La miseria in Tv

Lo so che oggi vi aspettavate un Nuovo Cinema Amarcord, ma purtroppo le pizze del film non sono arrivate e quindi niente, questa settimana salta.
In sostituzione scrivo un post che non c’entra niente con il blog ed è pieno di quelle mie considerazioni così squisitamente superficiali e qualunquiste.

La situazione sociale ed economica odierna la conosciamo tutti: siamo nella merda.
La televisione è lo specchio dei tempi in cui viviamo. Non parlo della Tv di stato come Mediaset o la Rai che continua imperterrita a dare programmi accomodanti e allegri che servono a tenere buone le coscienze della gente comune. Non parlo nemmeno di Sky che è una televisione fatta per i 5 milioni di italiani che possono o vogliono permettersela.

Parlo della televisione che sembra all’apparenza innocua, ma che con il suo palinsesto dice molto di più su questo momento storico di quanto faccia un qualsiasi telegiornale: il digitale terrestre.
In particolare parlo degli unici 3 canali che guardo in quei momenti in cui non ho a disposizione una qualsiasi puntata di un qualsiasi telefilm: Cielo, Real Time, DMax.

Questi tre canali continuano a trasmettere programmi che ad una prima occhiata sembrano una roba, ma poi, se ci si sofferma un attimo a pensare e ad analizzarli, mettono in scena il grado di miseria che stiamo raggiungendo. Ed è agghiacciante.

Comicniamo con quelli più blandi: le aste dei box, dei depositi e dei magazzini.

Affari Al Buio

Money, money, money, dirty money

In america, come sapete, vanno molto i magazzini in affitto in cui la gente mette dentro tutto quello che in casa non ci sta, le cose che non vogliono avere tra i piedi e quello che vogliono tenere segreto.
Chi non paga l’affitto perde il box e tutto il suo contenuto.
I proprietari degli spazi in affitto mettono all’asta questi box e il miglior offerente se li aggiudica e diventa il nuovo proprietario del contenuto e ci fa quello che vuole, in genere lo vende.

I produttori americani hanno deciso che ci si potevano fare svariate trasmissioni su ‘sta cosa con vari protagonisti, più o meno simpatici, e piccole variazioni sul tema, in Affare Fatto ci sono due simpatici guasconi affiatati, in Affari Al Buio ci sono 4 protagonisti che si contendono i box a suon di dollari e Affari A Tutti I Costi che è simile a quello prima, ma ad un certo punto a questi qui sale il crimine e si menano.

In genere funziona così: un banditore dalla lingua sciolta apre il box, la gente ci guarda dentro per un paio di minuti senza poter toccare o aprire niente, lo valuta e poi parte l’asta.
Si va dalle poche centinaia di dollari al migliaio.

Il vincitore poi entra nel box e vede cosa effettivamente ha comprato, svuotando sacchetti e scatoloni, aprendo mobili, scoperchiando bidoni. Gira e rigira ci trovano dentro sempre qualcosa che vale dalle 2 alle 10 volte il prezzo che hanno pagato per il lotto.
Tipo spendono 200 dollari e ci trovano dentro un motoscafo da 20.000 dollari. Oppure delle pistole antiche, o delle monete d’oro zecchino del Pirata Barbossa o qualche altra cosa preziosissima.

Son convinto che se ci andassi io a fare quelle aste spenderei un capitale per dei sacchi pieni di spazzatura e merda di topo.

Al di là dell’evidente culo che hanno questi personaggi, la cosa che mi chiedo è: ma il proprietario originale di quella roba che fine ha fatto?

Se io avessi uno di quei box pieno di roba di altissimo valore e sapessi di non poter pagare l’affitto del mese successivo, andrei nottetempo nel mio box, lo svuoterei della roba e me la rivenderei per i fatti miei, senza perdere niente e contemporaneamente monetizzando il mio capitale stipato in un polveroso magazzino. No?

Evidentemente gli americani questo ragionamento non lo fanno, non possono pagare allora perdono tutto.
Ma se invece non fosse una questione di soldi e il proprietario del box fosse, chessò, morto? Chi si aggiudica l’asta sarebbe una specie di avvoltoio che si ciba della carcassa di un uomo morto.

Però c’è di più, ed è la concezione del morte tua vita mia.
Queste aste, in genere giudiziarie, le fanno anche in Italia su qualsiasi cosa. Non ho mai partecipato e probabilmente non ho nemmeno il capitale per pensare di farlo, ma anche da noi c’è gente che compra roba che altra gente, per una serie di circostanze son sicuro gravi, non può più permettersi di pagare, tipo la casa.

