Orfani

Non so se vi ricordate. Un anno fa (è già passato un anno!) avevo parlato del primo numero di Orfani.

Per chi non se lo ricordasse e non avesse voglia di leggere il post precedente, avevo detto che non mi sembrava un granché. Dialoghi piatti, situazioni prese a piene mani da film e fumetti action e di fantascienza, personaggi votati al figonzo estremo e avevo fatto delle ipotesi sul possibile colpo di scena della storia.

Ora ho finalmente letto l’ultimo numero. Ero convinto di averlo già fatto e invece mi mancavano gli ultimi tre che ho letto tutti ieri.

Dopo un anno, quindi, com’è andata la prima stagione di Orfani che, nell’ambiente, viene definito come il fumetto che dovrebbe salvare il fumetto italiano?

I detrattori di Roberto Recchioni ne hanno già detto peste e corna su questo fumetto. I suoi fan invece l’hanno esaltato.

Io, non avendo niente di personale contro di lui, provo a dire la mia.

Orfani è lo specchio della personalità di Recchioni. O lo si ama incondizionatamente, o lo si odia visceralmente. Anche in questo caso non ci sono vie mezzo, perché Orfani mostra il fianco alle critiche più feroci, però offre abbastanza appigli per imbastire una difesa estrema e ben argomentata.

Parlare di Orfani non è difficile, basta decidere a priori da che parte stare e andare a ruota libera che non si sbaglia in nessun caso.

Orfani - Protagonisti

Noi non facciamo arte, facciamo cadaveri…

Se ne volessi parlare male potrei dire che un anno fa avevo, più o meno, azzeccato il colpo di scena: l’esplosione nucleare da cui parte tutta la prima stagione, era un incidente preso come scusa per istituire un regime militare e gli Orfani erano stati mandati nello spazio a combattere delle allucinazioni, così da tenere buoni i terrestri che tanto il nemico era sotto controllo. Banale.

Ma questo è spiegato nel numero 7 della collana.

Dal numero 8 in poi, arriva il vero colpo di scena ed è quello che potrei usare per parlarne bene: la squadra si divide in due fazioni, chi vuole rivelare al mondo intero la verità e chi, ligio al dovere di soldato, lo vuole impedire. Addirittura, in questo conflitto interno, arrivano ad ammazzarsi tra di loro disgregando la squadra ed eliminando, a volte in modo drammatico, personaggi cui ci si era affezionati. Coraggioso, molto coraggioso.

Orfani - La guerra

… si vede

Però c’è poi la parte in cui mi schiero io, le mie vere considerazioni su tutto il fumetto.

Non sono riuscito ad affezionarmi veramente ai personaggi, quindi, pur comprendendo e apprezzando molto la drammaticità e il coraggio di alcune scene, la serie non mi ha colpito particolarmente.

Il non affezionarmi ai personaggi è dovuto al fatto che sono tutti più o meno stereotipati e costruiti su costrutti vecchi come il cucco. Ho visto troppi, troppi film e letto troppi fumetti in cui, anche nelle situazioni più concitate, drammatiche e caotiche, il personaggio se ne esce con una battuta sprezzante e spiritosa che da il LA a uno scambio di dialogo astruso. Più di una volta mi son detto: questo sta sparando mentre fa le capriole in aria, come cazzo fa a tirare fuori un discorso di 10 righe?

Orfani - Action

… e allora lei fa: “Oh, ma lui mi ha mandato a fare in culo!”, e io le ho detto: “Giusy, senti, è meglio perderlo che trovarlo”, poi lei insiste: “Sì, ma non ci si comporta così!” e io le ho detto: “Senti, sparagli in bocca”…

È un fumetto figonzo, ecco come fa. Ma la cosa che davvero mi ha fatto storcere il naso, è che questo tipo di parlantina non è propria di un personaggio, ma tutti i componenti degli orfani, i comprimari, le comparse, le vittime casuali, le copertine, e l’edicolante che mi vendeva gli albi, ce l’hanno. Il risultato è che le personalità dei vari componenti sono tutte appiattite dallo stesso modo di parlare, che spesso contrasta con quello che dicono e il modo di comportarsi in determinate situazioni. Durante le lunghe scene di combattimenti, era la componente grafica dei personaggi a fare la vera differenza tra l’uno e l’altro.

