Enron

Oggi, spero mi perdonerete, faccio un post un po’ fuori dai canoni soliti del blog. Una cosa leggermente più seria, ma di strettissima attualità, anche se è successa 13 anni fa.

È successo che, partecipando a dei corsi tenuti da Cristina Brondoni di tutticrimini.it, mi sia appassionato ad una storia di cui non sapevo niente, quella della Enron.

Così ho chiesto a Cristina di fare un cross post per parlarne, visto che la storia delle Enron ha più risvolti interessanti

La cosa di cui non mi capacito, e che ha dato il LA per voler fare un post, è che la Enron in Italia non la conosce nessuno, mentre negli stati uniti è una ferita ancora aperta ed è stata una vicenda dalle proporzioni così grosse, che può essere considerata la punta dell’iceberg che ha affondato l’economia mondiale nel 2008.
Una vicenda che dimostra ancora una volta che la realtà supera di gran lunga qualsiasi trovata cinematografica e che fa passare Gordon Gekko e il lupo di Wall Street, Jordan Belfort, come due simpatici dilettanti che ci hanno provato.

La Enron era una società americana che vendeva energia. All’inizio si occupava di Gas Naturale e Petrolio, poi, circa a metà degli anni ’80, un certo Kenneth Lay arrivò ai vertici della società e tutto cominciò a cambiare.

Kenneth Lay

Il signor Lay era figlio di un pastore battista e, per affrancarsi da un vita che si prospettava da poveraccio, decise che da grande avrebbe fatto un sacco di soldi, logicamente.

Il signor Lay, verso la fine degli anni ’80, assunse un ragazzotto di belle speranze, la mente acuminata e un sacco di idee vincenti per far arrivare la Enron ai vertici del mondo: Jeffrey Skilling, quando si dice nome omen.

Fu proprio Jeffrey Skilling ad avere le idee vincenti che, in effetti, misero la Enron in cima al mondo della finanza.

Jeffrey Skilling

Prima cambiò tipologia di prodotto: invece che produrre solo energia, l’avrebbero rivenduta, comprando elettricità dai produttori e rivendendola ai consumatori per diventare il primo fornitore di energia degli Stati Uniti.

La seconda idea folgorante di Skilling, fu di inventare un sistema di fatturazione chiamato Mark-To-Market.
Il Mark-To-Market è stato il primo mattone di quella che venne definita economia creativa, dove “creativa” è il termine politicamente corretto di “criminale”. Ma di questo ci si accorse troppo tardi.
In pratica il Mark-To-Market funziona così: io vendo, in un anno, 100 unità di un mio qualsiasi prodotto che al momento ha un valore 10 dollari, però, a mia personalissima discrezione, decido che alla fine dell’anno successivo riuscirò vendere 1000 unità al valore di 25 dollari l’una, quindi posso già inserire le mie previsioni di guadagno nei libri contabili. Ovviamente nessuno andrà a vedere se davvero alla fine dell’anno avrò venduto quelle 1000 unità a 25 dollari l’uno, ma andranno tutti a vedere che il mio resoconto sarà di 25000 dollari invece di 1000.
Il che per un negozio o una fabbrichetta qualsiasi non conta niente, mentre per una multinazionale quotata in borsa significa che le azioni cominceranno a vendere più del pane e il prezzo salirà esponenzialmente.

Uno si potrebbe chiedere come è possibile che un sistema come il Mark-To-Market sia stato applicato, ebbene il signor Skilling fu in grado da farlo approvare dal governo.

La Enron, grazie anche ai rating estremamente positivi delle società che rilasciavano relazioni sul valore delle aziende come la Arthur Andersen, era considerata forte e solida. In più Kenneth Lay era anche amico della famiglia Bush – sì, quella famiglia Bush – il che non guasta mai. Erano così amici che, quando venne eletto George W. Bush Jr., in molti si aspettavano che Kenneth Lay diventasse ministro del tesoro nella sua amministrazione.

