Essere Stronzi

Mi state rimproverando di essere troppo serio e troppo poco pirla. Vero, sto passando un brutto periodo personale e quindi, per quanto mi sforzi, un po’ di cupezza traspare.

Oggi cerco di rimediare.

A fine gennaio ho scritto un post dove raccontavo un paio di episodi della mia vita in cui sono stato stronzo, uno verso me stesso, un altro verso un branco di beoni in coda al cinema.

Mio fratello leggendo quel post mi ha detto: “Va che secondo me sei riuscito ad essere ancora più stronzo.
Ha ragione.
Però, ecco, a mia discolpa posso dire che io prima parlo e faccio le cose, poi penso a quello che ho detto o fatto.
Ma anche anni dopo ci penso.

Costume da mare

Il costume d’amare

Un paio di anni fa dovevo andare in Grecia a fare le vacanze.
Partivamo all’inizio di settembre e, facendo l’inventario delle cose utili, mi accorgo di dovermi prendere un costume per fare il bagno.
Decido che devo andare al Decathlon… appena mi ricordo.
Un paio di giorni prima della partenza sono da mia madre a cena. Mentre sono lì che mangio, ho come una folgorazione: il costume!
Erano le sette e mezzo, il Decathlon lì vicino chiude alle nove, quindi ho ancora un sacco di tempo.
Alle otto e mezzo saluto mia madre e vado spedito al negozio, che dista circa 5 minuti.
Entro ed è completamente vuoto, ci sono solo i commessi che, appena mi vedono, hanno come un moto di sconforto.
Giro per il negozio e non trovo ‘sti cacchio di costumi.
Alla fine, stufo di pirlare per i reparti, mi fermo in una corsia dove una commessa sta raccogliendo la roba che i clienti si provano e poi lanciano in giro, che metterla a posto dà fastidio.
MI avvicino e dico: “Mi scusi, dove trovo i costumi?
Lei mi guarda. È visibilmente provata, probabilmente è lì dalla mattina, stanchissima mi chiede: “Da mare?
Io, con la mia solita faccia di cazzo: “No, da Batman!
Non ho mai visto accumularsi tanto odio, in così poco tempo, negli occhi di una persona. A denti stretti, forse per evitare di sbranarmi o forse per trattenere l’odio dentro di sé, mi sibila: “No, ne vuoi uno da mare o uno di quelli per il nuoto agonistico?
Io, mantenendo la faccia di prima, impassibile le dico: “Perché, le sembro un agonista?
Lei strizza gli occhi come se mi dovesse dare fuoco con i suoi raggi laser: “Sono laggiù!
Grazie…” un po’ spaventato vado a prendere il costume ringraziando il cielo che i commessi non sono dotati di pistole.

Sacrpe bagnate

Le scarpe bagnate

Alle medie dove andavo io c’era l’usanza di andare a fare la settimana bianca organizzata dalla scuola.
I ragazzi che aderivano venivano caricati sui pullman e portati a Madesimo nell’unico albergo disposto ad ospitarci.
Io partecipavo ogni anno.
In terza media c’era questo mio compagno di classe davvero odioso. Almeno io lo odiavo con tutto il cuore: non passava i compiti in classe, faceva la spia con i professori e tutte quelle altre cose che, in genere, ti fanno amare dai tuoi compagni di classe, soprattutto in un periodo in cui hai gli ormoni in subbuglio e non riesci a sfogarli per bene.
Per proteggere la sua privacy lo chiamerò con un nome fittizio: Ilfenomeno.
Ilfenomeno era oggetto di simpatici scherzi da parte mia e degli altri due teppisti della mia classe con cui facevo comunella. Tipo che gli svuotavamo i tubetti di colla dentro i guanti, gli buttavamo lo zaino dalla finestra, gli incollavamo le squadre tra di loro e altre cose da sganasciarsi dalle risate.
Ma la cosa migliore è successa proprio in settimana bianca.
Ilfenomeno era un un figlio di papà, sempre vestito di robe costosissime e, il genio, per andare in settimana bianca aveva deciso di mettersi su delle scarpe fighette assolutamente inadatte alla neve, un modello di cuoio da barca, basse, molto basse.
Arrivati all’albergo scendiamo dal pullman e dobbiamo attraversare il parcheggio che era pieno di neve alta fino al ginocchio. Ovviamente Ilfenomeno arriva in albergo con le scarpe e i pantaloni fradici.
Il momento dell’assegnazione delle camere era a sorteggio: la prof. che ci accompagnava estraeva due nomi che finivano in camera insieme.
Sfiga volle che Ilfenomeno finì in camera con me. La sfiga era sua ovviamente.
Le camere erano senza bagno, ce n’era uno comune per ogni corridoio, però ognuna era dotata di un piccolo lavandino per lavarsi la faccia e i denti.
Appena entrati in camera Ilfenomeno si toglie le scarpe fighette, le infila sotto il calorifero caldo e si mette i Moon Boot, unico altro paio di di calzature che aveva, tralasciando le ciabatte da camera e gli scarponi da sci.
Pure io mollo giù la roba, mi cambio e andiamo a sciare.
Per un puro e fortuito caso mi capita di tornare in camera per primo. Appena entro vedo le scarpe fighette sotto il calorifero, il lavandino e subito la mia mente diabolica escogita lo scherzo estremo: prendo le scarpe e le infilo sotto l’acqua aperta, quando son belle fradice, le rimetto sotto il calorifero.
Ilfenomeno torna in camera, controlla le scarpe e caragna che sono ancora bagnate e deve tenersi su i Moon Boot anche a cena.
Inutile dire che quelle scarpe, durante quella settimana, non si asciugarono mai e Ilfenomeno passò tutti i giorni con su i Moon Boot… tranne l’ultimo.
Ogni volta che ero da solo in camera gli mettevo le scarpe nel lavandino e poi le rimettevo sotto il calorifero. Dopo una settimana non sembravano nemmeno più scarpe, ma degli stomaci di bue con le suole di gomma.
Però, per quanto mi facesse ridere sentirlo caragnare per le scarpe che non si asciugavano e vederlo andare in giro con i Moon Boot, mattina, mezzogiorno e sera, non ero ancora soddisfatto.
La sera del penultimo giorno Ilfenomeno torna in camera dopo lo sci, si toglie i Moon Boot, che puzzavano come se gli fosse morto dentro qualcosa, li mette accanto al calorifero per farli asciugare, insieme agli stomaci di bue, e va in bagno.
Quello che avvenne dopo durò un attimo. Come in un raptus di follia apro la finestra, raccolgo due belle manciate di neve e gliela butto nei Moon Boot. Mi cambio in fretta e furia e corro nella sala comune in attesa della cena.
Dopo una mezz’ora buona in sala comune arriva Ilfenomeno con su le ciabatte da camera.
Agli sfottò vari dice che gli è entrata della neve nei Moon Boot, che le scarpe fighette non sono ancora asciutte e quindi gli rimanevano solo le ciabatte.
Perché non ho pensato a bagnargli pure quelle, che così sarebbe andato in giro con gli scarponi da sci?
Non ne ho idea, però, il giorno dopo, vederlo andare al pullman con su gli scarponi da sci e farsi il viaggio di ritorno con su le ciabatte da camera, vi giuro che mi ha appagato.
Ora lo so che vi chiederete: “Ma non si è accorto di niente? Ma non ci ha pensato che potevi essere tu a bagnargliele?
Secondo voi, perché l’ho soprannominato Ilfenomeno?

E voi? Siete mai stati stronzi?

 

 

Post precedente:

Quella volta che son stato stronzo…

 

 

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"