Ora, non voglio fare il comunista dicendo che bisogna avere un occhio di riguardo e aiutare tutti, mettersi una mano sul cuore, cosa che comunque non farebbe male, ma a me rattrista pensare che, quando le cose vanno male, il viaggio verso il fondo è lungo, doloroso e assolutamente non dignitoso.

Che poi, se uno proprio è cinico e ha il pelo sullo stomaco, potrebbe decidere di farlo come mestiere, esattamente come fanno i protagonisti degli show americani. Magari qualcuno che lo fa c’è già.

Passiamo ora a quelli pazzi per la spesa.

Pazzi Per La Spesa

Il supermercato delle puttanate in casa

Questo programma manda in visibilio soprattutto le donne.

Ci sono casalinghe con una triste storia alle spalle: il marito ha perso il lavoro; la sorella è morta lasciando in eredità altri figli da sfamare; vogliono allargare la casa perché al quattordicesimo bambino cominciano a stare stretti, che se compravano i profilattici risparmiavano un casino di tempo, soldi e salute mentale; e tante altre storie strappalacrime.

Queste donne dalla vita difficile, hanno trovato il modo di non pagare più la spesa: prendono i buoni sconto dalle riviste, internet, depliant vari, poi trovano il supermercato con le offerte migliori, stilano un piano d’attacco degno di Lupin III e vanno a fare la spesa con i buoni sconto.

Stanno nel supermercato quelle 10 ore di fila riempiendo carrelli con 12000 scatole di supposte frizzarelle, 823 ettolitri di bevande gassate, 9000 confezioni di M&M’s, 230 barattoli di vera pasta italiana alla bolognese, 6000 budini di pecora mantecata nello sciroppo di edera, 4000 dentifrici alla rosa camuna e poi vanno a pagare alla cassa.
La cassiera quando le vede arrivare in genere ha un mancamento, sa che saranno le 4 ore più lunghe della sua vita. Passa diligentemente tutto quell’autotreno di roba e il conto si aggira intorno ai 5000 dollari.
Le casalinghe tutte ingrifate ed emozionate poi passano alla cassiera 8 tonnellate di rettangolini di carta minuziosamente ritagliati e il conto scende miracolosamente a 37 centesimi “Per un risparmio totale del 99,99 periodico per cento!” chiosa euforico il narratore esterno.

Uno in un primo momento dice: “Cazzo, hanno risparmiato una valanga di soldi e si possono lavare i denti fino alla 13 generazione!
Poi fa mente locale e si accorge che ‘ste casalinghe hanno comprato tonnellate di puttante e niente di veramente commestibile, tipo un frutto, una fettina di carne, una foglia di insalata. Niente. ‘Ste qua hanno le dispense piene di supposte frizzarelle, ma niente che abbia un valore nutrizionale.
Mangeranno M&M’s a colazione, pranzo e cena probabilmente. “Mamma cosa c’è per cena?“, “Timballo di M&M’s, oppure stufato di dentifricio mentolato, cosa preferisci? Per dolce il budino di pecora che l’altra volta ti è piaciuto così tanto che sei entrato in coma 2 settimane!

Pure io che sono un caganaccio a fare la spesa mi rendo conto che quella non è spesa, ma è l’accumulo ossessivo compulsivo di roba solo perché “gratis”.
In Italia i buoni non ci sono, o almeno, non ci sono in quella misura. ogni tanto becchi un buono sconto di qualche euro su un prodotto specifico, ma non puoi pensare di fare le combo come queste casalinghe americane e arrivare a non pagare quasi niente di quello che compri. Anche perché, per ora, noi non abbiamo tutta quella caterva di cibi e prodotti vari creati in laboratorio, che hanno gli americani.

Arriviamo al pezzo forte, dove la miseria umana viene fuori prepotente e sconcertante: i banchi dei pegni.

Affari di Famiglia

Se la Disney descrivesse la Mafia

Ci sono due trasmissioni sui banchi dei pegni, una è Affari Di Famiglia, la versione disneyana di un banco dei pegni, l’altra è Il banco Dei Pugni, che mostra la dura e cruda realtà.

La prima si svolge a Las Vegas, la capitale mondiale del gioco d’azzardo, dove c’è questo banco dei pegni gestito da una famiglia che farebbe invidia ai Sopranos.
Sono tutti simpatici e ridanciani, tranne il vecchio padre che ha riso una volta nel ’52 per sbaglio, ma personalmente non vorrei averci mai a che fare.

Nel loro negozio entra gente che ha trovato una roba strana in casa, oppure è un ricordo di qualche vecchio parente, e la porta lì per venderla.
I proprietari valutano la merce, oppure chiamano un esperto a farlo, e in genere viene fuori che o è una sola, oppure è una roba costosissima.

