Non entrare in quella casa

Visto che vi piace e che l’avete eletta miglior rubrica, tornano le mie disavventure note come Storie di vita da Nerd.

Vi devo avvertire però.

Quella che segue è una storia dalle forti tinte horror.

Una roba che The Hostel a confronto sembra una roba della Disney.

Se siete deboli di stomaco, bambini o anziani, è meglio che non leggiate ciò che segue.

I fatti riportati sono tutti veri, solo i nomi sono cambiati per tutelare la privacy delle persone.

Qualche anno fa ero infottato di brutto con un gioco. Capitava che di questo gioco facessi anche i tornei e qualche volta sono andato in giro per l’Italia.

Tipo una volta sono andato anche a Roma. Ma per quanto ho visto della città potevo benissimo essere ad Abbiategrasso.

Una volta ce n’era uno nella Città Senza Nome.

Non volevo andare perché non avevo voglia di spendere un sacco di soldi per il pernottamento, ma un membro della community insistette perché partecipassi al torneo. Lo conoscevo solo di nickname per averci giocato qualche volta online.

Qui lo chiamerò Norman Bates.

Norman Bates

Norman ci teneva proprio che andassi nella sua città a giocare, tanto che si offrì di ospitarmi a casa sua.
All’inizio declinai l’invito, ma dopo un bombardamento ossessivo di mail, messaggi e tutto il resto, cedetti e accettai.

Il viaggio andò abbastanza bene, nonostante gli altri tre ed io l’avessimo fatto in Panda. Accusai solo un leggero dislocamento delle vertebre lombari per le vibrazioni dell’auto.

Arrivati sul posto cominciammo subito a giocare per allenarci. fino all’arrivo di Norman la sera.

Norman si presenta come un simpatico signore nella seconda metà inoltrata della prima decade degli anta.
Più basso di me, amava portare un elegante marsupio milletasche allacciato subito sotto le tettine, come a mettere una corona alla pancia.

Due chiacchiere, cena, altre centinaia di partite e finalmente, a notte fonda, il locale ci sbatte fuori perché doveva chiudere.

Norman ed io arriviamo alla macchina. Salgo e Norman mi chiede: “Ti spiace se metto un po’ di musica? C’è un pezzo che mi gasa.

Io: “Figurati, fai quello che vuoi. Ascolto sempre la musica in macchina.

Quaranta minuti di Con Te Partirò di Bocelli dopo arriviamo finalmente a casa sua.

Mentre parcheggia mi dice: “Senti Chreddy, quando entri in casa fai piano che mia mamma dorme. È anziana…

Sinceramente mi sarei stupito che fosse giovane. Però va bene tutto, è gratis, poi comunque può capitare che uno continui a vivere con la mamma se non si sposa.

“…Ti piacciono i gatti?” è la parte di discorso che sento dopo essermi distratto un attimo.

Mah… non mi fanno impazzire, però non mi disturbano particolarmente.” gli rispondo sudando freddo, visto che io e i gatti proviamo una specie di antipatia reciproca.

Ne ho sette!

Ok, dai, dormo in macchina, avrei voluto rispondergli.

Entriamo in casa piano piano.
L’arredamento di fine 600, con i mobili in scuro e pesante legno di quercia, aveva un che di strano nella penombra del salotto. Probabilmente era il fatto che fosse tutto completamente ricoperto di peli di gatto.
Mobili, tavolo, fotografie, televisione, le sedie di legno imbottite e foderate in pesante velluto rosso damascato, divano, quadri, pavimento, tappeto, soffitto, lampadario e pareti erano tutti pelosi, mi sentivo una pulce sulla schiena di un cane.
I peli erano tenuti fermamente da un bello strato di polvere che impastava il tutto in un uniforme casa impellicciata.
Prima delle pulizie probabilmente era necessario depilare l’appartamento.

Intanto i gatti erano venuti a fargli le feste. Ero lì lì per chiedergli davvero se potevo dormire in macchina.

Norman mi fa strada verso una porta dicendomi: “Era la camera di mia sorella, tu dormi qui. Chiuditi bene che sennò i gatti vengono a dormirti addosso.

Tutti quanti?!

Sì. Ma basta che ti chiudi.

Appoggio la borsa nello stanzino. Era tipo un due metri per uno, in Oz ho visto celle più grandi, tutto stipato di stronzate.
C’erano tre scatole della Polystation, una specie di finta Playstation con i giochi dei primissimi anni ’80 venduta a 9 euro nei peggiori magazzini, e una tutta serie di cinesate tremende.

Polystation 3

Ti faccio vedere il bagno se vuoi lavarti.

Mi porta in una stanza con un water, un lavandino e una serie di cassette per i gatti.
Ogni superficie era ricoperta di sabbia per i gatti, evidentemente una volta era nelle cassette, ma siccome erano piene di merda la sabbia non ci stava più.

