Eccomi finalmente con una connessione abbastanza decente da permettermi di scrivere un post, chiedervi come state e come sta andando questo agosto e parlarvi delle cose che ho letto bello spaparanzato sotto l’ombrellone.

D’altronde ve lo avevo detto che in vacanza mi rilasso così. Però tranquilli, sono solo fumetti e cose facete, niente di pesante o noioso.

The Walking Dead volume n° 15 – Ritrovarsi (Saldapress)

Sto parlando dei fumetti di The Walking Dead scritti da Robert Kirkman da cui è stata tratta la famosissima serie Tv.

Il quindicesimo volume si intitola Ritrovarsi ed è disegnato male in modo funzionale come al solito da Charlie Adlard.
In questo volume continua la saga dei protagonisti nella comunità dove sono capitati qualche tempo fa. È la fase più loffia di tutta la serie, noiosetta, prevedibile e ben poco avvincente.
Kirkman per movimentare le cose, alla fine dello scorso volume, aveva inserito un’incursione di zombie nel paesino fortificato con la conseguente serie di decessi e un cliffhangherone in cui uno dei personaggi principali veniva ferito in modo molto grave, cosa che era già successa nel volume 2. Niente di nuovo sotto il sole, insomma.
Questo numero si sarebbe potuto chiamare: Gigantesche Segheh Mentali, in quanto ogni tot partono dei pipponi, soprattutto Rick Grimes, in cui si spiega la rava e la fava. Non dico che non sono interessanti, ma si sarebbero potuti fare altrimenti, contestualizzandoli un po’ meglio, diluendoli durante i vari numeri, non concentrandoli tutti in una manciata di pagine. Una roba da mazzata sulle palle.
A me personalmente il fumetto sta cominciano ad annoiare, forse kirkman ha finito le idee o è arrivato ad un punto morto. I comprimari e i nuovi personaggi inseriti non sono proprio memorabili e con un carisma irresistibile, anzi, sono piuttosto anonimi, se non fosse differenziati graficamente potrebbero essere tutti lo stesso personaggio.
Spero che la serie si risollevi e che riprenda con la stessa forza che aveva prima, so che non è facile, ma, per come la vedo io, uno può andare avanti a scrivere, ma quando vede di cominciare a ciurlare nel manico, forse, potrebbe anche pensare di passare il testimone per qualche numero, oppure chiudere la serie, una soluzione un po’ drastica, ma meglio che sfondare le palle a chi legge.

Long Wei n° 2 – L’Ombra (Editoriale Aurea)

Secondo numero del fumetto Long Wei, un campione di arti marziali a Milano. Del primo numero ne avevo già parlato.

Questo è sempre scritto da Diego Cajelli, mentre ai disegni c’è Gianluca Maconi.
Che dire? Che non mi è piaciuto manco per niente.
Innanzitutto la storia è abbastanza banale, una gang di ragazzotti cinesi, Le Cinque Lame, si contrappongono al figlio di un mafioso milanese e Long Wei capita letteralmente nel mezzo di questa piccola guerra.
In terza di copertina il buon Cajelli spiega che è un noir senza polizia e cose del genere. Mi sta bene, mi sta un po’ meno bene che Long Wei capiti per caso in mezzo alle risse nel giro di poche pagine.
Capisco la casualità, ma due volte di fila, proprio quando la trama ha bisogno di uno stratagemma per andare avanti, mi sembra esagerato e un po’ troppo fortuito. Si poteva fare in ventordicimila modi diversi? Sì.
Altro problema è che viene inserito un personaggio nuovo, Vincenzo Palma, spalla di Long Wei che lo accompagnerà nelle sue avventure. Il problema non è il personaggio in sé, anche se ha scritto Stereotipo in fronte a caratteri cubitali, ma che nello stesso numero in cui viene inserito, viene anche ferito mortalmente.
Allora, io lettore smaliziato, so che è un personaggio fisso nella serie, l’hai appena inserito, quindi non mi ci sono ancora affezionato, che suspance mi può dare il fatto che sia in fin di vita da 0 a… 0? Meno di 0, lo so già che il numero dopo lo rimetteranno in piedi, visto che era solo un colpo di striscio.
I disegni non sono male, la stampa invece pessima, non vale i 3 euro che costa l’albo. I neri passano attraverso la pagina e impastano tutto, la cosa è piuttosto fastidiosa.

Long Wei n° 3 – Il Pugno (Editoriale Aurea)

Uscito lunedì 12 agosto, l’ho letto per vedere se le cose miglioravano rispetto al numero 2.