Prendiamo il prodotto costoso. L’esperto di turno dice che quell’oggetto, in quelle condizioni, vale 30.000 dollari. Subito il proprietario dell’oggetto ha un’erezione e comincia mentalmente a spendere tutti quei soldi, perché all’inizio pensava di farci un centone per andare a sputtanarselo alle slot machines.
Quelli del banco dei pegni ringraziano l’esperto, lo salutano e con il loro simpatico sorriso dicono: “Cosa volevi farci: venderlo o impegnarlo?“. La trasmissione fa vedere solo gente che vuole vendere, alla Disney i veri disperati non li fanno mai vedere.
Loro dicono: “Ok, allora ti do 100 dollari…
Ma come, l’esperto ha detto che vale 30.000!” risponde il disgraziato cliente, con lo stesso tono della preda in bocca al coccodrillo che dice: “Ma avevi detto che volevi solo leccarmi!
I simpatici proprietari rispondono: “Ma sai, devo trovare il cliente che lo vuole… poi ci sono le tasse… deve andare all’asta… insomma, magari me lo trovo sul groppone per quasi 10 minuti prima di riuscire a piazzarlo…
Il cliente che ha l’atteggiamento di uno che è stato preso a schiaffi da Tyson e Alì insieme ed è evidentemente rintronato, comincia a contrattare tirando sul prezzo, sapendo inconsciamente che in realtà sta vendendo la sua dignità, non l’oggetto che ha portato al banco dei pegni.
Alla fine la spuntano sempre i simpaticoni dei Sopranos, gli danni 2000 dollari che è la loro ultima offerta e il cliente si svende, accetta i soldi, sporchi, maledetti e subito e se ne va con le orecchie basse e la coda tra le gambe.
Alla fine, durante l’intervistina post stupro, il cliente fa finta di essere contento, dice cose: “Massì, io pensavo che valeva 100 dollari, alla fine ne ho guadagnati 2000, non riuscirò più a guardarmi nello specchio per la vergogna di essere una larva d’uomo che non sa far valere i suoi diritti, però son contento lo stesso, con questi soldi mi ubriaco per una settimana di fila e alla fine se sopravvivo, poi non mi ricordo più niente, quindi va bene lo stesso…

Però c’è l’altra trasmissione, quella più cruda, che si chiama Il Banco Dei Pugni.

Il Banco Dei Pugni

Qua non c’è proprio un cazzo da ridere

Questa si svolge a Detroit, capitale americana delle automobile e città distrutta dalla crisi.

C’è questo banco dei pegni gestito sempre da una famiglia che però non sono affatto simpatici e, anzi, sembrano i cattivi di un film di Tarantino.
Qui non c’è niente di Disneyano, il locale fa schifo, solo a guardarlo in Tv si sente la puzza della roba che c’è dentro, si vede la fila di gente alla cassa per ricevere i soldi, o riscattare un pegno. Qui non sorride nessuno, solo giusto quando inculano qualche cliente.

In questo banco dei pegni ci arriva gente davvero disperata, c’è chi si impegna la Playstation perché gli servono 150 dollari per pagare la cauzione al fratello o al padre del figlio che si sono portati dietro. Ci sono i fotografi falliti che si vendono le macchine fotografiche perché devono pagare le bollette. Ci son gli spacciatori che si vendono i denti d’oro per comprare la pistola e andare a regolare i conti. C’è gente che si vende il vecchio televisore per pagare l’autopsia della figlia.
C’è gente che piange e gente che si incazza, fa casino, che viene minacciata dai proprietari, sollevata di peso dai buttafuori e sbattuta fuori dal negozio senza tanti compimenti.

C’è gente che è davvero misera e disperata, che non sa più cosa vendere per pagarsi le medicine.

Guardi alcune scene e ti viene da ridere, ma sai che dovresti piangere perché siamo conciati veramente male.

Cominci a pensare che i banchi dei pegni in Italia ci sono e ci sono pure i Compro Oro con pagamento in contanti e speri che non dovrai averci mai a che fare. Speri che quel mondo rimanga lì, dentro la televisione, che i Compro Oro li vedrai solo dal di fuori e mai dal di dentro.

Speri che tutte queste trasmissioni e quelle sui rigattieri, che vanno in giro a recuperare robe inutili per rivenderli, non siano suggerimenti sul tipo di lavoro che dovrai cercare perché di altri non ce ne sono in giro.

Speri che tutta ‘sta miseria umana, tutta ‘sta gente pazza per la spesa inutile, tutta ‘sta gente che si compra le cose che altri non riescono a pagare, rimanga relegata in quel mondo dentro la televisione e che quel mondo non diventi il tuo mondo.

Ci speri, perché la speranza è l’ultima a morire…

 

 

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"