Lay e la famiglia Bush

Una riunione di famiglia

La Enron gonfiò così i suoi registri contabili e le azioni volarono, tanto che per tutti gli anni ’90 cominciarono a fluttuare tra gli 85 e i 100 dollari ad azione. Una costanza di prezzo mia vista in finanza.

Le altre pensate di quel geniaccio di Skilling furono di far costruire una centrale elettrica in India, con un investimento di 1 miliardo di dollari, perché nessuno ci aveva mai pensato.
In realtà ci avevano pensato in tanti, in tantissimi, ma poi si erano resi conto che gli indiani non sono proprio il popolo più ricco del pianeta e forse sarebbe stato difficile vendere corrente elettrica a prezzi alti a gente che si lava nei fiumi inquinati, beve dalle pozzanghere e, in genere, muore di fame perché non può permettersi il pane tutti i giorni.
L’annuncio di questo nuovo, modernissimo, fantasmagorico, incredibile impianto, fece vendere un sacco di altre azioni, facendole salire ulteriormente di prezzo.
La centrale elettrica della Enron, in India, ora è un immenso monumento al fallimento del capitalismo americano.

Impianto elettrico Enron in India

Non è nemmeno stata completata

Poi c’erano tutte le società fantasma che la Enron fondava come niente. Società gestite da gente con nomi tipo M. Yass – si legge My Ass, se sapete cosa significa – Yoda, Han Solo e tutti i nomi di fantasia che vi possono venire in mente.
Queste società nascevano dal nulla in paese esteri con poco controllo e venivano acquisite dalla Enron con finte transazioni. Oppure queste società decidevano di comprare cespiti dalla Enron: navi, magazzini, container, macchinari e qualsiasi cosa risultasse intestata alla Enron con altrettanto finte, ma contabilizzate, transazioni che andavano ad alimentare l’enorme buco di bilancio che Lay e Skilling stavano facendo.

In realtà la Enron non guadagnava niente e le vere entrate che provenivano dalla compravendita di energia, venivano intascate dai dirigenti della società.

In questo circolo vizioso di denaro fantasma, entrarono pure le banche, le più grosse d’America, che avvallarono con prestiti la loro economia creativa di Lay, Skilling e soci, mentre proponevano investimenti sulla Enron ai loro clienti, forti del fatto che le società di rating sfornavano relazioni positive. Certo venivano ricompensate con milioni di dollari per i giudizi che rilasciavano.

Verso al fine degli anni ’90 la Enron contava 20 mila dipendenti tutti molto ricchi, soprattutto lo stretto circolo che gravitava intorno ai due capi Lay e Skilling.
I dipendendti ad un certo punto, visto le azioni valevano uno sproposito, cominciarono ad essere pagati in parte in denaro e in parte in azioni della società vincolate. Poi furono saggiamente invitati ad investire i loro fondi pensione nelle azioni della Enron. In quella occasione ci fu una grande festa e tutti erano molto felici di partecipare al banchetto dei vincitori.

Ma questo era ciò che succedeva all’esterno di Enron, al suo interno le cose non erano certo migliori. Il signor Skilling decise di applicare un sistema per mettere il pepe al culo ai propri dipendenti e spingerli a trovare nuovi modi di far guadagnare l’azienda per far salire le azioni: lo Rank And Yank.
In pratica ogni dipendente veniva giudicato dai propri colleghi con un voto da 1 a 5, chi aveva il voto peggiore veniva licenziato. Il fatto è che il 20% dei dipendenti sarebbe stato comunque licenziato e rimpiazzato con carne fresca. Chi rimaneva era premiato in modo esageratamente eccessivo con denaro, tanto denaro, e altri bonus sempre piacevoli, tipo l’elicottero e l’aereo aziendale a disposizione per andare dove si voleva. Questo valeva per i dirigenti che per l’ultima delle segretarie.

A nessuno in realtà importava molto dei metodi applicato perché i soldi giravano, le azioni erano ancorate a prezzi esorbitanti e tutti ci guadagnavano, dal primo all’ultimo dei dipendenti.

