle cifra di 8 € probabilmente l’avrei preso per giocarlo tutto e parlarvi delle meraviglie che offre.
La cosa davvero spaventosa è che questo è il primo di non so quanti capitoli, quindi la storia non finisce, va avanti.

Vi lascio con un video di gameplay, guardate almeno il primo minuto, io non riesco a smettere di ridere.

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"