Dylan Dog - Spazio Profondo

Il metaforone della nascita in copertina

Dopo una vita torno a parlare di fumetti e, per la prima volta in assoluto, parlo di Dylan Dog.

L’evento è il tanto atteso primo numero del nuovo ciclo: Dylan Dog – Spazio Profondo.

Andrò con i piedi di piombo nel parlarne, in quanto, se si dice una cosa sbagliata o non in linea, si finisce per diventare degli agnelli sacrificali in giro per l’internet.

Cominciamo con un po’ di storia.

Dylan Dog è uscito per la prima volta nel 1986 per la Sergio Bonelli Editore. Inventato e scritto da Tiziano Sclavi, ha avuto, nel giro di pochissimo tempo, un successo enorme, tanto da diventare un fenomeno di massa e un fumetto di culto che ha fatto parlare chiunque, psicologi, sociologi, giornalisti, scrittori, panettieri e scienziati a vario titolo.

Dylan Dog - Nuovo Ciclo

Comodi, comodi…

Forse era la novità, forse era il personaggio davvero riuscito, forse il genere horror trattato con tutto il rispetto che meritava, forse era il fatto che il fumetto di Dylan Dog finalmente offriva qualcosa di giovane da leggere a una generazione a cui fregava poco e niente dei classici Bonelli e non si rispecchiava in pistoleri e spiriti con la scure, ma quel fumetto spopolò a tal punto che, a un certo punto, sembrava non si parlasse d’altro. Dylan Dog era ovunque e la Bonelli cominciò a fare dei festival horror in cui proiettava i film più o meno attesi in anteprima: il Dylan Dog Horror Fest.

Per noi appassionati erano una manna dal cielo. Il festival era diventato così importante che arrivavano anche star d’oltre oceano per presentare i loro film. Gente, giusto per citare i primi che mi vengono in mente senza dover scartabellare il mio album degli autografi, come Bryan Yuzna, Robert Englund e Bruce Campbell con una copia nuova nuova e non ancora ultimata, nel montaggio ed effetti speciali, de L’Armata Delle Tenebre.

Dylan Dog Horror Fest

I migliori anni della nostra vita…

Il fascino di Dylan Dog, come personaggio, era innegabile. Io, negli anni ’90, ci sono caduto con tutte le scarpe e mi sono innamorato di quel fumetto.

Poi, più il personaggio cresceva in popolarità, arrivando a essere il secondo fumetto della Bonelli più venduto dopo l’inossidabile Tex, le storie cominciavano a calare di qualità. C’era ancora qualcosa di buono e ogni tanto una perla saltava fuori, ma per il resto languiva nella mediocrità e, soprattutto, sembrava tutto già letto.

Personalmente ho abbandonato Dylan Dog con il numero 104.

In tutti questi anni, Dylan Dog non è mai cambiato. Ha sempre proposto le stesse “vecchie” storie. Ogni tanto mi capitava in mano il numero nuovo, cominciavo a leggerlo sperando di ritrovare la fiamma di una volta, anche perché un po’ Dylan mi mancava, ma mi schiantavo contro il muro dell’immutabilità bonelliana. La Morte, la Morte, la Morte, la Morte, ogni tre vignette si citava la Morte, la storia era scopiazzata male da un film vecchio come il cucco che era già stato sfruttato altre volte in altre salse, battute stucchevoli di Groucho, sangue gratuito e le immancabili scopate occasionali con quella che alla fine, immancabilmente, era la vittima o la carnefice dell’avventura. Tutta roba che mi affascinava a 13 anni, quando facevo finta di essere depresso e ribelle e la mia massima aspirazione era entrare nel Club of 27, ma che “da grande” mi sembrava la solita roba puerile e fine a se stessa.

Come me, questa cosa devono averla pensata in tanti perché ogni mese Dylan Dog perdeva 10.000 lettori circa. Era sempre secondo in ordine di vendita dopo Tex, ma l’emorragia di fan era impossibile da ignorare.

Così, l’anno scorso a maggio, a sorpresa la Bonelli, nella persona di Mauro Marcheselli, nomina Roberto Recchioni nuovo curatore di Dylan Dog, con il compito di dare nuova linfa vitale al personaggio, far riaffezionare i lettori e cominciare un nuovo ciclo di Dylan Dog con storie migliori, al passo con i tempi e, in sintesi, tornare alla qualità di una volta.

Dylan Dog - Recchioni

Moriremo tutti!

