Maratona Berserk poster

E’ stupefacente scoprire che le Bestie da Cinema sono proprio ovunque.
Io pensavo di aver toccato il fondo dopo aver visto Only God Forgives in presenza di una coppia sulla cinquantina completamente ubriaca che si impegnava, tra una risatina e l’altra, a generare un figlio proprio tre poltrone alla mia destra.
Questa settimana però sono andata alla Maratona Berserk (a breve spiegherò cos’è) e ho scoperto che non c’è limite al peggio. Partendo dal presupposto che quella era una proiezione speciale, due spettacoli da tre ore l’uno in un’unica giornata (che poteva essere il 14 o il 15 ottobre a seconda del cinema) in pochissime sale selezionate, davo per scontato che fosse impossibile trovare in sala dei Figli Speciali di Gesù e invece, finisco sempre col ricredermi. Si, ok, in alcuni momenti è scappata la risatina pure a me per i motivi che di seguito spiegherò, ma in tutti i casi non riuscirei mai a ridere continuativamente per tre ore, non avrei il fiato necessario. Probabilmente morirei strozzata. Quello che conta è che a queste bestie non è successo e io ho visto tutte le tre ore di proiezione con sonore risate di sottofondo (che poi, essendo sonore, tanto di sottofondo non erano).
Siete fortunati che non mi è esploso il cervello, altrimenti non sarei qui a raccontare. Ma torniamo a noi.

Per quanti non lo conoscono, Berserk, è un manga (aka fumetto giapponese) che, tra alti e bassi, ha riscosso un notevole successo sia di critica che di pubblico. È cominciato nel lontano 1997 e va tutt’ora avanti grazie alla penna e all’ingegno narrativo di Kentaro Miyura.
La storia, soprattutto nelle sue prime fasi, è chiaramente destinata ad un pubblico maturo e comprende scene estremamente violente, nudo integrale e sesso. Tranquillizzo tutti dicendo che in questo caso il Teorema delle Tette di Mr.Chreddy è ampiamente smentito per due motivi: in primis è evidente il fatto che le scene di cui sopra sono assolutamente motivate e perfettamente integrate nella storia e, anzi, toglierle avrebbe significato una notevole perdita di realismo. Inoltre la componente sesso/violenza è ampiamente comprensibile nel contesto storico in cui la trama è ambientata, un medioevo crudo e realista contornato da elementi fantastici.

La battaglia di Doldrey con gli occhi di Kentaro Miyura

La battaglia di Doldrey con gli occhi di Kentaro Miyura

[Solo per il gusto della polemica: la qualità nel manga è scesa proprio quando il binomio tette/culi è diminuito e questo è un fenomeno da studiare.]
Il protagonista della storia è Gatsu, un mercenario dal carattere difficile e dall’infanzia disastrata. Un uomo non particolarmente fortunato di cui seguiamo le vicissitudini di “quotidiana vita medievale” tra un battaglia e un’altra, durante più o meno l’arco della sua vita. La vera perla del manga, rispetto a tutte le future versioni animate, è la grande abilità con cui Miyura tiene desta l’attenzione del lettore attraverso un uso sapiente dei salti temporali.

Una quindicina di anni fa dal fumetto fu tratto un anime (aka serie di animazione giapponese) che era così brutto, ma così brutto, che lo sospesero dopo una sola serie da 26 episodi!
Personaggi chiave che mancavano completamente, censure allucinanti e una lentezza nel procedere della trama da far invidia ai Promessi Sposi. Vi dico solo che dietro a questo lavoro dimmerda scempio c’era la OLM, casa di produzione che ha dato al mondo perle come la serie tv dei Pokémon. Ditemi voi come potevano fare un buon lavoro con Berserk? Pensate che il livello di oscenità è tale che, nonostante tutto il mio impegno, non sono riuscita a trovare una sola immagine decente.

Non ci credo, esistono dei masochisti che hanno comprato tutta la serie in VHS!

Miyura da allora non è più lo stesso e la piega che ha preso il manga lo dimostra. Fan inferociti hanno gridato vendetta in tutto il mondo per oltre 10 anni, fino a quando dal nulla appare una news che impietrisce tutti. Nel web si comincia a vociferare di un progetto su Berserk dal titolo Golden Age – Arc I che ha l’obiettivo di racchiudere il primo arco narrativo (e cioè dal volume 4 al 13 della versione occidentale) in tre veri e propri film che, con il passare del tempo, sono stati distribuiti al cinema dalla Warner Bros. Voglio trascurare il fatto che le tre opere sono uscite nelle sale di tutto il mondo a distanza di un anno l’una dall’altra. In tutto il mondo tranne che in Italia ovviamente, noi abbiamo avuto il culo la fortuna di potercele vedere in una formula tutta particolare (perché, paragonati al resto dell’umanità, noi siamo i Figli Speciali di Gesù di cui sopra): i primi due insieme e il terzo, giusto per creare un po’ di suspance, chissà quando.

