Rabbia

Il blog non è un tuo amico.

Questa è la regola d’oro per gestire un blog, perché, fondamentalmente, alla gente frega poco e niente dei fatti tuoi, delle lamentele e di tutte quelle cose con cui puoi ammorbare gli amici fino a che cominciano a negarsi al telefono.

Eppure, come ogni regola, ogni tanto viene infranta. Oggi mi sa che questa regola la sfondo proprio, perché ieri mi sono arrabbiato abbastanza da aver buttato una giornata intera per niente e aver avuto i bruciori di stomaco.

Ed è bastata una telefonata.

Così, per sfogarmi, oggi ho deciso di parlarvi della Rabbia.

Cos’è la Rabbia?

La rabbia, al contrario di quanto pensi la maggior parte della gente, è un’emozione, non un sentimento.

La differenza tra emozione e sentimento è che la prima è un cambiamento di stato psicofisico estemporaneo dettato da fattori interni a noi, o ambientali; il secondo è uno stato d’animo cognitivo e affettivo che dura più a lungo.

In pratica le emozioni sono, o dovrebbero essere, stati di alterazione più o meno passeggeri. Partono da una scintilla, che può essere qualsiasi cosa, e bruciano in un lampo, lasciando residui.
Tra le emozioni, quella che proviamo di più oggigiorno è la Rabbia e ha un solo fattore scatenante: quando un ostacolo che si frappone tra noi e il nostro obiettivo.

Detta così è semplice, il vero problema è che ostacolo e obiettivo possono essere qualsiasi cosa. La cosa assurda è che possiamo trovarci un ostacolo tra i piedi quando non sappiamo nemmeno di stare perseguendo un obiettivo.
A me questa cosa fa impazzire.

È facile capire che ci incazziamo quando stiamo facendo tardi a un appuntamento (obiettivo) e ci troviamo davanti quel fottuto vecchio che guida con il cappello in mezzo alla strada (ostacolo). Oppure quando qualcuno ci spoilera (ostacolo) un colpo di scena o il finale di un film che volevamo goderci (obiettivo).
Un po’ meno facile è capire che ci stiamo incazzando quando siamo tranquilli e sereni e, per esempio, riceviamo una telefonata che ci rovina la giornata. In quel momento non abbiamo un obiettivo, ma a posteriori possiamo stabilire che il nostro fine ultimo è mantenere lo stato di serenità iniziale, e l’ostacolo è ovviamente la conversazione, o la persona dall’altra parte del telefono.

Si dice che ad arrabbiarsi si fanno 2 fatiche: una a incazzarsi e una a farsi passare l’incazzatura.
Secondo me è vero in parte, perché a incazzarmi io non faccio alcuna fatica. MI viene naturale, quasi come respirare, e spesso mi sale su un crimine mai visto.

Ma il problema non è l’arrabbiarsi in sé, è quello che succede durante quei momenti di rabbia e, soprattutto, quello che lascia l’arrabbiatura dopo.

Credo che la difficoltà maggiore sia valutare l’ostacolo che abbiamo di fronte. A volte ce ne troviamo uno enorme che dovrebbe farci veramente arrabbiare e invece ci sprona a cambiare modo di agire per superarlo. Altre volte ce ne troviamo di fronte uno piccolissimo, che basterebbe un saltino per evitarlo, e invece ci blocchiamo, fissi a terra, come un cervo di fronte ai fari di una macchina, e partiamo direttamente a sbraitare inutilmente, accecati e irrazionali.

Durante quel periodo di alterazione dello stato psicofisico, perdiamo i freni inibitori che ci impediscono di dire cattiverie. Alcuni perdono quei freni che in genere gli impediscono di prendere un martello e darlo sulla testa a quell’altro, ma questa è un’altra storia.
Quando si fa pace, poi, ci si scusa per le “cose che ho detto e non pensavo”… oppure si è impossibilitati a fare pace e si scappa, braccati dalla polizia. Beh, non è vero, sono cose che pensiamo e lo sappiamo benissimo, solo che le diciamo in maniera cattiva e senza mezzi termini. Sono cose che avremmo potuto dire in altro modo, in altri momenti, con un altro tono per non ferire l’altra persona. Invece in quei momenti tutto quello che ci esce dalla bocca è l’equivalente della martellata in testa, un modo per ferire, se non uccidere, l’oggetto della nostra rabbia.
Non diciamo cose di cui ci pentiamo, ci pentiamo solo di come le abbiamo dette.

Da qui c’è la seconda cosa peggiore dell’arrabbiarsi: il dopo. La fatica enorme di farsi passare la rabbia.
Io faccio una fatica immensa a sbollire, spesso mi sento svuotato e mi sento in colpa. Il senso di colpa mi fa arrabbiare ancora, stavolta con me stesso. Potevo evitare di arrabbiarmi? Sì. Potevo evitare di dire determinate cose in quel modo? Sì.
Il risultato è, in genere, che non ho risolto niente, ma girio per casa con le labbra compresse, sottili e sbiancate, le sopracciglia aggrottate, lo sguardo duro e cattivo, i pugni stretti rimuginando su tutta la discussione, sul motivo dell’incazzatura e, sorpresa, ho ricordi vaghi e distorti di quello che è successo, di cosa ho detto, di cosa mi è stato detto, della sequenza del botta e risposta e, soprattutto, di quale sia stata la vera scintilla che mi ha acceso e perché lo ha fatto.

È ovvio che questo post è solo uno sfogo per sublimare quell’incazzatura che ieri mi ha rovinato la giornata.
Ho visto che a razionalizzare le cose vengono ridimensionate e assumono un’importanza davvero misera. Certo, avrei dovuto pensarci prima di arrabbiarmi, o mentre stava succedendo, ma non sono capace di razionalizzare quando mi trovo in mezzo alla tempesta.
Ogni volta mi riprometto di stare più calmo e di non lasciarmi prendere, invece non ci riesco e tutte le volte ci ricado.

Sarebbe facile dare la colpa agli altri e giustificarsi così, benché io sia convinto che le cose si fanno sempre in due, sia quelle belle che quelle brutte. Però alla fine quando ci si arrabbia si è soli, soprattutto dopo, e i conti bisogna farli con se stessi, magari evitando che la rabbia si trasformi in odio o rancore.
Odio e rancore sono sentimenti. E i sentimenti non passano tanto in fretta.

 

 

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"