La Enron era considerata così solida e promettente che addirittura Bill Clinton rischiò di mettere un embargo al Mozambico se il governo di quel paese non avesse permesso alla Enron di far passare un oleodotto attraverso lo stato.
E sempre a causa della Enron gli Stati Uniti si rifiutarono di sottoscrivere il Trattato di Kyoto.

Lay e Skilling

Solo che a un certo punto Lay e Skilling si accorsero che un buco da qualche miliardo di dollari era un po’ difficile da colmare, soprattutto quando gli investitori sanno che il patrimonio societario si aggira intorno ai 100 Miliardi di dollari. Quindi si sono dovuti inventare altro per raggranellare soldi.

Prima si inventarono una banda larga che avrebbe permesso di vedere i film in streaming, stiamo ancora parlando della fine degli anni ’90, in un accordo con il colosso del noleggio Blockbuster. Banda larga che funzionava solo nelle simulazioni, ma che all’atto pratico si rivelò una bufala e Blockbuster scappò dall’accordo, ma intanto le azioni Enron erano salite perché la gente aveva già sottoscritto i contratti.

Poi, alle strette, si inventarono la crisi energetica in California: per un anno intero la Enron, fornitore di energia elettrica per quello stato, staccò la corrente qua e là in, facendo così aumentare il costo al dettaglio a livelli improponibili. Se prima la California aveva avuto 3 black-out in tutto, quell’anno ne ebbero ben 38.

Uno potrebbe chiedersi come era possibile che questa gente facesse sempre il cazzo che voleva. Semplice, era tutto dovuto alle leggi sulla liberalizzazione e deregolamentazione dell’energia che Lay e Skilling, come lobby, erano riusciti a far passare.

L’inizio della fine cominciò quando la giornalista di Fortune Bethany McLean, imbeccata dalla manager economica della Enron Sharon Watkins, passata alla storia come la Whistleblower, la Spifferatrice, chiese a Skilling: “Scusate, ma dove sono tutti i soldi?
Skilling prima nicchiò, poi cacciò la giornalista perché non sapeva dirle dove erano i 100 miliardi di dollari che la Enron aveva dichiarato di avere.

La Mclean poi scrisse un articolo intitolato: Le azioni della Enron sono sopravvalutate?

La persona più intelligente nella stanza

E fu la fine di tutto. Gli investitori si accorsero che la Enron non aveva mai fatto vedere realmente il bilancio societario né i libri contabili.
Improvvisamente le azioni Enron vennero considerate spazzatura e passarono, nel giro di pochissimo tempo, da 86 dollari a 30 centesimi, con il conseguente strascico di gente rovinata, suicidi e grossa sfiducia nelle banche e negli investimenti che queste proponevano.

20 mila dipendenti persero il posto di lavoro da un giorno con l’altro, mentre la cricca a capo della Enron, Skilling, Lay e tutta la prima cerchia di fedelissimi, avevano già venduto le loro azioni in tempi non ancora sospetti, accumulando patrimoni personali di qualche centinaio di milioni di dollari. I loro ex dipendenti invece si trovarono senza stipendio, senza pensione e con un sacco di azioni che non valevano la carta su cui erano stampate.

Se vi interessa approfondire ulteriormente e andare a fondo della storia della Enron, vi consiglio il bel documentario Enron – L’Economia Della Truffa, tratto dal libro The Smartest Guy In The Room.
Il libro si trova solo in inglese, mentre il documentario si trova ben sottotitolato in italiano.

Enron - L'Economia Della Truffa

Un altro documentario bellissimo sulla crisi economica del 2008 è Inside Job, completamente doppiato in italiano, un po’ tecnico, ma sono riuscito a capirlo io, quindi chiunque può digerirlo comodamente.

Se invece volete sapere chi sono davvero Kenneth Lay e Jeffrey Skilling, le loro personalità e perché sono riusciti a fare tutto questo, vi rimando al blog di Cristina: Scandalo Enron, ovvero psicopatici al potere.

 

 

 

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"