Ora io, cercando di astenermi da qualsiasi forma di spoiler, farò due diversi ordini di considerazioni, il primo riguarda l’animazione, le musiche e la gestione della trama, insomma il lavoro svolto da Studio 4°C, il secondo riguarda la traduzione dei doppiaggi, il missaggio audio e, cosa fondamentale, il doppiaggio. Preannuncio che saranno molto diversi gli uni dagli altri, ma vi giuro che non sono schizofrenica.

Il terzo poster spacca di brutto

Il terzo poster spacca di brutto

Andiamo con ordine. Io ho avuto la fortuna di vedere i tre film che compongono Berserk Golden Age più volte nell’ultimo anno. Sì, ho fatto la scostumata e sì, non li ho aspettati al cinema, tanto più che non immaginavo minimamente che avessero tali ardite intenzioni. Visti singolarmente i tre prodotti sono assolutamente notevoli ed è evidente l’evoluzione che c’è, da parte degli autori, nel padroneggiare la tecnica utilizzata per quest’opera mastodontica: un mix di animazione classica, computer grafica e motion capture. Io sono vecchia e non seguo gli anime da un po’ di tempo. Tanto per fare un esempio sono ferma a Cowboy Bebop e all’Anime Night del martedì sera su MTV; ho provato a interessarmi a qualcosa di recente ma sembra tutto un deja-vù.

Potete anche dirmi che sono un po’ vecchia retrò ma apprezzo molto quei fondali disegnati a mano come se fossero un’acquerello. Certo non sarà la tecnica più all’avanguardia, ma conferisce un che di poetico a quelle immagini che hanno in sé del potenziale.

Berserk Field sight

Ecco, questo è del potenziale

Dal punto di vista meramente visivo tutta la Golden Age è un bel vedere. I colori ad esempio, cosa a cui io faccio molto caso, sono brillanti, ma mai innaturali, la notte è buia e non viene rappresentata sui toni del blu, manco ci fosse un filtro davanti all’obiettivo, fenomeno tipico dei film low budget (Mario Bava era il re del filtro notte e Diabolik è la sua Monnalisa) e curiosamente comune a molti anime.
Certo che qualche momento wtf apocalittico c’è, come quando la sagoma nera degli uccelli nel cielo trasla stile retta sull’asse cartesiano, ma noi vogliamo sorvolarci perché non pensiamo che questi tre OAV (aka Original Anime Video, cioè lungometraggi animati) siano un capolavoro e quindi qualche pecca qua e se la possono concedere.

Un elemento cruciale di Berserk inoltre sono i combattimenti e qui il lavoro fatto con la motion capture è sorprendete. Se David Cage ci ha mostrato il potenziale di questo strumento come mezzo per trasmettere l’emozioni che emergono dal viso di un personaggio, quei geni dello Studio 4°C hanno dimostrato che i combattimenti realizzati in questo modo estremizzano all’ennesima potenza il realismo e la fluidità dei movimenti del corpo. Le cariche a cavallo sono tra i momenti più esaltanti e la Battaglia di Doldrey, rappresentata nel secondo capitolo, è la summa di tutto questo. I combattimenti a terra sono resi bene, ma non altrettanto efficacemente. Gatsu è veloce nei movimenti, ma, vuoi perché è umanamente impossibile, vuoi perché le scene viste sul grande schermo sono tutta un’altra storia, non sempre si percepisce lo sforzo compiuto per brandire quell’enorme spadone.

Ecco, vi regalo 2 minuti di puro giubilo per gli occhi

Unico reale neo del lavoro di Studio 4°C è la tecnica utilizza per rendere l’effetto flashback: un misto di immagini sfocate, colori sbiaditi, shaking camera e un detestabile abbassamento dei frame per secondo, che ti fa pensare di essere tornato indietro ai tempi di Buster Keaton. No, peggio.

Dal punto di vista delle musiche c’è il giusto equilibrio tra epicità e malinconia con qualche incursione nel folk che al momento giusto non guasta. Tutti e tre i film scorrono in modo lineare attraverso un susseguirsi di eventi dal ritmo sostenuto seppure mai frenetico. Ovviamente alcuni dettagli o dialoghi mancano, ma il media cinema è diverso dal media cartaceo e richiede un adattamento, questo si sa. Volendo essere realisti condensare 10 volumi in meno di 5 ore non è proprio impresa da poco e secondo me Golden Age ci riesce egregiamente.

Ora però passiamo al vero sturbo di queste tre ore di proiezione.
Sia chiaro, io vi consiglio assolutamente di vedere Berserk Golden Age, non un capolavoro indiscusso, ma un’intensa ventata di freschezza nel panorama dell’animazione che, secondo me, oggi non guasta. Solo vi prego, anzi vi scongiuro, evitate il doppiaggio in italiano come la peste bubbonica. Se casomai passate in fumetteria e vedete i bluray, chiudete gli occhi e tirate dritto. Io sto cercando di convincermi che la versione italiana non sia mai esistita e spero di riuscirci il più presto possibile, ma prima voglio condividere con voi questo dolore.

Non c’è una cosa, dico una sola che funzioni a partire dalle traduzioni per finire con la scelta dei doppiatori.
Io mi rendo perfettamente conto che uno che ha questa faccia…

Ah, si che ridere..