Però questo posso capirlo perché Recchioni, e la Sergio Bonelli Editore, non sono affatto stupidi. Il mandato era creare una serie che attirasse e ampliasse il bacino d’utenza dei fumetti. Un’esca che attirasse nuovi lettori facendoli appassionare al media e che li spingesse a dire: “Minkia Zzio! ‘Sto fumetto è figo, vediamo che altro posso leggere!

Ma dove si vanno a prendere dei nuovi lettori di fumetti, dando per scontato che i vecchi lettori continuino a comprare? Semplice, tra quelli che i fumetti non li hanno mai letti e che si stanno appassionando ai supereroi grazie alla pletora di film che escono al cinema. Quindi basta una storia interessante con un capovolgimento di fronte finale, eventi drammatici e, trovata geniale, a colori, come i fumetti americani.

Questa è la sintesi di Orfani.

Orfani - Ringo 2

Si nota appena che Rongo è il personaggio che piace di più a Recchioni…

Orfani, come dicevo un anno fa, è per un pubblico a digiuno di fumetti, film e letteratura, che non ha visto i grandi classici e, quindi, considera ogni cosa una novità. È inutile fracassare il torrone criticando ferocemente Orfani, perché il target a cui è rivolto è chiaro e definito. I lettori di lunga data di fumetti possono apprezzare ciò che c’è di buono, colpo di scena, disegni e colori, e prendere come viene tutto il resto, senza troppe critiche o domande assurde.

Il target non sono io, è quel pirla che sgasa con il motorino smarmittato sotto la mia finestra. È quel ragazzino con il capellino al contrario che va a fare per la terza volta la seconda superiore mentre sogna di diventare Fedez. È per quello che i fumetti non li ha mai letti perché le storie vanno avanti da troppo tempo e non ha voglia di recuperarsi gli arretrati.

Questo è il target e Recchioni l’ha mirato e colpito in pieno con una bomba da 100 megatoni che, con lo spostamento d’aria, ha investito anche i poveri innocenti che i fumetti li hanno sempre letti e sono rimasti vittima dell’operazione.

Orfani - Ringo

… ma proprio poco poco…

Vedendo tutta questa operazione con un occhio più smaliziato, poi si nota come Orfani non è altro che il prequel di una serie “classica” Bonelli a protagonista unico. Infatti la seconda stagione è incentrata su un unico protagonista, Ringo l’unico superstite del gruppo originale, che si unisce alla ribellione e combatte il potere costituito.

In sintesi la prima stagione di Orfani non è la merda che i detrattori dicono, né il capolavoro acclamato dai fans. È una mossa commerciale audace che, in Italia, non era mai stata provata prima. La Bonelli non ha mai avuto bisogno di questo tipo di espedienti perché i fumetti li ha sempre venduti senza problemi, tanto è radicata nella cultura popolare italiana. Solo che ora c’è la crisi. C’è quella economica e c’è quella intellettuale, le persone non leggono più niente, libri o fumetti che siano. Preferiscono vedere i telefilm, i video su Youtube e assorbire i meme di Facebook per sentirsi culturalmente appagati, quindi ci voleva qualcosa che interrompesse questo declino e Orfani è stato quel prodotto.

Ringo numero 1

… è quasi impercettibile la cosa.

Prodotto che ha avuto un bel successo e ha portato la Bonelli nel 2000, in senso metaforico, facendo pubblicità su internet e sui social network, conferenze stampa in streaming e arrivando a chiudere un contratto con la Rai che porterà la prima stagione di Orfani in Tv con un motion comic, ossia le tavole del fumetto parzialmente animate, con i dialoghi doppiati a voce. Come succedeva qualche secolo fa con i fumetti Marvel in SuperGulp… o era un’altra trasmissione simile che ora non mi ricordo, non vorrei dire cazzate.

Roberto Recchioni, con Orfani, le sue frasi fatte, i personaggi figonzi e gli schemi ripetuti all’infinito, è diventato la mamma che nasconde le verdure nel piatto del figlio per insegnargli a mangiarle. Può essere un atteggiamento deprecabile, ma se poi il figlio mangia più sano, beh, che male c’è?

 

 

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Scritto da: MrChreddy

"Sono la prova scientifica che si può vivere una vita intera in completa assenza di cervello"