Questo numero è prodotto a 8 mani: scritto da Diego Cajelli e Stefano Ascari mentre è disegnato da Luca Bertelè e Patrick Macchi.
Stavolta i problemi sono i disegni. Le matite sono di Patrick Macchi, nuova leva del fumetto italiano uscito fresco fresco dalla Scuola del Fumetto di Milano e si vede. Sproporzioni nelle figure umane, una certa legnosità nelle posizioni dei personaggi ed espressioni particolarmente brutte, dove tutti i personaggi indossano occhialetti rotondi piccolissimi, nemmeno fossero ancora gli anni ’80. Tra l’altro le ultime 3 vignette di pagina 57 sono le prime 3 di pagina 58, evidentemente fotocopiate.
In più i personaggi, da una vignetta all’altra, all’interno dello stesso dialogo, si teletrasportano: prima Long Wei e Vincenzo sono sotto tiro di una pistola, la vignetta dopo, Long Wei è alle spalle del ciccio con la pistola che lo disarma. Evidentemente Long Wei ha i poteri di Nightcrawler degli X-Men. Figo.
Almeno credo che la colpa sia di Macchi, perché nell’introduzione così dicono, poi non so se Macchi ha fatto qualcosa e Bertelè il resto, fatto sta che più o meno tutto l’albo è disegnato abbastanza male. I neri poi sono impastati, si perdono i particolari e diventa ben poco leggibile. Probabilmente è tutta colpa, spero, della pessima qualità di stampa. Anche in questo caso, per 3 euro, vorrei qualcosina in più.
Per quanto riguarda la storia è un po’ meglio del numero precedente, anche se la comunità cinese a Milano non viene per niente approfondita e anche Milano non c’entra una mazza. questo numero poteva essere ambientato ovunque, da New York a Bombay e niente sarebbe cambiato, una cosa che lascia perplessi quando si pensa che Milano dovrebbe essere uno dei punti di forza del fumetto.
In sintesi, una comunità cinese, una malavita e una polizia palesemente da fumetto. Va bene, ma ne abbiamo viste già a centinaia di caratterizzazioni simili.
Ultima cosa, poi passo al resto, questo numero è dedicato ai videogiochi di combattimento, come si evince dalla copertina spixellata (la versione finale non ha il cabinato intorno, ma non ho trovato la copertina vera sulla rete) con la lotta finale con tanto di barre d’energia e comandi dei colpi sotto le vignette. Carina l’idea, peccato che non renda per niente. Cajelli ha dichiarato, in terza di copertina, di voler fare una tarantinata, peccato che non ci sia riuscito.
Do ancora 2 numeri a questa serie per vedere se si risolleva, poi mollo.

La Storia Di Mario di William Audureau (Mulyplayer Edizioni)

Libro francese sulla storia dell’idraulico italo americano più famoso del mondo, che svela le sue origini e come Super Mario è arrivato a diventare una vera e propria icona che travalica i videogiochi.
Di questo ne parleremo compiutamente al mio ritorno, per ora vi parlo del libro che, sebbene interessante e pieno di curiosità, è scritto in modo estremamente didascalico e ripete più volte le stesse cose, come mia nonna con l’Alzheimer.
Fin troppo preciso nelle ricostruzioni, a volte risulta incomprensibile, forse per la traduzione, forse perché se non si conosce la differenza tra produttori esterni e distributori di cabinati negli ani ’80, si fa un po’ fatica a seguire alcuni passaggi.
Una ricostruzione degli avvenimenti più cronologica non avrebbe guastato, invece l’autore salta avanti e indietro di mesi e anni e sembra che tutto sia successo contemporaneamente, quando invece a farsi uno schemino, le cose hanno richiesto un po’ di tempo per succedere.
Altra cosa di cui ho sentito la mancanza sono le indiscutibili innovazioni a livello di gameplay che i giochi Nintendo hanno introdotto negli anni ’80. Parla tanto di grafica e di miglioramenti tecnici, un po’ meno delle novità sui giochi.
Comunque, come dicevo, ho preso un sacco di appunti e vi farò un riassunto sulla storia di Mario, tralasciando le cose meno interessanti o quelle che non c’entrano una ceppa… sempre se vi interessa.

Voi, che avete fatto in questo mio periodo di assenza?
Vi sono mancato?
Speravate che fossi morto?

Ora potete smettere di piangere, se vi sono mancato, oppure cominciare se volevate che fossi morto.

 

 

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"