Ah, si che ridere…

… non potrà mai e poi mai essere un simpaticone, un tipo dalla voce squillante ed estremamente modulata. Lo guardi e pensi “questo è uno che parla poco e quando apre la bocca ha una voce cupa e cavernosa da uomo vissuto”. E invece no, il doppiatore di Gatsu, che fortunatamente per lui non è menzionato su animenetwork, come del resto l’intero cast, è stato capace di farmi odiare uno dei personaggi cartacei che preferisco. Questo Mister X del doppiaggio, non si arrabbia, non ride, non discute, non si emoziona, lui è perennemente “sfasteriato”.
Scusatemi, lo devo scrivere nella mia lingua madre perché non esiste un termine italiano altrettanto efficace. Per i leghisti leggasi “un individuo in atteggiamento di mal sopportazione o insofferenza verso qualcosa o situazione”.
Durate tutte e tre le ore di proiezioni ho provato, verso Gatsu, quello stesso crogiolo di sentimenti che sento avvamparmi in petto quando pulisco la lettiera della mia amata coniglia ed inalo con tanto amore quel terribile tanfo di ammoniaca.

La cosa inquietante però è che lui, confrontato con gli altri suoi amici doppiatori, è il Ferruccio Amendola della situazione. Le gentildonna che ha prestato la voce alla Principessa Charlotte, personaggio già odioso di per sé, ha un timbro talmente squillante e petulante da insinuarsi nel cervello come un tarlo, per poi rimanere lì depositato e mangiare la tua materia grigia un neurone alla volta.

Non dite che non è irritante

Non dite che non è irritante

Il peggio del peggio lo si raggiunge con Grifis, sicuramente uno dei personaggi più caratterizzati dal punto di vista narrativo. Lui non concepisce bene o male, lui conosce e riconosce solo il suo obiettivo e durante la storia ci mostra tutte le facce del prisma emotivo dell’essere uomo. Yamato Video lo ha ucciso, con una voce melliflua da profeta di sto cazzo sta ceppa, che non ha nulla in comune con la faccia e il carattere a cui è abbinata.

Io invece sono un tipo simpatico ed estroverso

Io invece sono un tipo simpatico ed estroverso

Tutto il resto del cast vocale? Assolutamente trascurabile.

A questo punto state pensando (o sperando) che sia finita qui. Vi sbagliate e di grosso anche.
Mi ritengo fortunata ad aver visto Golden Age prima in inglese e poi in italiano perché ho potuto insultarne, a ragion veduta, la pessima traduzione. Al di là delle solite frasi messe a cavolo e delle storpiature dei nomi, quello che stupisce e sconvolge sono gli errori MADORNALI di sintassi italiana.

Ero lì che mi contorcevo sulla sedia sentendo uno dei miei dialoghi preferiti, storpiato in modo barbaro da quelle voci, quando le mie orecchie sono state prese in pieno da un ceffone a mano aperta:
“Perché di tutta la Squadra dei Falchi dovevi essere proprio TE a salvarmi?” – Scusa, come hai detto? Non credo di aver capito.. mi sono detta.
“Perché di tutti proprio TE!” – Oddio, l’ha detto davvero, sto per avere un collasso, mantenetemi. Meno male che ero seduta.
Stiamo parlando di un momento cruciale della trama e di un dialogo che segnerà il primo avvicinamento emotivo tra il protagonista, Gatsu, e Casca, sua compagna di armi (e non solo). Un breve scambio di battute che permetterà a ciascuno dei due di entrare nei panni dell’altro. Tutto buttato al cesso, trasformato in una farsa degna di una commediola familiare italiana. Ci mancava solo Sandra Mondaini che agitava le lenzuola.

Momento topico numero 1 ribattezzato momento "perchè proprio te"

Momento topico numero 1 ribattezzato momento “perché proprio TE”

Non vi basta vero? Allora vi accontento con un’ulteriore chicca.
Altro momento topico (sì, ce ne sono tanti), altro snodo fondamentale per la trama: Gatsu lascia la squadra di mercenari con cui combatteva dopo un duello con il loro leader, Grifis appunto. Nella versione originale manga o anime sia giapponese che inglese se ne va con un secco “Addio”. Qui no, troppo facile. Quelli di Yamato Video sentivano l’impellente necessità di storpiare anche una cosa così semplice, quindi “Addio” è diventato “Ti saluto” … Eh??? Io aggiungerei pure un “Bella frà” e il quadro è completo.

Momento drammatico numero 2 ribattezzato momento "bella frà".

Momento drammatico numero 2 ribattezzato momento “bella frà”.

Ora, anche se ne avrei a bizzeffe di questi esempi, devo smettere di raccontare perché sento che mi sta per partire un embolo. So solo che se l’avessi visto esclusivamente nella versione doppiata in italiano non credo affatto che mi sarebbe piaciuto.

Voi l’avete visto? Che ne pensate? Vi è partito l’embolo durante la proiezione?

 

 

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SisterDeath

Scritto da: SisterDeath

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