La benedizione di Tiziano Sclavi c’è, Recchioni ha il suo folto seguito, i detrattori si scatenano, i fan esultano, i blog e i forum esplodono e tutti attendono questo nuovo Dylan Dog 2.0. Il problema è che un albo Bonelli, dalla concezione all’uscita in edicola, ha dai nove mesi ad un anno di gestazione e il rinnovamento non è proprio una cosa che si può fare un giorno con l’altro.

Così, nel settembre 2014, finalmente esce il primo numero del nuovo ciclo: Dylan Dog – Spazio Profondo.

Dopo non so nemmeno quanti anni, sono tornato in edicola a comprare il fumetto che mi ha fatto innamorare dei fumetti e l’ho letto in bagno come facevo una volta.

Ecco, la prima impressione è stata: “Ma che cazzo è?!” perché la storia di Dylan Dog – Spazio Profondo è una storia che esula completamente dallo stile della serie. Per dire, si svolge nello spazio, anno di grazia 2427 e Dylan è Numero 5, un clone del Dylan originale che, insieme a una squadra di altri cloni di Dylan, geneticamente modificati per esaltare alcune caratteristiche della personalità originale, deve recuperare una nave spaziale alla deriva su cui è successo qualcosa di misterioso.

Dylan Dog - Spazio Profondo - Nicola Mari

L’inconfondibile Stile di Nicola Mari

I disegni di Nicola Mari sono davvero belli. Ha abbandonato il vecchio stile fatto di luci e ombre, mutuato dal mitico Mike Mignola, ma il tratto è inconfondibile, come succede solo per i veri artisti del disegno. La scelta è un po’ obbligata perché questo numero è a colori e non si possono riempire le tavole di grossi campi neri, altrimenti diventa illeggibile.

I testi sono dello stesso Recchioni e, anche in questo caso, lo stile è inconfondibile, con trovate à la Orfani.

Dylan Dog - Spazio Profondo - Nicola Mari_2

– Ora ti dimostro che sei un clone cibernetico. Dammi il pene – Non basta la mano?!

Per esempio, per convincere Numero 5 di essere un clone, la cosa più logica è ferirgli la mano con un bisturi così da fargli vedere che il suo sangue è bianco. Oppure, quando vengono presentati i membri della squadra, scatta il meccanismo schematico da film action:

Questo è Alpha, il tipo timido

Alpha: “Ma cosa mi dici mai…?

Questo è Beta, la macchina da guerra

Beta: “Ti spiezzo in due!

Questo è Delta, il genio della situazione

Delta: “La probabilità che tu sopravviva all’avventura, essendo il protagonista, è pari al 98,7%

Questo è Gamma, l’androide senziente

Gamma: “Ciribirì, Kodak!

Ma al di là di questi schemi, la storia mi è piaciuta. Leggendo le varie recensioni su internet, mi son stupito che tutti abbiano citato solo Alien come fonte di ispirazione, che per un horror ambientato nello spazio è come dire che a calcetto avete preso a calci la palla, e 2001 – Odissea Nello Spazio, che secondo me con questo Dylan Dog non c’entra una ceppa. Mentre nessuno ha detto che la vera ispirazione è palesemente Punto Di Non Ritorno – Event Horizon e il videogioco Dead Space, che a sua volta è ispirato a Punto Di Non Ritorno. Forse si sono tutti fermati all’introduzione al numero scritta dallo stesso Recchioni.

Ma al di là della qualità e le fonti di ispirazione, la cosa che mi ha fatto storcere il naso è stata che questo Dylan Dog – Spazio Profondo sembra più uno speciale avulso dal contesto della serie che un numero della serie.

Come primo numero del nuovo ciclo è, credo, abbastanza fuorviante. Forse ci dobbiamo aspettare che il nuovo Dylan cominci a fare avventure che spaziano tra i generi e le ambientazioni? Oppure questo numero è come un numero zero che vuole dire di non dare niente per scontato?

Dylan Dog - Mai Più, Ispettore Block

Mai più, ispettore Bloch

Un numero di certo è poco per giudicare, bisogna aspettare qualche altra uscita e vedere la direzione che prende il nuovo corso di storie. Già la copertina del prossimo numero è ispirata al quel famoso Spider-Man No More in cui Peter Parker abbandona il suo alter-ego per essere una persona normale. Numero talmente famoso, da essere stato citato ovunque e a più riprese, compreso in Spider-Man 2 di Sam Raimi.

Spider-Man No More

Mai più, Uomo Ragno

Non lo so, però Recchioni è davvero un paraculo, mi ha messo addosso la voglia di prendere almeno un altro numero e vedere come va.

Perché, nonostante tutto, Dylan Dog mi manca.

 

 

 

Tutti i fumetti di cui ho parlato:

Fumetti

Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"