Mi passa la voglia di lavarmi e comincio a pregare che non mi scappi niente durante la notte.

Con la voce rotta dal magone gli chiedo: “Dov’è che posso fumare?

Di fronte alla camera c’è il balcone, puoi uscire lì, ma stai attento che non escano i gatti.

Ma domani mattina posso farmi una doccia?” gli chiedo preoccupato dal fatto che nel bagnetto non c’era niente.

Sìsì, la doccia è di là!

Non ho il coraggio di chiedergli “di là” dove?

Lo saluto e mi rintano nella cameretta da notte.
Mi chiudo dentro a doppia mandata e mi chiedo se dormire vestito o cambiarmi.
Mi cambio, prendo una sigaretta, l’accendino e vado al balcone.
La porta del balcone scricchiola, fa fatica, ma, prima che mi metta a piangere, si apre.
Esco, chiudo, faccio un passo e a momenti vengo decapitato da un filo in acciaio per stendere i panni teso proprio ad altezza della gola.
Cerco altre trappole mortali, non le trovo, e mi fumo la sigaretta.
Sono indeciso se sdraiarmi lì e dormire sul balcone oppure andare a letto, ormai sono le 3 del mattino.
Decido di andare a letto.

Appena mi sdraio capisco cosa significa dormire su un materasso di polistirolo ricoperto di paglia secca, tenuta insieme da un lenzuolo in poliestere.
Scricchiola ogni volta che respiro.
Appena mi muovo prendo la scossa.
Ho paura di andare a fuoco se faccio un movimento brusco in quelle lenzuola.

Non riesco a dormire, mi sento pure io ricoperto di polvere e peli di gatto.

Non ho idea dell’ora in cui mi addormento, ma so che alle 9 suona la sveglia.

Norman è già sveglio e vestito come la sera prima. Probabilmente ha dormito così.

Gli chiedo se posso farmi la doccia. Cerco di usare un tono indifferente, ma mi sa che sto supplicando.

Lui: “Certo. La doccia è in camera di mia madre. Prendi la roba che ti accompagno.

Cosa? In camera di sua madre?!

Prendo vestiti, ricambio, accappatoio, asciugamani e lo seguo.

Entriamo in camera di sua madre che è ancora a letto: “Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy!…” continuo a ripetermi cercando di non guardarmi in giro e di rifugiarmi dentro la mia testa.

Il bagno è un trionfo di sanitari e piastrelle anni ’70 tutti rosa confetto.
Pieno di peli anche quello.
Cerco un posto pulito dove appoggiare la mia roba. Non trovandolo opto per uno meno sporco possibile.

Doccia

Ma la doccia non c’è. Al suo posto una vasca, rosa, con il microfono dell’acqua che non si può nemmeno appendere, anche perché è corto.
Sul fondo della vasca c’è uno di quei tappetini di gomma antiscivolo. È tutto tempestato di muschio verde, roba nera, alghe e grappoli di cozze.
La tentazione di rannicchiarmi in un angolo e piangere è forte.
Mi faccio coraggio e mi maledico di non essermi portato uno scafandro da palombaro.
Come faccio a farmi la doccia lì dentro?
Provo a farmela vestito?
Per fortuna ho le ciabatte di gomma.
Prendo il coraggio a due mani: “Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy!…

Non ho memoria di quello che è successo dopo. La mente rimuove i momenti peggiori della nostra vita.

Mi ritrovo vestito, più o meno lavato, nella cameretta della notte.

Non vedo l’ora di uscire e andare a fare una bella colazione al bar.
Norman mi dice: “Dai che mia madre ci ha preparato la colazione, poi andiamo!

Un fulmine. Ti prego un fulmine solo, inceneriscimi qui sul posto. “Non facciamo colazione al bar? Te la offro io…” dico senza troppa convinzione.

Eh, ormai ha preparato. Mangiamo poi andiamo.

Alla luce del giorno mi rendo conto che il salone è peggio di come lo avevo visto la sera prima.
Entriamo in cucina.
Anche qui mobili pelosi.
I gatti sono belli svaccati sul tavolo, sulle brioche, sulle tazze.

Mi siedo leggermente riluttante.
Norman disperde i gatti.
Per fortuna le brioche sono quelle incellofanate.
Prendo la mia tazza, il cucchiaio, vado al lavandino e li sciacquo.

Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy! Posto felice di Chreddy!…“”

Finiamo colazione e finalmente andiamo verso il torneo.
Bocelli tuona a tutto volume che vorrebbe partire con qualcuno per altri quaranta minuti.

L’incubo è finito… quasi, perché attraverso il secondo giorno in stato catatonico, con ovvi risultati al torneo.

Tornato finalmente a casa faccio il richiamo per tutte le vaccinazioni possibili e immaginabili, dal mal di gola, fino all’Ebola.

Non accetterò mai più di andare a dormire a casa di qualcuno che non conosco.

 

 

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"